Carlo A. Martigli.
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La custode di Leonardo.
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2018 Mondadori Libri, Milano.
In accordo con P. Nicolazzini Literary Agency (PNLA).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La vita della quindicenne Sofia cambia per sempre il giorno in cui, giunta in Vaticano per mostrare al papa le sue abilit di spadaccina, riceve unofferta incredibile dal grande inventore e artista Leonardo da Vinci: ufficialmente nuova modella del maestro, diventa in realt la sua guardia del corpo. 
Il coraggio e lintraprendenza di Sofia vengono messi alla prova quando Leonardo scopre che qualcuno ha rubato i disegni di alcune nuove e potentissime armi che sta progettando e decide di partire con lei allinseguimento del ladro. Il pericoloso viaggio li conduce sempre pi lontano, navigando alla larga dai porti in cui infuria la peste, fino a Istanbul. Ma anche alla sfarzosa corte del sultano in ogni angolo qualcuno trama contro Sofia, che deve trovare quei disegni a ogni costo, prima che finiscano nelle mani sbagliate
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L'AUTORE.
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Carlo A. Martigli, Toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto i bestseller 999 lultimo custode, Leretico, La congiura dei potenti, La scelta di Sigmund, La follia di Adolfo e Lapprendista di Michelangelo, tradotti e pubblicati in oltre venti lingue.
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A tutte le ragazze, perch siano sempre fiere di se stesse, e a tutti i ragazzi, perch comprendano che la forza non  niente senza lamore.
E a Momo, compagno silenzioso delle mie giornate, che camminava a volte sopra il mio computer, sconvolgendomi le parole. Momo, il mio gatto che non c pi, ma che ci sar sempre.
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PROLOGO.
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Una ragazza, chiusa in una stanza del Palazzo Vaticano, attendeva di essere chiamata per mostrare a principi, nobili e cardinali la sua bravura nel maneggiare le armi. Si trovava alla corte delluomo pi importante del mondo: Papa Alessandro sesto, il capo della famiglia Borgia. Pi potente dei vari regnanti dEuropa, e perfino dellimperatore Massimiliano dAsburgo, il tedesco. Sapeva che tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di lei, tutti aspettavano la sua esibizione. Anche il papa.
Mamma mormor, e se fallissi? Se inciampassi, se cadessi, se il mio avversario mi buttasse a terra? Che cosa succederebbe?
La responsabilit la schiacciava, le faceva tremare le gambe. Quella era loccasione che i suoi genitori aspettavano da tempo, forse da anni. Deluderli sarebbe stato tremendo. Sua madre non rispose, giunse le mani e mormor una preghiera. Suo padre invece, il conte Guidobaldo Guidi, si alz dal divano di broccato rosso, incroci le braccia e la squadr. Una volta avvicinatosi, le strinse lallacciatura del corto giubbetto nero dalle maniche a sbuffo. Controll che le calzabraghe gialle, verdi e rosse  il colore dei Borgia  le andassero a pennello e, sulla spalla destra, le sistem la mantellina bianca. Era logora, ma portava ricamato lo stemma di famiglia: un leone rampante, bianco e rosso. 
Sei perfetta le disse con orgoglio, poi le ammicc, anzi sei perfetto. Allinizio tutti ti scambieranno per un giovane ma quando ti toglierai il cappello e mostrerai i tuoi boccoli doro, rimarranno a bocca aperta e ti applaudiranno. Non aver paura, Sofia, tu sei lultima discendente dei conti Guidi, e ti batterai con la maestria che hai sempre dimostrato. Pi di un 
Figlio maschio lo interruppe lei. Lo sapeva praticamente da quando era nata che i suoi genitori avrebbero preferito un figlio, e cos era stata educata da maschio. Per si era divertita. Mentre le sue coetanee giocavano con le bambole di pezza o imparavano a cucire e a suonare il liuto o larpa, lei si addestrava con le spade di legno e i bastoni. Sembrava talmente a suo agio che i conti Guidi avevano deciso di favorire questa inclinazione. Il padre aveva perso tutti i suoi possedimenti e i suoi averi per una calunnia inventata da un lontano parente, che poi si era impossessato delle sue ricchezze. Il talento di Sofia per le armi, quasi da fenomeno da baraccone, avrebbe potuto portare qualche guadagno nelle misere casse di famiglia. Quando si era presentata loccasione di esibirsi alla corte papalina, il conte Guidi aveva speso tutti gli ultimi denari per vestire la figlia in modo che sembrasse un nobile spadaccino. 
Mostrami la spada e il pugnale le disse burbero, per mascherare lemozione. Lei obbed: entrambe le armi, da esibizione e addestramento, avevano la punta arrotondata per evitare spargimenti di sangue durante il combattimento. Ma ci si poteva ferire, anche seriamente, durante la foga della lotta. Dimprovviso la porta della camera si spalanc, e un paggio dai capelli a caschetto fece un inchino.
Il papa vi attende.
Sofia si incammin dietro al paggio, a passi lenti, cos come le era stato insegnato: il portamento di un cavaliere. I suoi genitori la seguivano, con abiti che dieci anni prima avrebbero fatto la loro figura, ma ormai erano sbiaditi e consunti. Attraversarono corridoi dalle pareti arricchite da specchi dorati e affreschi sul soffitto: una manifestazione di grandezza e di lusso tale che Sofia si perdette in quelle visioni, dimenticando il compito che laspettava. 
Se lo ricord solo quando il paggio si ferm davanti a un portone altissimo, protetto da due armigeri dotati di pesanti alabarde. Dalle finestre, i raggi del sole ne illuminavano lacciaio delle lame. Con quelle, giudic Sofia, si poteva tagliare una testa senza difficolt. Ma fu quando il portone si apr che ebbe quasi un mancamento: davanti a lei si stendeva un salone immenso, fatto di stucchi doro e dargento, arazzi e specchi. Inspir profondamente e fece per avanzare sul pavimento rosso e lucido, tastandone la consistenza. Una forte presa dei piedi sul terreno  la prima regola per non farsi battere. Il paggio la tir per il giubbetto.
Aspettate le sussurr. Il papa deve darvi il permesso di avanzare.
Si volt un attimo indietro: i suoi genitori si erano dileguati, forse fatti allontanare da un servo, in silenzio. Evidentemente non erano ritenuti degni di stare alla presenza di quei nobili signori, principi e cardinali. Ma lei avrebbe riscattato lonore della sua famiglia e avrebbe dimostrato a tutti che 
Avanti lammon il paggio. Non vedete che il papa vi ordina di presentarvi?
Lontano, in fondo alla sala, Sofia lo vide. Un vecchio seduto su un trono, sopra una specie di altare, le stava facendo cenno con la mano di venire avanti. Il brusio che aveva sentito appena entrata era cessato del tutto. Avvicinati. La voce del papa rimbomb nella sala silenziosa. E non avere paura. Mica ti mangiamo! 
Il papa rise, e alla sua ilarit segu una risata generale. Sofia, invece di spaventarsi, si fece pi altezzosa, forse anche troppo. Ricordando le regole con cui il cerimoniere laveva istruita, non appena fu a tre passi dal capo supremo della cristianit, si ferm e pos un ginocchio a terra, gli occhi bassi. 
Amici miei grid il papa, ecco il fenomeno che ho il piacere di mostrarvi. Mi  stato detto un gran bene di questo giovane, abile a combattere con la spada e il pugnale meglio di tanti di voi, che sapete soltanto sbafare alla mia mensa. 
Un mormorio sommesso di proteste si lev dalla sala: appena accennato, perch con una sola parola o unocchiata il papa poteva far imprigionare chiunque nelle segrete del Castello del Santo Angelo, e far gettare via la chiave. Oppure farlo decapitare in Campo de Fiori o assassinare da qualche sicario. O ancora, come capitava spesso, poteva invitare il malcapitato a cena e servirgli un buon bicchiere di vino avvelenato: unarte in cui si diceva i Borgia eccellessero. Si mormorava inoltre che in Vaticano venissero commessi pi crimini che in tutta Roma. Il papa per si mise a ridere e tutti allora lo imitarono. 
Le sorprese non sono finite, miei cari sudditi. Alzati, mostra a tutti chi sei e dicci il tuo nome. 
Sofia si lev il cappello piumato e sciolse i capelli biondi. Il mio nome esclam senza esitazione  Sofia dei conti Guidi! 
Passato il primo momento di meraviglia, grida di stupore si levarono alte in tutta la sala. Grida che, quando il papa cominci a battere le mani, si trasformarono in uno scroscio di applausi. Un uomo, vestito di nero con ricami in oro che luccicavano sul prezioso farsetto, incroci le braccia. Aveva il viso butterato, pieno di cicatrici, quasi fosse malato, o magari lo era veramente. A Sofia dest timore e ribrezzo al tempo stesso.
Padre! disse con tono ironico. Se adesso a Roma combattono le giovani, anzich stare davanti al focolare, chi vuole trovare moglie sar meglio che scappi in Francia o in Spagna! 
Stai zitto, Cesare, e impara lo rimprover il papa. Se le nostre donne fossero coraggiose come lei, Roma non avrebbe bisogno di alleati. Ors, Sofia dei conti Guidi, vuoi farci godere della tua maestria?
Sofia si inchin ancora e quindi si rialz. Fece alcuni passi indietro e sguain la spada di marra, quella senza punta, che teneva nel fodero sul fianco sinistro. Da uno stivale trasse un pugnale dalla lama corta e arrotondata. Si mise in guardia, il piede destro avanti con le gambe leggermente piegate e il braccio destro teso, la spada puntata verso il papa. Il pugnale, nella sinistra, incroci la lama della spada. Un attimo di pausa, e cominci a roteare su se stessa, menando fendenti a destra e a manca e fermandosi quindi di botto, riprendendo la posizione e mulinando di nuovo le armi. 
Poi, come se qualcuno lavesse sorpresa alle spalle, fece una capriola in avanti e si rialz in piedi, affondando la lama nel petto del suo immaginario avversario. Alcune donne gridarono di ammirazione e gli uomini applaudirono. Ripet lesercizio, questa volta con una capriola allindietro e lanciando il pugnale in aria. Appena tocc terra, lo riprese in mano al volo mettendosi in posizione di difesa. 
Interessante comment Cesare Borgia allorecchio del padre. In questo modo il nemico  disorientato.
Mentre proseguiva gli esercizi, che suscitavano sempre pi meraviglia, locchio di Sofia continuava a cadere su un uomo seduto vicino al papa, del tutto diverso dai presenti. Lunghi capelli bianchi gli scendevano sulle spalle e vestiva con una specie di saio, ma non sembrava un monaco, piuttosto uno scienziato o un ciarlatano, di quelli che vanno in giro per le fiere imbrogliando la gente e vendendo loro acqua sporca come rimedio miracoloso. Per aveva gli occhi buoni e la fissava: a ogni suo colpo stringeva i braccioli della sedia, come rapito dallesibizione. 
Scarmigliata e sudata, Sofia termin quello che, fino a quel momento, era stato solo spettacolo. Ora avrebbe dovuto combattere veramente, ma non aveva la pi pallida idea di chi sarebbe stato il suo antagonista. Brava, brava, brava! 
Il papa Alessandro la gratific con quel triplice grido e lei gli sorrise, mostrando una chiostra di denti perfetta. Una giovane donna, forse della sua stessa et, che si trovava in piedi dietro lo scranno del papa, sbuff con rabbia e senza salutare nessuno si allontan dalla sala, mentre tutti si inchinavano al suo passaggio. 
Giulia Farnese si  ingelosita, padre ghign Cesare Borgia, avete dimostrato troppo entusiasmo. Il figlio prediletto di Alessandro sesto disse quella battuta guardando Sofia negli occhi, e lei prov per lui unantipatia immediata, e volt la testa. Laltro invece, quello dai capelli bianchi, le sorrideva con unespressione al tempo stesso dolce e ammirata, quasi come quella che vedeva negli occhi di suo padre quando si allenava. Sper in cuor suo di poter avere loccasione di saperne almeno il nome, se non di potergli parlare. Al contrario di quanto aveva provato nei confronti del figlio del papa, per quelluomo anziano sent una simpatia a prima vista, e pens anche di essere ricambiata. 
Silenzio! grid il papa, che non aveva gradito la battuta del figlio. Ora, mia cara ragazza continu rivolto a lei, dovrai dimostrare che la tua non  solo teoria, ma anche pratica. Come ben sa il mio amico Leonardo da Vinci, esperto di cose militari. Il papa aveva indicato proprio luomo dai lunghi capelli bianchi. 
Egli  prodigioso inventore di macchine da difesa e da attacco, nonch di altri straordinari oggetti, ma che tuttavia, a volte non funzionano! 
Leonardo da Vinci: ecco chi era quelluomo. Lo aveva sentito nominare da suo padre, perch era toscano come lui, anche se loro provenivano da Poppi, mentre lui da un paese vicino, Vinci. Luomo non rispose alla provocazione e forse non se ne accorse nemmeno, perch continuava a puntare gli occhi su di lei. 
Che entri il nostro campione disse ancora il papa. Ci fu un rullo di tamburi e Sofia si volt. Dalla stessa porta dove era entrata vide avvicinarsi il suo avversario. Un uomo magro, dai capelli corvini, con una cicatrice sul viso che gli andava dallocchio sinistro, che sembrava cieco, alla bocca. Giunto a pochi passi da lei, le fece un buffo inchino, ma quando era ancora piegato le sorrise con un ghigno tale che le fece venire i brividi. Sandraccio Corella, ai vostri ordini, damigella le disse sprezzante. Sar lieto di mostrarvi come combatte un vero uomo.
Cos, senza darle il tempo di mettersi in guardia, sguain la spada e gliela punt alla gola.

1.

I muscoli delle gambe erano ben allenati, e guizzarono ancora prima che la mente si rendesse conto della situazione. Con un balzo allindietro si liber dal pericolo, mentre la punta degli stivali colpiva la spada di Corella, facendogliela sfuggire di mano. Sofia non ud i cori di meraviglia e di approvazione, perch in quel momento un raggio di sole aveva illuminato la punta della spada che non era affatto arrotondata. E poco prima era puntata sulla sua gola. Ripresa la posizione di difesa, si guard intorno: possibile che nessuno se ne fosse accorto? Alz la mano, per chiedere una tregua: magari quel Corella si era sbagliato. Ma quando gli vide stampato in faccia un ghigno feroce, reso ancora pi orribile dalla cicatrice, si rese conto che non si trattava di un errore. 
Stava usando apposta una spada vera, e aveva tutta lintenzione di ferirla o peggio di ucciderla, e nessuno si sarebbe mosso per aiutarla. Ormai non era pi unesibizione: avrebbe dovuto difendere la sua vita. Non era la sola ad averlo capito. Sei un bastardo sussurr il papa a suo figlio Cesare, il tuo uomo non sta usando una lama da marra. 
Oh, padre, ma davvero? Non me nero accorto.
Non pensare di ingannare un bugiardo. Il papa lo fulmin con uno sguardo. La uccider.
E allora? Render pi interessante questo stupido esercizio darmi. I tuoi ospiti alla fine lo apprezzeranno. In guerra si vince o si muore. E poi quella ragazza imparer la lezione: se nasci femmina, devi comportarti da femmina.
Fai silenzio, adesso, guarda come si difende. Lo ha capito anche lei che non  pi unesibizione. Scommetto dieci ducati doro che lo batter.
Accetto la scommessa, padre, anzi la raddoppio. Mi sento gi i denari in tasca.
Corella sembrava giocare come il gatto con il topo. I suoi fendenti cercavano il corpo di Sofia, di piatto e di punta. La ragazza indietreggiava, parando i colpi, mentre la folla si scansava ogni volta che i duellanti si avvicinavano troppo. Sofia tentava di restare calma, di non farsi prendere dalla paura e di tenere bene a mente tutti gli insegnamenti di suo padre. Pi grosso  lavversario, pi sar lento le diceva sempre. Usa la tecnica del serpente. Lascialo avvicinare fino a quando si sentir sicuro, poi mordi rapida e ritorna subito in posizione di attesa. Prima o poi si stancher e allora passerai dalla difesa allattacco. Ottimi suggerimenti, ma quello sembrava anche veloce e continuava a sorriderle con unespressione bieca. Doveva trovare un punto debole, altrimenti prima o poi lavrebbe ferita. Spostandosi una volta di lato, dalla parte sinistra, si accorse che, a causa dellocchio cieco, si era mosso con maggiore lentezza. Sfruttando la sua agilit e la velocit, invece di indietreggiare cominci a girargli intorno in senso antiorario, e appena gli fu alle spalle lo colp alla schiena di piatto. 
Corella emise un rantolo rauco, da bestia, forse pi per lumiliazione che per la botta ricevuta. Perduta la calma, inizi a menare colpi allimpazzata, e lei comprese che era la tecnica giusta, lunica per salvarsi. Stando bene attenta a non scivolare, come un turbine di vento, gli correva intorno, e ogni volta che se lo trovava di schiena, lo colpiva, con sempre maggiore forza e rabbia. 
Anche altri ospiti si erano accorti della disparit delle armi, e a vedere quella ragazza che non solo non si dava per vinta ma attaccava e colpiva lavversario, cominciarono a incitarla. A forza di mulinare la spada, Corella perse lequilibrio e pieg un ginocchio a terra. Sofia non perse tempo e lo colp alla nuca con tutta la forza che le era rimasta. E luomo croll a terra, svenuto. Ebbe quasi listinto di andare a soccorrerlo, perch non aveva mai colpito nessuno con tanta determinazione, ma pensando che sarebbe potuta morire per colpa sua, vi rinunci. Si allontan di qualche passo, si rivolse verso il papa e sinchin rispettosamente, mentre il cuore le batteva cos forte che sembrava dovesse uscirle dal petto. Alcuni servi portarono via il corpo di Corella, trascinandolo per i piedi, quasi fosse morto, e un grido di giubilo si lev dal fondo della sala. 
 mia figlia! 
Quel grido super in volume tutti gli altri e lei si volt a guardare suo padre, con le lacrime agli occhi dalla gioia. Tutta la tensione svan e unimmensa debolezza le percorse le membra. Senza volere, la mano abbandon lelsa della spada, che cadde risuonando come una campanella. 
Avvicinati, Sofia dei conti Guidi le disse il papa. Hai dimostrato che lastuzia e lintelligenza possono battere la forza bruta. Come ha imparato mio figlio aggiunse sorridendo. Anzi, questi dieci ducati che gli ho appena vinto sono per te.
Veramente me ne hai scuciti venti, padre.
Sono papa, non sono stolto, e faccio quello che voglio. Met per uno mi sembra unottima soluzione. 
Sofia prese il sacchetto con i ducati, pensando a quanto sarebbero serviti a suo padre e sua madre per recuperare mobili e stoviglie che avevano consegnato al banco dei pegni, solo per vestirla in modo adeguato e permetterle di esibirsi alla corte del papa. In pi ne sarebbero avanzati ancora per degli abiti pi degni del loro rango. La sua missione era stata compiuta e ora si sentiva come uno straccio bagnato. Aveva solo voglia di tornare a casa con loro. 
Ma non era finita, anzi la festa era appena incominciata. Il papa batt le mani e un gruppo di musici, entrato da poco, inizi a suonare. Liuti, flauti e chitarre accompagnavano la voce di un bambino, delicata e potente. La folla cominci a scemare verso unaltra sala, dove erano stati approntati dei tavoli. Intanto da alcune porte nascoste entravano a frotte valletti con vassoi ricolmi di ogni ben di Dio. Fagiani, tacchini e faraone arrosto, pesci di una grandezza tale che a nuotargli vicino si avrebbe avuto paura di essere mangiati, maiali interi con mele in bocca e cosparsi di salse. Una torta che mandava un profumo da far risvegliare i morti fu tagliata in due e dal suo interno volarono via decine e decine di tortore. A Sofia girava tutto intorno e stava quasi per svenire, quando sent il braccio forte di suo padre e quello delicato di sua madre che la sorreggevano.
Sei unica, Sofia le disse suo padre. Non sono mai stato tanto orgoglioso di te.
E io non ho mai avuto tanta paura aggiunse la madre. Ho pregato tutti i santi del Paradiso perch tu ti salvassi, e mi hanno fatto la grazia. Ora mi metter daccordo con questo caprone di tuo padre perch tu non ti debba pi trovare in situazioni del genere.
Lei la guard meravigliata. Era la prima volta che sua madre si opponeva a suo padre. Doveva proprio essere decisa. Si abbracciarono forte tutti e tre e restarono cos, a lungo. Dalla parte opposta, nellaltra sala, papa Alessandro sesto stava intrattenendo gli ospiti pi importanti, che sedevano al suo tavolo, con alcuni aneddoti sulla vita di corte. Cesare appariva gi ubriaco, e continuava a bere e a ridere sguaiatamente. I venti ducati che aveva perso erano ormai passati nel dimenticatoio, una goccia nel mare della sua personale ricchezza, fatta soprattutto di ladronerie, oltre allappannaggio che riceveva dal papa suo padre. 
Un altro che a quel tavolo appariva distratto era Leonardo da Vinci. La sua mente vagava e a quelli che non lo conoscevano sarebbe apparso come un po rimbambito. In realt era sempre immerso nei suoi pensieri, alla ricerca di formule, idee e scoperte. Al di l della sua straordinaria bravura di pittore, i potenti del mondo, compresi i suoi vicini di mensa, erano interessati proprio alla sua capacit di inventare macchine meravigliose, da quelle per uso civile a quelle a uso militare. 
Era stato Cesare Borgia a invitarlo a corte e a presentarlo al padre. Della pittura non gli importava nulla, non cos dei progetti delle armi. Leonardo gli aveva mostrato cannoni giganteschi, macchine capaci di abbattere qualunque muraglione e perfino degli archibugi che potevano sparare a ripetizione. 
Allora, maestro gli disse Cesare, quando mi farete vedere i progetti di quella catapulta? E di quelle altre vostre meraviglie?
Oh, appena saranno pronti, principe rispose Leonardo.
Sapete che li pagher bene.
Seppure i soldi gli facessero comodo, la mente dello scienziato, pittore e inventore era dedicata solo al pensiero di quella ragazza dai boccoli biondi che aveva visto combattere. I due indici, come guidati da fili invisibili, si muovevano rapidi: un vizio di quando rifletteva. Alla fine si fermarono, puntando entrambi verso la sala grande. Quella Sofia dei conti Guidi, santit disse senza nemmeno pi rispondere a Cesare, me la dovete presentare. Subito, per favore. 

2.

Alessandro sesto rimase con una coscia di fagiano a mezzaria, soppesando le parole del suo ospite. Non riusciva a comprendere il motivo di tanto interesse. Nemmeno Cesare Borgia lo cap, ma pens subito di volgere quella richiesta a suo vantaggio.
Sicuramente, mastro Leonardo. Come volete. Nessuna obiezione. Ma volete spiegarmi perch?
 molto facile rispose. Voi sapete meglio di tutti quanto siano preziosi i miei progetti intorno alle nuove armi, il vostro interesse a proposito ne  la prova lampante. Ebbene, ho pensato che 
Che? insistette il Borgia, curioso.
Insomma intervenne il papa, vogliamo accontentare il nostro gradito ospite? Presto! si rivolse al valletto dietro di lui. Mandate a chiamare la ragazza spadaccina. 
Cesare Borgia si morse le labbra: suo padre non capiva niente. Se uno come Leonardo da Vinci aveva fatto una richiesta, se ne doveva subito approfittare, chiedendogli qualcosa in cambio. Un giorno o laltro avrebbe preso il suo posto, e allora la musica sarebbe cambiata. In fin dei conti chi, pi del figlio di un papa, sarebbe stato degno di diventare il capo di tutti i cristiani? Tuttavia era ancora tempo di tacere, e di obbedire. Suo padre era anziano e con un po di fortuna, magari aiutando la fortuna stessa con quel veleno che abbondava alla sua mensa, quel giorno sarebbe arrivato presto. 
A un tavolo lontano, Sofia e i suoi genitori stavano mangiando leccornie che difficilmente pensavano avrebbero assaggiato nelle successive settimane o mesi. Cercando di non farsi vedere, sua madre aveva persino preso dei bocconcini di maiale e li aveva riposti in un fazzoletto, che aveva annodato e nascosto sotto la veste. Suo padre invece si stava godendo un pasticcio di riso e formaggio piccante, e continuava a mugolare e a esaltarne il gusto. Sofia, ancora presa dallemozione del combattimento, stava piluccando delluva passa e minuscole uova sode di quaglia, quando il valletto del papa giunse alle sue spalle.
Vostra grazia  desiderata al tavolo del papa.
Non pensando minimamente che quella frase fosse rivolta a lei, la ragazza continu il suo pasto.
Vostra grazia! ripet con forza il valletto. Sua santit aspetta!
Questa volta Sofia si volt, e vide lo sguardo puntato su di lei, e un sopracciglio alzato a mo di rimprovero.
Io? chiese con un po di timore. Luomo non rispose e alz il mento, ma con un gesto della mano la invit a seguirlo.
Vai, figlia mia la esort il padre, probabilmente il papa vuole farti ancora i complimenti. Lascia qui spada e pugnale e non farlo attendere. 
Vostra grazia laveva chiamata il valletto, niente meno. Mentre passava lungo i tavoli dei nobili, not i loro sguardi su di s. Qualcuno altezzoso, altri forse di invidia, visto che si stava dirigendo proprio verso il papa. Alla sua presenza sinchin e Alessandro sesto le porse il guanto da baciare. Anche se aveva al dito un anello con uno smeraldo grande quanto un uovo di quaglia, la mano puzzava di carne.
Cara, cara e coraggiosa ragazza, alzati. Il mio buon amico e ospite, messer Leonardo da Vinci, eccelso maestro di pittura, nonch inventore, ingegnere e architetto ineguagliabile, ha espresso il desiderio di conoscerti.
Il cuore le balz in petto. Lei avrebbe voluto conoscere quelluomo dallaspetto gentile, e ora era lui ad aver chiesto di lei. Sfuggendo allo sguardo ostile di Cesare Borgia, si volt verso il maestro. Appoggi la destra al petto e fece un leggero inchino. Lui la fissava, con la stessa espressione dolce e amichevole con la quale laveva osservata mentre combatteva. Solo che non diceva nulla, e dopo un po le si arrossarono le guance.
Perfetta esclam allora Leonardo da Vinci. Assolutamente perfetta. Unisce la grazia e la bellezza femminile ai modi di un cavaliere. Educata ma volitiva, gentile ma ferma nei propositi, onesta ma astuta. Una bicefala, quindi, nella sua migliore realizzazione.
Ma Bucefalo intervenne Cesare Borgia non era il destriero di Alessandro Magno? Lavete paragonata a un cavallo! Si mise a ridere facendosi servire un altro boccale di vino.
Se non fossi mio figlio il papa gli si rivolse con disprezzo, ti spedirei nelle stalle a pulire la cacca dei cavalli. Il maestro Leonardo non ha detto Bucefalo, ma bicefala, ignorante, ovvero dalla doppia testa. Non ho ragione?
Lavete rispose Leonardo, e non perch siete papa. Con bicefala intendevo che questa ragazza riassume in s le migliori caratteristiche maschili e femminili. Figlia cara, il tuo nome  Sofia, se ho bene inteso. 
Ancora pi confusa di prima per il battibecco tra quei potenti, e per causa sua, Sofia annu, arrossendo ulteriormente. 
Sofia significa sapienza continu Leonardo ovvero lintelligenza rivolta verso il Bene. Tu sei Sofia di nome e di fatto. Vuoi entrare al mio servizio? 
La ragazza sgran gli occhi, stupita. Tutto aveva pensato, meno che a unofferta del genere. Passato tuttavia il primo momento di sorpresa, chiuse le labbra.  vero, in casa, per aiutare sua madre, faceva ogni lavoro domestico, ma non era quello il suo destino. Non si vedeva proprio a lavare, cucire, rammendare e cucinare in casa di un estraneo, pur cos famoso come Leonardo da Vinci. Il papa ebbe il suo stesso pensiero.
Maestro, qui abbiamo serve di ogni tipo e sarei ben lieto di mettere le migliori al vostro servizio.
Oh, oh, oh rise Leonardo, che sbadato che sono. Mi sono espresso malamente. Ho gi chi fa i lavori di casa e pure chi si occupa di copiare i miei disegni, anche se  una testa dura. Meglio cos, meno ne capisce pi i miei progetti sono al sicuro. Io ho bisogno di questa ragazza, di te, mia cara, per tuttaltri motivi. Di qualcuno che mi guardi le spalle, che non attenti alla mia persona per carpirmi qualche segreto, insomma che possa difendere questo povero vecchio quale sono. Tu, mia cara, hai battuto il campione del papa 
Non mio precis Alessandro sesto, ma di questo che non posso chiamare bastardo pubblicamente perch  davvero mio figlio. Il quale poi mi spiegher per quale motivo ha consentito che Corella combattesse da vigliacco con delle armi vere. 
Comunque prosegu Leonardo, sei valorosa, svelta di lama e impavida. Al tempo stesso, sei giovane e si vede dagli occhi che hai voglia di imparare ancora. Di fronte alla gente ci presenteremo come il pittore e la sua modella, hai proprio il volto adatto a essere dipinto. Con un uomo in armi accanto, chiunque, anche non conoscendomi, penserebbe che io abbia qualcosa di prezioso con me. Denari, gioielli, segreti. Non con te vicino, mia cara. Ti pagher bene, due ducati al mese, e oltre al vitto e allalloggio, avrai una camera tutta tua. I tuoi potranno venire a trovarti ogni volta che vorranno, e tu potrai fare lo stesso con loro. 
Mille pensieri si agitarono nella mente di Sofia. Era unofferta generosa, con la quale avrebbe potuto aiutare i suoi a risollevarsi dalla miseria in cui erano caduti. Pagati anche i numerosi debiti, di quei dieci ducati non sarebbe rimasta gran cosa. Lidea per di lasciare madre e padre la opprimeva, ancor pi che spaventarla. Anzi, il fatto di essere la serva di spada di un signore famoso come Leonardo da Vinci la lusingava. E poi lui aveva ragione. A casa sua, frequentandolo ogni giorno, avrebbe potuto imparare un sacco di cose. Avrebbe potuto continuare gli studi, apprendere nozioni di matematica, di geometria, dingegneria, di disegno, e chiss quali altre esperienze avrebbe potuto fare. Quelluomo inoltre appariva buono, come un padre, uno zio, se non un nonno addirittura. Lo si capiva dagli occhi e dallatteggiamento. E dalle mani delicate, quasi femminili, si comprendeva come aborrisse la violenza. Ma non aveva mai fatto nulla senza lapprovazione dei suoi genitori.
Chieder ai miei, mastro Leonardo, e se avr la loro approvazione, consideratemi al vostro servizio.
Evviva! grid, alzando le braccia, e tutti quelli dei tavoli vicini si voltarono verso di lui. 
Fuori dalle sale illuminate a giorno, il sole era gi tramontato, e laria frizzante della primavera romana penetrava nei saloni, facendo tremolare le fiammelle dei candelabri. La festa proseguiva tra canti e balli.  una grande occasione per te le disse il padre. Mi si spezzer il cuore a non vederti pi a casa, ma i figli sono come gli uccelli nel nido. Una volta che hanno le ali, devono volare. Hai la mia benedizione. 
Se per caso quel Leonardo da Vinci dovesse mai mancarti di rispetto aggiunse sua madre con un fiero cipiglio sul volto, digli che gli strapper i capelli a uno a uno, intesi?
So che ne saresti capace, mamma. Lo avviser!

3.

Dopo avere percorso una sfilza interminabile di vicoli, stando attenta a non sfiorare gli ubriachi ancora addormentati per strada, Sofia si ritrov davanti al Castello del Santo Angelo. Era pronta ad attraversare il Tevere, per la seconda volta in due giorni, ma questa volta sarebbe stato per lungo tempo. Vide delle barche attraccate alla riva: i pescatori gridavano la qualit della loro merce, mentre la sua pancia voleva gridare di tornare indietro. 
Il sacco sulle spalle le pesava, ma mai quanto aver abbracciato i suoi senza sapere quando li avrebbe rivisti. Una coltre di fumo nero oscurava il sole appena sorto, rendendolo una sfera biancastra. Da qualche parte, non molto lontano, una casa o forse pi di una era andata in fiamme e un odore acre veniva a tratti portato da un leggero vento di ponente. Si scosse: doveva andare, la decisione era presa e non sarebbe pi potuta tornare indietro, ne andava dellonore della famiglia. 
Era stata lei a voler viaggiare da sola: una guardia del corpo accompagnata dai suoi genitori, o anche solo da suo padre, non sarebbe stata una buona presentazione. In quel momento, per, si era quasi pentita. Non conosceva bene quella parte di Roma, e se lera immaginata abbellita di palazzi sontuosi e percorsa da carrozze sfarzose. Con dame vestite riccamente al braccio di nobili signori accompagnati da servi in livrea. Invece pi si avvicinava alle mura vaticane, pi le strade si restringevano e diventavano tortuose. Passando per un vicolo evit per caso di essere cosparsa dal contenuto di un vaso da notte, che qualcuno aveva gettato da una finestra. Anche le facce delle persone, cos come le strade, erano sporche e gli sguardi che le venivano lanciati tuttaltro che rassicuranti. Un mendicante senza gambe, che giaceva sopra una tavola di legno con le ruote, spinse la sua carretta fino a sbarrarle il passo.
Dammi i soldi!
Non chiedeva la carit, la pretendeva, e dalle mani di quel disgraziato balen la lama di un coltello. Bast per che lei poggiasse la sua mano sullelsa della spada che portava al fianco perch quello si desse alla fuga, gridando orrende bestemmie. Qualcuno rise e lei affrett il passo. A un tratto ud il suono di una campana di chiesa, quasi le venisse in aiuto, e seguendolo finalmente arriv in vista delle possenti mura del Palazzo Vaticano. Non senza timore Sofia si present al posto di guardia. I soldati allingresso, vestiti con corti calzoni marroni e giubbe piene di fronzoli e nastri, sembravano banditi. Si fece forza e si avvicin a uno di loro.
Sono Sofia dei conti Guidi, mi attende messer Leonardo da Vinci, per essere assunta al suo servizio.
Luomo la guard con aria indifferente e scost la lancia per farla passare. Era appena entrata, quando una voce la sorprese alle spalle.
Ci rivediamo ancora, damigella.
Si volt, e un brivido le corse per le spalle: appoggiato al muretto della guardiola vide Sandraccio Corella. Faceva la punta a un bastone con un coltello a doppia lama, uno di quelli da lancio, silenziosi e pericolosi come un serpente.
Sei stata fortunata, ieri. Ma la fortuna  una banderuola al vento. Stai molto attenta, il Vaticano  una grande casa e ti puoi perdere. Alla luce del sole, la cicatrice che gli tagliava il volto appariva ancora pi orribile, con quellocchio cieco e grigio che sembrava fissarla. Fu tentata di prendere la spada, in quel momento legata alla sacca, ma una mossa ostile non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione. Finse di non aver compreso la minaccia.
Terr a mente il vostro consiglio gli rispose, senza mostrare paura. Sono felice che vi siate ripreso dalla botta che vi ho dato.
Corella butt via il pezzo di legno e strinse ancora di pi il pugnale nella mano. Glielo punt contro e sput per terra.
Stai attenta, ragazza, e quando  buio guardati alle spalle. Questo non  un consiglio, ma un avvertimento.
I soldati risero e Sofia cap che da loro, n in quel momento n dopo, avrebbe avuto alcun aiuto: erano tutti complici. Senza voltarsi, e sperando di non sentire il fischio di una lama che volava verso le sue spalle, prese un vialetto alberato. Giunse in un ampio cortile, dove si trovava un palazzetto con un colonnato dal quale si godeva una splendida vista sulla campagna circostante. Rimase pochi attimi ad ammirare il panorama, poi si avvi verso lingresso, dove si trovava solo un paggio, dallespressione gentile, e con una spada al fianco cos sottile da sembrare uno spiedino per arrosti. Unarma solo in apparenza innocua, giudic, che se ben usata poteva diventare pi pericolosa di uno spadone, perch sinfilava nella carne con estrema facilit: come uno spiedo, appunto. 
Sal le scale e al primo piano buss a un portone, che poco dopo si apr con un gran fracasso di chiavistelli.
Benvenuta! Tu sei Sofia dei conti Guidi!
Se non fosse stato per la voce maschile, Sofia avrebbe scambiato quel giovane per una ragazza. Capelli lunghi e biondi, ancora pi dei suoi, un volto aggraziato e sorridente che finiva in un mento appuntito.
Sei bellissima le disse girandole intorno, e il maestro mi ha gi parlato tanto di te. Intelligente, coraggiosa e abile con la spada quanto un cavaliere da torneo. Ma dimmi: sei vera o un angelo caduto in terra?
Sofia non sapeva che cosa rispondere ma finalmente incontrava una persona allegra che le sorrideva e le parlava con gentilezza.
Salai! La voce di Leonardo da Vinci arriv dallinterno. Fai entrare la ragazza. 
Il giovane sospir e le parl allorecchio.
Non ci badare, grida e strepita tutto il giorno, ma  una brava persona. In realt io mi chiamo Giangiacomo Capriotti, ma lui mi chiama Salai, che significa diavolo fece una smorfia ridicola e lei si mise a ridere. Solo perch pare io sia un po troppo vivace. Entra, adesso, altrimenti non la smetter pi. 
Carte e disegni dappertutto, buttati per terra, sopra degli scaffali, pigiati dentro armadi che sembravano dover scoppiare. E libri, tanti libri di tutte le dimensioni, quanti non ne aveva mai visti in vita sua. Lodore che emanavano, forse anche un po di muffa, non la disturb affatto, anzi le piacque, e Sofia decise che i libri sapevano di buono. 
Leonardo da Vinci aveva lo stesso vestito della sera precedente, tutto spiegazzato, una palandrana lunga fino ai piedi, che tuttavia erano nudi.
Quanto tempo, temevo quasi che non saresti pi venuta.
Ma ci siamo visti ieri sera, e adesso  mattino presto obbiett Sofia, con rispetto.
Davvero? Ma che strano. Il tempo a volte scorre veloce e altre  lento come una lumaca. Evidentemente non vedevo lora che arrivassi e, non vedendo lora, questa se n approfittata andandosene a spasso.  una teoria. 
Mia madre mi dice sempre che la noia allunga le ore e la gioia le accorcia.
Tua madre  un uomo saggio.
Una donna, vorrete dire.
Esatto, proprio quello che ho detto. A proposito, non so dove ho messo il foglio su cui ho disegnato la torre sottoterra, vedi un po se la trovi. 
Sofia cominci a guardare in giro ma una torre del genere non lavrebbe trovata nemmeno se lavesse vista: una torre sottoterra, che bizzarria. Quando Leonardo si gir, gli vide per un foglio appiccicato dietro le spalle. A ben guardare, poteva proprio essere una specie di torre, o piuttosto un pozzo. 
Permette maestro? 
Glielo stacc e glielo consegn. 
 questo? 
Stupendo, magnifico, sesquipedale! Proprio lui. Ragazza mia, sei straordinaria. Ora puoi andare a riposare nella tua stanza. Salai te la mostrer. Ma tra cinque minuti ritorna, che ho bisogno di te. Ci detto, Leonardo si allontan entrando nel suo studio che, se possibile, era ancora pi ingombro di carte del resto della casa. Dopo averle mostrato la sua camera, Capriotti la salut uscendo con una mezza capriola. Si vede che con quel cognome era proprio destino. A Sofia sembr di essere entrata in una gabbia di matti, per simpatici. Quando torn nella sala dingresso, Leonardo stava montando gambe e braccia di ferro addosso a un manichino.
Ho bisogno di te le disse. Devo capire se unarmatura del genere possa essere dintralcio a chi la indossa. Ma questo pezzo di legno non mi aiuta. Vuoi per favore provare a indossarla? 
Con laiuto del Salai, Sofia si mise addosso gambali, manicotti e gabbia. Erano di una pesantezza terrificante, e faceva fatica a stare in piedi. 
Che cosa te ne sembra? le chiese Leonardo.
Maestro, non riesco nemmeno a muovere le gambe.
Gi, gi fece pensieroso, lo sospettavo. Salai! Prova con larchibugio. Sofia lo guard, senza riuscire a capire. Quando per vide Salai caricare di polvere larchibugio, si mise in allarme. 
Maestro sussurr, che cosa volete fare?
Provare la resistenza dellarmatura nei confronti di un pallettone. 
Che cosa?!
Avrebbe avuto voglia di gridare, di levarsi di dosso quella ferraglia e scappare via. 
Abbi fiducia, Sofia. Leonardo disse quella frase in tono cos persuasivo e gentile che le manc la voglia, non il coraggio, di replicare. Le venne da piangere ma si trattenne, si piant bene sui piedi e chiuse gli occhi. Un istante dopo ud un colpo da far tremare i muri e nello stesso momento fu sbalzata a terra da una forza spaventosa. Mentre il fumo della polvere da sparo ancora invadeva laria con il suo odore acre, i due uomini la risollevarono, laiutarono a togliersi larmatura e a sedersi su una cassapanca. 
Mi sei stata preziosa disse Leonardo, senza scomporsi.
Vedi questa scalfittura?  stato il pallettone a fartela. Sei caduta per il contraccolpo, ma larmatura ha resistito.
E se non lo avesse fatto? chiese, ancora stordita.
Impossibile, i miei calcoli sono sempre esatti. Be, quasi sempre. 
Le sorrise complice, poi le fece cenno di seguirlo nello studio, e chiuse la porta in faccia a Capriotti, che stava per entrare con loro.
Sapevo che non saresti rimasta ferita, avevo gi testato la corazza. Non su una persona, per. Ma aggiunse piano per non farsi sentire ho voluto sottoporti a una prova di fiducia. A volte il cervello ci distrae e dobbiamo dare retta al cuore. Sin dal primo momento ho visto in te quella figlia che non ho mai avuto e che non avr mai. Sappi che quella fiducia che hai dimostrato di avere in me  ben riposta, te lo giuro sulle invenzioni che  quanto di pi caro ho al mondo. Adesso anchio so di poter contare su di te. Mi hai compreso, puoi perdonarmi?
Quelluomo, un po anziano, non era suo padre e non lo sarebbe mai stato. Ma i suoi occhi grandi sembravano quelli di un bambino, puri e senza ombre. Listinto le sugger di abbracciarlo, ma il rispetto la ferm. 
Se vuoi, puoi abbracciarmi le disse, come se avesse letto nei suoi pensieri.
Tanto era grosso che non riusc a stringerlo del tutto, mentre il suo abbraccio fu cos delicato che le sembr pi quello di sua madre. Quando si ricomposero, Leonardo le mostr una cassapanca di ferro e acciaio.
Qui dentro nascondo i progetti pi segreti. Quando non ci sono, ti prego di dare sempre unocchiata ai chiavistelli, che siano intatti. Comunque, anche se qualcuno li rubasse, non credo che ci capirebbe nulla. Vuoi vedere?
Sofia annu, curiosa. Leonardo prese una carta e gliela pass perch ne leggesse il contenuto. Sembravano segni lasciati da una minuscola gallina ubriaca che avesse zampettato a caso: prov a girare il foglio da ogni parte ma non riusciva a leggere nemmeno una parola. 
Non capisco disse alla fine, credo sia una lingua che non conosco.
Eppure  la stessa lingua che parliamo replic sornione. Proprio non capisci? Bene!
Prese quindi uno specchio dal tavolo e glielo porse. Mettilo a contatto con il foglio e adesso prova a leggere, direttamente nello specchio.
Le lettere ora si distinguevano perfettamente, una dopo laltra, anche se parlavano di curve, grafici, formule, metalli e altri argomenti che a Sofia risultavano poco noti, se non del tutto sconosciuti. Leonardo la guard con soddisfazione.
Si chiama scrittura speculare. Chi non la conosce non sar mai in grado di leggere i miei appunti. E questo non  che uno dei miei piccoli segreti, che tu sola, ricordalo, conosci. E adesso che abbiamo rifocillato la mente e lo spirito, mettiamo qualcosa nello stomaco. A pancia vuota anche il pensiero muore. Ricorda anche questo!

4.

Erano passate un paio di settimane e il sodalizio tra Leonardo da Vinci e Sofia era diventato molto stretto. Ogni giorno i due si rinchiudevano per ore nello studio del maestro. La presenza della ragazza gli forniva lo spunto per illustrarle nuove idee e progetti. Anche i pi strampalati, come quando le aveva chiesto che cosa ne pensasse di un gallo automa, che al mattino emettesse il classico canto. Uninvenzione utile, aveva detto, per chi vive in citt e non possiede un gallo. Sofia non aveva potuto trattenersi dal ridere e Leonardo aveva ammesso, tra le risate, che era proprio unidea balzana. 
Un giorno, mentre si allenava, Sofia lo sent tamburellare con le dita sopra il tavolo. Colpi secchi, a volte diversi, a volte che si ripetevano uguali. Si avvicin incuriosita e quando Leonardo si accorse della sua presenza, le sorrise. 
Pensi che sia un po pazzo, vero? Che faccia una cosa senza senso? 
No, maestro, solo che non capisco come faccia a disegnare e al tempo stesso battere con le dita.
 semplice, dato che non posso scrivere con due mani, mi ripeto quello che dovr fare memorizzando i colpi: a ogni gruppo di essi corrisponde una lettera dellalfabeto. A ciascuna delle vocali, nellordine, corrisponde uno, due, tre, quattro e cinque colpi. Alle consonanti altri colpi, con intervalli diversi. Cos formo delle parole, quasi automaticamente, che mi ricordano quello che devo fare.
Nei giorni successivi le insegn quello strano linguaggio, con parole semplici allinizio e poi via via sempre pi difficili, fino a formare piccole frasi. Cos le disse ora sai come fare. Se mai volessimo dirci qualcosa di segreto, potremo comunicare senza parlare! 
Sofia non finiva di meravigliarsi: quelluomo aveva un cervello che univa fantasia e tecnica, anche se spesso sembrava distratto, perso nella sua immaginazione, come se vivesse in un altro mondo. Qualche volta si dimenticava perfino di mangiare ed era lei a preparargli qualcosa da mettere sotto i denti.
Tutta questa complicit suscitava tuttavia una certa invidia e gelosia da parte di Giangiacomo Capriotti, il Salai, il quale non smetteva di chiedere alla ragazza su che cosa stesse lavorando il maestro. 
Mah, non saprei. Le solite cose si schermiva lei, disegni su disegni. Ci capisco poco. 
Lui sembrava crederle e si allontanava, sempre con la sua aria allegra. Le dispiaceva ingannarlo, ma teneva ancora di pi a rispettare la consegna del silenzio da parte di Leonardo. Di tutto ci che le raccontava o le spiegava, lei ne faceva tesoro, ma non una sola parola a proposito usciva dalla sua bocca. Grazie a lui stava imparando molto sulla funzionalit del corpo umano. Leonardo aveva perfino costruito un manichino in cui aveva inserito fili di rame attorcigliati per rappresentare i muscoli. Le aveva quindi spiegato la relazione tra questi, i vasi sanguigni e i nervi, e come il corpo umano fosse la pi perfetta delle macchine, costruita quindi dallEssere supremo.
Noi le ripeteva spesso abbiamo il dovere di imparare quello che lui ha creato, come un bravo figlio deve apprendere dai genitori. Purtroppo ci sono figli e figli, e mentre alcuni seguono la strada della sapienza, della sofia, una parola greca che poi  il nome che ti hanno dato, altri invece vorrebbero utilizzare la conoscenza per scopi malvagi. Per questo tengo cos tanto ai miei segreti: non vorrei che la mia scienza e le mie invenzioni fossero male utilizzate. Nella vita aggiunse una volta con amarezza non  per sempre cos. 
Grazie a quel manichino, Sofia aveva appreso come esistessero punti particolari del corpo umano che bastava colpire appena con un minimo di forza per mettere fuori combattimento qualunque avversario, anche il pi robusto. E senza ucciderlo n ferirlo. 
La testa aiuta il corpo, e il corpo la testa le insegn Leonardo. Tutto  collegato. Anche i poveri piedi, che tutti disprezzano. Senza di loro come faresti a camminare? Gi aggiunse ancora una volta, potrei costruire dei piedi di legno e acciaio per chi li dovesse perdere in battaglia.
Quando gli venivano quei pensieri, si rifugiava nel suo studio e ci restava chiuso dentro per giorni. Comunque, per abituarla allesercizio fisico e agli allenamenti, Leonardo aveva costruito per Sofia un altro genere di manichino, molto speciale. Rivestito di cuoio come fosse di pelle umana, possedeva al suo interno uno scheletro di ferro con una serie di robuste molle. Sulle braccia aveva innestato una spada e una mazza ferrata, e ogni volta che il corpo veniva colpito con forza, la molla scattava. Il manichino mulinava allora spada e mazza, come fosse vivo, e si doveva stare molto attenti a non essere colpiti. Lei aveva iniziato a utilizzarlo come allenamento e ne aveva scoperto lutilit per migliorare i riflessi. 
Una domenica, dopo essere stata a messa con i suoi genitori, nel ritornare a casa di Leonardo vide due armigeri di guardia alla porta. Si fece riconoscere e fu lasciata entrare. Nella sala vide Cesare Borgia seduto su una sedia, con gli stivali sporchi sopra il tavolo: alcune carte erano state gettate a terra. 
Signor principe 
Finalmente! esclam lui. Adesso ti riconosco come una ragazza 
Sofia indossava infatti un abito comune alle donne semplici di tutte le et. Una gonna lunga di velluto leggero e un camicione stretto in vita da una cintura di cerchietti di rame. Con i capelli dentro una retina, appariva forse pi grande. Lo sguardo che le lanci Cesare Borgia non le piacque per niente e le conferm quellantipatia a pelle gi provata quando lo aveva incontrato in Vaticano. 
Volete convincere il qui presente maestro Leonardo a mostrarmi finalmente i risultati dei suoi studi? Sto apprestandomi a conquistare un paio di fortezze ribelli e ho bisogno di qualche invenzione che stupisca e spaventi i miei nemici.
Principe intervenne Leonardo, sono ancora indietro con i progetti. Non appena pronti, li sottoporr alla vostra attenzione.
Cesare Borgia tir fuori dal farsetto nero uno stiletto dal manico doro e con la punta della lama cominci a pulirsi le unghie.
Ci dispiacerebbe molto che qualcuno li vedesse prima di noi. La voce calma appariva ancora pi minacciosa. O peggio, se pensaste di venderli a qualcun altro. Vi ho gi dato un anticipo di cento ducati, non vorrei essere costretto a riprendermeli. Voi capite cosa intendo.
Non sar affatto necessario, principe. Avete la mia parola.
Bene, quando  cos, me ne vado. Mio padre  vecchio e ha bisogno di me. Chi lo sa, un giorno, forse, sarete voi a venire da me e a baciare la mia mano, la mano del nuovo papa.
Senza aggiungere altro, con un sorriso maligno sul volto, usc. Leonardo si accasci su una sedia, con la testa tra le mani.
Maestro, perch siete cos angosciato?
Cesare  uno di quelli ai quali non darei mai i miei progetti. Non conosce onore n giustizia. Purtroppo,  vero, ho accettato i suoi denari. E me ne pento.
E non potete restituirglieli? 
Non li ho. Li ho spesi per costruire le mie invenzioni, e anche per salvare dalla forca quel disgraziato di Salai.
Sofia rimase interdetta. Dalla forca! Dove vengono giustiziati i peggiori delinquenti, banditi, rapinatori e assassini. Non poteva pensare che quel ragazzo, vivace s, ma incapace di far del male a una mosca, o almeno cos sembrava, avesse commesso un grave delitto. Ancora una volta, Leonardo parve leggerle nel pensiero.
Vieni, usciamo. Ti racconter la sua storia aggiunse sottovoce. Da dietro una porta Giangiacomo Capriotti aveva origliato tutto: le minacce del principe Borgia e la confidenza che Leonardo stava per fare a Sofia sul suo conto. Maledetta ragazza. Con i suoi modi gentili doveva aver stregato il maestro. Anzi, forse era proprio una strega, altrimenti come potrebbe spiegarsi quella sua capacit di combattere al pari di un uomo? Forse aveva il diavolo dalla sua parte, o forse era addirittura entrato dentro di lei. Non era lui, il Salai: la vera Salai, la diavolessa, era lei. Anche se Leonardo aveva speso molti di quei ducati per salvarlo, erano fatti suoi: alla fine il principe Borgia aveva tutti i diritti di pretendere i progetti. 
In fin dei conti, che cosa aveva fatto di male? Una semplice rapina a una vecchiaccia che portava addosso pi gioielli della statua della Madonna del Laterano. Aveva pure un piede nella fossa, era mezza cieca e senza nessuno al mondo. Tutti quei gioielli sarebbero finiti nella tomba con lei, o pi facilmente rubati da qualche beccamorto. Lui laveva solo aiutata a raggiungere il Creatore un po prima del previsto, magari solo qualche settimana. E dal ricavato di quelle collane e di quegli anelli e orecchini si era solo divertito un po, spendendolo ai dadi e a carte. Nessuno si sarebbe accorto della scomparsa del corpo della vecchia, che prima aveva ben nascosto dentro un baule in casa sua e che la notte successiva aveva gettato nel Tevere. Se non fosse stato per il cane che a furia di abbaiare aveva svegliato lintero vicinato. E quel porco delluomo dei pegni lo aveva denunciato. Vabbe, acqua passata, tutto era andato bene, grazie al maestro che aveva convertito la forca con una multa. 
Con una chiave prov ad aprire lo studio di Leonardo, ma dopo qualche tentativo, si stuf e se ne and a dipingere. Un giorno sarebbe diventato pi famoso del suo maestro. 
Sofia e Leonardo avevano passeggiato a lungo nei giardini del Palazzo Vaticano, tra cespugli di oleandri e di rose che profumavano di fresco. Lui le aveva raccontato di quando aveva accolto dalla strada quel ragazzo, che gli aveva fatto pena e che gli era servito da modello. Gli stava insegnando anche a dipingere, ma non era riuscito a levargli le pessime abitudini da delinquente.
 cos, mia cara. Daltra parte, sono stato io a tirarlo via dalla strada e se lo abbandonassi mi sentirei in colpa. Mi raccomando, per, non ti fidare di lui.  furbo come una faina e sa come farsi voler bene, ma non appena gli volti le spalle,  capace di tutto. 
Da quel giorno Sofia tenne ancora pi a distanza il Salai, e cominci anche a temerlo. Quelli che hanno lanimo doppio, che ti sorridono davanti ma che ti possono pugnalare alle spalle, sono gli individui peggiori. Meglio un nemico dichiarato, come quel Sandraccio Corella, o come Cesare Borgia, che non faceva mistero delle sue minacce. Di notte aveva preso labitudine di chiudersi a chiave e mettere una sedia contro la porta, con la sua spada in bilico. Solo un piccolo movimento e sarebbe caduta a terra, svegliandola. Ma non era certo la vita che si sarebbe aspettata di condurre a casa di Leonardo da Vinci. Per fortuna la spada non cadde mai, Cesare Borgia non venne pi a fare visita a Leonardo, e lei riacquist un po di fiducia e serenit. Tutto sembrava andare per il meglio: arrivarono i giorni della Quaresima, quando tutte le immagini sacre venivano ricoperte da teli viola, ma il giorno precedente la Santa Pasqua si present a casa di Leonardo un messo con una lunga lettera. Il maestro la lesse, cadde sulla sedia e la consegn a Sofia. Di l a una settimana sarebbe arrivato a conoscere il grande maestro Leonardo da Vinci, cos diceva la lettera, un emissario del sultano di tutti i turchi, per conferire con lui. 
 una fortuna disse Sofia. Un personaggio cos importante 
 una disgrazia replic lui. Questa lettera  stata gi intercettata e letta dal papa, da Cesare e da chiss quanti altri. Anche se commerciamo con i turchi, restano pur sempre nostri nemici. Chiss che cosa penseranno qui di me, che li voglia tradire?
Maestro, voi stesso mi avete insegnato che chi vive con giustizia non deve temerla. 
Questa  la teoria, Sofia, ed  vero. Ma qui siamo a Roma, e la giustizia  solo in mano al papa e ai suoi figli. E ne possono fare quello che vogliono. Comunque, staremo a vedere, il futuro si chiama cos perch nessuno  in grado di conoscerlo. Anzi, sai che cosa ti dico? Che  tutto sbagliato!
Uno dei suoi soliti cambiamenti dumore, era proprio bizzarro. Da angosciato si mise a gesticolare, divertito.
 tutto sbagliato, perch se conosciamo il passato vuol dire che lo vediamo, ovvero che  davanti a noi. Il futuro, invece, che ci  sconosciuto,  quello che ci arriva da dietro, alle spalle. Sofia! Questa  una grande scoperta.
Ogni tanto quelle frasi misteriose e, in apparenza senza senso, la spiazzavano. Per ci ragionava sopra e alle volte scopriva in esse una profonda verit. 
Sette giorni dopo, mentre suonavano le campane di mezzogiorno, una guardia annunci la visita di un ambasciatore. Il Turco. 

5.

Sofia guard dalla finestra e vide scendere da una portantina un uomo con uno strano copricapo  una fasciatura avrebbe detto  quasi si fosse fatto male. Sopra di esso spiccava una piuma di pavone. Quando un raggio di sole lo colp, uno smeraldo grosso quanto un uovo ne riflett la luce. 
Presto, apritegli la porta!
Sofia si mise accanto a Capriotti allingresso dellappartamento, pronta a rendere omaggio allambasciatore. Si aspettava un uomo anziano, magari con una barba bianca e un incedere maestoso. Quello che entr era invece giovane, con una barba appena accennata, nera come il carbone. Uno sguardo vivace, e la bocca pronta al sorriso. 
Salm aleikm disse appena varc la soglia unendo le mani come in preghiera. La pace sia con voi.
Aleikm salm rispose Leonardo e con voi sia la pace. Benvenuto nella mia povera casa. Io sono Leonardo da Vinci. 
La casa di un uomo di scienza e di lettere non  mai povera rispose quello con un inchino,  invece povero il palazzo doro dellignorante. Sono Karim El Rashid, ambasciatore del grande sultano, il Giusto e il Pio Bayezid II, che vi manda i suoi saluti. E questo piccolo dono. 
Un servitore che lo aveva accompagnato si inginocchi davanti a Leonardo e gli porse un cofanetto. Quando lo apr, rimase senza fiato. 
Ringrazio voi e il sultano di questo meraviglioso regalo, che accetto con gioia. Sofia, riponilo nel mio studio, dove sai.
La ragazza era intenta a osservare le strane scarpe dellambasciatore. Rosse e ornate di fili doro e dargento, terminavano con una punta stretta e lunga rovesciata allins. Ma alla richiesta di Leonardo prese subito il cofanetto e si diresse nello studio. Apr la cassaforte di ferro con le tre chiavi e fece per riporlo dentro. Allultimo momento per la curiosit prevalse, e apr la scatola. Sgran gli occhi e le cadde il mento: linterno era pieno di pietre preziose, diamanti, rubini, smeraldi, topazi e zaffiri. Un vero tesoro, con cui si sarebbe potuto comprare pi di un palazzo e che sicuramente avrebbe fatto gola a molti. Gente che sarebbe stata disposta anche a uccidere per impossessarsene. Un gesto di grande fiducia da parte del maestro, e che lei daltra parte sapeva di meritare. Non lo avrebbe mai tradito e lo avrebbe difeso con la sua spada. Dopo aver richiuso il forziere e nascosto le chiavi, si spost nella sala grande, dove Karim El Rashid e Leonardo stavano parlando amabilmente.
Non ci posso credere aveva appena esclamato lambasciatore. Vostra madre era unottomana? 
 cos. Mio padre, notaio in quel di Vinci, la spos dopo la mia nascita. Si chiamava Caterina, il nome che di solito veniva dato alle schiave turche. 
Karim El Rashid si batt con forza una mano su un ginocchio.
Sapete allora disse aprendo le braccia che potremmo perfino essere parenti? Mia madre era di umili origini, seppure il sultano mi ha detto che potrebbe essere una sua lontana parente. Forse lo ha fatto per gentilezza, non lo so e non lo sapr mai. Lei comunque riusc a farmi studiare in una madras, le nostre scuole. Grazie ai miei studi sono entrato a far parte del consiglio del sultano, che ha voluto onorarmi della sua fiducia. Seduta in un angolo, Sofia ascoltava e cos faceva anche Capriotti, dietro una tenda, senza farsi vedere. 
Vieni, Sofia disse Leonardo, voglio presentarti... Mentre si avvicinava, Karim El Rashid le sorrideva, e le venne spontaneo sorridere anche a lei.
Sofia dei conti Guidi, che ho la fortuna di avere al mio servizio, come modella e con voi non voglio avere segreti come mia guardia del corpo. Anche se non sembra,  davvero unesperta spadaccina. 
Ammiro le giovani donne che sanno combattere, pur rimanendo belle come voi, Sofia. Un tempo le pi nobili guerriere, le Amazzoni, combattevano e vincevano contro tutti e tutto. Conoscevano le armi, ma anche la piet, e non infierivano mai sul nemico ferito. Felice di conoscervi, e viste le vostre qualit, permettetemi di farvi questo piccolo omaggio, in onore del vostro coraggio.
Dalla cintura si lev un pugnale ricurvo, proprio come le scarpe. Aveva il manico doro e dargento, cos come il fodero, su cui erano incisi uno spicchio di luna e una stella. 
 il simbolo del nostro impero le spieg Karim, e nelle sue mani rappresenter un simbolo di pace. Senza parole, Sofia non riusciva nemmeno a ringraziare. Dietro la tenda Giangiacomo Capriotti schiumava di rabbia. Lodio nei confronti di Sofia, fino a quel momento represso, usc con tutta la forza, come lacqua di un fiume in piena quando rompe gli argini. Te lo ficcher in gola disse a mezza bocca. Ti pentirai di tutto quello che hai fatto. Tu e quel pazzo del maestro finirete male, molto male, parola del Salai. 
Era venuta lora di pranzo e Sofia, con il prezioso pugnale ancora tra le mani, si rese conto che in casa, come spesso accadeva, non avevano niente da mangiare. Ma Karim aveva ancora molte frecce al suo arco. 
Uno alla volta, alcuni suoi servi portarono in casa vassoi, zuppiere, piatti e posate. Prima di parlare daffari accenn Karim,  uso dalle nostri parti condividere il cibo. 
Un profumo di spezie solletic le narici di Sofia, e lo stomaco le si apr come un fiore che sboccia allimprovviso. La fame reclam con dei brontolii che doveva essere placata. E si soddisfece alla grande, tra zuppe, carni, formaggi, verdure e soprattutto dolci a non finire. Capriotti non manc al banchetto: inizialmente aveva deciso di non farsi vedere ma gli odori di quelle bont lo avevano convinto del contrario. 
Alla fine del pranzo, dopo aver portato via tutto, un servitore porse uno strano marchingegno a Karim. 
Anche noi disse Karim abbiamo i nostri inventori. Questo  un suonatore di tamburi. 
Leonardo si avvicin curioso e dopo aver osservato quel groviglio di ferri e fili si pieg per guardare meglio una ruota.
Se giro questa metter in moto il suonatore,  giusto?
Sapevo che non sarei riuscito a meravigliarvi. 
Leonardo gir a pi riprese la ruota e una volta lasciata libera, un meccanismo a molla fece muovere due leve che, a ritmo, battendo contro due cerchi in ferro, riprodussero il suono di un tamburo. Prima ancora che smettesse, Karim batt le mani e un servo port via il marchingegno. E ora disse, il motivo della mia visita.
Salai disse Leonardo. Vai subito a comprare dodici uova, una forma di cacio di pecora e due anfore di terracotta.
Gli mise in mano un mezzo ducato.
Ma il vasaio  oltre il Tevere piagnucol quello. Sbrigati allora, corri e portami il resto.
Protestando senza ritegno Salai usc dalla stanza, e Leonardo rest in silenzio fino a quando non ud sbattere la porta.
Il resto non lo vedr mai pi, se lo giocher ai dadi. Non  un cattivo ragazzo, ma  come la rana dalla bocca larga. Vorrei che la nostra conversazione avvenisse in maniera pi riservata. 
In realt il Salai aveva solo finto di andarsene, e dopo aver sbattuto la porta, si era nascosto dietro una tenda. Aveva capito che era stata tutta una scusa per mandarlo via, ma avrebbero dovuto allontanare anche Sofia. In questo modo non avrebbe potuto nascondersi. Se qualcuno ha un segreto, era quasi il suo motto, allora c anche il modo di farci del denaro sopra. Un riscatto per il suo silenzio, oppure avrebbe venduto il segreto a qualcuno. 
Sono felice che questa ragazza Karim indic Sofia goda della vostra fiducia. Allah, il nostro Dio, lha benedetta, si vede dallo sguardo. E ora veniamo a noi. Il nostro eccellentissimo sultano Bayezid II, tramite mio, la invita a Istanbul. Per unire le due sponde del Corno dOro, davanti al suo palazzo, vorrebbe costruire un ponte che resista nei secoli e che stupisca e meravigli ogni visitatore. Intende quindi affidare a voi il progetto e lesecuzione dei lavori. Alloggerete nel palazzo del sultano, voi e chiunque desideriate avere accanto. Avrete a disposizione le nostre migliori menti, architetti e operai, e se non vi reca offesa, il sultano intende compensare il vostro disturbo con duemila ducati doro. 
Le dita di Leonardo si erano impigliate nella sua folta e lunga barba. Duemila ducati erano una cifra enorme. Anche Sofia era rimasta come inebetita e pens a che cosa avrebbe potuto fare con quel denaro. Ricomprare il castello di famiglia, rimetterlo a posto, recuperare terre e casali e persino assumere soldati, tutti finalmente pagati dalla famiglia Guidi, per difenderne lonore.
Quanto avete detto?
Duemila ducati doro, maestro Leonardo, se non vi offendete.
Non mi offendo assolutamente, ma e quei gioielli fanno parte della somma?
Oh no! protest Karim, quelli sono un dono, i ducati sono un compenso.
Giusto Sofia, no? 
S, maestro, mi sembra giustissimo. In realt stava scappando da ridere a tutti e due, ma sarebbe stato scortese nei confronti dellillustre ospite. 
Vi lascio a riflettere sulla proposta. Karim si alz dalla panca. Qualunque sia la vostra decisione, sar ben accetta. Ogni giorno, per sette giorni, un mio messo verr qui da voi. Se non otterr risposta, alla fine della settimana sapr che avrete rifiutato. Io partir oggi stesso ma vi lascio questo salvacondotto, con il sigillo del sultano, che vi consentir di arrivare a Istanbul senza problemi. Spero di vedervi presto e che la pace sia con voi, salm aleikm, maestro Leonardo. 
Prima che si accorgessero della sua presenza, Salai sgattaiol via. Aveva sentito abbastanza, e gi ragionava su come trarre profitto da questa storia. Una volta uscito lambasciatore, Leonardo e Sofia si guardarono in faccia, senza parlare. Fu la ragazza a rompere il silenzio.
Accetterete, vero? Mi sembra unoccasione unica. Lui la guard, poi scosse la testa.
Per morire, di sicuro.
Ci detto, Leonardo si ritir nello studio e non ne usc fino al giorno dopo. 

6.

Le reazioni di Leonardo erano spesso oscure. A volte sembrava luomo pi intelligente del mondo, altre il pi allegro ed entusiasta. In altre ancora, cadeva invece preda di una terribile melanconia e appariva senza pi alcun interesse per la vita. Cos lo trov Sofia quando, il giorno successivo, il maestro usc dallo studio. Dagli occhi rossi e stanchi pareva non avere dormito per tutta la notte. 
Ci ho pensato molto disse sconsolato ma temo di dover rifiutare. Cesare Borgia mi sta con il fiato sul collo per alcuni progetti di armi. Non mi permetterebbe mai di andare via senza averglieli consegnati. Eppure sarebbe bellissimo progettare un ponte sul Corno dOro. I ponti sono come degli atti damore, un ponte mette in comunicazione le persone, le fa incontrare. 
Ecco comera Leonardo. Un momento prima appariva triste e preoccupato e subito dopo si lasciava trasportare dallentusiasmo, come un bambino. In quei momenti Sofia, pi che unallieva o una guardia del corpo, sembrava sua madre.
Forse ci sarebbe una soluzione disse timidamente.
Parla, figlia mia! Dai una speranza a questo povero vecchio, che ha bisogno continuamente di denari. 
Sofia si mise a sedere davanti a lui e si guard intorno, per essere sicura che non ci fosse il Salai ad ascoltare. 
Da quello che ho capito, voi dovete far avere al principe Borgia una serie di progetti su alcune nuove armi che a lui servono molto. Giusto?
Giustissimo.
Daltra parte lofferta dellambasciatore ottomano  molto allettante, ma il Borgia non vi permetterebbe mai di partire, magari perch teme che consegniate al sultano quei progetti.
Finora il tuo ragionamento scorre come lacqua di un torrente.
Allora dichiar Sofia con un sorriso perch non vi mettete al lavoro, finite i progetti e glieli consegnate? Poi potremo partire senza problemi alla volta di Istanbul! 
Leonardo si alz dalla sedia e cominci a camminare avanti e indietro, muovendo ritmicamente gli indici delle mani, come sua abitudine. Quindi si ferm e punt il dito verso Sofia, con fare ammonitorio. Due secoli fa, visse un grande monaco, un certo Guglielmo di Occam. Sembri una sua seguace. Lui sosteneva infatti che la soluzione delle cose sta nellipotesi pi semplice. 
Non ho capito 
Voglio dire che spesso ci lambicchiamo il cervello per trovare delle soluzioni, quando le abbiamo sotto il naso.  quello che hai detto tu. Prima consegnare i progetti, poi partire. Grande uomo, quellOccam; purtroppo mor a causa della grande peste nera, che nella met del Trecento uccise la met della popolazione europea. 
A Sofia vennero i brividi: aveva gi sentito parlare di quella terribile vicenda. Tutti, dai nobili ai contadini, vennero colpiti da quel morbo assassino. Il corpo si riempiva di pustole e si moriva dopo pochi giorni di agonia. Poi, silenziosa comera arrivata, la peste se ne and, ma ancora ogni tanto scoppiava da qualche parte un nuovo focolaio e, per evitare il contagio, il paese che era stato colpito veniva chiuso, nessuno poteva entrarvi n uscirne. Diventava una grande tomba, dove tutti, sani, malati e morti, erano costretti a dividersi lo spazio. 
Per continu Leonardo, distraendola da quei terribili pensieri. C un per. Tu hai ragione, ma la mia pigrizia nel portare a termine i disegni delle armi ha un fondamento. Che si trova nella mia coscienza. Te li mostrer affinch tu possa comprendere. 
Che coshanno di cos terribile? chiese Sofia, che inizi a preoccuparsi.
Conosci la balestra, no? Veloce, silenziosa e pi precisa dellarco. Ha solo il problema, come larco, che ogni volta si impiega molto tempo per caricare una nuova freccia. Ebbene, ne ho inventata una che contiene dieci frecce, e che le pu scagliare una dietro laltra, a ripetizione. Cos un solo uomo pu uccidere decine di nemici. E quellidea, accidenti alla mia testa, ne ha partorita unaltra. Una gigantesca balestra, trainata da quattro cavalli, con frecce capaci di perforare le mura pi possenti. Peggio: in cima a queste ho pensato di inserire un cappuccio di ferro pieno di polvere nera, in modo che, quando la punta tocca la pietra, avvenga una terribile esplosione, facendo crollare le mura. 
Sofia era rimasta senza fiato. Lei conosceva bene le armi e il loro uso, ma quelle cosiddette bianche, cio che mettevano due persone una contro laltra, da vicino. Come in un duello, ci si guardava negli occhi, e ci si affrontava con onore, a parte qualche traditore come Sandraccio Corella. Le armi che le aveva descritto Leonardo appartenevano invece a una guerra priva di ogni rispetto, combattuta da lontano, senza sapere chi sia lavversario. Guard il maestro con aria quasi di rimprovero, mista a una certa delusione. E lui se ne accorse.
C di pi disse Leonardo abbassando gli occhi. Ho progettato delle sfere di metallo esplosive, testuggini con la testa di acciaio e anche un carro semovente, azionato da uomini al suo interno. Ricoperto da piastre di acciaio con bocche di fuoco tutte intorno. Unarma che pu penetrare nel cuore degli eserciti senza essere distrutta: pochi uomini potrebbero ucciderne centinaia.
Ma  mostruoso! protest Sofia. Come avete fatto a pensare a cose simili?
Non lo so, io gioco con la mente e a volte essa se ne va via per conto suo, senza seguire regole o schemi.  come se non la comandassi pi, come se fossi un altro. Purtroppo di queste cose ne ho parlato una volta a cena con il papa, presente suo figlio Cesare. Mi ha blandito e minacciato e io, ti confesso, per paura ho ceduto. Mi ha anche dato un grosso anticipo per avere i progetti, ed  per questo che mi sta cos addosso. E per confessarti proprio tutto, quando ho visto la tua abilit, ho pensato che eri la sola persona in grado di difendermi, anche perch non facevi parte dei suoi sgherri. 
Sofia sospir. Sembrava proprio che esistessero due Leonardo da Vinci. Uno che senza vergogna alcuna progettava macchine per distruggere e un altro che ragionava con coscienza. Una volta sua madre le aveva raccontato una favola. Ogni persona ha sulle spalle due folletti: sulla destra quello buono, sulla sinistra quello cattivo. Questultimo suggerisce allorecchio della persona di fare le cose pi turpi, gli scherzi pi cattivi e le azioni pi malvagie. Laltro invece gli consiglia di agire sempre per il bene. Sospir ancora e Leonardo le sorrise appena, con un po di vergogna.
Te li posso mostrare? Anzi, sai cosa facciamo? Vender parte di quei gioielli, rimborser il principe e distrugger i disegni. E poi magari fuggiremo da Roma. Che ne dici? 
Sofia lo abbracci, senza ritegno: quella volta il folletto sulla spalla destra aveva vinto la sua battaglia. 
Vieni, sono in un armadio del mio studio.
Con Sofia alle sue spalle, Leonardo cominci a tirare fuori dallarmadio carte su carte, rotoli, libri e pergamene, che buttava per terra. Ogni attimo che passava la ricerca si faceva sempre pi frenetica, fino a quando, dopo aver gettato a terra lultimo foglio, Leonardo si gir verso Sofia, con la faccia stravolta.
Non ci sono pi! Me li hanno rubati! Si accasci su una sedia, distrutto, mentre un sudore gelido gli imperlava la fronte. 
Siete sicuro di non averli riposti da qualche altra parte, magari nella cassaforte di ferro?
Conoscendo la sua distrazione tutto poteva essere, o almeno questa era la speranza di Sofia.
No, lo so che a volte mi distraggo e non mi ricordo le cose, ma non in questo caso. Erano sei fogli, avvolti tutti insieme con un nastro rosso in cima e uno verde in basso. Con un capello infilato in ciascun nastro. Cos, se qualcuno li avesse presi per guardarli e poi rimessi al loro posto, mi sarei accorto dal capello mancante.
Senza replicare, Sofia mise a sua volta a soqquadro lo studio, alla ricerca di quel rotolo. Ma dopo aver rovistato in ogni angolo, aperto cassapanche, guardato per terra e sopra gli armadi, svuotati e riempiti pi di una volta, anche lei si arrese. 
Ho una sola speranza sussurr Leonardo, i disegni sono appena abbozzati e le spiegazioni sono scritte non solo alla rovescia, come sai che  la mia scrittura, ma anche con un codice segreto. Se non ne conosci la chiave,  molto difficile riuscire a capire che cosa ho scritto. Ma chi pu essere stato?
Sofia non rispose a quella domanda, che Leonardo aveva posto per primo a se stesso. Fino al giorno prima i disegni erano al loro posto, aggiunse Leonardo. Quindi il furto doveva essere stato compiuto nel pomeriggio, visto che la notte lui era rimasto nello studio. Salai era troppo stupido e soprattutto troppo vigliacco per arrivare a rubare quei progetti e in casa 
Dimprovviso Sofia e Leonardo si guardarono, come se li avesse colpiti la stessa idea nello stesso istante.
Karim El Rashid! disse Leonardo. 
I suoi servi aggiunse Sofia. Erano a decine che giravano per la casa portando avanti e indietro tutto quel ben di Dio. Era una manovra diversiva. Forse tra loro cera un esperto di armi, che mentre mangiavamo ha esaminato con calma i disegni e, quando ha trovato quelli che gli interessavano, si  confuso di nuovo con i servitori e li ha portati via. 
Se  cos,  la fine. Mi accuseranno di averli venduti, proprio ai turchi, il nemico dellOccidente, e io non potr difendermi. Basta,  finita. Vattene via Sofia, non voglio che tu rimanga coinvolta. La colpa  mia e solo mia. Prendi anche i gioielli, e fuggi in Toscana con i tuoi genitori, o meglio ancora in Francia. Tanto a me, quando sar morto, impiccato o appeso fuori in una gabbia sui torrioni del Castello del Santo Angelo, non mi serviranno davvero. 
No, Sofia non poteva accettare. Una soluzione doveva esserci, e mentre guardava il povero Leonardo che, con le mani sulla testa, appariva disperato come un bambino, le balz in mente unidea. Folle, assurda, difficile da realizzare, ma forse lunica possibilit che avevano per salvarsi entrambi. Perch comunque, lei aveva scelto di essere la custode di Leonardo, e a un giuramento non ci si sottrae mai: no, non lavrebbe mai abbandonato. 

7.

Il Salai non era pi tornato, come aveva supposto Leonardo. Probabilmente aveva passato il giorno e la notte a giocarsi i soldi ai dadi o alle carte, insieme ad altri farabutti della sua specie. Ma quella era lultima delle preoccupazioni del maestro. Se nera andato a riposare e Sofia lo aveva sentito russare dalla sua stanza. Lei invece non era riuscita a chiudere occhio fino a notte fonda. Poi era stata vinta dalla stanchezza. 
Si risvegli dimprovviso, come se le mancasse laria. La mente vol subito al sogno appena fatto, pi che altro un incubo. Ne soffriva fin da piccola. Sua madre le aveva sempre dato una spiegazione, per tranquillizzarla. Si fanno dei bei sogni quando la vita ti fa piangere. I brutti sogni vengono invece quando la realt  bella. Per cui meglio aver paura quando si dorme e sorridere quando si  svegli.
Comunque lunica maniera per superarli e non farsi prendere dallangoscia era quello di rievocarli, da sveglia, e al limite ridere delle proprie paure.
Nel sogno, si trovava a casa dei suoi genitori quando aveva sentito dei rumori provenire dalla stanza dingresso. Si era alzata piano dal letto e appena aperta la porta aveva visto un gruppo di scheletri intenti a camminare, a parlare tra loro con un linguaggio incomprensibile e a rovistare dappertutto in cerca di chiss cosa. Si era messa una mano davanti alla bocca per non urlare dalla paura e aveva pensato a dove potersi nascondere. Fuori dalla finestra aveva visto altri scheletri intenti a conversare. Era in trappola. Da un momento allaltro sarebbero entrati nella sua stanza e allora sarebbe stata la fine. Presa dalla disperazione, aveva quindi deciso di fare lunica cosa possibile: aprire la porta con indifferenza, fare finta che non ci fossero, chiedere al limite scusa se per caso si fosse scontrata con uno di loro e uscire di casa. Dopo aver inspirato a fondo, aveva fatto quanto si era ripromessa. Gli scheletri sembravano non accorgersi di lei. Teneva la mano sullelsa della spada, ma non aveva avuto bisogno di estrarla. Era arrivata alla porta dingresso, laveva aperta e una volta fuori aveva cominciato a correre a perdifiato. Dopo di che si era svegliata. Grazie a quel sogno unidea cominci a rullarle per la testa. Confusa allinizio, al punto che prefer mettersi a tavolino a scriverla, per non perdere il filo della logica. Il punto fondamentale era cercare di recuperare i disegni delle armi. Per farlo lunica possibilit sarebbe stata riuscire ad andare a Istanbul, e provare a fidarsi di Bayezid II, che era conosciuto nel mondo per lonest e la giustizia del suo regno. Karim El Rashid aveva approfittato della richiesta del sultano, magari voleva addirittura usare quelle armi contro il suo stesso re. Lavrebbe pagata. Ma per arrivare nel regno ottomano si doveva uscire da Roma evitando di farlo sapere al Borgia. Quasi impossibile: aveva spie dappertutto. E se, come gli scheletri del sogno, fossero riusciti a passargli sotto il naso, senza nascondersi, come se andassero a fare una gita fuori porta?
Potrebbe essere una buona idea rispose Leonardo mentre si grattava la barba. Ma ci farebbe seguire da qualche suo sgherro. 
Sono tutti dei farabutti come Sandraccio Corella?
Pi o meno, gente malfidata e corrotta. 
Era proprio quello che speravo di sentirvi dire! 
Che cosa intendi?
Abbiamo gioielli molto preziosi Borgia non lo pu immaginare. Se  gente che si fa corrompere, bene! Li corromperemo noi, perch ci lascino liberi. Qualche gioiello allandata e, se saranno stati zitti, altrettanto al nostro ritorno. 
Leonardo si gratt la barba furiosamente. Inizi a rigirare gli indici sempre pi velocemente e a camminare avanti e indietro, a lunghi passi e veloci. Sembrava matto, e forse un po lo era. 
Per la barba di Maometto! Non so se riusciremo in questo inganno, ma vale la pena di provarci. Per andr da solo,  troppo pericoloso per te.
Non ci pensate nemmeno, non avrete mica dimenticato che sono la migliore lama di tutta Roma? Sofia tir fuori la spada, la lanci in aria facendola roteare due volte e la prese al volo mentre ricadeva. 
Potevi ferirti disse Leonardo, rimasto senza fiato.
Per tutta risposta Sofia fece volare di nuovo la spada, ma in contemporanea al pugnale, e afferr entrambi mentre ricadevano. 
Va bene continu Leonardo alzando le braccia. Mi hai convinto. Prepariamoci a partire.
Il giorno dopo, Leonardo invi un biglietto a Cesare Borgia, annunciandogli la sua prossima partenza alla ricerca di alcune carte che gli sarebbero servite per completare i progetti delle armi. Il principe rispose ambiguamente, augurandosi che al ritorno non ci sarebbero stati pi indugi. Non fece minacce aperte, ma con lui non ce nera bisogno. Aggiunse che, per la sicurezza del maestro, avrebbe assegnato loro la scorta di uno dei suoi soldati. Tutto come previsto. Sofia sper solo che non si trattasse proprio di Sandraccio Corella, perch quello, animato comera dallo spirito di vendetta nei suoi confronti, non si sarebbe mai fatto corrompere. 
Giangiacomo Capriotti, il Salai, finse di disperarsi per il viaggio del maestro, mettendosi delle fette di cipolla sugli occhi per produrre le lacrime. Nessuno vi credette, anche perch lodore acuto del bulbo continuava a restargli addosso. Comunque, per evitare domande ed essere sicuro che non partisse con loro, Leonardo gli consegn ben venti scudi per mantenersi durante la loro assenza. Facendosi promettere che al loro ritorno gli avrebbe consegnato il resto. Come ebbe in mano il denaro, il Salai lo ringrazi, gli baci le mani e scapp via. Solo allora Leonardo tir fuori una mappa delle terre conosciute, tra lItalia e limpero ottomano.
Non sempre la strada pi breve  quella pi sicura. Potremmo andare nel Meridione, e imbarcarci a Otranto, visto che  in mano ai turchi. Ma le strade per arrivarci sono piene di briganti. 
Una volta mi avete detto che avete inventato una macchina volante. Potremmo usare quella.
In teoria potrebbe davvero volare, in pratica non  stata ancora sperimentata. E non vorrei essere il primo a provarla. 
Potremmo chiederlo a Sandraccio Corella ammicc la ragazza. 
Buona idea. Invece guarda: seguiremo la strada pi lunga. Viaggeremo per i territori della Chiesa fino a quelli dei signori DEste e Malatesta, per arrivare a Ravenna, che  in mano ai veneziani. Con una buona galea attraverseremo il mare Adriatico e giungeremo qui, nella Dalmazia, che  sempre veneziana. E con il nostro salvacondotto, in pochi giorni arriveremo a Istanbul.
Che poi sarebbe Costantinopoli.
Non la chiamare con il nome cristiano quando saremo laggi, se ci tieni alla testa. 
Le strizz locchio e Sofia non seppe se stesse scherzando o dicesse sul serio. Comunque sia, cancell il nome Costantinopoli dalla sua testa. Due giorni dopo erano pronti per partire e ancora lo sgherro di Cesare Borgia non si era fatto vivo. La mattina del terzo giorno, appena scesero con i bagagli e si apprestarono a salire in carrozza, videro arrivare di corsa un uomo vestito alla spagnola. Calzoni larghi chiusi in fondo da un paio di stivaloni di cuoio, una camicia piena di ghirigori e svolazzi con sopra una giubba di pelle marrone scuro, che un tempo doveva essere chiara. La puzza li raggiunse prima delluomo. Davanti a lui, dalla parte dello sciabolone, trotterellava un cane dallaspetto minaccioso. Come collare aveva una striscia di cuoio con dei chiodi infilzati e luomo faceva fatica a tenerlo.
Ojo! disse. Usted eres Leonardo? Siete el maestro Leonardo da Vinchi? 
Leonardo da Vinci lo corresse Sofia. E voi chi siete? 
Si lev il cappello e lo fece sventolare a mo di saluto, anche se sembrava volesse scacciare delle mosche.
E Usted debes ser la signorina estraordinaria con la spada, Sofia! 
Giusto, e voi, ripeto, siete?
Don Lorenzo Luis Juan de Lope y Castilla y Moreno y Tarragona, mandato da sua altezza el principe Zesare Borscia e proteggere el maestro Leonardo, insieme contigo. Ma potete chiamarme Juan y basta. E lui  Dragos, mi compaero! 
Il cane, un mastino nero dal muso rugoso, abbai con forza, quasi a voler sottolineare che cera anche lui. In effetti, tra i due sembrava il pi pericoloso.
Bene, Juan e basta disse Leonardo. Avete portato il vostro bagaglio?
No tengo bagaglio, seor! A un vero soldado spagnolo serve solo un vestido, una camisa e un paio de stivali. 
E sicuramente disse Sofia a bassa voce non gli servir il sapone. Mi sembra che tu sia pi profumato del tuo padrone aggiunse accarezzando il mastino. 
Il cane le si strusci pi volte addosso, leccandole la mano, sotto lo sguardo stupito dello spagnolo.
Es la primera vez che se comporta cos. De solito morde tutti. Todos. 
I cani rispose Sofia comprendono molto pi degli uomini dove sta il pericolo e dove il buono e il cattivo. 
Andiamo, dunque disse Leonardo. Venezia ci attende.
Non ci fu bisogno di spiegazioni con Sofia: ingannare lo sgherro di Cesare Borgia sulla reale destinazione era una prudenza ulteriore. La carrozza era pronta per partire: i cavalli, due frisoni neri dallo sguardo fiero, scalpitavano e il cocchiere, un vecchio e fidato conoscente di Leonardo, faticava a tenerli a bada. La mattina era fresca e umida e dalle froge dei cavalli usciva un vapore bianco. Sofia si avvicin al cocchiere, non tanto per fare conversazione, perch era del tutto muto, ma per lasciare Leonardo da solo con quel bizzarro don Juan. In modo da cercare di corromperlo e convincerlo cos a lasciarli andare via da soli. In serata giunsero senza contrattempi in vista delle possenti e antiche mura di Spoleto. E qui, forse per lantica presenza in quei luoghi di san Francesco, secondo Leonardo avvenne un doppio miracolo. 

8.

Il primo miracolo fu imbattersi in una locanda aperta, nonostante lora tarda, con tanto di stalla per i cavalli, giusto fuori le mura. Il secondo fu trovare allinterno della locanda, lOca Grassa, un vino dal profumo straordinario, che loste chiamava Sagrantino. Lo spagnolo vi si gett a capofitto e ne trangugi tre boccali. Non contento, gi traballante, si prese unintera caraffa e usc. La mattina dopo, appena passata lalba, Sofia e Leonardo lo trovarono completamente ubriaco, dentro la stalla, abbracciato alla caraffa di vino ormai vuota. 
Lo svegliamo?
Proviamo con qualche calcio.
Prima timidamente, poi con sempre maggiore forza cominciarono a prendere a calci don Juan, mentre il mastino, anzich difenderlo, scodinzolava allegramente. Niente da fare. 
Lasciamolo qui sugger Sofia. Quando si sveglier, e si accorger che siamo partiti senza di lui, gli verr una paura colossale per aver tradito le consegne del principe Borgia. Non dir nulla, anzi, sono convinta che non torner pi nemmeno a Roma. Meglio ancora che comprare il suo silenzio.
Leonardo le sorrise con tutti i denti. Sei pi astuta di una faina! Hai perfettamente ragione e io dovr stare attento a come mi comporto!
E di lui Sofia indic il cane, che ne facciamo? Lo lasciamo qui a vegliare il padrone?
Lasciamo decidere a lui. Allontaniamoci: se ci verr dietro lo porteremo con noi, visto che mi sembra andiate molto daccordo. Se invece si accuccer accanto a lui, lo lasceremo qui. Che ne dici?
Se io sono astuta, voi siete molto saggio.
Tornarono indietro, verso la carrozza, senza voltarsi. A Sofia dispiacque non sentire il rumore delle zampe di Dragos, daltra parte aveva ragione il maestro: era giusto che il cane scegliesse. Ma nel momento in cui afferr la maniglia della carrozza per salirvi sopra, si sent leccare la mano. 
Dragos! esclam, tutta contenta. Monta su, allora. Hai fatto unottima scelta.
Leonardo annu, ma il sorriso appena accennato spar presto dal suo volto. Il viaggio sarebbe stato ancora lunghissimo, e non privo di pericoli. In un paio di giorni, se tutto fosse andato bene, sarebbero arrivati al porto di Ravenna. Sperando in una brezza leggera, avrebbero toccato la Dalmazia in un giorno e una notte. Tuttavia prima di raggiungere il confine turco, avrebbero dovuto passare per il regno dUngheria. In quel periodo era devastato, a quanto se ne sapeva, dalla lotta per la successione del regno di Valacchia di Vlad Drakul, il pi spietato e terribile sovrano che lEuropa avesse mai conosciuto. Aveva labitudine di impalare i suoi nemici e lasciarli morire agli angoli delle strade per incutere ancora pi timore. 
E poi, ammesso che fossero riusciti ad arrivare alla corte di Bayezid II, quale sarebbe stata la loro sorte? Il sovrano, che pure era noto per la sua giustizia, li avrebbe ascoltati? Una cosa aveva taciuto a Sofia: che se non fossero riusciti nellintento di recuperare i progetti segreti, non sarebbero pi potuti tornare a Roma. Cesare glielavrebbe fatta pagare. Lunica consolazione sarebbero stati i gioielli che aveva portato con s, sperando che nessuno glieli rubasse. Con quelli si sarebbero potuti sistemare da qualche parte, magari in Francia, presso il re Luigi, o alla corte di Massimiliano, imperatore del Sacro Romano Impero. Ma in ogni caso, Sofia non avrebbe potuto rivedere i suoi genitori. Mai pi. 
Tutto prosegu secondo le previsioni fino allarrivo a Ravenna. Giunsero al porto nel primo pomeriggio, scaricarono i bagagli allimbarcadero e Leonardo salut il cocchiere con un grande abbraccio. Aveva la sensazione che non lavrebbe pi incontrato. Un amico fedele, muto da quando Cesare Borgia gli aveva fatto tagliare la lingua per aver inveito contro le tasse raddoppiate da papa Alessandro sesto. Per questo motivo ancora pi fidato, non avrebbe potuto parlare nemmeno sotto tortura. Senza farsene accorgere, gli infil un rubino nella tasca della giacca: quando lo avrebbe trovato sarebbe stato ormai lontano e lui odiava i ringraziamenti. 
Quale sarebbe la nostra nave?
Leonardo si guard intorno. In effetti la confusione, tra la gente sul porto e le navi alla fonda, era totale. Sofia aveva mantenuto per tutto il viaggio laspetto di un ragazzo, con i capelli biondi raccolti sotto un cappellaccio. Braghe e giubbotto completavano il travestimento.
Prova a sentire, laggi, ma stai attenta. 
Leonardo giudic che cos camuffata sarebbe potuta entrare senza problemi in una locanda del porto per chiedere informazioni, mentre lui sarebbe restato a guardia dei bagagli. In quellambiente di ladri, per farsi derubare sarebbe bastato un attimo di distrazione. Con la mano sullelsa della spada, Sofia si diresse verso unosteria vicina. Stava per varcarne la soglia, quando ne uscirono due ubriachi rotolandosi per terra e dandosele di santa ragione. Alcuni marinai fecero capannello intorno a loro, incitando ora luno ora laltro. 
Si stava mettendo da parte quando qualcuno, forse per farle uno scherzo, le dette uno spintone e la butt nel mezzo tra quei due, fino a inciampare su di loro e cadere. Quasi si fossero messi daccordo e avessero rinunciato entrambi a combattersi, i due avventori, passato il primo momento di sorpresa, si alzarono e tirarono fuori i coltelli, puntandoli contro Sofia. Le urla della gente intorno cessarono quasi del tutto: una rissa tra ubriachi si stava trasformando in qualcosa di molto pi interessante e pericoloso. Due uomini contro un ragazzo: ci sarebbe scappato il morto. 
Lasciatemi passare disse calma Sofia, cercando di fare il pi possibile la voce da uomo. Non voglio guai.
Li hai gi trovati, ragazzo rispose uno dei due facendo oscillare il coltello.
Ben detto, amico gli fece eco laltro. Questi gli effetti del vino: da nemico ad amico e da amico in nemico, in un attimo. A un tratto quei due erano alleati contro di lei. Le si misero ai lati, una tecnica per impedire allavversario di poter controllare tutti e due insieme. 
Per favore ripet Sofia, mentre la mano stringeva sempre di pi lelsa.
I favori li fanno i santi disse il primo, e noi due santi non lo siamo per niente.
Sghignazzarono entrambi e si mossero verso di lei agitando i coltelli. Sofia cap che ogni altra parola sarebbe stata inutile. La spada usc dal fodero con un sibilo sinistro e la gente intorno fece qualche passo indietro. Invece di aspettare lattacco, Sofia si gett in mezzo a loro, a testa bassa, ferendoli alle gambe. Entrambi gridarono, sia per la sorpresa sia per il dolore, pur avendo solo un piccolo taglio. Era ci che voleva Sofia: si chiamava colpo di avvertimento. Come a dire, state attenti, potrei fare di meglio. Maledetto ragazzo, ti strapper le budella! 
Uno dei due le si avvent contro, con il pugnale allaltezza della pancia. Facendo perno sul piede sinistro, Sofia si scans e mentre quello continuava la sua corsa gli dette una staffilata sulla schiena, aprendogli la camicia. Mentre cadeva a terra, urlando di dolore, laltro le si gett addosso. Sofia si lasci cadere allindietro, caric gli stivali sullo stomaco del suo assalitore e lo fece volare in aria, gettandolo sopra laltro che si trovava ancora a terra. Rialzatasi in un baleno, gli appoggi la punta della spada sulla gola.
Posso affondarla, se preferite morire. Oppure aiutate il vostro compare ad alzarsi e andatevene via. Se vi rivedo, non sar cos clemente. 
I fumi del vino se nerano andati, ed entrambi si allontanarono. Mezzi ubriachi s, ma non stupidi al punto da farsi ammazzare. La gente si raccolse intorno a Sofia: chi le dava una pacca sulle spalle, chi lapplaudiva, chi le faceva i complimenti.
Sei forte ragazzo, vieni che ti offriamo da bere! Te lo meriti davvero. Non si  mai visto nessuno cos abile con la spada e generoso con i suoi avversari. 
Grazie, ma ho fatto un voto e per un mese intero non posso bere.
Fu la prima scusa che le venne in mente, ma funzion.
Giusto, i voti sono sacri. Io sono andato a piedi a Roma, per la grazia ricevuta, dopo che uno squalo aveva voluto assaggiarmi, prima di cercare di mangiarmi del tutto. 
Luomo si tir su le braghe e mostr a tutti una gamba di legno. 
Per disse Sofia potreste aiutarmi a trovare una nave che arrivi sulle coste dalmate. Il mio padrone e io dovremmo imbarcarci. 
La Bella Veneta dovrebbe partire oggi disse luomo dalla gamba di legno.  una bella cocca, e il capitano  mio amico. 
C anche il sambuco di quel turco rinnegato di Al Melk intervenne un altro, pi veloce. E oggi il vento  levantino, buono per correre.  sveglio e non fa domande, gli basta essere pagato, conosce le coste dalmate meglio di chiunque altro ed evita a tutti di fare incontri sgraditi.
Quel tizio le strizz locchio, non avrebbe saputo dire per quale motivo, ma aveva capito che quel ragazzo e il suo padrone avevano bisogno della massima segretezza. Cos fu scelta la barca di Al Melk. Per due ducati, vi giuro sulla Bibbia e sul Corano, cos metto daccordo cristiani e musulmani, che entro un giorno sarete nella Dalmazia veneziana. 
Il sambuco era una barca dallo scafo basso, dotata di due vele triangolari. Quando si imbarcarono era gi il tramonto e le nuvole si erano tinte di rosso. A Sofia e Leonardo quellimbarcazione sembr troppo piccola, ma entrambi tacquero per non spaventare laltro. Anche Dragos si accucci tra le gomene, con la piccola coda tra le zampe, mentre Sofia gli accarezzava il testone. Quando Al Melk tir su lancora e sciolse le vele, entrambi, ma ciascuno per proprio conto, mormorarono una preghiera. Ne avrebbero davvero avuto bisogno.

9.

Cesare Borgia guardava il suo servitore come un cane affamato pronto ad azzannare un osso polposo. Juan gli si era presentato davanti, prostrandosi quasi fino a toccare terra, con il cappello in mano. Perdonateme, principe.  andato todo bien fino a Spoleto, non li ho persi de vista neanche por un attimo. Poi ment qualche loro complice maldido en la maldida locanda me deve aver colpito a tradimento. Quando me sono alzado ellos se nerano gi andati. Desaparecidos. Nada. Nessuno.
Ma davvero? 
Ve lo sciuro su la santissima Trinidad! Juan si fece il segno della croce. Che Jesus me mandi un fulmino ahora mismo, se non digo la verit.
Per carit, se ti colpisse veramente potrebbe andare gi anche il Palazzo Vaticano. 
Cesare Borgia rise e fece cenno agli uomini che aveva intorno di sghignazzare a loro volta. Anche Juan si un allilarit generale.
E dimmi prosegu il Borgia, in quanti erano i complici di messer Leonardo e di quella ragazzaccia?
Non saprei, me hanno colto de sorpresa, ma de minimo dieci, yo pienso.
Addirittura! esclam Cesare Borgia. Avete sentito, miei uomini? In dieci ci si sono messi per battere il povero Juan. Tutti complici di Leonardo. Un uomo astuto e terribile, questo scienziato. E il tuo feroce cane, immagino sia morto per difendere il suo padrone.
La voce del principe si faceva sempre pi sprezzante e a ogni sua parola gli uomini intorno alla tavola ridevano in modo sguaiato. Nonostante lintelligenza non facesse parte delle virt di Juan, questi cominci a pensare che il principe non credesse a una sola delle sue scuse. Inizi ad avere paura, molta paura. Qualche goccia di sudore gli imperl la fronte e le gambe cominciarono a tremargli. Da inginocchiato prov ad alzarsi.
Chi ti ha dato il permesso di alzarti, bestia! gli url in faccia il principe. Sandraccio, avvicinati e odoragli il fiato.
Con il solito ghigno per il quale non si capiva se stesse facendo una smorfia o sorridesse, Sandraccio Corella si avvicin al suo compagno e gli prese il mento con una mano. Si ritrasse un istante dopo, con un moto di disgusto. Puzza di vino marcio, mio principe.
Lo sospettavo sussurr il Borgia.
Un momento dopo, la sua rabbia esplose. Con un calcio butt a terra Juan, e con lo staffile che teneva sempre con s gli dette la prima scudisciata sulla schiena, cos forte da aprirgli la giubba di velluto.
Vedi, razza di idiota, se tu avessi strisciato davanti a me, chiedendomi perdono per esserti ubriacato e esserteli cos lasciati sfuggire, ti avrei dato due calci nel sedere e ti avrei spedito a spalare la cacca dei miei cavalli. Ma tu, piccolo uomo, hai tentato di ingannarmi. 
Una seconda staffilata colp Juan sulle gambe, facendolo urlare di dolore.
Vuoi dirmi la verit, adesso? 
Un terzo colpo di frusta sulla mano disegn sulla pelle una striscia di sangue. Juan si mise a piangere.
Perdono, padrone. Perdono! Allimprovviso perse laccento spagnolo, che si era inventato per entrare al servizio dei Borgia, che erano appunto spagnoli. Cesare e Sandraccio si guardarono, stupiti. Avete ragione prosegu, mi sono ubriacato e quando mi sono svegliato, nel pomeriggio, se lerano filata. Per quando siamo partiti hanno detto che sarebbero andati a Venezia. 
E allora perch non li ha inseguiti? Un uomo a cavallo viaggia al doppio della velocit di una carrozza. 
Non avevo pi soldi, padrone piagnucol ancora. Forse me li hanno rubati loro. 
Cesare Borgia alz gli occhi al cielo. Quelluomo non era solo bugiardo ma pure stupido. La colpa, per, era anche sua: non avrebbe dovuto affidargli quella missione, malgrado gli fosse sembrata semplice. Dopo aver rifilato a Juan, o come diavolo si chiamasse, unaltra staffilata, con meno forza e convinzione di prima, ritorn a sedersi. Fece cenno a Sandraccio di portargli da bere. Nellandare a prendere un ippocrasso, il vino speziato con miele, il preferito dal suo padrone, Sandraccio si accorse di un ragno sulla caraffa. Fece un salto allindietro e lo tolse con la punta della spada, evitando che Cesare si accorgesse di quella sua fobia: lo avrebbe preso in giro fino alla morte. Lui, uno dei suoi uomini pi fidati, non poteva avere paura di un minuscolo insetto, ma era cos, fin da bambino, e non ci poteva far nulla. Il principe Borgia si scol un boccale intero di ippocrasso. 
Secondo te, dove sono andati?
Se hanno detto Venezia, probabilmente sono andati da unaltra parte, mio principe.
 quello che pensavo anchio, ma dove, maledizione? E perch si sono liberati di quel deficiente di Juan?
Potrebbero non averlo fatto apposta, lo hanno visto ubriaco e hanno proseguito senza di lui, semplicemente.
No, c dellaltro, ne sono sicuro, e tu dovrai scoprirlo.
Comandatemi, principe. Sandraccio poggi un ginocchio a terra e chin la testa. Il mio braccio e il mio cuore sono al vostro servizio.
Dopo aver fatto uscire gli altri uomini, compreso Juan, destinato alle stalle, i due discussero a lungo. Alla fine, con in mano un sacchetto pieno di monete doro e dargento, Sandraccio Corella si allontan. Nessuno, in quel momento, poteva immaginare quanto sarebbe durata la sua missione, ma di sicuro lavrebbe portata a termine, a costo della propria vita, o meglio, a costo della vita degli altri.
Il sambuco scivolava leggero sul mare Adriatico, spinto da una brezza che faceva appena increspare lacqua. Al Melk, nonostante la pancia prominente, si muoveva agile tra le due vele, ora fissando il timone a una cima, ora riprendendolo per orzare, al fine di risalire la direzione del vento. Prima ancora che tramontasse il sole, la costa ravennate era scomparsa allorizzonte e lunica luce, a parte le stelle in cielo, era una lampada a olio fissata sopra lalbero principale, e protetta contro il vento da quattro vetri rossi. Sofia la osservava con curiosit.
Posso cambiare i vetri le disse Al Malk. La notte il rosso si vede di pi, e la paura di scontrarmi con qualche galea  superiore a quella di essere visto dai miei amici pirati. Il bianco significa invece che sono in difficolt e cerco aiuto, il verde che sto pescando e il giallo il giallo  speciale.
Mentre Leonardo gi ronfava, con un mantello fin sopra la testa, a Sofia non sfugg lo strano sorriso di Malk.
Che cosa intendi per speciale? 
Il giallo  il colore della peste! Vorrebbe dire che ho degli appestati a bordo, cos  meglio starmi alla larga. Una volta ho messo in cima al pennone una bandiera gialla, oltre ai vetri. Ma non era vero, portavo un carico di spezie orientali e pietre preziose. Anche se sospetti che sia tutto un trucco,  meglio non rischiare. 
Pirata, contrabbandiere, bugiardo. Sofia si convinse che per denaro Al Malk li avrebbe venduti a chiunque. Si costrinse a non prendere sonno, ma il dondolio del sambuco e il mare calmo la vinsero. Apr gli occhi dimprovviso, colpita dal primo raggio di sole che sorgeva davanti a lei. Il pugnale e la spada erano al loro posto e Leonardo dormiva ancora, come Malk, che era appoggiato al timone. Fece per avvicinarsi e scuoterlo, quando lui apr gli occhi. 
Si pu dormire con gli occhi aperti e restare svegli a occhi chiusi, ragazza. La voce risuon minacciosa. Che cosa volevi fare?
Niente, temevo dormissi
Stiamo arrivando Malk sput in acqua. Osserva quella linea azzurra allorizzonte.  pi scura del mare perch non  il mare, ma la costa dalmata, il porto di Veglia.
Leonardo si era svegliato quando ormai erano vicinissimi alla costa. Contenta di essersi sbagliata sul conto di Malk, Sofia si copriva gli occhi con la mano a coppa, per proteggersi dal sole. Veglia ormai appariva con le guglie delle sue chiese, le torri di avvistamento e il faro. Dimprovviso la barca vir bruscamente, come se avesse dovuto evitare uno scoglio. E Leonardo sarebbe potuto cadere in acqua, se Sofia non gli avesse afferrato la veste. La ragazza si volt quindi verso Malk, con lo sguardo interrogativo e sospettoso. Lui le indic qualcosa, puntando il dito verso la cima del faro. Sopra di esso sventolava unenorme bandiera gialla: la peste. 

10.

Non possiamo attraccare disse Malk, e anche se lo facessimo, c il rischio di essere presi ad archibugiate. Quando la peste infuria, il paese va in quarantena, nessuno pu uscire e nessuno pu entrarvi, per evitare il diffondersi del contagio. 
Se fossi un buon cristiano intervenne Leonardo, mi rivolgerei a san Cristoforo, santa Marta, san Lorenzo e san Rocco, i santi protettori dalla peste. Ma dal momento che credo in un solo Dio, che i diversi popoli chiamano con nomi diversi, mi asterr dalla preghiera. 
Dopo di che, Leonardo chiuse gli occhi e si mise ad accarezzarsi la barba. Malk guard prima lui, poi Sofia, con una smorfia, battendosi lindice vicino alla tempia, come a chiederle se fosse matto. Sofia scosse la testa.
 un uomo di unintelligenza eccezionale, ma a volte sembra un po fuori dal tempo e dallo spazio. Segue i suoi ragionamenti e nientaltro. Per credimi,  un genio.
Se lo dici tu allora chiedi al tuo genio se ci libera dalla peste.
Non hai capito, non  un genio dotato di poteri magici, ma solo una persona molto intelligente.
Malk sput ancora fuori dalla barca, sulla quale aveva calato le vele. Allora ci penser Malk a togliervi dimpaccio. Scenderemo lungo la costa, fino ad arrivare a un porto sicuro, ma questo vi coster altri denari.
Uno scudo veneziano disse Leonardo. Non un soldo bucato di pi.
Quando si trattava di soldi, ormai Sofia lo sapeva, Leonardo tornava in s, per poi ricadere in quella strana forma di assenza, in cui i suoi pensieri lo portavano a estraniarsi dal mondo. Malk accett, anche perch non conveniva a nessuno litigare in quelle circostanze. Con uno scudo veneziano in pi in saccoccia avrebbe potuto ubriacarsi per almeno tre giorni in qualche locanda della Dalmazia, dove il vino costava poco e le donne erano tutte allegre e simpatiche. Senza dimenticare di allontanarsi il pi possibile dalla peste. 
Centocinquantanni prima la peste aveva colpito come il pi potente castigo divino mai sceso sulla terra. Ogni famiglia, dal ricco al contadino, aveva subito almeno una morte. Le pi grandi citt europee avevano perso pi delle met della popolazione. La mancanza di braccia aveva provocato, in aggiunta, anni e anni di carestie. Sembrava la fine del mondo. Era un morbo di origine sconosciuta, chi diceva provenisse dalle profondit della terra, chi dal cielo, dal vento o dalle nuvole. 
Qualche profeta, che andava vestito di stracci girando paese per paese, preso talvolta per pazzo ma anche creduto, diceva che lorigine della peste provenisse dalle pustole del diavolo. Le aveva sparse per il mondo per accaparrarsi le anime dei peccatori. Lunico modo per difendersi era abbandonare ogni ricchezza, fosse grande o piccola, e andarsene in giro a portare tale novella. Poi per morivano di peste anche questi profeti. 
La grande peste era finita, ma da quellepoca, ogni tanto, scoppiava un focolaio dinfezione in qualche paese, dimprovviso, forse per punire i peccatori al suo interno. Durante la navigazione, che procedeva sotto costa scendendo lungo il mare Adriatico, Malk raccont terribili episodi sulla peste e sui bubboni che crescevano a mano a mano sulla pelle. Sofia non smetteva di guardarsi le braccia, per vedere se per un caso disgraziato quei segni mortali comparissero anche sulla sua pelle. 
Sciocchezze esclam Leonardo.
Anche questa era una sua caratteristica: se pure sembrava perso nei suoi pensieri e addirittura si metteva a gesticolare e a parlare da solo, in realt continuava a sentire ci che gli altri dicevano. 
Tutte sciocchezze ripet frutto dellignoranza e della superstizione. La peste  solo una malattia, come la malaria, lo scorbuto, la pellagra, la gotta e tante altre. Presto o tardi la scienza ne comprender lorigine e trover il modo di debellarla. Duemila anni fa il medico Ippocrate trov il modo di combattere la febbre, usando le foglie e la corteccia del salice piangente.
Anche la peste? chiese Sofia.
No, che io sappia.
Maestro, che cosa centra allora?
Non centra per niente, perch tutto dovrebbe entrare in qualcosa? Come si chiama una grande botte? Un bottone! Eppure la botte non pu entrare nel bottone.
Ci detto, Leonardo si spost a prua, cercando di guardare verso lorizzonte. Ancora una volta Malk si volt verso Sofia.
Per me il tuo padrone  proprio matto sussurr. E se, come dici tu,  eccezionalmente intelligente, io preferisco essere stupido.
Come suo solito, fin il ragionamento sputando fuori bordo. Il vento per aveva cambiato direzione, per cui lo sputo, invece di finire in mare e lontano, gli ritorn in faccia. 
Dopo unaltra mezza giornata di navigazione, giunsero in vista del porto di Zara. Sui pennoni del porto non appariva nessuna bandiera gialla. Il sambuco attracc in un silenzio irreale. Il porto di Zara era un punto dincontro di popoli e navi, con un fiorente commercio di spezie, pietre preziose e tessuti che arrivavano dal lontano Oriente con le carovane. Si sentivano parlare decine di lingue, tutte diverse, grida, risate e litigi: ma non quella volta. 
Dragos si mise ad annusare con forza, tirando Sofia che faceva fatica a trattenerlo. 
Che cosa c? Perch sei cos agitato?
Lo comprese un istante dopo: sugli spalti apparvero due soldati, armati di picca e di spada, che iniziarono a correre verso di loro. Si sbracciavano e gridavano, ma non si capiva che cosa stessero dicendo. 
Sofia tir fuori la spada: con gente che non conosci meglio offrire una lama ben dritta piuttosto che la testa. La lama si pu sempre riporre nel fodero, la testa, una volta staccata, non si pu riattaccare. Una volta pi vicini Sofia li riconobbe per soldati veneziani, ma era sempre meglio essere prudenti.
Pazzi! grid uno di loro. Cosa vi  saltato in mente di approdare? Non avete visto le bandiere?
Quali bandiere? rispose Sofia. Non ne vedo.
Quelli si guardarono intorno, poi infilarono una serie di maledizioni, una pi terribile dellaltra. 
Volete spiegare prego intervenne Leonardo il vostro linguaggio volgare?
La posa austera di Leonardo e, non da meno, la punta della spada di Sofia, li calmarono. Perdonateci, ma c la quarantena qui a Zara. Qualche bandito idiota deve avere tolto le bandiere gialle. Lungo tutta la costa scorre la peste, forse portata dai pirati turchi.
Malk cominci a darsi pugni sulla testa lucida, a tirarsi i lunghi baffi spioventi, a battersi la grassa pancia come fosse un tamburo e a inveire contro se stesso.
Stupido di un turco rinnegato, che i tuoi antenati possano essere impiccati una seconda volta. Non dovevi partire o dovevi buttare ai pesci i passeggeri e tornartene a Ravenna.
Sofia scosse la testa. 
Ti avrei prima buttato io a mare gli disse.
Ma non saresti stata capace di governare la barca!
Lo avrei imparato alla svelta.
Il sambuco prende ordini solo da me.
Facciamo a gara se il sambuco obbedisce a te o Dragos a me. Ti conviene stare attento.
Il mastino stava digrignando i denti e dalla sua bocca usciva un brontolio feroce. 
State tutti calmi ordin Leonardo, che si rivolse quindi ai due soldati. 
Siamo invitati alla corte del sultano Bayezid II e disponiamo di un salvacondotto diplomatico. Dobbiamo raggiungere Istanbul a tutti i costi.
Ormai siete anche voi in quarantena. Dovete fermarvi qui, fino a che la peste non sia passata, o che passiate voi a miglior vita.
Malk tent la fuga. Si gett quasi sul sambuco e prov ad alzare la vela, ma nella fretta non aveva sganciato la gomena dalla bitta. Tenuto sotto tiro dalla balestra di uno dei soldati, riaccost e risal sul molo. 
Dovete registrarvi presso il capitano di giustizia,  lui che governa la citt adesso.
Con una guardia davanti e una dietro, i tre si incamminarono allinterno della citt. Il sole, al tramonto, vestiva di ombre e luci le basse case bianche. Tutte le botteghe erano chiuse, e il silenzio irreale dei vicoli era rotto soltanto dal rumore dei loro passi. Ogni tanto Dragos dava degli strattoni, forse incuriosito da qualche odore, e Sofia lo tratteneva, temendo che scoprisse qualche cadavere abbandonato. Lunica cosa di vivo era un forte odore di lavanda.
Credono che lodore basti a tenere lontani i miasmi pestiferi disse Leonardo con aria sprezzante. Tipico dei ricchi e degli ignoranti. Cospargersi il corpo di profumo per coprire la puzza, quando basterebbe lavarsi una volta al giorno con acqua e lisciva.
Io mi lavo due volte lanno afferm Malk, in primavera e in autunno, e non mi sono mai ammalato.
Non ne dubito rise Sofia, anche le malattie temono il tuo odore.
Dalla piazza di una chiesa, deserta come il resto della citt, sinfilarono in una stretta strada, tra due cinte, che finiva davanti a un ponte levatoio. 
Parola dordine! grid qualcuno dallinterno.
Venezia o morte! rispose uno dei due soldati.
Il ponte levatoio si abbass velocemente e Leonardo, Sofia e Malk, insieme a Dragos, furono quasi spinti allinterno. La scena che si apr davanti ai loro occhi li lasci sbalorditi. 

11.

Una folla impressionante riempiva la piazza del castello. La citt era apparsa deserta, e sembrava che tutti si fossero riuniti allinterno delle mura. Donne cariche di ceste, bambini che scorrazzavano da ogni parte e uomini che a gruppi di quattro o cinque facevano capannello e discutevano. Un soldato grid loro di avvicinarsi a un posto di guardia.
Entrate! Pi che un invito era un ordine.
Il capitano di giustizia sedeva dietro una scrivania, piena di fogli, penne doca, timbri e sigilli sparsi su tutta la superficie. Documenti chiese senza tanti complimenti e senza alzare lo sguardo dalle carte. 
Io sono Leonardo da Vinci e costei che mi accompagna  la mia guardia del corpo, Sofia dei conti Guidi di Toscana.
Il capitano alz appena lo sguardo. Una donna guardia del corpo? Ne ho sentite tante di menzogne, ma questa le supera tutte. Si chiamano serve, oppure in altro modo ancora.
A Sofia mont una rabbia tale che Dragos la percep e si accucci con la coda tra le zampe. Forse per la stanchezza del viaggio, la paura della peste, o perch la situazione appariva senza sbocco, Sofia non riusc a trattenersi, sfil la spada dal fodero e sbatt la lama sul tavolo.
Posso avere lonore di dimostrarvi che una donna, quale io sono, pu saper combattere meglio e pi di un uomo?
Che mi prenda un colpo! replic il capitano. Come ti permetti? Ora ti faccio vedere io.
Al Malk stava per intervenire: in fin dei conti quella ragazza gli era simpatica con il suo carattere focoso, ma Leonardo lo ferm con il braccio, invitandolo anzi a mettersi da parte. Il capitano prese a sua volta una spada appesa a una sedia e la sfil dal fodero.
Un momento disse Sofia. 
Fra gentiluomini  uso scommettere sul vincitore. Accettate? 
Perch no? rise. Che cosa proponi? 
Lei scambi velocemente unocchiata con Leonardo, che comprese. Quella ragazza era pi astuta di una volpe.
Se vincete voi, sar la vostra schiava per un mese. Ma se vinco io, darete a messer Leonardo e a me un lasciapassare, e una carrozza per poter proseguire il nostro viaggio. Un duello al primo sangue, ci sono gi troppi morti, oppure al primo che si arrende. Date la vostra parola?
Daccordo, ragazza, hai la mia parola di ufficiale. Ho giusto bisogno di qualcuno che faccia le pulizie nelle latrine dei miei soldati. Ti passer la voglia di fare la sbruffona aggiunse luomo con un ghigno. Andiamo fuori di qui, sar pi divertente vederti in ginocchio di fronte a tutti. 
La voce si era sparsa in un battibaleno tra i sottoposti del capitano. Tutti si aspettavano che avrebbe dato una lezione con i fiocchi a quella ragazza. Quando i due contendenti si misero luno di fronte allaltra, molta gente cominci a spingere per vedere meglio il combattimento. Un diversivo, dopo giorni e giorni di noia totale, scandita dalla paura che la peste arrivasse fin dentro le mura. 
Intorno a Sofia e allufficiale si era formato un cerchio e gi cominciavano a fioccare le scommesse, tutte a favore delluomo. Solo un vecchio, magro e con una lunga palandrana che gli scendeva quasi fino ai piedi, decise di puntare sulla vittoria di Sofia. I capelli bianchi erano sciolti sulle spalle e sopra la bocca sottile portava un paio di baffi folti e rigidi come due bastoni, e in pi punti modellati dal sego, che conferiva loro la robustezza. Un uomo fiero che, nonostante let, incuteva timore con il suo solo sguardo. 
La ragazza vincer disse al giovane accanto a lui.
Hai scommesso molti soldi su di lei, padre. Come fai a essere sicuro della sua vittoria?
Hai visto il suo sguardo? O ti sei perso dietro la sua bellezza?  decisa, senza essere arrogante, al contrario del suo presuntuoso avversario. Il quale, vedrai, tra poco commetter una stupidata.
Nessuno riusc a comprendere il significato delle loro parole: venivano da un paese straniero e parlavano una lingua sconosciuta.
Non aveva quasi finito di dirlo che un soldato porse al capitano una caraffa di vino. Lui lafferr e se la port alla bocca e non smise di bere fino a quando non lebbe vuotata. La scaravent quindi a terra, distruggendola e ridendo sguaiatamente.
Visto? Si pu bere in battaglia, ma solo dopo la vittoria, farlo prima significa annebbiare la mente.
Il giovane annu: aveva parlato lesperienza di battaglie che suo padre aveva combattuto, perso e vinto infinite volte.
Osserva, adesso concluse il vecchio.
Con un grido il capitano si avvent contro Sofia, mulinando la spada e cercando di colpire forte la sua, in modo da farle mollare la presa e vincere facilmente. Sofia sapeva che in quel modo lui avrebbe perso e inizi ad arretrare. Laltro la incalzava e lei si muoveva sempre indietro, rifiutando il contatto delle due lame. Lufficiale rideva, sempre pi convinto della vittoria che ormai era quasi certa: il cerchio si era allungato e Sofia poteva quasi sentire il respiro delle persone dietro di lei.
 spacciata, padre disse il giovane. Mi dispiace, ma hai perso.
No, conta fino a cinque e vedrai.
Era giunto a tre, quando Sofia, schivato lultimo colpo, rotol in mezzo alle gambe del capitano. Di piatto lo colp alle gambe, costringendolo in ginocchio. Si rialz rapida e gli appoggi la punta della spada sulla nuca. Luomo cominci a imprecare in tutte le lingue che conosceva. Uno dei soldati prov a estrarre la spada a tradimento, per aiutare il suo capitano. Ma si trov il pugnale del vecchio alla gola, e una goccia di sangue gli scivol dentro la giubba.
Mio padre non  uso a perdonare chi tradisce disse il giovane, parlando in italiano con un forte accento esotico ma se rimetterete la spada nel fodero, credo sia pronto a fare uneccezione.
Leonardo da Vinci si fece largo tra la gente. Dragos, che per tutto il tempo aveva ringhiato, era tenuto ben stretto da Malk. 
Credo sia inutile proseguire disse. Sarebbe evidente anche a un asino che Sofia dei conti Guidi ha vinto. Prima che ritragga la spada, chiedo al capitano che onori la sua promessa. 
Forse sono uno stupido, ma anche un uomo donore. Avrete la carrozza, ma a vostro rischio e pericolo. Una volta usciti di qui, i miasmi della peste vi potranno attaccare. 
Cos sia concluse sorridendo Leonardo.
Decisero di partire allalba, il giorno successivo. La sera, con un po di legna, lacciarino e la pietra focaia, un lucente sasso di pirite, Leonardo accese un fuoco sopra gli spalti. Vista da sopra, la citt, senza un solo lume, appariva deserta. Mangiarono quel poco che erano riusciti a trovare, un po di pane secco e del formaggio duro quasi come un sasso. Presero anche lacqua dal pozzo, sperando non fosse infetta. Mentre discutevano sulla prossima partenza, videro arrivare due figure verso di loro. Al buio allinizio non li riconobbero: Sofia mise mano al pugnale e Malk si tir su le maniche. Quando arrivarono, si accorsero che si trattava di quel vecchio che aveva scommesso su Sofia, e il suo giovane figlio. 
Salute a voi disse il primo.
Alla luce del fuoco, Sofia incroci lo sguardo del giovane e ne rimase colpita: non aveva mai visto occhi di un blu cos profondo, che sembravano appena usciti dal mare. E contrastavano in modo sorprendente con i capelli scuri e ricci. Il giovane salut timidamente, con un cenno della mano.
Il mio nome  Vladislav, brava gente disse rivolgendo lo sguardo a Leonardo e questi  mio figlio Alexis. Ho seguito la vostra avventura e ho ammirato il modo in cui vostra figlia ha ingannato il soldato.
Anche quelluomo, come Sofia aveva gi avuto modo di notare quel giorno sentendo parlare il figlio, aveva un accento strano, esotico, e pronunciava le parole con lentezza, quasi faticasse a metterle in riga luna dopo laltra. Non le piacque quello che aveva detto, con un mezzo sorriso sulla bocca. 
Non ho ingannato nessuno lo corresse Sofia. Lho battuto con onest, sfruttando la mia agilit contro la sua forza.
Vladislav strinse i pugni e si morse le labbra: era evidente che non era abituato a farsi interrompere e soprattutto a essere contraddetto. Ma era altrettanto chiaro che aveva bisogno di qualche cosa, e per questo represse la sua ira. 
Vengo subito al punto continu, anche noi, come voi, vorremmo andarcene da questa fortezza. Dobbiamo assolutamente proseguire il viaggio. Posso chiedere dove siete diretti? 
La sua richiesta parve pi che altro un ordine, ma Leonardo accondiscese: non era il caso, comunque, di inimicarsi alcuno, nella loro condizione. 
A Istanbul rispose con gentilezza.
Allora  il cielo che vi manda, o forse lInferno sorrise Vladislav. Perch nella mia vita ho imparato che a volte i doni pi preziosi nascono dalla terra, come i frutti. Mentre quelli che vengono dal cielo sono i pi pericolosi, come i fulmini.
Padre intervenne Alexis, non vorrete urtare la sensibilit di queste persone, che mi sembrano tutte timorate di Dio.
Alexis fu zittito con un gesto imperioso della mano e non reag. Padre e figlio apparivano molto diversi. Nellatteggiamento e nel volto del primo Sofia vi lesse una superbia a stento repressa e anche una sorta di crudelt, per come aveva messo a tacere il figlio. In questi vide invece una pacata serenit, lobbedienza dovuta ma non una sottomissione. Passerete per il regno dUngheria, allora. Verremo con voi. Il mio pugnale e la mia autorit valgono quanto la spada della ragazza e quella di mio figlio. Vi pagheremo con questi.
Dalla scarsella nascosta sotto la palandrana fece scendere sulla mano cinque brillanti, tagliati finemente, come solo i grandi orafi ebrei sapevano fare. La loro abilit costava a volte pi del valore dello stesso diamante grezzo. A quella vista, Leonardo non seppe resistere. Accettiamo con grande piacere. Partiremo domattina, alle prime luci.
Io rester con voi solo alcuni giorni, ma Alexis vi accompagner fino a Istanbul. E condurr la carrozza; sembra nato per fare il cocchiere, anche se il suo destino sar diverso.
Dette queste ultime parole, a causa delle quali Sofia vide passare unombra sul volto di Alexis, sinchin leggermente e spar alla loro vista insieme al figlio. Leonardo sorrideva con grande soddisfazione, contando e ricontando sul palmo della mano i brillanti, che tuttavia rimanevano sempre cinque. A uno a uno si distesero quindi sulla nuda pietra, coprendosi con le poche cose che erano riusciti a portare via dalla barca. Sofia stava per addormentarsi quando Malk le tocc un braccio. Sembrava quasi affranto, ma la ragazza non riusciva a fidarsi di lui. Distinto si port la mano al pugnale.
Che cosa vuoi?
Io non posso venire con voi.
E per quale motivo? gli chiese, sospettosa. 
Se qualcuno dei miei vecchi compagni darme mi riconoscesse, mi taglierebbero subito la gola. Sono un disertore dellesercito turco e anche un rinnegato. E poi qui ho anche la mia barca, lunica mia ricchezza. E voi due, lo vedo dal vostro sguardo, non siete capaci di fidarvi di me. Lo capisco, avete ragione.
Malk
La mia decisione  presa. Spero soltanto di avere un giorno lopportunit di salutarvi ancora.
Aspetta
No, niente al mondo mi far cambiare idea. Ti chiedo per un favore.
Dimmi.
Lasciami Dragos. Stiamo cominciando a capirci e a conoscerci.  un bravo cane e se fossi un bugiardo traditore mi avrebbe gi morso. Non lo ha fatto perch  qui il tono della sua voce fu di leggero rimprovero  i cani conoscono meglio lanimo umano di tanti uomini. E sanno perdonare pi di loro. Me lo lasci? Ti prego.
Sofia guard verso Dragos, che a piccoli passi, quasi strusciando per terra, le si avvicin. Le lecc le mani, guaendo, e poi lecc la faccia a Malk.
Daccordo, mi sembra che anche lui sia daccordo. Per evitare discussioni per, vai via adesso. Parler io con Leonardo e lo convincer delle tue ragioni e che non ci hai traditi.
Malk le prese la mano e la baci delicatamente, anche se Sofia sent sulla pelle le punture dei suoi baffi ispidi.
Lo vide quindi allontanarsi, mentre Dragos trotterellava al suo fianco. Prov a riaddormentarsi ma le venivano di continuo alla mente le immagini di quel vecchio misterioso, sotto il cui aspetto quasi dimesso sembrava albergare uno spirito demoniaco. Per fortuna quella figura fu sostituita dallimmagine del figlio, da quei suoi occhi profondi e dalla dolcezza del suo viso. E con questa il sonno finalmente la vinse, poche ore soltanto prima dellalba. 
Intanto, in Italia, la voce si sparse rapidamente tra gli avventori delle locande del porto di Ancona. Non capitava tutti i giorni che un ricco uomo daffari, o almeno cos diceva di essere, fosse pronto a pagare da bere a tutti. In cambio chiedeva solo qualche informazione. E sembrava che tutti ne fossero in possesso: vere o false, aveva poco valore. Limportante era che continuasse a pagare. Lo fece tuttavia per poco perch si rese conto, in un paio di giorni, che in realt nessuno sapeva o aveva visto niente. Cos decise di salire lungo la penisola. Spron i cavalli con cui viaggiava, uno che montava e laltro che teneva per la briglia, pronto a dargli il cambio. In una mezza giornata raggiunse Pesaro. Anche qui la stessa storia: tutti erano pronti a vendergli informazioni, inutili o false. 
Un uomo alto, con la barba bianca e lunga e i capelli, altrettanto bianchi, che gli cadono sulle spalle. Lo accompagna una ragazza, con una spada al fianco, ma che potrebbe anche sembrare un ragazzo.
Questo era ci che andava domandando in giro, ma anche a Pesaro fece un buco nellacqua. Stava per ripartire quando un vecchio ubriaco gli giur, al terzo calice di vino, che li aveva visti e che gli avevano detto che si sarebbero rifugiati per qualche tempo nel monastero di Fonte Avellana. Nonostante fosse gi notte inoltrata, luomo non volle perdere tempo e cavalc per quasi tre ore. Con una mazza ferrata buss cos forte alla porta che sembrava volesse buttarla gi, e lo avrebbe fatto se i monaci, svegliati di soprassalto, non gli avessero aperto. Credevano di trovarsi davanti un pellegrino in difficolt cui dare asilo. Si ritrovarono invece di fronte a un uomo armato fino ai denti e con una cicatrice sul volto, tanto che alcuni dei pi giovani confratelli si fecero il segno della croce: pensavano di essere al cospetto del demonio in persona. 
Dove sono? grid pi volte. Dal momento che quelli non capivano, prese un monaco per il collo e gli punt il coltello alla gola.
Giuro che gliela taglio, se non mi dite dove sono il vecchio e la ragazza.
Implorandolo di avere piet, i monaci gli fecero girare tutta labbazia, stanza per stanza, nelle chiese, nella cantina, nel lavatoio e in ogni anfratto del cortile. Si gettarono in ginocchio davanti a quellindividuo, giurando che non vi era nessun altro, oltre a loro. Quando luomo si accorse che, senza farsi vedere, qualche giovane confratello aveva raccolto dei bastoni, indietreggi fino a trovare luscita e il cavallo. Anche le pecore possono diventare pericolose, se decidono di prenderti a testate. Non ritorn a Pesaro e decise di salire ancora fino a Rimini, dove arriv al mattino. Le sue domande insistenti, tramite alcune spie, giunsero alle orecchie del governo riminese. La sera stessa fu quindi prelevato come individuo sospetto dalle guardie cittadine, e condotto nelle segrete del castello. Se la sarebbe cavata con poco, con un riscatto di qualche ducato, ma commise il pi stupido degli errori.
Io sono Sandraccio Corella grid con superbia pi volte, al servizio del nobilissimo principe Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro! 
Purtroppo per lui non sapeva che la citt era ormai in mano a Pandolfaccio Malatesta, acerrimo nemico di Cesare Borgia. 
Venne incatenato, frustato a dovere e rinchiuso in una cella umida e sporca ma sopport tutto con arroganza. Solo quando vide in mano a una guardia una torcia, ebbe un attimo di panico. Oltre ai ragni la sua seconda debolezza era il fuoco, da quando aveva sentito per la prima volta, anni prima, lodore della carne umana bruciata. Un ufficiale lo raggiunse e gli gett del pane raffermo e dellacqua putrida.
Vedremo se il tuo padrone ti vuole vivo o morto. Il nostro signore ha stabilito un riscatto di venti ducati doro.
Passarono molte settimane prima che fosse liberato. Stanco, dimagrito ma con un desiderio di vendetta ancora pi forte di prima. Avrebbe trovato Leonardo da Vinci e quella ragazza, e stavolta non avrebbe pi commesso errori 

12.

Era unalba lattiginosa, con una leggera nebbia rosata che confondeva la vista. Leonardo alz appena le braccia quando seppe che Malk non sarebbe partito con loro. 
Povero Malk, traditore della sua patria, anche se usasse la lealt, non verrebbe creduto.
Che cosa significa?
Che il tradimento non perdona. Malk ha scelto la cristianit, abbandonando lislam. Ma chi, tra i cristiani, si fider che non tradisca ancora?
Io, maestro. Ho cambiato idea su di lui.
Ottimo concluse Leonardo, cambiare idea  segno di intelligenza. Ors, che aspettiamo a partire?
La carrozza, di legno di quercia, poteva ospitare quattro persone, forse cinque, ma non di pi. Il tetto, anchesso di legno, era rivestito allesterno di uno spesso cuoio ingrassato, in modo da evitare che vi piovesse dentro. Allinterno due casse fungevano da giaciglio, e sullimpiantito era stato sparso del fieno secco. Buono per dormirci e per dare cibo ai cavalli. Per lacqua si sarebbero arrangiati durante il percorso. Alexis, seduto davanti, prese le briglie e con queste tocc appena il dorso dei due cavalli. Due frisoni docili, dal manto scuro e dallo stinco ricoperto di lunghi peli che arrivavano a nascondere lo zoccolo. 
Il capitano non and a salutarli, gli bruciava ancora la sconfitta, ma dietro suo ordine alcuni soldati aprirono una porta laterale della fortezza. Prima per si assicurarono che nessuno uscisse, ma soprattutto che nessuno entrasse: girava voce che alcuni appestati, per vendicarsi di essere stati abbandonati, si nascondessero sotto le mura, in agguato, pronti a entrare e a diffondere il morbo. Nessuno in vista, e appena la carrozza pass sotto larco di pietra, la porta fu richiusa con un tonfo sordo. 
Le prime miglia misero a dura prova la schiena di Leonardo. Ogni volta che incontravano un piccolo ostacolo, sassi o anche un semplice avvallamento della strada, le grandi ruote di legno trasmettevano dei contraccolpi che lo facevano sobbalzare. Il vecchio Vlad sembrava non curarsene, stretto nel lungo mantello, immerso nei suoi pensieri, con unespressione sempre cupa. Nei pressi della fortezza di Bencovazzo, Sofia sal a cassetta e si sedette vicino ad Alexis. Appena lui la vide si mise a cantare una canzone, in una lingua a lei sconosciuta. Il suono delle parole le ricordava il latino, che lei conosceva bene ma era molto diverso. Cap chiaramente amor, brava e departe. 
 una canzone damore, non  vero? gli chiese. Una donna brava che parte?
Alexis rise di gusto e scosse la testa.
No, per ci sei andata vicino. Amor  amore, ma brava significa coraggiosa e departe lontano.  una canzone in cui linnamorato tesse le lodi della sua ragazza, che affronta con coraggio i cattivi parenti che le dicono che lui  lontano e che non la pensa pi.
E come finisce?
Bene! Lui ritorna dalla guerra, ferito ma salvo e avranno molti bambini. 
Come si chiama questa canzone?
La revedere, che significa a rivederci. Cio che ci rivedremo, cio si rivedranno. Molto diverso dalla parola addio, che vuol dire che ci si rincontrer solo dopo morti, davanti a Dio. 
Bella disse alla fine Sofia. Magari finissero cos tutte le storie.
Alexis gett le briglie sulla groppa dei due frisoni e questi ebbero uno scatto in avanti. A volte basta volere con forza una cosa che questa alla fine si realizza.
Di solito, i ragazzi che aveva conosciuto, anche quelli pi grandi di lei, le avevano dato limpressione di essere arroganti, il pi delle volte, e spesso maleducati, pronti a menar le mani tanto per mostrare la loro forza. Si davano arie da grandi uomini, mentre discutevano sui giochi di carte o di dadi come fossero le cose pi importanti della vita. Alexis, invece, emanava una forza gentile, come se racchiudesse in s il meglio delluomo e della donna. In pi il suo sorriso era contagioso, e Sofia si accorse di sorridere solamente al suo pensiero.
Il sole aveva gi percorso buona parte dellarco del cielo quando raggiunsero Scardona. Una citt importante, dalle mura imponenti, sulle quali sventolava una bandiera con le insegne vescovili: un cappello a forma di cono, sormontato da una croce.
Meno male che non sventola una bandiera gialla osserv Leonardo. 
Qui la peste sembra non essere giunta.
Ancora disse lugubre Vladislav. Non  giunta ancora, ma arriver. 
Entrarono in citt e si fermarono nella prima locanda. Alexis condusse il carro in una stazione di posta, per far riposare i cavalli e dar loro rifugio per la notte. Leonardo insistette per accompagnarlo.
Voglio far modificare la carrozza disse.  troppo dura. Mi  venuta in mente unidea. 
Il mattino successivo Leonardo, con gli occhi rossi per non aver riposato neanche unora, mostr agli altri il frutto del suo lavoro.
Vedete? disse soddisfatto. Adesso la base della carrozza non poggia sulle assi, ma su una serie di cinghie di robusto cuoio. Vi accorgerete della differenza.
Bast salirvi e fin dal primo movimento dei cavalli la carrozza inizi a dondolare leggera, molto pi comoda di prima.
La mia schiena potr finalmente riposare concluse. E il dondolio favorir il sonno.
Per la prima volta, Sofia vide il volto truce di Vladislav muoversi al sorriso.
Siete un bravo scienziato disse. Mi piacete. Ma  giunto il momento di cambiare direzione.
Mentre Leonardo, che gi gustava le oscillazioni della carrozza, parve non aver nemmeno sentito, Sofia lo guard stupita e preoccupata. 
Ci dirigeremo verso oriente Vladislav rispose alla sua domanda muta. Se proseguissimo verso mezzogiorno, incontreremmo il regno di Bosnia, che  meglio evitare.
La sua non fu una richiesta, piuttosto lordine di un uomo abituato a comandare e, soprattutto, a essere obbedito. 
Vi girano bande di briganti e di assassini che non esiterebbero ad attaccarci spieg. In pi i baroni combattono tra loro e contro il loro re, contro gli ungheresi, contro i turchi e contro Venezia. Qui vige il caos dellInferno.
Siete molto informato su questi luoghi.
Mia cara, qui siamo ancora in Slavonia, che fa parte del regno di Ungheria, il cui re Jagellone  mio buon amico. Non sarei sopravvissuto cos a lungo se non conoscessi questi paesi come le mie tasche. E i suoi uomini.
Non disse altro, si tir su il mantello fin sugli occhi, e si sdrai su una cassa. Sofia comprese che non gli avrebbe cavato unaltra parola. Ci vollero due interi giorni prima che raggiungessero il castello di Bodrog, sul fiume omonimo. Erano arrivati nel territorio governato dal re di Ungheria. Come aveva previsto Vladislav, non vi era stato alcun intoppo, a parte un tentativo di assalto alla carrozza da parte di un gruppo di contadini affamati, poco prima di giungere al castello. Vladislav era sceso dalla carrozza senza alcun timore, e davanti a quella gente esagitata con in mano forconi, falci e randelli, si era scoperto il volto. Alcuni di loro lo avevano indicato e subito dopo, insieme agli altri, si erano fatti il segno della croce. Pi per spavento che per devozione, e in un silenzio irreale si erano allontanati.
Dopo aver fatto abbeverare i cavalli al fiume, mentre Leonardo si sgranchiva le gambe, Vladislav si era diretto verso il castello, una fortezza quadrata con quattro torri ai lati e con le mura alte almeno tre pertiche. A Sofia non dispiacque di restare da sola con Alexis. Sedettero sulla sponda del fiume, tra alberi di salici piangenti con le fronde pendenti sullacqua, mentre un gruppo di anatre scorrazzava rincorrendosi e lavandosi le piume, con un grande schiamazzo. Il sole era prossimo a tramontare. Il giovane guardava il fiume e ogni tanto tirava dei sassi sulla superficie, stando bene attento a non colpire le anatre e divertendosi a far rimbalzare pi volte il sasso sullacqua. 
Posso chiederti una cosa, Alexis?
Tutto quello che vuoi sorrise, continuando a tirare sassi. 
Chi  tuo padre?
Il ragazzo rest con il braccio a mezzaria per qualche istante, poi tir malamente il sasso che invece di rimbalzare sullacqua, and subito a fondo. 
Preferirei te lo dicesse lui.
La voce trem leggermente, e le rispose senza guardarla negli occhi, mentre lei cercava a ogni costo il suo sguardo. 
Perch non me lo vuoi dire?  un brigante, un assassino, un sicario?
No, niente di tutto questo, che cosa vai a pensare?! Solo che non sono autorizzato a dirtelo. Non a te in particolare, ma a nessuno. Preferisce viaggiare in incognito, per la sua sicurezza.
Avrei dovuto chiederlo a quei contadini che oggi hanno circondato la carrozza, loro sanno chi  rispose sprezzante. Comunque, affari vostri.
Si alz, arrabbiata pi che altro per la mancanza di fiducia.
Sofia, aspetta!
La prese per un braccio, cosa che non aveva mai fatto prima. Lei si divincol e pos distinto la mano sullelsa della spada. Si pent, un istante dopo, ma ormai quel gesto aveva aperto tra loro un solco incolmabile. Se ne and da sola, camminando per un sentiero lungo la sponda del fiume, fino a quando il suo sguardo fu catturato da una serie di grossi pali, piantati pi avanti lungo la strada. Quando si avvicin curiosa e vide finalmente di che cosa si trattava, un urlo silenzioso di terrore le sal dalla gola. 

13.

Come pupazzi, su una serie infinita di pali stavano appesi cadaveri di donne e uomini, alcuni con brandelli di pelle ancora attaccati alle ossa, altri ridotti al solo scheletro. Sofia si conficc le unghie nelle guance, come per svegliarsi da quellorribile incubo, che le ritornava davanti agli occhi ogni volta che li riapriva. Alle spalle le giunse la voce di Alexis.
Sofia
Dimentica del litigio di poco prima, lei nascose il volto sul suo petto e, nonostante tutti i suoi sforzi, non riusc a impedire lo scorrere delle lacrime. Per lorrore, lo schifo, la rabbia e perfino la vergogna che al mondo potesse esistere una simile malvagit. Dimmi che sto sognando, per favore.
Purtroppo quello non era uno dei suoi soliti incubi, ma una terribile realt. Andiamo via rispose Alexis.
Non poteva ingannarla, quella di Sofia era una domanda retorica: sapevano entrambi che losceno spettacolo era reale. Tornarono alla carrozza, dove nel frattempo era giunto Vladislav. A Sofia non sfugg lo sguardo, che le sembr quasi carico di disprezzo e di rimprovero, di Alexis verso il padre, che alz indifferente le spalle.
Il voivoda di Bodrog ci ha invitati a passare la notte nel suo castello. Ci fornir inoltre una leggera scorta di cavalieri che ci accompagneranno nella vicina Valacchia. Qui la bocca si pieg in un ghigno che nelle sue intenzioni voleva forse assomigliare a un sorriso, lascer la vostra compagnia.
Nonostante laccoglienza calorosa, il buon cibo e un gruppo di musicanti a intrattenerli, non fu una serata allegra. Sofia aveva ancora davanti agli occhi quelle immagini orribili, mentre Alexis si era chiuso in uno strano mutismo, e sembrava in rotta con il padre. Leonardo era talmente immerso a disegnare le caricature del vecchio Vladislav e del conte di Bodrog, che non aveva quasi toccato cibo e non aveva nemmeno parlato. Ogni tanto aveva borbottato tra s e s, ridendo da solo a causa della buffa somiglianza tra i suoi disegni e i due uomini. I quali, per coprire il suono della musica, si misero a parlare ad alta voce. Era una lingua sconosciuta a Sofia, ma bastava il tono delle loro voci a metterle i brividi. Spesso socchiudevano gli occhi assumendo unespressione feroce, per poi ridere sguaiatamente. Non sembrava un dialogo tra amici, ma due complici che stessero organizzando un crimine. In tutto quel loro parlottare aveva per sentito pronunciare chiaramente il nome di Alexis, seguito ogni volta dalla loro lugubre risata. E spesso la parola morte, seguita da uno sputo. Anche il gesto di Vladislav, che aveva finto di piantarsi un coltello nel cuore, era stato pi che eloquente. O quello del conte che si era passato velocemente il dito indice sotto il mento, gesto che in tutte le lingue significava tagliare la gola. Se qualcuno le avesse chiesto che cosa avesse compreso dalle parole e dai gesti, lei avrebbe risposto vendetta. 
Vivere di vendetta  il veleno della vita le aveva spesso detto suo padre. Che aggiungeva scherzando, come faceva sempre: Se vuoi la felicit di un attimo, puoi anche vendicarti. Ma se vuoi essere felice per sempre, dimentica loffesa!.
Non si confid con Leonardo, tutto preso a disegnare, visto che durante il viaggio gli era stato impossibile farlo a causa degli scossoni della carrozza. Probabilmente, pur conoscendo quella lingua, come tante altre, non aveva udito una sola parola. Sofia fatic a dormire e incastr una sedia davanti alla porta, quasi nel timore che durante la notte potesse essere assalita, e il sonno fu ancora una volta popolato di incubi. Nei due giorni successivi Leonardo le chiese pi volte che cosa avesse, temendo fosse ammalata. Lobblig perfino a prendere delle pasticche dal sapore amaro, che lavrebbero aiutata.
 un antico rimedio tratto dallalbero del salice. Le hanno inventate gli antichi romani o forse i greci. Sono miracolose, ti faranno bene.
Niente poteva guarirla da quello stato di angoscia. A ogni pausa scendeva dalla carrozza e con la spada si esercitava contro lalbero pi vicino, di piatto, di punta e di taglio, con tutta la forza che aveva. Non smetteva fin quando la vinceva la stanchezza o dovevano ripartire. 
Tre giorni di viaggio le sembrarono lunghi un mese. La carrozza super valichi impervi, che costrinsero i passeggeri a scendere e a spingere. Trovarono la pioggia, che trasform le strade in fango viscido dove le ruote slittavano, e tronchi che dovettero spostare a mano. Quando una notte furono obbligati a fermarsi allaperto, senza aver trovato una locanda dove riposare, la carrozza fu accerchiata da un branco di lupi affamati. Cos scesero per affrontarli con le spade e le torce, per evitare che sbranassero i cavalli. In tutto quel tempo Alexis e Sofia non si rivolsero neppure una parola. Al quarto giorno giunsero finalmente alla citt-fortezza di Temesvr. Davanti al posto di guardia Vladislav scese, si tolse il cappuccio e i soldati sinchinarono a baciargli le mani.
Io sono arrivato disse Vladislav.
Tir fuori da una borsa un rubino grande come un uovo di quaglia, che sprigion un baluginio rosso. Lo consegn nelle mani di Leonardo. 
Vi affido mio figlio, che da questo momento io libero dal vincolo di segretezza. Siete stati onesti con noi, pi di quanto lo sia stato io con voi, ma questa  la mia natura. Addio.
Senza aggiungere altro sincammin dentro la citt, mentre Alexis gir i cavalli, allontanandosi dalle mura di Temesvr. 
Sofia fremeva: senza pi la presenza di Vladislav avrebbe voluto parlare con Alexis, per chiedergli di suo padre, ma aspett la sera, quando giunsero al confine con limpero ottomano, poco prima della grande citt di Bucarest. Leonardo present la lettera di credenziali. Un ufficiale con le insegne turche si avvicin alla carrozza.
Sono il capitano Barnabas della cavalleria del sultano. Siete i benvenuti. Si port la mano al petto. Una lettera del consigliere Karim El Rashid ci ordina, nel caso foste arrivati, di accompagnarvi fino a Istanbul. Con la nostra scorta, i cavalli freschi, e se sar fatta la volont di Allah, entro il decimo giorno sarete alla corte del nostro sultano Bayezid II, che Maometto, il suo nome sia sempre benedetto, lo conservi a lungo in vita. Parl in un perfetto italiano e Sofia se ne meravigli. 
Barnabas  italiano, non ti meravigliare le spieg Leonardo Tutti i giannizzeri, i soldati scelti del sultano, sono stranieri. Spesso sono rapiti da bambini e istruiti nellarte militare. Non appartenendo a nessuna famiglia turca, sono al di fuori delle beghe interne alla corte del sultano, che quindi si fida pi di loro che degli stessi soldati turchi. 
Furono ospitati in una grande casa poco distante. Ricca di fontane, luci, fiori e alberi da frutto. Ognuno di loro fu aiutato a spogliarsi e a lavarsi in vasche profumate, e rivestito alla maniera turca. Ben presto, come per incanto, dimenticarono i disagi del viaggio, ancora di pi quando si ritrovarono di fronte a una cena da principi. Foglie di vite ripiene di riso con spezie e limone, una sfoglia di pasta con carne macinata e cipolle, e una grande variet di dolci, profumati di rosa, con noci, pistacchi e nocciole. Per qualche ora quelle leccornie riuscirono a far passare di mente a Sofia la voglia di chiarirsi con Alexis e di sapere effettivamente chi fosse suo padre. A risollevarla contribu anche una strana bevanda fresca a base di latte di pecora, che i turchi chiamavano yogurt. Il cibo le concili il sonno, per cui, stesa in un letto morbido, tra cuscini di seta, rimand al giorno successivo la resa dei conti. 

14.

La mattina, Sofia si present davanti alla carrozza, decisa ad affrontare Alexis. Vide un turco che sedeva a cassetta, e attese il ragazzo allinterno. Meglio cos, senza distrazioni alla guida dei cavalli non ci sarebbero stati ostacoli. Leonardo arriv con un grande sorriso stampato in faccia, e la salut con un bacio: non era nel suo stile.
Il capitano mi ha appena detto che il sultano  gi stato avvisato del nostro arrivo e che ci aspetta con grande gioia.
Come  possibile? Ci aspettano ancora dieci giorni di viaggio: anche il pi veloce dei cavalli non potrebbe andare e tornare prima di quattro giorni, almeno.
Un cavallo normale, no. Leonardo le strizz locchio. Ma se avesse le ali?
Maestro, per favore, non mi prendete in giro, non sono dellumore giusto.
Lo so, e gi da qualche giorno, per lesattezza da quando abbiamo passato la notte nel castello di Bodrog. Puoi raccontarmi tutto, se vuoi, ma prima non stavo scherzando. Al nostro arrivo hanno liberato un piccione viaggiatore, e da poco ne  arrivato un altro dalla reggia del sultano, con la risposta. Sono animali incredibili, ne vorrei uno da addestrare. 
Sofia si guard intorno, per essere sicura che non ci fosse nessuno l vicino in grado di ascoltarli. 
Daccordo, vi credo. Ma devo parlarvi, appena saremo soli. 
Abbiamo tutto il tempo che vuoi.
Dalla squadra a loro protezione un grido di comando arriv fino allinterno della carrozza, che inizi a muoversi, insieme a un confuso scalpiccio di zoccoli e qualche nitrito. 
Dov Alexis? chiese preoccupata Sofia. Perch non  con noi? 
 gi partito rispose Leonardo, indifferente. A cavallo, con una leggera scorta per arrivare al pi presto a Istanbul. 
Sofia rimase a bocca aperta, come se le avessero dato un pugno nello stomaco. Alexis li aveva traditi o ingannati, prima celando la sua vera identit e poi andandosene via di nascosto. E chiss che cosa avrebbe tramato, forse anche contro di loro, alla corte del sultano. E Leonardo, il grande scienziato, luomo che lei aveva giurato di proteggere, che le era apparso fin dallinizio come una sorta di nonno buono, forse un po svampito, se ne stava l, senza dir nulla, a rovistare tra i suoi fogli. Senza aver capito niente, come se la fuga di Alexis fosse un fatto naturale. Quelluomo aveva ormai perso il senno.
Di che cosa ti preoccupi, mia cara?
Questa volta Sofia non pot fare a meno di sfogarsi, a costo di apparire maleducata e insolente.
Ma non vi rendete conto?! Alexis ci ha ingannati, ci ha fatto credere di essere un bravo figlio di un padre appena un po strano e arrogante. Volevo fargli sputare la verit.
Leonardo sospir. Mise i fogli da parte e si sistem proprio di fronte a Sofia, con le mani sui fianchi, e fissandola. Le parve allora ancora pi strambo e giudic perfino inutile dargli delle spiegazioni. 
Tu mi credi del tutto rimbambito, non  vero? Leonardo la sorprese ancora una volta. E pu darsi che in certi casi lo sia davvero, magari un po. Sono distratto: quando penso alle mie invenzioni tutto il mondo mi diventa indifferente. Ma non ho bisogno di portare gli occhiali per vedere cosa accade intorno a me e a te. 
Ah, maestro, mi spiace, io non volevo essere scortese, ma Alexis e suo padre devono nascondere qualche orribile segreto. Quel Vladislav, soprattutto
Il vero nome Leonardo la interruppe del nostro compagno di viaggio Vladislav, come lo chiami tu,  Wladislaus Dragwlya, gi governatore della Valacchia, o Voivoda, come si usa dire da queste parti. Dragwlya, che tradotto nella nostra lingua significa Dracul, ovvero Drago. Il nome gli venne dal padre, che fond un ordine cavalleresco, detto appunto del Drago. Il loro simbolo era un dragone con la coda avvolta intorno al collo. In pratica il simbolo del demonio, per terrorizzare la gente del luogo e i nemici. Cosa che  riuscita loro perfettamente, come hai potuto notare anche tu, quando hai visto quei cadaveri infilati nei pali. Vladislav  stato dato pi volte per morto, ma come vedi, a meno di non aver viaggiato con un fantasma,  vivo come me e te. Probabilmente, ma non ne sono sicuro, sta cercando alleati per buttare gi dal trono di Valacchia il figlio maggiore, Mihnea, che pare sia pi crudele del padre. Per questo ha confabulato con il conte di Bodrog. Mentre Alexis, se pure non posso esserne certo,  stato mandato a parlare con il sultano per cercare in lui un alleato. Che ne dici di quanto ne sa questo vecchio un po rincitrullito? 
A Sofia manc il fiato, divenne in volto pallida come chiara duovo e si sent mancare. Il braccio di Leonardo la tenne salda sulla panca. Appena riusc a prendere fiato, inizi a balbettare.
Ma ma voi come sa co come sapete tutte queste cose? E pe pe perch non mi avete detto niente?
Ho guardato nella sua borsa. E ho ascoltato i discorsi tra Vladislav e il conte, facendo finta di niente. A volte ti sembrer distratto e hai del tutto ragione. Tuttavia non sono stupido, anche se lo posso sembrare.
Ma no, non intendevo
Lo so benissimo le sorrise. Conosco i miei difetti e credo di conoscere anche te. Troppo ricco e misterioso, il vecchio. Cos ho sbirciato quando ho capito chi era, ho fatto buon viso a cattivo gioco. Non ti detto nulla per non spaventarti, speravo tu non ti accorgessi di niente, ma qualche cosa devessere successa a Bodrog. 
Io ho cercato di capire che cosa si dicessero.
Leonardo balz in piedi e rischi di prendere una botta in testa sulla trave che sosteneva il tetto della carrozza.
Santa benedetta giovent! esclam. Le cose o si sanno o non si sanno. E quando si sanno, in certe circostanze, si deve far finta di non saperle. Un finto sordo pu ascoltare tutto, ma uno sordo davvero non deve fingere di capire. Chiaro? Se io avessi mostrato di capire, forse a questora penzolerei da un albero con un cappio al collo. E se avessero intuito, pur sbagliando, che tu avevi compreso i loro discorsi? Sarebbe toccato a te. Dovrei inventare per te un mantello che ti renda invisibile, ma non credo di esserne capace. Ecco perch sei diventata cos strana e silenziosa con Alexis: hai cominciato a sospettare anche di lui. Mi sembrava che ti piacesse, invece.
Sofia non riusc a non diventare rossa: altro che rimbambito. Leonardo ci vedeva meglio di unaquila. Anche dentro lanima. Cerc di cambiare discorso, ma lui la anticip.
Alexis non ti ha detto nulla perch  un giovane donore. Suo padre gli avr fatto giurare di non svelare la loro identit. Ma per quanto ne possa capire di animi umani, che spesso rivelano la loro natura dai tratti del volto, lui non fa parte della genia dei Dracul. Comunque, lo sapremo tra non molto. Ora coltiva la pazienza, dai fiducia ma stai anche pronta a ritirarla. E, per tutti i fulmini doriente, non ti dimenticare che abbiamo una missione da compiere. Allenati con forza ma con giudizio, ho idea che anche il sultano Bayezid sar lieto di conoscere una ragazza che sa usare la spada meglio di tanti suoi uomini. E ora, se mi permetti, chiudo gli occhi e prover a pensare al modo di farci restituire i miei progetti senza rischiare la nostra testa.
Se non fosse stato Leonardo da Vinci, ma un uomo qualunque o meglio ancora suo nonno, Sofia lo avrebbe abbracciato e avrebbe infilato la testa dentro quella sua barba candida. Si morse le labbra, accenn un sorriso e un grazie che le rimase dentro la gola. 
I successivi nove giorni passarono in un lampo: viaggiavano di giorno, e ogni notte si ritrovavano in un palazzo pi sontuoso del giorno precedente, dove mangiavano e dormivano come i pi nobili dei viaggiatori. Quasi che la pi grande e popolosa citt del mondo, e si diceva anche la pi ricca, si preparasse ad accoglierli, mostrando loro a ogni tappa una meraviglia di pi. Cos accadde una mattina. Erano in cima a una dolce collina e il capitano Barnabas fece fermare la carrozza. 
Vi prego disse loro. Vorrei che scendeste per dare uno sguardo alla grandezza di Istanbul. E per elevare insieme una preghiera a Dio, che vi ha fatto arrivare fino a qui sani e salvi. Anche se i nostri popoli danno a Lui nomi diversi, Egli  unico e sorride delle nostre differenze. 
Da un parapetto di pietre, Sofia e Leonardo videro per la prima volta Istanbul, circondata dal mare. Le macchie verdi dei giardini, vasti come le pi grandi piazze, i sottili minareti che si stagliavano nel cielo, quasi volessero fargli il solletico con le loro cime acuminate, i palazzi sconfinati, e le chiese, diventate moschee dopo la conquista ottomana. Quella laggi Barnabas indic una costruzione imponente, circondata da quattro minareti, si chiama come voi, Sofia. Per noi  e rester nei secoli come Aya Sofya, Santa Sofia. La pi grande moschea del mondo, e io la dedico alla vostra bellezza.
Sofia lo ringrazi e si volt verso Leonardo, ma gli vide una lacrima sgorgare dagli occhi.
Che cosa avete, maestro?
Mia madre disse lui. Questa  la citt dove lei  nata, e dalla quale venne strappata quando era solo una bambina. La mia prima parola lho detta in turco: anne, che significa mamma. Un giorno ti racconter la sua storia. Non lo aveva mai visto cos, e stava per prendergli la mano quando Leonardo si asciug il volto con il dorso del braccio, alz la testa e si rivolse fiero al capitano.
Andiamo. Il sultano ci attende.
Pioveva quella notte, a Roma. Nel palazzo di propriet del papa Alessandro sesto, a San Pietro in Vincoli, suo figlio Cesare Borgia stava ritto in piedi davanti alla finestra, a braccia incrociate, osservando le gocce che scivolavano sul vetro. Dietro di lui, il suo fido sicario Michelotto teneva uno stivale pigiato sulla schiena di un giovane, obbligandolo a stare inginocchiato. Fradicio di pioggia, dalle scarpe ai capelli ricci appiccicati al volto, costui stava a capo chino, e osservava la chiazza dacqua che aveva portato dallesterno, temendo di vederla arrossare con il suo sangue. Ogni volta che provava ad alzare la testa, veniva respinto sempre pi gi: la sua faccia stava quasi appiccicata al pavimento, di cui sentiva il fetore bruciargli il naso. Sapeva di sporco, di umido, forse anche di escrementi di topo.
E cos ancora niente disse Cesare Borgia, senza voltarsi.
Io, veramente prov a dire il giovane.
Silenzio! gli ordin Michelotto piantandogli la faccia a terra. Parlerai solo quando il mio signore te lo ordiner.
Cesare sorrise. Michelotto anticipava sempre il suo pensiero, come fosse la sua ombra. Pi fidato di suo fratello Sandraccio e pi intelligente anche. Gli serviva troppo a Roma, per: per certi lavoretti di fino, certe minacce, anche certe uccisioni, Michelotto non lo deludeva mai. Altrimenti avrebbe mandato lui a rintracciare quel malnato infido traditore di Leonardo e quella ragazzina arrogante. Che per ci sapeva fare con la spada, doveva ammetterlo. Non gli sarebbe dispiaciuto assoldarla, e in qualche modo scalfire quella sua scorza di onorabilit. Tutti hanno un punto debole, e forse laveva trovato. La sua famiglia: nobili caduti in disgrazia. Sofia teneva a loro. Se invece avesse rifiutato, be, le conseguenze sarebbero state molto dolorose per i suoi genitori. 
Si freg le mani, che teneva sempre nei guanti a causa di quella malattia che le aveva riempite di piaghe. Soddisfatto, si rivolse al giovane in ginocchio.
Vuoi dire che nonostante il denaro che hai ricevuto, ancora non hai capito niente di quei fogli? 
Laltro stette zitto, per paura. Ma stavolta si becc un calcio con lo stivale da parte di Michelotto.
Ora puoi parlare, razza di stupido! 
Piet signore invoc. No, i denari che mi avete dato sono pi che sufficienti, segno della vostra grande generosit. Ma quei fogli sono astrusi: se perfino i segni sono oscuri, figuratevi le difficolt a interpretare le parole.
Dopo tutti questi anni ancora non sei capace di leggere la scrittura del tuo padrone. Incredibile, ti sta proprio bene il cognome che porti, Caprone di nome e di fatto.
Veramente il mio nome 腻 
Zitto! 
Michelotto ormai si divertiva a prenderlo a calci, ottenendo ogni volta per risposta un sorriso di compiacenza da parte di Cesare Borgia.
Caprone! prosegu, quindi si rivolse al suo padrone. Che cosa volete che faccia, Vostra grazia? Lo rimando a casa a lavorare o, vista la sua inutilit, lo sgozzo come un maiale davanti a voi?
A quelle parole, il giovane prov una paura tale che se la fece addosso. Un fetore tremendo si sparse per la stanza.
Caccialo ordin Cesare Borgia, portandosi un fazzoletto profumato davanti al naso e fai presto. Nella fogna, che dalla puzza mi sembra sia il suo luogo preferito. E avvisami appena avrai notizie di tuo fratello.
Mentre Michelotto lo spingeva fuori dalla stanza pungolandogli il sedere con la punta della spada, Cesare gli si rivolse ancora.
Bada a te, Caprone! Voglio i risultati, entro un mese al massimo. Altrimenti penzolerai dentro una gabbia dai bastioni del Castello del Santo Angelo. E l morirai, di sete, prima che di fame, mentre i corvi banchetteranno con i tuoi occhi.
Perfino a Michelotto vennero i brividi. Cesare era capace di questo e altro. Come lui, del resto, non si sarebbe davvero tirato indietro. Avessero fatto a gara a chi fosse pi crudele, a chi si divertisse maggiormente a torturare la gente, qualunque arbitro avrebbe avuto difficolt a dichiarare vincitore luno o laltro.

15.

Lasciata la carrozza, Leonardo fu issato quasi di peso su una portantina, con quattro servitori che la reggevano, due davanti e due dietro. A Sofia fu assegnata una cavalla bianca, obbediente ed elegante, e con la scorta armata entrarono dallantica Porta Aurea. La stessa dalla quale gli imperatori romani, prima della conquista ottomana, passavano con lesercito per celebrare i trionfi delle loro vittorie. La gente sinchinava al loro passaggio. 
A mano a mano che procedevano lenti verso il centro, le catapecchie diventavano case, e le case palazzi, sempre pi ricchi e imponenti. Se qualche viaggiatore le avesse descritto le meraviglie dei marmi colorati, dei giardini rigogliosi bagnati da fontane, degli immensi cedri che con le loro fronde riparavano dal sole, Sofia gli avrebbe riso in faccia, sicura che fosse un bugiardo. Invece era tutto vero: nemmeno Roma, con i suoi monumenti, poteva reggere il paragone. Il capitano si accorse dello sguardo incantato di Sofia e spinse la cavalcatura fino ad affiancarsi alla sua.
Tenete a freno il vostro stupore, Sofia dei conti Guidi sorrise, per quando entrerete nel palazzo del nostro sultano. L sono concentrate tutte le meraviglie del creato. 
La carovana inizi a fare il periplo delle mura, dietro le quali si ergeva il palazzo. Lacqua appena increspata del mare di Marmara mandava bagliori doro. Si fermarono davanti a una porta, laccesso sbarrato da alcuni giannizzeri con le alabarde incrociate. 
Questa  la Topkapi, la porta del Cannone disse con enfasi Barnabas. Noi non possiamo entrare in armi perch sarebbe considerato un tradimento, e non possiamo abbandonarle poich rappresenterebbe un disonore. Solo la guardia privata del sultano, altri giannizzeri, stranieri come noi, pu stare armata allinterno del palazzo. Da loro o da qualche dignitario sarete scortati allinterno, i vostri alloggi vi aspettano. Quando vi sarete riposati, sarete accolti dal sultano. Io ho eseguito gli ordini, ma lho fatto con molto piacere. Addio, Sofia, e addio, mastro Leonardo. 
Il cavallo simpenn e i suoi soldati e le cavalcature, finalmente libere di sfogarsi, scomparvero in una nuvola di polvere. Sofia scese da cavallo e insieme a Leonardo, che avrebbe gradito ancora essere scarrozzato in portantina, si avviarono verso linterno del palazzo. Sofia si guard intorno meravigliata. Davanti a lei si stendevano strade, giardini e case, alcune piccole altre pi grandi, con terrazzi e balconi: il palazzo del sultano, che sembrava piuttosto una citt nella citt. Venne loro incontro un uomo, alto e grasso, con un gran turbante verde sulla testa, e la faccia sorridente. Di pi, entusiasta. 
Leonardo e Sofia parlava e applaudiva al tempo stesso. Siamo cos felici che abbiate accettato linvito del nostro sovrano! Io sono Ahmed, maestro cerimoniere del Serraglio.
Al contrario di Leonardo, Sofia non aveva capito nulla di quanto aveva detto. Oltretutto aveva una strana voce in falsetto, quasi fosse un bambino con laspetto di un adulto.
Lonore e il piacere  nostro. Ahmed rispose Leonardo.
Vi accompagno subito nei vostri alloggi, poi una volta riposati
Lo sappiamo gi, saremo accolti dal sultano.
Bravissimi! Che bello quando gli ospiti conoscono gi le regole. Ma  meglio ripassarle. Continu a parlare a lungo, gesticolando, fino a quando si allontan con un sorriso esagerato. 
Che cosa ha detto? chiese Sofia quando se ne fu andato. 
Una serie di regole per quando saremo davanti al sultano. Che non c bisogno di prostrarsi fino a terra, perch siamo suoi ospiti. Baster un leggero inchino. E che ci dovremo rivolgere a lui chiamandolo Figlio di Maometto, il cui nome sia sempre benedetto, fratello del Sole e della Luna, sovrano dei sovrani, conforto dei musulmani e difensore dei cristiani, vicer di Allah. 
Dobbiamo rivolgerci a lui con tutti questi nomi? Sofia lo guard stupita.
In teoria rispose serafico Leonardo. Ma ha detto che sar sufficiente chiamarlo Bayezid e basta, e che gli far piacere. Adora porsi a livello del popolo. Se faremo precedere il suo nome da saggio, lo avremo amico per sempre.
Meno male 
Ha detto anche che ci ha procurato unorchidea nera, in una scatola dargento. Sar il nostro dono per il sultano. Ha proprio pensato a tutto! 
Non appena entrarono nei loro alloggi e si ritrovarono da soli, Sofia si rivolse a Leonardo.
Certo che quellAhmed parlava proprio in un modo strano. E anche il suo atteggiamento, sembrava una donna nel corpo di un uomo.
I guardiani del Serraglio, che custodiscono le mogli del sultano, sono tutti cos. E hai ragione, sono mezzi uomini e mezze donne. 
Sofia stava per replicare, quando la sua vista rest quasi offuscata dal lusso intorno: una magnificenza tale che mai, in Occidente, aveva visto. Forse solo nel Palazzo Vaticano. Pareti di marmo, finestre dalle colonne scolpite con figure di animali, cuscini, sete. Ma quello che lasci pi sorpresi Leonardo e Sofia fu una stanza, enorme, con due vasche piene dacqua profumata e petali di fiori. In un angolo riparato, una sedia di legno di cedro con un buco che serviva per andare di corpo. 
Nella sua camera Sofia trov vesti di foggia orientale. Calzoni di broccato verde ricamati in oro, stretti in fondo, una camicia con le maniche a sbuffo e un corpetto rosso fuoco, anchesso tessuto con fili doro e dargento. Le scarpe le parvero buffe e sembravano di una misura spropositata per i suoi piedi. Ma quando le calz, le stavano a pennello: la lunghezza era determinata dalla punta ricurva che terminava in un ricciolo. Le giudic poco adatte per correre o combattere, ma non si aspettava certo di dover fare luna o laltra cosa. La sorpresa pi bella fu invece un pugnale ricurvo, con il manico doro, che infil nella cintura. Leonardo indossava una lunga e larga tunica di seta marrone, con dei fiori bianchi ricamati, che lo faceva sembrare ancora pi imponente.
Ti piace? le disse. Si chiama caffetano.
Si pavoneggi per qualche momento davanti allo specchio, poi si accorse dello sguardo a met tra limpietosito e il vergognoso di Sofia. Dette un colpo di tosse per levarsi dimbarazzo.
Sono pronto, andiamo concluse con enfasi. Fuori dalla porta un servo, che dormiva sdraiato scompostamente su una sedia, si alz di scatto, si profuse in un inchino esagerato e fece loro cenno di seguirlo. Appena si allontanarono, videro che tutto intorno alla casa sostavano dei giannizzeri armati. 
Credo abbiano passato tutta la notte qui fuori sussurr Sofia. Manco fossimo prigionieri. Anche se in una prigione dorata come questa ci si potrebbe passare la vita. 
Non siamo prigionieri, per fortuna, siamo solo ospiti preziosi, tutta unaltra cosa. Conosciamo il nero per via del bianco, il suo opposto. Il bene come contrario del male, il freddo del caldo e lintelligenza della stupidit. Gli opposti sono agli estremi, ma ciascuno giustifica lesistenza dellaltro.
Maestro, non ho capito, che cosa volete dire? 
Che a tanta bellezza per un ospite corrisponde un inferno per un prigioniero. Magari stiamo camminando sopra delle celle sottoterra, dove i sepolti vivi attendono solo che la morte li raggiunga come grazia di Dio.
Mi avete fatto venire i brividi.
Fanno bene alla pelle, la rinvigoriscono. Sofia lo guard in tralice: ancora non era sicura quando Leonardo diceva sul serio o quando scherzava o la prendeva in giro. Ma i brividi maggiori le arrivarono quando, aperto un portone di bronzo, entrarono nella sala di ricevimento del sultano Bayezid II, detto il Giusto. 

16.

Come aveva detto il capitano che li aveva accompagnati a Istanbul, ai loro occhi apparvero tutte le bellezze del creato. Lenorme sala dei ricevimenti era una profusione di oro e di argento. Le pareti rilucevano di pietre preziose incastonate nei marmi colorati e nei vetri delle finestre in cui risplendevano smeraldi verdi, il colore dellislam. Cerano poi tappeti di seta, lampade di alabastro, e perfino dei pavoni bianchi che camminavano maestosamente per la sala. Il pavimento era istoriato con scene che sembravano riprodurre il Paradiso terrestre, composto da mosaici delicatissimi. Dalla parte opposta, sotto un baldacchino alto quasi fin al soffitto, su un largo divano bianco sedeva una figura imponente. Non poteva che trattarsi del sultano. Accanto a lui Sofia non ebbe difficolt a riconoscere Karim El Rashid, il ladro. Per colpa sua avevano sopportato tutto quel viaggio. Sorrideva, il maledetto, quasi fosse un gatto che avesse visto arrivare due topi belli grassi per i suoi denti.
Avvicinatevi maestro Leonardo e Sofia grid il sultano in perfetto italiano. Fece quindi un cenno a dei servi, che si affrettarono a portare loro dei preziosi cuscini su cui avrebbero potuto sedersi. Il sultano era cos lontano che Sofia vedeva solo un enorme turbante bianco e una barba altrettanto candida. Quando furono alla sua presenza, sinchinarono secondo il protocollo.
Salm aleikm disse Leonardo. Lo salut con la formula in uso nei paesi islamici, che stava a significare la pace sia con te. 
Aleikm salm rispose il sultano, felice che lo straniero lo avesse salutato in quel modo e nella sua lingua. Che questo giorno sia lieto e pacifico continu. E sia onorato da una grande festa. Appena batt le mani, da una porta laterale entrarono dei musicisti, con flauti, trombe, liuti, arpe e tamburi, mentre da unaltra fecero il loro ingresso dei danzatori con delle lunghe gonne. La musica inizi con lentezza, mentre i danzatori, tutti uomini, si misero in cerchio. Leonardo e Sofia si sedettero sui cuscini, poco distanti dal sultano, ma la ragazza continuava a osservare con fastidio il sorriso che spiccava sulle labbra di Karim El Rashid. 
Quel ladro sembrava prenderli in giro, approfittando della sua familiarit con Bayezid. Leonardo guardava con ammirazione la scena e lei non si rendeva conto di come non si accorgesse della sfrontatezza di Karim. Anzi, se era cos in confidenza con il sultano, poteva anche essere possibile che fossero in combutta. Che gli avesse addirittura ordinato lui di rubare i progetti bellici di Leonardo. In quel caso tutto il viaggio sarebbe stato inutile, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, si sarebbero trovati in guai molto grossi. Era vero che Bayezid II era soprannominato il Giusto, ma quando si ha a che fare con i potenti non c mai da fidarsi. Laveva imparato a sue spese, vedendo la sua famiglia rovinata da qualcuno che aveva approfittato della sua forza e della sua ricchezza per ridurli sul lastrico. 
Tra i presenti cerc con lo sguardo Alexis, ma non lo vide. Sper con tutto il cuore che Leonardo avesse ragione, che il ragazzo non avesse rivelato chi era per un giuramento, e a quel punto preg che non gli fosse successo niente. A mano a mano che la musica aumentava di volume, i danzatori presero a girare sempre pi vorticosamente su se stessi, la testa abbandonata allindietro, e le lunghe gonne che svolazzavano formando un cerchio. Una danza ipnotica che le fece dimenticare ogni pensiero. Al punto che quando una mano le si pos delicatamente su una spalla, per poco non grid.
Ben ritrovata, Sofia sussurr una voce. Sono felice di rivederti. Si volt, avendo riconosciuto la voce e il cuore le balz in petto. Per forza non aveva visto Alexis, si era messo proprio dietro di lei.
Anchio sono contenta rispose sottovoce ma mi devi molte spiegazioni.
Te le dar, dopo, quando riusciremo a parlare da soli.
Le piacque il tono della voce di Alexis: sereno, tranquillo, senza falsit. Forse, dopo tutto, Leonardo aveva visto giusto. In un crescendo finale, con la musica diventata ossessiva e assordante, a uno a uno i danzatori caddero a terra svenuti. Sofia fece per alzarsi, allarmata, ma Leonardo la ferm.
 una danza sacra che fa perdere conoscenza, i danzatori sono detti dervisci rotanti e il loro ballo  una sorta di preghiera. 
Preferisco la nostra. Sofia storse la bocca. Ve limmaginate le nostre chiese piene di gente che balla e sviene? 
Alcuni servitori presero per le braccia e le gambe i dervisci, e li portarono via, ancora incoscienti. Segu un sontuoso banchetto, con il sultano che stava a osservare i suoi ospiti, senza mangiare. Alexis sedeva su un cuscino accanto a Sofia, mentre per Leonardo, che non riusciva a sedersi sui cuscini, troppo bassi per lui, venne subito approntata una sedia. 
Tu e io abbiamo molte cose di cui parlare, Alexis disse Sofia. Mi sono sentita tradita.
Hai ragione, ma avevo giurato a mio padre di non rivelare la sua identit e di conseguenza non potevo dirti nulla. Adesso sono libero dal giuramento.
So tutto.
Ad Alexis and un boccone di agnello di traverso e cominci a tossire. Sofia lo guardava divertita: si era presa una piccola rivincita.
Sai chi sono?
Quando lho scoperto, ti giuro che avrei avuto voglia di 
Uccidermi?
Non lo so. Di affrontarti faccia a faccia, sicuramente, perch mi eri sembrato cos diverso, da tuo padre, intendo. 
Unombra pass sul volto di Alexis. Sospir a lungo, guardandosi in giro, come per cercare le parole con cui risponderle.
Mio padre  un uomo orrendo, ma  pur sempre mio padre e, come figlio, ho il dovere di obbedirgli. Ma non mi sono mai voluto interessare n del trono di Valacchia n delle dispute familiari. 
E tua madre?
Non lho mai conosciuta, dicono fosse molto bella, ma  sparita nel nulla. Da piccolo, dietro mie insistenze, il mio maestro mi confid che forse era stata uccisa, dopo un litigio con mio padre. Il giorno successivo spar anche lui.
Sofia si tapp le orecchie: aveva sentito storie simili solo nelle favole, quelle che si raccontano ai bambini per spaventarli e insegnare loro a temere il mondo, esagerando. Ma era difficile credere che potessero esistere realmente fatti del genere, di una crudelt tale da superare qualsiasi immaginazione. Daltra parte lei stessa aveva visto i cadaveri impalati, a decine e decine. Un uomo che compiva simili atrocit sarebbe stato capace di tutto, anche di uccidere la propria moglie. Senza volere, poggi la mano su quella di Alexis, che gliela strinse. La ritir un attimo dopo, pentendosi di quel gesto. Il giovane cambi discorso.
Anche tu per nascondi un segreto. Per quale motivo siete venuti a Istanbul?
Se te lo svelassi, non sarebbe pi un segreto. Ma credo che a breve lo conoscerai. Anzi, lo conosceranno tutti. Quando il banchetto volgeva ormai al termine, Sofia si scus con Alexis e si avvicin a Leonardo, intento a conversare con un uomo in una lingua a lei sconosciuta. Gli stava mostrando delle carte, con dei disegni astrusi, ma che Leonardo sembrava trovare molto interessanti. 
Guarda, Sofia! Secondo questo progetto, molto simile al mio, con della robusta cartapecora incollata e cucita a una leggera struttura di legno, come fossero delle ali, luomo potrebbe lanciarsi da una rupe e 
Sfracellarsi al suolo, maestro? 
Ma no! protest lui. Potrebbe planare come unoca. O forse addirittura volare! Come Dedalo, che ci riusc incollando a due ali delle piume.
S, maestro rispose lei con pazienza. Conosco la storia. Suo figlio Icaro precipit e mor. Leonardo borbott qualche cosa, ringrazi luomo che gli aveva mostrato i progetti e si rivolse a Sofia.
Dimmi, mia cara.
Credo sia giunto il momento di parlare con il sultano e di accusare Karim El Rashid. Siamo venuti per questo.
Gi, gi. Ma ti assicuro che questi architetti e scienziati turchi hanno davvero progetti interessanti. S, non guardarmi male, hai ragione, non mi sono dimenticato.
Dal caffetano tir fuori una lettera e la consegn a Sofia. 
Questo  latto di accusa, scritto sotto forma di supplica. Nel senso che noi supplichiamo il sultano di renderci giustizia. Va, e consegnaglielo. Ma ricordati di inchinarti quasi a terra quando lo fai. Siamo ospiti,  vero, ma la nostra testa non  per niente sicura.
Sofia fece quanto le era stato ordinato. Il sultano prese il foglio e le diede una leggera carezza su una guancia. Un atto gentile, che per la riemp di brividi di paura. Se avesse preso male la supplica, se si fosse in qualche modo sentito accusato lui stesso, davvero avrebbero rischiato la vita. Leonardo a volte sembrava un bambino, ma di sicuro era intelligente e conosceva come ci si doveva comportare con i potenti. E Bayezid II, non solo in quel palazzo, non solo a Istanbul e non solo in Turchia, in quegli anni era luomo pi potente del mondo. Le fece cenno di attendere, ruppe il sigillo di ceralacca con cui il documento era chiuso e inizi a leggere. Sofia gli vide tremare le sopracciglia e aggrottare la fronte. 
Come se limprovvisa seriet del sultano fosse stata percepita dai presenti, nella sala si fece un improvviso e glaciale silenzio. Gli occhi di tutti erano puntati su Sofia, come se avesse appena offeso il capo di tutto lislam. Appena ebbe finito di leggere, il sultano lasci cadere la supplica, subito raccolta da un servo. Quindi si alz in piedi e tutti si inchinarono. Sollev la testa e le braccia, rivolgendo una muta preghiera al suo Dio. Quando inizi a parlare, a Sofia sembr di sentire sul collo la fredda lama di una scimitarra, pronta a tagliarle la testa. 

17.

Karim! esclam il sultano. Nipote carissimo. Luce dei miei occhi. La pi splendente gemma tra tutta la mia innumerevole stirpe. 
Era evidente che era il suo preferito. Sofia chiuse gli occhi. Non avrebbero avuto alcuna speranza, se non quella di salvare almeno la vita.
Prendi questa supplica continu e leggila, ti prego, ad alta voce davanti a tutti questi nostri ospiti. 
Karim El Rashid, seppure sorpreso, prese il foglio dalle mani del servo che lo aveva raccolto e si schiar la voce.
Noi, Leonardo da Vinci, scienziato in Roma, e accreditato come tale presso tutte le corti europee, ti salutiamo, Bayezid II, splendore dellislam, rappresentante di tutti i fedeli musulmani nel mondo conosciuto e figlio prediletto di Maometto, il cui nome sia sempre benedetto.
Si ferm un attimo, e sorrise a Leonardo. Il quale rispose con un cenno della testa. Sofia, che non conosceva il contenuto della supplica, rimase colpita da quelle parole cos solenni e gentili. 
Abbi fede le sussurr Leonardo. Prima la carezza e poi il pugno.
Nel nome di Allah prosegu Karim, il Clemente e il Misericordioso, noi ti supplichiamo di ascoltare le nostre parole. Alcune settimane fa abbiamo accolto il tuo emissario, Karim El Rashid, con tutti gli onori che gli spettavano, essendo egli venuto in tuo nome e conto. Purtroppo egli, approfittando della nostra ospitalit e della nostra buona fede 
La voce di Karim inizi a tremare, e ferm la lettura, guardando stupito il sultano suo zio. Il quale, senza alcuna espressione sul viso, gli ordin di andare avanti, con un piccolo ma imperioso cenno delle dita. Un tuono lontano sembr fare da eco a quel gesto.  confondendo le nostre menti e raggirandole, tramite i servi che entravano e uscivano dalla nostra casa, durante il banchetto da lui stesso offerto, ci ha ingannati e si  impadronito di alcune carte preziose, progetti di armi e di mezzi di attacco e di difesa, che custodivamo in gran segreto. Non sappiamo, sublime sultano, se la tua offerta di progettare e costruire un ponte sul Corno dOro sia stata o meno una scusa per compiere un furto cos abbietto, con il tradimento dellospitalit. Abbiamo compiuto un lungo viaggio per recuperare i nostri preziosi documenti. Fai in modo che ci siano resi, e noi proclameremo nel mondo intero la tua giustizia, cos come tu sei nel mondo conosciuto come Bayezid il Giusto. Non chiediamo altro, n che il colpevole sia punito n altro risarcimento. Il tuo umilissimo servo, Leonardo da Vinci. 
Ripetila, ti prego disse il sultano, nella nostra lingua, affinch tutti i presenti la possano comprendere.
Karim obbed, scandendo le parole, una dopo laltra, ciascuna come fosse una freccia nel cuore. Fuori si era scatenato un temporale improvviso e gli scrosci di pioggia battevano come innumerevoli tamburi sullintero palazzo, mentre i tuoni facevano vibrare le possenti mura. Nel giardino, un fulmine colp un albero di cedro, spezzandolo in due. A testa bassa, Karim aveva arrotolato il foglio: con le labbra tremanti e i pugni chiusi attendeva, come tutti, che il sultano prendesse la parola. Leonardo lo guardava con aria mite e fiera al tempo stesso. A Sofia tremavano le gambe: ancora una volta il suo maestro laveva sorpresa. Non lo avrebbe mai creduto capace di una simile lettera, chiara, coraggiosa e umile al tempo stesso. Un capolavoro di diplomazia. 
Avvicinati. Leonardo da Vinci disse il sultano. Leonardo obbed, lentamente, e quando gli fu vicino si port una mano alla fronte, poi alla bocca e quindi al cuore, per ribadire la sincerit della supplica. Anche senza i tuoni e i lampi, nella sala non si sarebbe sentita volare una mosca. 
La tua accusa  molto grave e chiunque altro avesse osato solo insinuare il sospetto che uno dei miei pi stretti collaboratori fosse un ladro, gli avrei fatto tagliare la testa sul momento. Ma io conosco la tua fama di uomo retto, ed  vero che, anche per questo, ho chiesto che tu venissi qui, per onorare il mio paese con la tua scienza. Karim! grid senza guardarlo. Dimmi: hai tu rubato con linganno i disegni del maestro Leonardo?
Sul mio onore Karim si port la mano al petto, e di fronte ad Allah, no. Lo giuro.
Senza volere, Sofia spost la mano destra sul pugnale. Quelluomo mentiva, doveva mentire. Solo lui poteva essere il colpevole, ed era impensabile che uno dei suoi servi avesse rubato i disegni di propria iniziativa. 
Allora disse il sultano, esiste solo un modo per risolvere la questione. Noi mortali non possiamo conoscere la verit: solo Allah la conosce. Ed  a lui che ci rivolgeremo. Domani egli ci dar il suo responso. 
Tutti sinchinarono, e Bayezid usc dalla sala del trono attraverso una porta laterale che conduceva ai suoi appartamenti. Un brusio generale percorse la sala. Chi chiedeva spiegazioni, chi le dava e chi scuoteva la testa, una volta compresa la gravit della situazione. Mentre la pioggia cessava il suo furore, Karim El Rashid si diresse verso Leonardo, laria afflitta, ma a testa alta. Sofia si par tra i due, a difesa del maestro. Quel traditore magari lavrebbe perfino potuto aggredire. A braccia incrociate Karim si ferm a tre passi da loro. 
Perch mi avete accusato? Io non ho rubato nulla, vi ho solo presentato e con mia grande gioia la generosa offerta del sultano.  cos che lo ripagate? Offendendo me, suo nipote, avete offeso anche lui.
Non avvicinatevi, Karim. Sofia mise davanti il braccio sinistro, la destra sullelsa del pugnale. Pensate piuttosto al viaggio e ai pericoli che abbiamo dovuto affrontare per venire fin qui. 
Quando ho saputo del vostro arrivo, ero felice, pensando che il maestro avesse accettato. 
Ladro e mentitore! Restituite i disegni al maestro e ce ne andremo. 
Poco distante Alexis osservava la scena. Quella ragazza aveva fegato da vendere. Senza alcun timore e anche senza alcuna diplomazia, stava affrontando niente meno che il nipote del sultano. Pochi uomini avrebbero avuto un coraggio simile. Una donna non avrebbe nemmeno osato alzare gli occhi su di lui, eppure lei lo guardava, pronta a sfidarlo e al contempo si era messa davanti a Leonardo per difenderlo. Eppure Alexis ne aveva colto anche la dolcezza e la rabbia proprio tipica delle femmine. E in quel momento, rossa in viso e con gli occhi puntati su Karim, le sembr ancora pi bella della prima volta che laveva vista. 
Capisco come sia impossibile qualunque dialogo tra noi disse Karim. Allora che sia fatta la volont di Allah. 
Una volta lontano, Sofia si rivolse a Leonardo.
Perdonate la mia irruenza, ma ero stanca delle sue parole.
Lui non le rispose e scosse la testa.
Sono stata impulsiva, avete ragione, ma vi prego di perdonarmi.
Ti capisco, Sofia, ma sono preoccupato.
Prima che Sofia gliene chiedesse spiegazioni, intervenne Alexis.
Credo di sapere per quale motivo. E lo sono anchio.  per via del giudizio di Dio che ha invocato Bayezid. Venite, usciamo, ha smesso di piovere.
Dal terreno bagnato saliva una nebbiolina profumata: e con questa mille odori che si confondevano tra loro. Come se i fiori e le piante volessero ringraziare per il dono dellacqua, che  vita. Ma non era solo per quelle fragranze che a Sofia girava la testa. Continuava a pensare a Karim El Rashid e al suo volto dispiaciuto. E cos, senza volere, le sinsinu nella mente il tarlo del dubbio. Probabilmente Karim era un grande attore, ma se fosse stato sincero? No, non era possibile: i disegni cerano, e quando se nera andato non cerano pi. Sedettero sotto una loggia, allasciutto, e subito due servitori portarono loro una bevanda calda, dallaspetto lattiginoso, che profumava di cannella. Sofia la guard perplessa.
Bevila le disse Alexis. Si chiama salep, dona forza e serenit, e credo tu abbia bisogno di entrambi. In effetti, le riscald subito lo stomaco e quel piacevole tepore la calm. Leonardo la tocc appena: il suo sguardo si era posato su una vicina uccelliera e, come se nientaltro lo interessasse, la raggiunse. 
S gli sentirono dire, luomo potrebbe volare.
Alexis e Sofia si guardarono, complici, e sorrisero. Poi il giovane torn serio. 
Il giudizio di Dio di cui ha parlato il sultano  la prova suprema per stabilire da che parte sta la ragione e la giustizia e dallaltra il torto e linganno.  semplice e terribile al tempo stesso. Abbass quindi la voce. Ci sar un combattimento, tra Leonardo e Karim, allultimo sangue. Dio far vincere colui che  nella ragione. 
 assurdo! Lui non pu combattere.  un uomo anziano, uno scienziato, credo non abbia mai toccato unarma in vita sua, anche se ne ha progettate tante.
E allora non c che una soluzione: come sua amica e guardia personale, sarai tu a dover prendere il suo posto. 
Per dimostrare che la nostra accusa  giusta dovrei uccidere Karim? Ma 
Lo so, hai ragione, ma questa  stata la scelta del sultano, e i suoi ordini non si possono discutere. Se doveste rifiutarvi, allora sareste giudicati colpevoli. E sareste messi a morte entrambi. 
Io non ho mai ucciso nessuno, e non voglio farlo.
Alexis non replic. Inutile farlo. La volont del sultano era sacra e nessuno vi si poteva opporre. Il giorno dopo sarebbe corso del sangue e una vita sarebbe stata spezzata. 

18.

Il sonno di Sofia fu invaso dagli incubi. Non avrebbe voluto addormentarsi perch temeva che lo avrebbero popolato. Vide il volto sfigurato di Karim che le gridava contro. Le guance scarnificate, i denti lunghi come quelli di un teschio. Gli occhi, fuori dalle orbite e segnati da vene rosse, penzolavano sulle guance, mentre uno schizzo di sangue gli usciva dal collo inarrestabile. Lei fissava la lama della sua spada, ancora infilata nel corpo di Karim, e non riusciva a sfilarla, come se lavesse infilzata in una roccia. 
Tu mi hai ucciso. Le parole di Karim uscivano gorgogliando, miste a sputi. Eppure sai che io sono innocente. 
Sofia avrebbe voluto replicargli che non era vero, che era un bugiardo e che si meritava quella fine, anche se le faceva orrore, ma non riusciva a emettere un solo suono dalla bocca. Al volto di Karim si sostitu quello di Sandraccio Corella, che le sghignazzava in faccia, senza curarsi delle ferite che gli aveva inflitto, mentre il sangue spruzzava ancora pi forte. Sapeva di avere vinto, ma si sentiva comunque perdente, e avrebbe voluto chiedere aiuto. Non cera nessuno, a parte Leonardo, lontano, che agitava le braccia come un uccello e si sollevava da terra. 
Unombra le scivol addosso, rendendola cieca, ed ebbe paura di essere colpita: riusc finalmente a gridare, cercando al tempo stesso di liberarsi da quel velo che stava diventando sempre pi pesante, prima un mantello, poi una coperta, e infine una bara di legno. E si vide inginocchiata a terra, con la testa sul ceppo, con il boia pronto a tagliargliela. Chiuse gli occhi e sent una mano fredda sulla fronte, ed ebbe limpressione fosse quella della morte. Che la stava chiamando a s. Sofia La morte aveva la voce di un uomo, chiss perch invece veniva sempre chiamata la Nera Signora. 
Sofia 
Apr gli occhi, e il volto che vide era quello di Leonardo. Pieno di rughe, con le sopracciglia bianche folte e lunghe come quelle di una volpe, ma non avrebbe potuto desiderare di vedere altro. E sua era la mano, ossuta e delicata. 
Stavi gridando e mi sono preoccupato.
Grazie maestro,  stato un terribile incubo, niente di pi. Si tir a sedere sul letto. Mia madre mi ha ingannata. Mi ha sempre detto che i brutti sogni vengono quando si  sereni, come a compensare la troppa felicit. Si sbagliava. Mi dispiace di avervi svegliato.
Non dormivo.  gi venuto Alexis e mi ha raccontato del giudizio di Dio. Sono un povero stupido, con la testa tra le nuvole. Non voglio che tu combatta, lo far io. Butter subito a terra la spada e chieder piet. 
No, il sultano non la concederebbe. Moriremmo tutti e due. Lo sapete anche voi, queste sono le regole. Mi avete voluto al vostro servizio proprio per proteggervi e io ho accettato. Questo  il mio dovere. I primi raggi di luce filtravano dalle tende, insieme a un profumo di dolci. La voce cantilenante del muezzin, in cima a un vicino minareto, intonava la prima preghiera del mattino.
Il sacerdote musulmano sta facendo il suo dovere, invitando i fedeli alla preghiera, e dallodore che sento anche i servi lo fanno, preparando la colazione. Io far il mio. Non dovete temere, so combattere e difendermi. 
Cos sia, allora. Ma non  solo questo che mi angoscia,  soprattutto il pensiero di che cosa farai, se vincerai, come io spero ardentemente, e sarai allora costretta a uccidere Karim.
Mangiarono in silenzio, Sofia sbocconcellando qualche biscotto e bevendo del t caldo. Poco dopo giunse Alexis, che li stava aspettando fuori, nel patio.
 lora disse. Preparati, Sofia. 
Scelse una camicia larga, che le consentisse di tenere le braccia pi libere possibile e sopra indoss un corpetto senza maniche, verde e oro. Si infil delle braghe di fustagno, preferendole a quelle di pelle, che lavrebbero protetta maggiormente ma reso meno agili i movimenti delle gambe. Ai piedi mise un paio di stivali con la felpa sotto, meno scivolosa del cuoio. Baci la spada che le aveva fabbricato Leonardo, e tenendola chiusa nel fodero, stretta nelle mani, si avvi dietro Alexis e Leonardo. 
Nella sala del regno i giannizzeri avevano preparato una piccola arena, delimitata da una corda. A pochi era stato concesso di assistere: il giudizio di Dio rappresentava un momento di raccoglimento, non una festa. Karim El Rashid era gi arrivato e quando la vide le lanci uno sguardo pieno di tristezza: Sofia avrebbe preferito fosse invece carico dodio. Avrebbe combattuto con maggiore convinzione, ma forse era una finzione anche quella. Distolse lo sguardo, non riusciva a decifrare la sua espressione, e cerc di concentrarsi, ma i pensieri le si accavallavano come pietre una sopra laltra, in un difficile equilibrio. 
Leonardo aveva ragione, che cosa avrebbe fatto se avesse vinto? Avrebbe davvero ucciso Karim? Aveva duellato molte volte, ma quasi sempre si era trattato di pure esibizioni, come davanti a papa Alessandro sesto. Anche se quella volta, per la prima volta, a causa dellinganno di Sandraccio aveva corso il rischio di morire. Poi cera stata la scaramuccia con il capitano, a Zara. Uno sbruffone che non aveva avuto difficolt a battere. Comunque si trattava di un duello al primo sangue, al limite avrebbe ricevuto o provocato solo un graffio, una piccola ferita. Qui no, con Karim era questione di vita o di morte. Uno squillo di tromba interruppe i suoi pensieri e nella sala del trono fece il suo ingresso il sultano. Ormai il tempo era scaduto, fino allultimo aveva sperato che il combattimento, magari per un ripensamento di Bayezid, non avrebbe avuto luogo. Lo guard speranzosa, ma dalle prime parole comprese quanto fosse vana la sua speranza.
Il giudizio di Allah abbia dunque inizio. Queste le regole. Chiunque dei due, per vilt o per difesa, oltrepassi il cerchio di corde, sar dichiarato perdente e gli sar tagliata la testa seduta stante, e il suo nome sar macchiato per sempre. Allah misericordioso invece accoglier lanima di chi avr perso con onore. Entrate nel cerchio, Karim El Rashid e Sofia dei conti Guidi. Entrambi obbedirono e si posizionarono luno di fronte allaltra. 
Sguainate le spade! ordin il sultano. Karim tolse dal fodero una scimitarra dalla lama ricurva, che per questa caratteristica era pi adatta ai colpi di taglio rispetto a quelli di punta. Unarma micidiale, se ben usata, che poteva perfino spezzare la lama avversaria. La spada di Sofia, nonostante la leggerezza, era tuttavia di acciaio temprato, ovvero raffreddato bruscamente, in modo da garantire una maggiore robustezza. Leonardo in persona aveva assistito alla sua costruzione, suggerendo al fabbro la tecnica di inserire tra lelsa di cuoio e la lama una specie di guanto di ferro, a protezione della mano che la impugnava. 
Allah akbar! grid il sultano, invocando cos la grandezza di Dio, e protese le braccia avanti per dare inizio al combattimento. 
Sofia attese il colpo dellavversario: in questo modo avrebbe compreso per prima il suo modo di combattere. Karim alz la scimitarra, facendola roteare dallalto in basso con un colpo obliquo. Un errore, lo giudic Sofia, perch vi aveva messo troppo tempo: se avesse voluto ribattere immediatamente, avrebbe potuto infilzarlo. Le bast indietreggiare appena di un passo per evitare la lama. Karim ripet il colpo, allo stesso modo, e a Sofia questa volta bast scansarsi di lato. 
O faceva finta o non sapeva combattere. Prov quindi un affondo di punta, senza convinzione, per vedere in che modo si sarebbe difeso. Lo fece in modo sgraziato, con il polso che quasi perse la presa. Sofia rote quindi la spada, cercando il lato sinistro e lui us a difesa entrambe le mani, subito arretrando di due passi. Fece quindi un finto attacco alle gambe, da sinistra a destra, e Karim arretr ancora. Una mossa sbagliata, peggio, stupida, perch aveva quasi raggiunto il limite dellarena: ancora un passo indietro e sarebbe inciampato nella corda che la delimitava. Quasi fosse unesibizione, Sofia fece tre passi indietro, riportandosi al centro e dandogli la possibilit di avvicinarsi. Karim ne approfitt e cominci a menare fendenti a destra e a sinistra, ma senza alcun criterio, facendo volare la scimitarra quasi a prendere delle mosche. Sforzi esagerati e inutili, che lo fiaccarono al punto che fu costretto a fermarsi e ad appoggiare la punta della scimitarra a terra.
Non ho mai visto nessuno combattere cos disse Leonardo.
Per forza rispose Alexis. Karim  un diplomatico, nipote del sultano e vicevizir. Non  mai stato un guerriero. 
Perch mai il sultano lo ha fatto combattere, allora?
Perch cos vuole il giudizio di Allah. Sofia lo batter.
Per tutto il tempo Sofia aveva girato intorno a Karim, schivando i colpi, e incrociando ogni tanto la lama con lui. Ormai era certa della vittoria, fin troppo facile, e questo la mise in uno stato di grande apprensione. Non era giusto vincere cos. Mentre Karim si riposava, ansimando con difficolt, lanci uno sguardo supplichevole al sultano e abbass anche lei la spada.
Combattete! grid lui, alzandosi dal divano che fungeva da trono. Combattete disse ancora, pi piano, coprendosi il volto con le mani e accasciandosi sui cuscini.
Il duello riprese, ma Karim era visibilmente stanco e i suoi colpi diventavano sempre pi deboli. Quando cerc, con un ultimo sforzo, di arrivare a colpire Sofia, senza nemmeno troppa convinzione, al tocco delle lame perse limpugnatura. Un mormorio di disapprovazione si lev dai pochi dignitari di corte che assistevano. Con la scimitarra ormai lontana, Karim guard Sofia negli occhi. Quindi si inginocchi davanti a lei e chin la testa, aspettando il colpo finale.
Fai presto, ti prego disse in un sussurro, ho gi sofferto abbastanza. 
Ai tempi dellantica Roma, quando i gladiatori combattevano nel Circo, in situazioni come queste il vincitore si rivolgeva al pubblico. Se la maggior parte degli spettatori mostrava il pollice allingi, costui si voltava allora verso limperatore. Se anche questi, accontentando il popolo, faceva il pollice verso, per il perdente era dichiarata la morte. Il suo avversario sarebbe stato obbligato a ucciderlo. Cos Sofia diresse ancora una volta il suo sguardo verso il sultano.
Piet disse. 
Allah avr piet della sua anima le rispose.
Lentamente si mise a lato di Karim, sempre in ginocchio, e afferr la spada con due mani. La alz e inizi a piangere.

19.

Le lacrime le scendevano lungo le guance, fino alla bocca, per scivolare poi sul pavimento a mosaico, luccicanti. Lacrime di rabbia, per essere costretta a unazione che non avrebbe mai voluto compiere. Di piet, di fronte a Karim che gi sapeva, fin dallinizio del duello, che lo avrebbe perso. E con esso, anche la vita. La spada le tremava fra le mani, e tremava anche il suo cuore. Come avrebbe potuto vivere con il ricordo di quella vita spezzata da lei? Come avrebbe potuto raccontarlo un giorno ai suoi genitori? Suo padre le aveva insegnato il senso dellonore, e non cera niente di onorevole nel tagliare la testa a un uomo indifeso. Sua madre le aveva insegnato la piet, nei confronti del vinto, del povero e delloppresso. Se avesse compiuto quel gesto, non avrebbe pi osato guardarli in faccia, ma se non lavesse fatto, lei, Karim e forse anche Leonardo avrebbero subito la stessa sorte. 
Guard Alexis, che la fissava e stringeva i pugni. Spost gli occhi su Leonardo e le sembr lo stesso vecchio nonno della prima volta, a Roma. Con la mano sinistra si pul il naso gocciolante e alz la testa verso il sultano, dal volto impassibile. Chiuse quindi gli occhi, e prese la decisione pi importante di tutta la sua vita: gett la spada a terra. Alexis abbass la testa e pos i pugni sulla fronte, mentre Sofia, disarmata, si avvicin al sultano e singinocchi davanti a lui.
Il mio Dio e il mio onore mi impediscono di uccidere Karim El Rashid. Esiste una giustizia superiore alla vostra, alla quale pure mi inchino. Fate ci che ritenete giusto. 
Perdere la propria vita per salvarne unaltra. Quante volte aveva pensato se si sarebbe mai trovata davanti a un simile dilemma. Ora lo sapeva. E non era la vita di un familiare o di una persona amica alla quale voleva bene. Karim era uno sconosciuto, un ladro. Eppure Eppure un ladro, un traditore non si sarebbe mai comportato in quel modo. Avrebbe forse chiesto piet, sarebbe fuggito nella notte, come nipote del sultano si sarebbe approfittato della sua parentela e della sua carica, ma non lo aveva fatto. Aveva accettato quel verdetto, proclamando solo la propria innocenza. E se avesse dichiarato la verit?
Gli occhi di tutti continuavano a passare da quella ragazza, che si era rifiutata di compiere il suo dovere fino in fondo, al sultano. Il petto del signore dellislam si alzava e si abbassava come un mantice e, nel silenzio assoluto della sala del trono, quasi si poteva udire il suo respiro. Aiutato da un servo, il sultano scese i tre gradini che dividevano la pedana del trono dal pavimento. Sofia si tenne pronta a ricevere la punizione. Forse avrebbe comandato che le tagliassero la testa allistante, o le avrebbe reciso la gola con un pugnale lui stesso, per avere osato sfidarlo. Sent la mano del sultano sulla sua testa e mand lultimo pensiero ai suoi genitori.
Sofia dei conti Guidi. Nessuno ha mai disobbedito alle nostre regole. Tuttavia esse sono fatte dagli uomini, misere creature, quale anche io sono, di fronte ad Allah. Che tu chiami Dio, ma credo sia la stessa cosa. Hai invocato la Sua legge, e nel Corano  scritto che chiunque uccida un uomo sar come avesse ucciso lumanit intera. E Karim  un uomo. Stanotte, io confesso davanti a tutti voi, ho commesso uningiustizia. Su questa frase fece una pausa: il pi potente degli uomini confessava una propria colpa. Lui stesso sembr meravigliarsi delle parole uscite dalla sua bocca. I cortigiani presenti si guardavano luno con laltro, anche loro sorpresi dal tono di voce del loro comandante supremo. Si sarebbero aspettati uno scoppio dira, mentre il sultano appariva pi triste che accigliato. Non lo avevano mai visto in quello stato. 
Gli ho lasciato aperte continu le porte della cella, e ho ordinato alle mie guardie di lasciarlo andare via, qualora si fosse presentato a una delle porte del palazzo. Eppure egli non lha fatto, mentre io ho dato pi valore al mio amore per lui che alle regole che io stesso ho stabilito, e che ho quindi violato. Nessuno morir, almeno non adesso. Che Karim sia rinchiuso nelle segrete del palazzo e che venga convocato, entro la prossima luna, il consiglio dei Saggi. Vai, Sofia, se condanno te, dovrei prima condannare me stesso. Le tir su il mento e, senza farsi vedere da nessuno, le strizz locchio. Il fatto  le sussurr che non ho nessuna intenzione di ordinare a me stesso di tagliarmi la testa. Ma questo sar il nostro segreto.
Confusa, commossa e stupita, a Sofia scapp un sorriso. Non poteva ancora credere a quanto aveva sentito. Rest in ginocchio, incerta se fidarsi delle parole del sultano. Quando usc dalla sala con il codazzo dei suoi dignitari, perplessi e meravigliati, Sofia si alz e corse ad abbracciare Leonardo. Nemmeno lui riusc a trattenere le lacrime, e labbracci stretta. Alexis quasi la strapp dalle sue braccia e la strinse a s. I due corpi si toccarono, per la prima volta, e uno strano brivido li percorse entrambi. Sapeva di gioia, di emozione, di sensazioni mai provate dalluno e dallaltra. Prima di staccarsi, per un attimo si guardarono negli occhi e di nuovo quel brivido li attravers. 
Dobbiamo festeggiare disse Alexis.  stata una cosa meravigliosa, inaudita! Hai fatto cambiare idea al sultano? Credo che la tua azione sar raccontata nei libri di storia. 
Leonardo, ripresosi dalla commozione, si stava lisciando la barba.
Bayezid ha dimostrato che il suo soprannome, il Giusto,  davvero appropriato. Sofia, ti rendi conto che con il tuo gesto coraggioso hai salvato la vita a tre persone? 
In quel momento una cappa scura scese sugli occhi della ragazza, che non resse a tutte quelle emozioni. Svenne. Alexis fece appena in tempo a evitare che crollasse a terra e la prese in braccio. Si svegli nel suo letto, con Alexis che le teneva la mano e Leonardo che reggeva un bicchiere con una mistura biancastra al suo interno. 
Bentornata tra noi disse mescolando alcuni fiori nellacqua. Bevi questo infuso di menta piperita. Ti aiuter a tirarti su. 
Ha un cattivo sapore? chiese Sofia ancora non del tutto sveglia
Figurati! Menta era una bellissima ninfa che fece perdere la testa a Plutone, il re dellInferno. La moglie Proserpina, per gelosia, la trasform in una pianta, ma allultimo momento, Plutone le fece un dono, quello di possedere un profumo meraviglioso. Assaggiala e poi mi dirai.
Mentre quel liquido caldo le scendeva nello stomaco, Sofia si sent subito meglio e nel naso le arriv un delizioso pizzicorino, che la fece starnutire. 
Dio ti benedica!
Lha davvero benedetta intervenne Alexis. Sofia ha compiuto un miracolo, credo che il sultano non abbia mai cambiato le sue decisioni. Non so come far a spiegarle al consiglio dei Saggi. 
Appena fin di bere, sentendosi meglio, Sofia gli piant gli occhi addosso, se pure sorridenti.
E tu allora? Insomma, che ci fai qui? Ce lo vuoi dire o no? 
Per farsi raccontare un segreto o una cosa riservata, serve pi un sorriso che una preghiera, un ricatto o peggio ancora un ordine o una litigata. I sorrisi uniscono, le liti allontanano. Seduta sul letto, le braccia incrociate e un broncio che non aveva tuttavia niente di serio, Sofia apr lanimo di Alexis. 
Daccordo, te lo dir, anzi ve lo dir. E non vi chiedo nemmeno di giurare di mantenere il segreto. Non serve, mi fido di voi. Chi inganna, tradisce anche un giuramento. 
Sofia gli tocc la mano in segno di ringraziamento e ancora una volta quel semplice tocco le provoc una piacevole sensazione. 
Sapete gi chi  mio padre. In molti lo credono morto, forse anche mio fratello, che gli ha usurpato il trono.
Proprio una bella famiglia ironizz Leonardo e Alexis annu, stringendo le labbra. 
Io non ho mai partecipato alle loro beghe, anche se sono stato addestrato a combattere, fin da quando ero un bambino. Preferisco fare delle passeggiate con il mio falcone addestrato, leggere e studiare. Trovo la guerra una cosa stupida, tutte le guerre.
Alexis fece una pausa, forse in cerca delle parole giuste per continuare.
Vai avanti lo incoraggi Leonardo. Era la prima volta che sentiva da un giovane il disprezzo per la guerra. Di solito tutti si esaltavano a quel pensiero. Alexis era davvero diverso.
Ho fatto un patto con mio padre. Io avrei portato la sua ambasciata a Bayezid, e in cambio non avrebbe preteso di coinvolgermi nel tentativo di recuperare il trono.
Vuoi dire disse Leonardo che tuo padre sta cercando lalleanza del sultano per combattere contro suo figlio e riprendersi il trono? Ripeto: proprio una bella famiglia, anche se tu non sembri nemmeno della sua stirpe. Sei sicuro che Vlad Dracul sia davvero tuo padre?
S,  cos. Bayezid mi ha detto che ci avrebbe riflettuto sopra. In caso positivo mander unambasciata a Temesvr, dove abbiamo lasciato mio padre. 
Andrai tu?
No, non credo, e spero proprio di no. Sofia, io ho compiuto il mio dovere. E sono libero. Lo disse guardandosi intorno e a Sofia sembr che mentisse, ma non era possibile. Il sultano mi ha comunque offerto di restare qui per quanto vorr. Si volt verso Leonardo. E voi?
Abbiamo salva la vita, ma dubito che riusciremo mai a recuperare i miei disegni. A questo punto mi vengono molti dubbi, visto il comportamento di Karim.
Anche a me, maestro aggiunse Sofia. Un uomo colpevole, lo ha fatto capire anche il sultano, non si sarebbe comportato cos. Sarebbe fuggito. 
E allora? chiese Alexis. Siete venuti qui per niente? Chi mai pu essere stato?
Intanto, a Roma
Stupido, stupido, stupido. Non riuscirai mai a interpretare i segni del maestro, maledetto lui e la sua scienza! E maledetti tutti i potenti della terra che se ne vogliono impadronire. Maledetto anche io, che non so resistere davanti a una borsa piena di denari che vado poi a bermi nelle osterie. Ho lidea che i miei compagni mi cerchino apposta, quando sanno che posso spendere, e mi evitino quando non ho un soldo. Maledetti anche loro! E adesso non so davvero cosa fare. Se dico al principe che non solo non ci sono riuscito ma anche che non sar mai in grado di decifrare questa scrittura e questi strani disegni,  capace davvero di appendermi in una gabbia dalle mura del Castello del Santo Angelo, e di farmi divorare gli occhi dai corvi, uccelli del malaugurio. Siano maledetti, anche loro. Se fuggissi, con la sfortuna che mi ritrovo addosso da quando sono nato, finirei ammazzato non appena messo piede fuori da Roma. O forse anche prima, perch sarei da solo, mica posso fidarmi degli amici. Dietro ogni vicolo puzzolente c sempre un bandito che per pochi denari ti taglia la gola. E adesso? Chi  che sta bussando?
Apri, manigoldo, ladro di galline! Lo so che sei l dentro!
Michelotto Corella sfond la porta ed entr nellappartamento. Lo sorprese mentre stava per nascondersi dentro una cassapanca. Lo prese per il fondo dei calzoni e lo tir fuori. Quello gli si gett ai piedi.
Piet! Sono quasi giunto a scoprire il segreto del maestro. Se mi uccidi, sar costretto a portare con me il segreto nella tomba.
Stai tranquillo, Caprone.
Ma io mi chiamo 
Per me sei Caprone, e lo sei anche per il principe. Osi mettere in dubbio la sua parola?
Gli sorrise ma al tempo stesso tir fuori un coltellaccio che gli punt in mezzo agli occhi.
Caprone, come desiderate. 
Il mio signore, che  anche il tuo, ci tiene a te, sai? E ti stima perfino, al punto che sostiene che sei capace di disegnare il volto della ragazza, di quella Sofia, a memoria. Io mi sono permesso di dire al principe che non era possibile, sei troppo idiota, per cui abbiamo scommesso. Dimmi, Caprone, mi farai vincere la scommessa?
Qualunque cosa avesse risposto, si sarebbe ritorta contro di lui. Se ne fosse stato capace  perch non era difficile, lunica cosa in cui eccelleva era il disegno  avrebbe avuto contro quel dannato. Se invece non ci fosse riuscito, avrebbe scatenato ancor di pi lira del principe. Si mise a piangere. 
Comincia gli disse Michelotto, e fai presto, basta una sanguigna, ma bada, che sia somigliante. Ah, e non deve essere pi grande di una mano. Torno domani, fa che sia pronto o ti disegner io una bella croce sulla tua faccia. Magari la passione di Cristo ti far diventare pi intelligente.
Michelotto se ne and via soddisfatto. Rise pensando alla paura che gli aveva inculcato. Padron Cesare era molto furbo e aveva spie dappertutto: senza spie si rischia di perdere battaglie e guerre. Un alleato si pu trasformare in un nemico, lui lo sapeva bene, era un maestro nellarte del tradimento. Una nobile arte che faceva guadagnare soldi e fama. Una di queste spie, di guardia alle porte del palazzo del sultano gli aveva fatto sapere, tramite un piccione viaggiatore, che due occidentali, un uomo anziano di scienza e una ragazza, erano giunti a Istanbul. Il principe aveva sospettato che si trattasse proprio di Leonardo da Vinci e della sua guardia del corpo, Sofia dei conti Guidi, quella maledetta che aveva battuto suo fratello e gli aveva fatto fare una figuraccia di fronte a papa Alessandro sesto. La vendetta del principe poteva colpire ovunque. Dietro suo ordine, avrebbe spedito a Istanbul il ritratto della ragazza, per essere sicuro che fosse lei. Poi il principe avrebbe deciso che cosa fare. 
Sapere tutto, di tutti gli diceva spesso. Questo  il vero potere. 
Si ferm davanti a unosteria, entr e spinse via due avventori che bevevano appoggiati al bancone. Alla loro reazione, li prese entrambi per i capelli e fece loro sbattere le teste una contro laltra. Ordin da bere e tracann unintera brocca di vino. E quando usc, orin proprio sulla porta dellosteria. Lui era Michelotto, il sicario preferito di Cesare Borgia, e disse a se stesso soddisfatto che si poteva permettere di fare tutto ci che voleva. 

20.

Sofia non sapeva darsi pace: e se Karim davvero non fosse stato il ladro dei progetti? Con il loro comportamento, lei e Leonardo non solo avevano accusato un innocente ma lo avevano di fatto anche quasi condannato a morte. Per non parlare del viaggio e dei pericoli che allora avrebbero affrontato inutilmente. Leonardo lasci i due giovani a discutere e si allontan discretamente. 
La notte precedente aveva infatti notato un uomo, con una barba a punta, osservare le stelle, prendere appunti e fare dei disegni geometrici. Si era incuriosito a tal punto che aveva chiesto in giro chi fosse. 
Devessere Firnas Ibn Abbas, il folle. Una guardia sorrise a trentadue denti. Pu essere solo lui. Lo trova dietro i giardini dellharem, se non si  ancora rotto losso del collo guardando sempre il cielo e mai per terra, dove si mettono i piedi. 
Dopo aver girovagato e chiesto ancora indicazioni su dove poter trovare il misterioso Firnas Ibn Abbas, e dopo essersi sentito ripetere pi volte che era pazzo ma buono, finalmente riusc a trovare il suo studio. Una specie di laboratorio addossato alle mura del Palazzo del Topkapi. Lo riconobbe in un uomo alto e allampanato intento a costruire un manichino di ferro. Non poteva essere che lui. I due si scrutarono, come due gatti sospettosi, e si misero a girare in tondo, continuando a osservarsi. Come Firnas si gratt la barba, Leonardo fece altrettanto e, appena questi si freg le mani, laltro lo imit. Quando poi si trovarono entrambi a muovere ossessivamente gli indici, quasi allunisono, ogni diffidenza cess. E nonostante non si fossero mai visti prima, si abbracciarono con grande calore. Per tutto il giorno non fecero altro che parlare delle rispettive invenzioni, compreso luomo di ferro: Leonardo giur di averne costruito uno quasi uguale. Ma enorme fu la meraviglia di Leonardo quando Firnas gli mostr un disegno di un suo antenato di ben sette secoli prima.
Non mi dire! esclam Leonardo dopo averlo studiato a lungo.
Guarda tu stesso e giudica.
Ne ho abbozzato un disegno io stesso, questo funziona?
Pare che il mio avo sia morto provandolo.
Il che non significa che non possa funzionare.
 vero. Che ne dici di provare a ricostruirlo?
Con immenso piacere concluse Leonardo. Perch ci che non  stato ancora fatto, non  detto che non si possa fare. 
Proprio come diceva mio nonno: si pu fare! esclam. 
Dimentico del viaggio, dei progetti rubati e della situazione in cui si trovava Karim El Rashid, Leonardo da Vinci inizi a lavorare con il suo nuovo amico turco alla realizzazione del suo pi grande sogno: costruire una macchina in grado di volare. I disegni dellantenato di Firnas dimostravano, almeno sulla carta, che era possibile realizzare quellopera straordinaria. Alexis e Sofia lo aspettarono invano. Era ormai sera tardi e alcuni servi avevano gi portato loro da mangiare.
Devo andarlo a trovare, a ogni costo.
Me lo hai gi detto, Sofia, ma come credi di riuscirci? 
Avrei unidea. Non hai qualche amico qui dentro? 
No, e non mi fido di nessuno. Agire di nascosto qui pu essere molto pericoloso. Ci saranno almeno due posti di guardia e poi la porta della cella
Ho capito, c solo una strada. Chieder il permesso al sultano.
Non te lo accorder mai, hai gi toccato il suo animo una volta, non ce ne sar una seconda.
Aiutami, Alexis. Tu lo conosci meglio di me
Il giovane scosse la testa pi volte: quella ragazza era testarda come un mulo. Avrebbe voluto aiutarla con tutto il cuore, ma farsi dare il permesso dal sultano appariva unimpresa impossibile. A meno che 
Forse c una possibilit. Fammi dare unocchiata.
Prese un libro, dalla copertina nera e un ghirigoro doro disegnato sopra. 
Questo  il Corano le disse. La Bibbia dei musulmani, ed  stato scritto dal profeta Maometto. Loro considerano anche Ges come un profeta. Le religioni si assomigliano molto, sono gli uomini che le rendono differenti. E sai che cosa significa questo che sembra un disegno?
Proprio per niente.
Sofia si mise a gambe incrociate. Le piaceva molto quando Alexis le parlava con gioia, e le piaceva anche imparare da lui.
C scritto: Nel nome di Dio, il Clemente e il Misericordioso.
Lo aveva scritto Leonardo esclam lei. Allinizio della supplica.
Esatto.  stato molto furbo. Perch nella religione islamica quando si usa questa formula, chi la ascolta  poi obbligato a comprendere le ragioni dellaltro: se sono giuste, ovviamente.
E allora? domand Sofia.
E allora adesso trover un versetto adatto, con il quale potresti anche convincere il sultano a darti il permesso di andare a trovare Karim.
Darci il permesso.
Daccordo, nel caso ci andremo insieme.
Alexis sfogli a lungo il Corano; il suo arabo non era perfetto ma lo sapeva leggere e comprendere. Ogni tanto Sofia gli chiedeva il significato di un segno o un altro e lui le forniva pazientemente ogni spiegazione.
Larabo si scrive da destra a sinistra.
Lo fa anche Leonardo, forse perch sua madre era araba, insomma turca. 
Non  la stessa cosa, arabi e turchi oggi sono nemici, ma la lingua sacra  scritta in arabo.
Alexis scorse il libro quasi fino alla fine e stava abbandonando la speranza quando punt il dito su una pagina, tra le ultime. 
Ecco qua: trovato!  solo un tentativo, ma tu prova. Vai dal sultano, domani, e dopo averlo salutato recita la formula iniziale. Poi digli che secondo la Sura della Tavola Imbandita 
Che cosa?
Sofia, ti prego, stai molto attenta e ripeti con me quello che ti dico: dovrai imparare tutto a memoria.
Con molta calma, Alexis le fece memorizzare un breve discorso e glielo fece ripetere pi volte, finch entrambi furono sicuri di non sbagliare. Era tardi, laria della sera profumava di rose e di verbena, e i servi portarono loro dei biscotti, alcuni salati e altri al sapore di mandorle e pistacchi. Alla fine, quando il sonno cominci a farsi strada tra gli occhi di Sofia, Alexis si alz e le dette il bacio della buonanotte. Quel bacio delicato fece addormentare Sofia con il sorriso sulle labbra. 

21.

La mattina successiva Sofia si accorse che Leonardo non era nemmeno rientrato nei loro alloggi, ma non se ne preoccup. Aveva visto in lui quello sguardo particolare di curiosit che gli faceva perdere la cognizione del tempo. In quei momenti Leonardo non sentiva la fame, la sete o il sonno. Salvo poi lamentarsi, una volta tornato in s, di avere tanta necessit di mangiare, di bere e di dormire. 
Sofia si lav nella vasca profumata dai petali di rosa e si vest alla moda orientale. In un armadio trov un abito lungo fino ai piedi e un cappello di velluto verde ornato di piume di fagiano, e ai piedi mise delle pianelle di legno con un tacco davanti e uno dietro. Degli alti zoccoli, in pratica, con i quali era davvero difficile restare in equilibrio. Ci prov pi volte, ma rischiando di cadere, prefer un paio di pantofole con la punta ricurva. Buffe, ma almeno comode. Sulla cintura di seta, stretta in vita, infil il pugnale regalo del sultano. Era sicura che lui lo avrebbe apprezzato. 
Fuori, nel patio, trov la colazione gi pronta: vari tipi di yogurt con una serie infinita di biscotti dolci. Doveva stare attenta a non mangiare in modo esagerato: in quei giorni le poche donne che aveva visto erano tutte piuttosto in carne. Per forza: con quelle leccornie a disposizione ogni santo giorno, sarebbe stato impossibile non ingrassare. Quasi stordita dagli odori, che il vento cambiava ogni giorno cos come il verso in cui soffiava, si diresse verso il palazzo del sultano. Si ferm davanti ai giannizzeri di guardia.
Sono Sofia dei conti Guidi. Vorrei poter parlare con il sultano. Aperta la porta, Sofia si trov nellanticamera della sala, gremita di gente. Persone che probabilmente erano l da chiss quanto tempo, in attesa proprio di poter essere ammessi alla presenza del sultano. Alla vista di una donna, lunica, nella sala animata da molte conversazioni cal il silenzio, che in breve si tramut in un mormorio. Sofia si sentiva gli occhi addosso: era evidente che, come unica rappresentante del sesso femminile, la sua presenza dava scandalo. Mentre aspettava paziente il suo turno, da sotto la panca sent un leggero lamento, quasi il pigolio di un pulcino. Guard bene e vide un piccolissimo gatto, bianco e nero, peloso come un batuffolo. Lo afferr e se lo mise in braccio, e quello cominci subito a fare le fusa. Nel carezzarlo si accorse che intorno al collo aveva un filo di perle. 
Sei il gattino pi ricco del mondo. Chi  il tuo padrone? O meglio: chi  il tuo schiavo? 
Sua madre diceva sempre che mentre i cani hanno un padrone, in casa sono i gatti a comandare. Loro sono i padroni, e gli umani i loro schiavi. Il gattino miagol pi forte, sembrava volesse risponderle. Ma era un miagolio sgraziato, come il verso di una cornacchia. 
Sei anche molto bello, ma hai una voce terribile. Nessuno le dava retta, n proclamava di essere, appunto, lo schiavo del gatto. Dimprovviso si spalancarono le porte della sala del trono e nellanticamera sciamarono come farfalle impazzite uno stuolo di servitori.
Ked, ked, ked! urlavano, mentre la gente si scansava al loro forsennato passaggio. Si aggiravano per la sala, continuando a gridare: Ked, Ked. Uno dei servi si ferm davanti a lei, puntandole il dito contro e in breve Sofia si trov circondata da tutti loro. Uno di quelli, con una fascia dorata sul petto, forse il loro capo, le si avvicin.
Ked! grid trionfante e indic il gatto. Fece per prenderlo dalle sue mani ma il felino si ribell e gli soffi contro, tentando anche di graffiarlo con una zampata, rifugiandosi sempre di pi tra le braccia di Sofia. Il servitore allora giunse le mani in segno di rispetto. 
Momo le disse indicando il gatto, e si sforz di parlare nella sua lingua, Ked,  gatto. Momo suo nome. Perduto. Padrone sultano molto triste. Vieni da lui con Momo. 
Con il gattino in braccio, che continuava a farle le fusa, Sofia pass tra la gente che la guardava male, invidiosa del fatto che, pur essendo lultima arrivata, potesse passare subito, davanti a tutti. Cos si ritrov davanti al sultano, e il gatto Momo, che con un balzo raggiunse il divano dove era seduto.
Continui a stupirmi, Sofia dei conti Guidi, non mi aspettavo di rivederti ancora e in queste circostanze cos piacevoli. Grazie per aver trovato il mio ked, il mio gatto Momo. 
In qualche modo  stato lui a trovare me, io lho solo sentito miagolare, con quella sua strana vocina.
Strana? rise il sultano. Diciamo piuttosto che sembra un vecchio corvo. Perch cerca di imitare la voce umana, ma non ci riesce. Sono sicuro che sia la reincarnazione di qualche mio antenato e che sia molto pi umano di tutti quelli che mi aspettano l fuori. Ma ora dimmi, per quale motivo sei qui? Non sei venuta per riportarmi il gatto, altrimenti penserei che hai dei poteri magici. 
No, potentissimo. Sofia cerc di ricordarsi tutte le frasi che aveva imparato da Alexis.
Nel nome di Allah, il clemente e il misericordioso, come diceva il profeta Maometto, il cui nome sia sempre benedetto, ti imploro di ascoltarmi.
Fino a quel punto era andata bene e il sultano, ridiventando serio, le fece cenno di proseguire.
Recita il Corano nella Sura della Tavola Imbandita: aiutatevi lun laltro in piet e giustizia. E in quella della Famiglia di Imran  detto che Allah ama chi ha piet. Proprio perch ho battuto Karim con giustizia, ora ne ho piet. E ti chiedo di poterlo incontrare Presa dallemozione non si ricordava pi come dovesse finire la frase. Per cui se la invent:  di poterlo incontrare per capire se  davvero colpevole del furto dei progetti del mio signore Leonardo.
Pi o meno quella era la sostanza del discorso. Con il cuore in gola, Sofia attese la risposta. Il sultano taceva, pensieroso, fino a quando corrug la fronte e gli occhi gli divennero minacciosi.
Nel suo giudizio Allah ha gi dichiarato la sua colpevolezza. Come osi mettere in dubbio la Sua parola? 
Fece un cenno alle guardie e grid loro qualcosa.
Sofia non ebbe nemmeno il tempo di riprendere fiato: fu afferrata da quattro robuste braccia, che la sollevarono di peso e la portarono fuori dalla sala del trono, questa volta sotto gli occhi soddisfatti dei postulanti invidiosi. 
Questa  la fine che si meritano gli infedeli disse uno.
Cos sia aggiunse un altro. 
Con una mano davanti alla bocca perch non potesse gridare, con il terrore negli occhi, Sofia si vide trascinare in un edificio poco distante. La obbligarono a scendere una scalinata, illuminata solo da torce appese alle pareti. A mano a mano che avanzava, il caldo umido le bruciava in gola e un odore di muffa le solleticava le narici. Le levarono la mano dalla bocca e cap che in quel luogo, sottoterra, anche se avesse gridato, nessuno non lavrebbe sentita. Aperta la porta di una cella, senza dire una parola, la schiaffarono dentro e se ne andarono. Ud il chiavistello girare e si ritrov da sola, in una stanza umida e buia, senza finestre, con una luce fioca che proveniva da una grata sul soffitto. Per terra della paglia, sulla quale si sdrai, prendendosi la testa tra le mani. Non le riusciva nemmeno di piangere, da quanto era turbata. Il cuore le batteva forte, e purtroppo era anche lunico rumore l dentro. 
Si morse le mani. Aveva offeso il sultano e il suo Dio, con quelle ultime parole. Aveva ragione lui, come aveva fatto a essere cos stupida e a non ricordarsi come doveva concludere la sua supplica? Le vennero in mente le parole giuste.
Ti imploro di poterlo incontrare per udire il suo pentimento come estremo gesto di piet. Sarebbe stata una scusa per poterlo incontrare. Che bisogno cera di dire al sultano la verit? Ora si trovava nella stessa situazione di Karim. Peggio: nessuno poteva conoscere la fine che aveva fatto. Forse Alexis, che sapeva della visita al sultano, avrebbe potuto informarsi, non vedendola pi. Ma non avrebbe di certo potuto fare nulla per aiutarla. Di tutta questa situazione la colpa era soltanto sua. 
Si domandava se lavrebbero fatta restare l dentro, e per quanto tempo. Se sarebbe morta di fame e di sete, o se di l a poco le guardie del sultano sarebbero tornate per tagliarle semplicemente la testa. Era assolutamente impotente, non le rimaneva che aspettare. 
Pass un tempo che le parve interminabile, fino a quando sent nuovamente girare il chiavistello della porta. Ebbe limpressione che sarebbe accaduta la peggiore di tutte le ipotesi: erano venuti per ucciderla. A fatica si alz e attese che la porta si aprisse ed entrassero i suoi carcerieri. 
Silenzio. 
Attese ancora, in piedi, nel centro della cella, ma sembrava che l fuori non ci fosse nessuno. O forse lo facevano apposta, per terrorizzarla ancora di pi: lattesa di una cosa terribile  ancora peggio che non attenderla. Alla fine decise di affrontare lei la situazione e si diresse verso la porta. La tocc e si accorse che non era pi chiusa a chiave. 

22.

Possibile che qualcuno avesse aperto per sbaglio la porta della cella? O ancora pi improbabile, che qualcuno la volesse aiutare a fuggire? No, quelle erano cose che accadevano solo nelle favole, e per lei quel tempo era ormai passato, e per sempre. Scost il battente con prudenza, e senza uscire dette una sbirciatina fuori. Nessuno, nemmeno il pi piccolo rumore. Pi probabile invece che ci fosse qualcuno nascosto, che approfittasse della sua fuga per avere la scusa di ucciderla. Non si sarebbe mossa di l, avrebbe aspettato. Ma gi, che cosa? Ci pens su e in un attimo prese la decisione. Inutile attendere l la morte o una lunga prigionia. Meglio affrontare il destino faccia a faccia, di qualunque cosa si trattasse. E poi aveva con s il pugnale. Che stupide le guardie a lasciarglielo. 
Lo sguain e, sperando che la porta non cigolasse, lapr del tutto e attese. Si chiese anche se avrebbe avuto il coraggio di colpire il suo assalitore e, stranamente, sent non solo il coraggio ma anche il diritto. Lavrebbe fatto. Usc nel corridoio e gir a sinistra, ma si trov davanti una porta chiusa. And allora nella direzione opposta e, girato langolo, si inoltr in un corridoio. Prese una torcia: avrebbe potuto difendersi anche con quella. Gir a destra e a sinistra, sembrava un labirinto. Le gambe le tremavano.
Forza, Sofia. Non avere paura, tanto non hai niente da perdere mormor per farsi coraggio. Il corridoio pareva non finire mai: la torcia illuminava i suoi passi. Due topi sbucarono allimprovviso: la coda lunga e il corpo tozzo. Ratti di fogna, come di fogna era lodore sempre pi penetrante. Le sembr di sentire un rumore, passi, altri topi, di sicuro. Gir ancora un angolo e una mano le afferr il polso che teneva la torcia. Le cadde a terra. Grid e per difendere la sua vita cominci a mulinare il coltello.
Fermati, Sofia. Sono io! Si ferm, stupita: era la voce di Alexis. Un momento dopo lo riconobbe. Le aveva preso la torcia da terra, che ora illuminava il suo viso.
Alexis! Che cosa ci fa qui?! 
Se non mi fossi chinato, mi avresti tagliato la gola Le sorrideva, e quel sorriso le fece passare tutta la tensione che aveva addosso, e si sent quasi mancare, come capita quando, dopo uno stato di lunga preoccupazione, le cose sembrano andare a posto. 
Va tutto bene continu lui. Sei stata meravigliosa.
Ma che cosa dici? Ho offeso il sultano e mi ha fatto rinchiudere in prigione. Se ci trovano sar la fine per tutti e due! 
So tutto. Non devi stare in ansia. E sa tutto anche lui.
Chi? Il sultano? Ma se 
Ascolta Sofia, ti spiegher tutto. Ora non abbiamo molto tempo. Se vuoi davvero parlare con Karim, questo  il momento.
Certo, ero andata dal sultano proprio per questo, come eravamo rimasti daccordo.
 un grande uomo, ed  proprio giusto il soprannome di Giusto che gli hanno dato. Se l meritato. Abbi fiducia, ma ora vieni con me. 
Pi stupita che convinta, Sofia si lasci prendere per mano. Quella stretta le regal un piacere tanto grande quanto inaspettato. Una strana energia era passata da quella mano, fino a riscaldarle il cuore. Le sembr di vivere in un sogno: fino a pochi minuti prima aveva creduto di dover morire, e ora si trovava con Alexis, che con quel piccolo gesto, accompagnato dalle sue parole, laveva rassicurata. Anche se non ne capiva il motivo, lui le aveva detto di avere fiducia e proprio il cuore, non la ragione, la spinse a seguirlo senza fare altre domande. Non cera nemmeno una guardia, e attraversarono altri corridoi fino a giungere in uno spazio rotondo dove si trovavano alcune celle. Alexis buss a una di queste, come se fosse una casa. 
Sono Alexis disse semplicemente.
Dopo di che lev il catenaccio alla porta ed entr, seguito da Sofia. Vide una scena che non avrebbe dimenticato facilmente: Karim El Rashid, che aveva incontrato come un uomo potente, riccamente vestito, si trovava incatenato a una serie di anelli di ferro, ai piedi e alle mani. Indosso aveva solo una tunica bianca, quella che usavano mettere ai condannati a morte. Lui guard entrambi, si alz a fatica a causa del peso delle catene e li invit a sedere su una panca di legno. 
Siete i benvenuti, mi dispiace non potervi offrire di pi.
Sofia si morse le labbra e si sent colpevole delle sue condizioni. Da parte sua non un gesto di rabbia o di rancore. E questo le fece ancora pi male. 
Le guardie continu mi hanno avvisato di una visita, ma non mi aspettavo davvero la vostra.
Sofia voleva parlare con te, e il sultano le ha dato il permesso.
Come? disse lei. Mi ha messo in prigione 
Mi ha spiegato tutto. Di fronte ai suoi sudditi e servi non poteva fare altro che agire in quel modo. Lui  la massima autorit religiosa, oltre che sultano. E tu effettivamente hai messo in dubbio il giudizio di Dio. Per ha capito le tue intenzione e mi ha mandato a chiamare, offrendoti la possibilit di parlare con Karim e di chiarire i tuoi dubbi. Te lho detto che  un uomo giusto.
Tipico da parte sua intervenne Karim. Io lo conosco bene.  il primo a rispettare la legge, quella degli uomini e quella di Dio, il nostro Allah. Ma comprende lanimo umano e, quando pu, cerca di rimediare ai suoi stessi doveri. Sospir. Dimmi, Sofia, chiedimi quello che vuoi. Nelle condizioni in cui sono, non posso per fare altro che risponderti. 
Lei sospir a sua volta. Nella sua mente, ancora confusa, cerc di raccogliere le idee. Guard a fondo negli occhi di Karim e vide quelli di un uomo buono, n disperato n arrabbiato, forse solo rassegnato al suo destino. Non le fu facile ma trov la forza di parlare.
Solo un paio di domande, Karim.  vero che sei venuto a Roma con il solo scopo di convincere Leonardo a progettare un ponte sul Corno dOro?
S, dietro espressa richiesta del sultano mio signore. Sono stato il suo ambasciatore.
E dimmi: hai rubato tu o hai incaricato qualcuno dei tuoi servi di rubare i progetti delle armi?
Segu una lunga pausa, durante la quale Karim, a testa bassa, tenne le mani giunte davanti alla bocca.
In nome di Allah, che possa finire nellInferno dei dannati se mento, no. Non li ho rubati n ho dato incarico ad alcuno di farlo. 
Sofia si mise le mani tra i capelli: quelluomo diceva la verit, al di l di ogni dubbio. Non aveva mentito prima, davanti al sultano e non lo stava facendo adesso. Karim era davvero innocente. Scosse la testa pi volte come per allontanare i pensieri. Torn con la mente al giorno in cui era giunto a Roma per incontrarli. Avevano parlato a lungo, lui e il maestro, ed era quindi intervenuta anche lei. Avevano mangiato una serie di leccornie, portate avanti e indietro dai servi. A tavola era arrivato anche Giangiacomo Capriotti, che era rimasto in silenzio tutto il tempo. Poi il maestro lo aveva mandato a comprare delle uova, dandogli ben pi di quanto gli sarebbe servito. E lui se nera andato soddisfatto. 
Lei per non laveva visto uscire, almeno non subito. E quelle domande che nei giorni precedenti le aveva fatto sui progetti del maestro, alle quali lei aveva risposto distrattamente. Al momento non ci aveva fatto caso, ma ora No, non era possibile, Capriotti non avrebbe mai tradito Leonardo: gli doveva tutto, anche la vita. Il maestro stesso le aveva raccontato comera dovuto intervenire pi di una volta per salvarlo dalla prigione e addirittura dal capestro. Offrendo denaro alle vittime dei suoi soprusi e delle rapine che aveva compiuto insieme ad altri balordi. 
Una volta aveva quasi ucciso un sacerdote: senza lintervento di Leonardo che aveva supplicato in ginocchio papa Alessandro sesto, Capriotti sarebbe finito sulla forca. 
No, non poteva essere stato lui: il maestro stesso lo aveva escluso e quindi era chiaro che il ladro doveva essere Karim. Ma se cos non era, non rimaneva altro che cercare il ladro in casa. E quei disegni dovevano allora trovarsi ancora a Roma. Avevano sbagliato tutto. Si era fidata del giudizio del maestro. Si colp pi volte la testa con dei pugni. Doveva riflettere, e non lo aveva fatto, doveva non fidarsi di Leonardo, e lo aveva fatto. 
Immagino quello che stai pensando e che stai passando.
La voce di Alexis, gentile e calda come una coperta di lana leggera, non laiut. 
Perdonami, Karim disse Sofia, guardandolo in faccia. Perdona me e il maestro Leonardo, se puoi. Eravamo certi che fossi stato tu, tutto tornava. Vorrei poter fare qualcosa, ma pi che giurare al sultano che credo nella tua innocenza, non saprei proprio come aiutarti. Ammesso che mi creda.
Se tu glielo provassi disse Alexis, sarebbe costretto a crederti. 
E come? E il giudizio di Dio?
Se il sultano fosse certo dellinnocenza di Karim, con prove inoppugnabili, troverebbe lui il modo di fare giustizia. Come ha fatto con te. Altrimenti per quale motivo ti avrebbe permesso di parlare con Karim? Allinizio un filo di speranza le illumin il volto, ma subito ricadde nella disperazione. 
Dovrei trovare il vero ladro disse sconsolata, e portare al sultano le prove dellinnocenza di Karim. Alexis si alz e incroci le braccia. 
Tra qualche giorno disse inizia il mese del sacro Ramadan, il periodo di digiuno della religione islamica, durante il quale  proibita ogni attivit che comporti lo spargimento di sangue. Finito questo tempo, a Karim sar tagliata la testa. Abbiamo quindi poco pi di quaranta giorni per trovare il colpevole o le prove che scagionino Karim. Andiamo a Roma, insieme.
Che cosa? Sofia era rimasta quasi senza fiato. Ma ma non  possibile! E poi ci vuole quasi un mese solo per arrivarvi. 
Non se ci si va per mare, e non se si possiedono denari a sufficienza per cambiare cavalli ogni giorno, e non si  giovani e forti Casualmente Alexis le fece locchiolino, oggi il sultano mi ha detto che  in partenza per il porto di Otranto, che  in mano sua, nonostante sia in Italia, una delle sue pi veloci galee. Con i remi si  indipendenti dal vento, e si viaggia anche pi sicuri. Nessuna nave, da sola, osa affrontare una galea turca. In meno di dieci giorni potremmo essere a Roma 

23.

Firnas Ibn Abbas e Leonardo si comportavano come scolari alle prese con la loro materia preferita. Lo scienziato turco lo aveva portato la mattina presto in un bosco vicino, giurandogli che gli avrebbe fatto una sorpresa. E Leonardo lo aveva seguito, fino a ritrovarsi in una foresta di maestosi aceri dai grandi ombrelli. Firnas aveva quindi raccolto da terra una quantit impressionante di semi. 
Guarda! gli disse. Guarda come volano. Li lanci in aria e quelli caddero, ma con una lentezza che stup Leonardo. Ne raccolse uno e vide che a ogni seme era attaccata una specie di ala, che ne rallentava la caduta. Si mise a lanciarli nellaria anche lui, osservandone il volo. 
Se si potesse imprimere loro una spinta uguale e contraria, invece di scendere potrebbero salire disse serio.
 vero, ma in che modo?
Leonardo muoveva rapidamente su e gi gli indici delle mani, fino a che non li ferm, dritti come fusi. Aveva trovato la soluzione. 
Che cosa esiste esclam di pi potente dellaria stessa? I semi cadono piano perch  laria che li rallenta. Se avessimo un mantice di grandezza sufficiente, potremmo imprimere un soffio contrario e farli volare allins.
E con un mantice pi grosso, potremmo far volare un topo.
E perch non un gatto?
Un cane!
Un uomo concluse gravemente Leonardo, mentre Firnas lo fissava a bocca aperta. 
Davanti ai loro occhi sgranati si materializz un mantice gigantesco, mosso da centinaia di uomini e con un buco nel mezzo, dal quale fuoriusciva un fortissimo getto daria. Sopra di esso, un uomo con unala simile a quelle del seme di acero, si librava in alto. Bast un attimo di distrazione degli uomini che pompavano il mantice perch laria diminuisse e luomo precipitasse a terra.
Dobbiamo migliorare questa invenzione.
Forse il volo verticale  impossibile disse Firnas. Sarebbe meglio approfondire quello orizzontale, degli uccelli.
Mai arrendersi! Ho sentito dire da un viaggiatore che nel lontano Oriente, nelle terre visitate dal veneziano Marco Polo, vi sono dei monaci che riescono a sollevare le pietre con il suono delle loro trombe. E con tale metodo sono riusciti a costruire delle mura robuste.
Se sono monaci, magari ci riescono perch pregano il loro Dio.
Vorr dire che noi pregheremo i nostri dei. Io il Dio cristiano e tu il musulmano Allah. Tanto meglio se sono diversi, cos avremo due alleati anzich uno solo, che ne dici?
Mi sembra unottima idea.
Portarono unintera sporta di semi volanti nello studio di Firnas, e dopo essersi sdraiato su dei morbidi cuscini, Leonardo chiuse gli occhi per la stanchezza, per riaprirli un attimo dopo.
Sofia! grid. Mi sono dimenticato di Sofia. 
Se  tua moglie, non ti preoccupare. Ti attender. Basta che non sia come la mia. Dopo averla fatta aspettare per sei mesi, quando sono tornato, ho scoperto che si era risposata. Che bisbetica!
Non  mia moglie,  diciamo la mia guardia del corpo. Una fanciulla speciale. Bella come una giovane dea e forte come un torello. Maneggia la spada come il pi bravo cuoco del mondo maneggia un cucchiaio.  come una figlia, per me, o una nipote.
Corri da lei, allora, e poi torna subito qui, che dobbiamo andare avanti.
Era ormai sera e, quando arriv a casa, trov solo un servo con un piccione in mano e un minuscolo foglio di carta attaccato alle sue zampe. 
Effendi gli disse, c un messaggio per voi.
Inforc gli occhiali che si era costruito da solo, e lo lesse.
Gentile mio maestro, 
so che siete in buone mani e molto occupato con i vostri progetti. Per questo non ho voluto disturbarvi. Sono partita con Alexis alla volta di Roma, con una galea messa a disposizione dal sultano.  un uomo buono e giusto. Voglio trovare il ladro ma soprattutto rintracciare i vostri progetti e discolpare Karim El Rashid. Perdonatemi se non ho chiesto la vostra opinione, ma so che sarete daccordo. Se non dovessi mai tornare, vi prego di far sapere ai miei genitori che sono fiera e felice di essere stata la loro figlia, mentre a voi dico semplicemente che vi voglio bene. 
A presto, a Dio piacendo, la vostra
Sofia dei conti Guidi 
Leonardo sprofond nella tristezza. Ormai la presenza di Sofia gli era diventata indispensabile e si sent in colpa per averla trascurata a causa delle sue invenzioni. Poi gli venne in mente che, se invece di andare per mare avesse potuto volare, sarebbe arrivata e tornata molto prima. Doveva assolutamente realizzare una macchina volante. Era tardi per questa volta ma se ce ne fosse stata una prossima 
Senza riflettere oltre riprese la strada verso lo studio di Firnas: le loro due menti unite avrebbero realizzato quel progetto. 
Lassenza di vento, la calma piatta, era la disgrazia e la paura di tutti i marinai. Significava che potevi restare in mezzo al mare per giorni e giorni, in balia delle correnti, rischiando di non arrivare in tempo in nessun porto e di morire di sete o di fame. Ma per una galea, armata soprattutto di remi e di piccole vele triangolari, era una vera pacchia. Se poi si aggiungeva una brezza leggera, la galea era capace di sfrecciare a dieci nodi o ancora di pi. 
Sul ponte di comando, Alexis osservava le luci della costa turca ormai distanti affievolirsi sempre di pi. Si chiedeva se avesse voluto accompagnare Sofia per aiutare lei a prescindere da Karim, o se lavesse fatto invece per se stesso. Decise che era per entrambe le ragioni, ma lidea di viaggiare da solo con Sofia lo riempiva di una grande gioia e di un entusiasmo mai provato prima, misto a unemozione fino ad allora sconosciuta. 
La ragazza, dal canto suo, per la prima volta si sentiva protetta, una sensazione del tutto nuova. Anche se non dubitava che, in caso ci fossero stati dei problemi, sarebbe stata lei a difendere lui con la spada. Alexis, dal corpo asciutto e magro, non sembrava proprio un esperto darmi. Come nel suo caso: nessuno poteva sospettare che lei fosse unesperta spadaccina. Sapeva di essere uneccezione. 
Alla partenza aveva mandato un piccione viaggiatore per avvisare Leonardo. Avrebbe dovuto percorrere solo poche miglia e sarebbe arrivato di l a poco al palazzo del sultano. 
Per evitare di pensare troppo al viaggio e ai pericoli, si era messa ad affilare la lama della spada con un pezzo di ceramica. Unidea di Leonardo, che allinizio aveva trovato strampalata come tante, ma che aveva scoperto funzionare alla perfezione, molto meglio della classica pietra. 
Cos non sciupi il filo della spada? le domand Alexis.
Al contrario,  il modo migliore per affilare una spada. 
Le mie spade non ne hanno bisogno.
Sofia lo guard stupita. Che Alexis usasse unarma bianca le tornava strano. Lui cap la sua sorpresa e le sorrise. 
Aspettami qui, te le voglio mostrare.
Quando torn da sottocoperta ne aveva in mano tre, di foggia simile ma di diversa misura, chiuse nel loro fodero. Le porse a Sofia. Non aveva mai visto niente di simile, la pi grande pesava quasi la met della sua spada.
Tira pure fuori la lama, ma stai attenta perch  molto tagliente. Si chiama katana e viene dal Giappone. Quella pi corta si chiama wakizashi, e di solito la tengo nella mano sinistra. Il pi piccolo  invece un tanto, di fatto un coltello. Serve per le emergenze o per il combattimento corpo a corpo. 
E tu Sofia era davvero stupita, sai usare queste armi? 
Te lho detto che sono stato addestrato fin da bambino. Ora ti faccio vedere. Alexis prese un sacco di iuta pieno di sabbia, che serviva per spegnere dei piccoli incendi che potevano verificarsi a bordo. Con una corda lo appese a un boma, in modo che penzolasse, come un impiccato. 
Si fece consegnare la katana, e si posizion davanti al sacco. Inspir laria profondamente e impresse alla spada dei movimenti circolari, lenti, senza alcuna foga. Poi, sotto gli occhi esterrefatti di Sofia, lanci un urlo.
Kiai! 
La katana fischi nellaria e la sua lama attravers di netto il sacco pieno di sabbia come se fosse stato di burro. Quindi, con un movimento elegante, Alexis rinfoder la katana nel fodero.
Mai visto niente di simile. Come hai fatto? C un trucco? 
No,  merito della lama, acciaio forgiato e piegato pi di venti volte. C una leggenda a proposito, vuoi che te la racconti? 
Si misero entrambi a gambe incrociate, sul ponte, sotto le stelle, mentre la galea procedeva veloce sullacqua, spinta dalla forza dei remi e dal vento della notte.
Una volta esisteva in Giappone una dea bellissima, che si chiamava Amaterasu, che significa grande dea che splende nei cieli. Era la personificazione del Sole. Una volta ebbe una brutta lite con suo fratello Susanco, il dio delle tempeste. Lui aveva distrutto i raccolti dei contadini che morivano di fame. Lei ne fu cos addolorata che decise di nascondersi in una grotta, facendo piombare il mondo nelloscurit. Degli uomini coraggiosi, sfidando le profondit della terra, landarono allora a cercare, e la pregarono di ritornare. In cambio le promisero che loro e i loro discendenti avrebbero per sempre combattuto il male e avrebbero condotto una vita di onore. Amaterasu, commossa dalla loro promessa e dal loro solenne impegno, decise di tornare in cielo e fece loro tre doni. Una collana, uno specchio e una spada. Questi uomini coraggiosi furono detti samurai, che significa servitore, servitori della dea. La collana  il simbolo della femminilit, in modo che si ricordassero il loro dovere verso la dea, lo specchio doveva servire loro per guardarsi, ogni sera, prima di andare a dormire, e non vergognarsi di alcuna azione. E infine questa spada invincibile, la katana, per non soccombere mai davanti alle ingiustizie. 
La voce di Alexis era cos dolce e serena che, nonostante avesse il timbro maschile, pareva quasi di natura femminile. Sofia ne era rimasta affascinata. Disse la prima cosa che le venne in mente.
Se fosse un uomo, tu potresti essere Amaterasu e il tuo malvagio fratello sarebbe Susanco. Si assomigliano le vostre storie. 
Ci detto, allung le gambe e appoggi la testa sulla spalla di Alexis. Mai si era sentita cos bene, in pace con se stessa e con il mondo intero.

24.

Spinta dai venti e dalla forza dei galeotti ai remi, la nave turca attravers il dedalo delle isole greche, circumnavig la penisola del Peloponneso, e prosegu sottocosta fino allisola di Corf. Da qui tagli il mar Ionio, e allalba del nono giorno di navigazione approd nel porto di Otranto. Sulle torri del possente castello sventolavano i vessilli ottomani. Durante la navigazione, Sofia aveva imparato a conoscere Alexis. Molte volte si era domandata come avesse fatto a sbagliarsi sul suo conto, quando pensava che fosse un traditore. 
Le sue qualit continuavano a stupirla. Spesso lo trovava con dei libri in mano e lui si prestava volentieri a leggerglieli. Il pi bello, quello che avrebbe voluto non finisse mai, si intitolava Le mille e una notte. La storia di un re persiano che, tradito dalla propria moglie, la fece uccidere e cos faceva ogni volta che ne sposava una nuova. Fino a quando una fanciulla di nome Sherazade, prima di essere uccisa, gli raccont una storia, tanto appassionante che il re volle che gliene raccontasse unaltra, la notte dopo. Cos per tantissime notti, fino a quando il re decise che le avrebbe risparmiato la vita e avrebbe vissuto con lei per sempre.
Che storia meravigliosa gli ripeteva ogni volta che lui gliene raccontava una, ogni notte, per nove notti di seguito. 
Avrebbe voluto che la navigazione continuasse per sempre, lei e lui da soli, ma sapeva che questo non sarebbe stato possibile. Avevano una missione da compiere: trovare i progetti di Leonardo e salvare la vita a un innocente.
Giurami le disse lei mentre sbarcavano che nel viaggio di ritorno me le racconterai ancora.
Te lo giuro, sempre che riusciremo a tornare indietro.
Con te al mio fianco non ci succeder nulla. Siamo troppo forti. 
Infatti, una delle altre qualit che aveva scoperto durante il viaggio riguardava la bravura con cui Alexis maneggiava quelle micidiali armi giapponesi. Se lei era brava nel fare le capriole, lui riusciva a fare addirittura dei salti allindietro scavalcando lavversario. Pi volte, mentre si allenavano, lo aveva fatto con lei. Stanchi, sudati e felici, dopo ogni allenamento, che poteva durare anche delle ore, si raccontavano la loro vita e ridevano e scherzavano come due cuccioli. Anche se, qualche volta, dimprovviso Alexis si rabbuiava e cambiava discorso. Come se dentro di s custodisse un segreto che non poteva rivelarle. 
Approdati a Otranto, Alexis strinse il braccio al capitano.
Aspettateci, fino al trentesimo giorno da oggi: se non dovessimo tornare, avete il permesso di salpare.
Scesi a terra, incontrarono il comandante della piazza di Otranto, che fece loro trovare quattro splendide cavalle arabe, due grigie e due nere. Si inchin pi volte davanti a loro, le mani giunte. 
Sono leali, forti e coraggiose. Il sultano stesso mi ha avvisato che se non vi avessi dato i migliori cavalli delle nostre stalle mi avrebbe fatto tagliare la testa. Spero siano di vostro gradimento. 
Alexis controll loro zoccoli, garretti, gomiti e ginocchia. Li carezz sul collo, poi dette loro qualche pacca sulla groppa. Le purosangue girarono appena la testa.
Ti accorgi subito se sono nervosi o meno: se protestano per quattro colpetti sulla schiena, farai fatica a farli obbedire. Li guard infine nella bocca.
Dai denti si ricava let del cavallo. Pi sono sani pi sono giovani, e queste giumente non avranno pi di tre anni. Sono proprio delle bestie stupende.
Leggeva, duellava con forza e abilit e sintendeva pure di cavalli: Sofia non cessava di ammirarlo.
Bene, comandante. Riferiremo al sultano che ci avete serviti come meglio non potevate. Quello si profuse in ringraziamenti e non la finiva pi di inchinarsi. Poi, dandosi una botta sulla fronte, ritorn con due strane bisacce.
Stomaco di pecora disse. Il pi resistente ai viaggi. Le ho fatte riempire dacqua piovana fresca profumata di menta. E mettete sotto la sella queste strisce di carne salata. Il movimento le render morbide e quando vi fermerete vi sembrer di mangiare del burro. Che Allah vi accompagni.
Dalla porta principale della fortezza che difendeva Otranto, uscirono al piccolo trotto, ciascuno di loro tenendo per le briglie il secondo cavallo, che avrebbero montato quando il primo sarebbe stato stanco. Sofia si volt a guardare i cannoni e le bombarde poste in alto, sui bastioni. Con le bandiere della mezzaluna che si agitavano al vento, accanto a schiere di soldati armati di archibugi. Otranto appariva imprendibile, ma se Leonardo fosse stato con loro, avrebbe di sicuro inventato qualche arma in grado di distruggere anche quelle mura imponenti. Abbandon questi pensieri perch comunque le armi erano pur sempre messaggere di morte, e dando di sperone si affianc ad Alexis.
Come faceva il comandante a sapere del nostro arrivo?
Lui alz un braccio al cielo, indicando qualche uccello lontano.
Piccioni, Sofia. Sono convinto che ne ha gi spedito uno perch riferisca a Bayezid del nostro arrivo. Questi uccelli sono meravigliosi, veloci come il vento. Non credo ci sar mai un mezzo cos rapido per inviare messaggi da un capo allaltro del mondo.
Se ne esiste uno Sofia rise e lanci il cavallo al galoppo, Leonardo lo inventer, puoi starne sicuro. E ora prova a starmi dietro se ti riesce! 
Dopo quasi sei ore di cavalcata, erano entrambi sfiniti. Si fermarono in una locanda fuori le mura di Villa Franca, nelle mani di un vassallo dei re dAragona. Il giorno successivo, la pianura spian loro le strade, e riuscirono a raggiungere labbazia di Gravina, dove furono ospitati dai frati agostiniani. Prima di avvicinarsi allingresso Sofia si mascher da ragazzo, altrimenti non lavrebbero fatta entrare. Raccontarono di essere fratelli e dormirono insieme. Il terzo giorno giunsero a Monteleone di Puglia, una rocca a pi di ottocento metri di altezza. Una zona impervia e pericolosa, da tempo sede di bande di briganti. 
Arrivati a tarda sera, trovarono le porte sbarrate e si riposarono sotto le mura, insieme a molti pellegrini nelle loro stesse condizioni. Riuscirono a riscaldarsi accanto a uno dei tanti fuochi accesi, mentre fecero a turno per dormire, tenendo tutta la notte avvolte tra le braccia le briglie dei cavalli. In quegli accampamenti improvvisati si poteva trovare di tutto: monaci e mendicanti, ma anche ladri e rapinatori. 
Il giorno seguente si lasciarono alle spalle la citt-fortezza di Benevento, saldamente in mano alle forze pontificie e piena di spie: raggiungere Roma allinsaputa di tutti significava poter indagare sul ladro senza interferenze e soprattutto evitare gli sgherri del principe Cesare Borgia. Passarono la notte in unantica masseria, ospitati da dei contadini che divisero con loro pane e formaggio. Alzatisi allalba partirono per Presenzano, dove furono invece ospiti dei conti dAvalos. Molti anni prima avevano fornito truppe al padre di Alexis, contro i turchi. 
Cos andava la vita: oggi eri alleato, domani eri un avversario, e non sapevi mai se guardarti le spalle da un amico piuttosto che da un nemico. Dal primo sapevi che cosa aspettarti, e lo potevi affrontare faccia a faccia, dal secondo ti poteva arrivare una pugnalata alle spalle. La contessa dAvalos, rimasta da poco vedova, accolse Alexis come un figlio. La cena fu pari alle nobili tradizioni della famiglia. Alla fine del pasto la contessa sorseggiava lenta il vino di tarassaco, che si diceva avesse effetti prodigiosi sulla salute.
Ricordo quando eri piccolo disse. Stavi tutto il giorno ad ascoltare i discorsi degli adulti, mentre tuo fratello maggiore non faceva che giocare con una spada di legno. E dimmi, ho saputo che tuo padre  morto, alcuni anni fa.
S ment Alexis e mio fratello Mihnea ha preso il suo posto come voivoda di Transilvania. Ti sono molto grato per la tua ospitalit. 
Evidentemente tra nobili ci si dava del tu, anche se Sofia non era abituata. Quando si perdono soldi e onore, si perde anche lardire di trattare da pari con chi un tempo lo era. 
E quale motivo ti ha portato da queste parti? 
Un debito donore rispose Alexis. Stiamo andando a Roma.
E questa deliziosa fanciulla  la tua sposa? 
Sofia arross fino alla punta dei capelli e anche Alexis rimase un attimo imbarazzato. Poi riprese la sua calma di sempre.
Certo. Stiamo appunto andando da papa Alessandro sesto per far benedire la nostra unione che  stata celebrata solo pochi giorni fa. 
Sei felice, figlia mia? 
Sofia dovette inghiottire pi volte la saliva prima di riuscire a risponderle. Non poteva certo smentire Alexis. La sua ritrosia nel rispondere fu scambiata per timidezza.
Suvvia, non avere timore.
S, contessa, grazie. Sono molto felice. Credo che non avrei potuto trovare sposo migliore: coraggioso, forte e pi che benevolo nei miei confronti. 
Mentre diceva questa frase, riflett che in effetti non stava dicendo una bugia. Alexis possedeva davvero quelle qualit e sorrise pensando che forse un giorno Scacci subito quei pensieri. Se pure era vero che molte ragazze si sposavano alla sua et, era assurdo pensare ad Alexis. Stavano bene insieme, ma da qui a credere che lui provasse dei sentimenti nei suoi confronti ci passava il mare. Perfino lei non sapeva decifrare bene le proprie sensazioni. Per quando parlavano, ridevano e anche quando duellavano insieme, si sentiva padrona del mondo. 
La contessa dette loro la camera nuziale e dopo aver consegnato loro una coppia di candelabri, li lasci da soli.
Scusami le disse subito Alexis. Ma ho dovuto mentirle per evitare che facesse troppe domande. Meglio essere prudenti e non rivelare che cosa andiamo a fare. Spero che tu non sia arrabbiata con me. 
Per niente. 
Ci detto si nascose dietro un paravento, indoss una camicia da notte che ancora non aveva usato e sinfil nel letto. Per un istante riusc a scorgere lespressione stupita di Alexis. Sorrise, senza farsi vedere, e si addorment come un sasso. 

25.

La mattina Alexis not due splendidi cavalli napoletani, robusti, adatti al passo, al galoppo ma anche alla battaglia. Pi grossi di quelli arabi, che cominciavano ad accusare segni di stanchezza, avrebbero dato meno nellocchio. Fu cos deciso un cambio alla pari, e in sella alle due bestie imponenti, Alexis e Sofia si avviarono per lantica via Casilina. Costruita dai Romani quasi duemila anni prima, e lastricata di pietre piatte, era ancora in ottime condizioni. 
I cavalli, grazie alle zampe muscolose, procedevano di buona lena, senza timore di scivolare. Quando era possibile, nei tratti dove la terra e lerba avevano sopraffatto la pietra, si lanciavano al galoppo, senza bisogno che Alexis e Sofia dovessero incitarli. Arrivarono davanti alle ciclopiche mura di Ferentino: ormai era come se sentissero lodore di Roma e la voglia di arrivare alla meta levava loro la stanchezza. Il sole era ancora abbastanza alto e Alexis, invece di entrare in citt, gir la cavalcatura.
Hai voglia di vedere un lago con un fantasma?
Che aspettiamo? 
In meno di mezzora giunsero nei pressi di un piccolo lago, le cui acque gorgogliavano come se fossero mosse da un enorme mestolo. 
 un gorgo maestoso le spieg Alexis indicandole il centro del lago. Si dice che una potente strega abbia ucciso un gigante che la minacciava e abbia costretto il suo fantasma a riempire e svuotare il lago ogni settimana. 
Il paesaggio intorno era meraviglioso: i rami sontuosi di sei salici piangenti si tuffavano nelle acque. Un giovane daino apparve dimprovviso davanti a loro e scapp subito, spaventato dalla loro presenza. Sofia sorrise ad Alexis.
Non mi dirai che credi ai fantasmi 
Io li ho visti rispose lui, cupo, nelle mie terre. Sono gli spiriti di quelli che sono morti sotto le torture e si vogliono vendicare degli uomini. 
Come quelli che ha impalato tuo padre.
Gi disse lui e gir il cavallo, riprendendo il sentiero per il quale erano arrivati.
Sofia si morse le labbra, rimpiangendo di aver pronunciato quella frase. Era cattiva e inutile. Alexis non aveva niente a che fare con suo padre Vlad. Avrebbe voluto dirgli qualcosa per farsi perdonare, ma non lo fece. Lorgoglio di non scusarsi non le pass per la mente neppure un attimo. Era solo mancanza di coraggio. Trovarono ristoro presso una locanda, e non si scambiarono una parola neppure quando andarono a dormire in uno stanzone insieme ad altri viaggiatori, su pagliericci vicini. Sofia rimase sveglia a lungo, e non per il russare delle persone. Avrebbe voluto tornare indietro nel tempo e non pronunciare quelle parole che avevano ferito Alexis. Non perch non fossero vere, ma perch gli avevano riaperto una ferita, profonda come laffetto che comunque pu legare un figlio a un padre pure orribile. 
Cos, smentendo ancora una volta sua madre, che sosteneva che i brutti sogni nascono quando tutto va bene, quella notte fu ancora una volta popolata di incubi. Da dietro vedeva che la schiena di Alexis si ingobbiva, i capelli diventavano bianchi e lunghi, e quando lei gli aveva rivolto la parola per chiedergli che cosa gli stesse succedendo, lui si era voltato, la faccia piena di rughe, il ritratto esatto di suo padre. Grid e qualcuno, svegliatosi, le url a sua volta di stare zitta. 
Lultimo giorno e poi sarebbero arrivati a Roma. La meta del loro viaggio. Lestremo e pi decisivo sforzo. Sofia si svegli con la luce che le batteva in viso. Non cera pi nessuno nello stanzone, nemmeno Alexis. Si alz e prese una brocca per lavarsi, ma lacqua era finita. Si sciacqu lo stesso la faccia in un catino, senza curarsi che tutti gli altri lo avessero gi fatto prima di lei. Le prese una forte nausea allo stomaco, non tanto per lacqua sporca quanto per il pensiero di dove fosse andato Alexis e perch non lavesse svegliata. 
Scese dabbasso, nella locanda, dove un gruppo di avventori la guardarono di traverso, sogghignando e facendo commenti volgari. Con la mano sullelsa della spada, usc senza voltarsi. Si trov in mezzo a un viavai di carri di contadini diretti al mercato della cittadina. Di Alexis nessuna traccia: una morsa dangoscia la prese alla gola. Se nera andato, laveva lasciata sola, e tutto per quella maledetta frase. Prov subito rabbia, ma poi segu il dolore. 
 colpa tua! si disse. Come hai potuto offenderlo in quel modo? Scherzare sui fantasmi in cui crede e ricordargli i morti di suo padre. Ti ha dimostrato in mille modi di essere diverso da lui, ti ha aiutata fino a rischiare la vita, fino a condividere con te il torto fatto a Karim. E tu lo hai ripagato con la moneta pi vile. Ha fatto bene ad andarsene. 
Adesso doveva affrontare la realt. Doveva compiere da sola la sua missione e si rese conto che non ci sarebbe mai riuscita. Ma ormai non cera niente da fare. Forse sarebbe potuta tornare dai suoi genitori, abbandonando Leonardo e soprattutto Karim al suo destino di morte. E che cosa avrebbe detto a suo padre e sua madre? La verit, che era stata una stupida, che aveva trovato un vero amico, forse anche qualcosa di pi, e che per il suo maledetto carattere aveva rovinato tutto. 
Ancora una volta avrebbe gettato il disonore sulla sua famiglia: addio Leonardo, addio Karim. Basta: non avrebbe pi combattuto, avrebbe lasciato la spada e si sarebbe accontentata di vivere come tante sue coetanee. Magari lavrebbero perdonata. Facendo i lavori in casa, aiutando sua madre e un domani o si sarebbe sposata o sarebbe entrata in un convento. Senza amore in nessuno dei due casi. Doveva solo arrivare a Roma, e poi 
Andiamo?
Da dietro le spalle le arriv una voce, quella di Alexis. Si gir, in un misto di speranza e di vergogna. Non riusc a dire una sola parola.
Parleremo in viaggio aggiunse semplicemente. Questa  lultima tappa. Mettiti una sciarpa sul viso, attraverseremo paludi infide, piene di miasmi pericolosi. C la malaria qui, e potremmo ammalarci. 
Non erano le parole che si aspettava da Alexis, avrebbe voluto che lui le parlasse dei loro silenzi, ma non ebbe il coraggio di chiedergli di aprire il suo cuore. Gli stretti sentieri su cui cavalcavano erano intrisi di acqua stagnante e un odore nauseabondo proveniva spesso dalle pozze paludose che attraversavano. Solo dopo un paio dore, giunti nei pressi del castello di Piombinara, Alexis ferm il suo cavallo, davanti a una fontana. 
Adesso puoi toglierti la sciarpa. Facciamo bere i cavalli e riposiamoci. Tra qualche ora, prima che venga sera, saremo a Roma. 
E nemmeno era quella la voce dellAlexis che conosceva, ma non le importava. Forse lavrebbe perdonata. Si sedettero sopra una piccola roccia, poco distante dallabbeveratoio. Il cielo era nuvoloso, ma non prometteva pioggia. In alto pass uno stormo di oche selvatiche in volo, con la loro caratteristica formazione a punta di freccia. 
Perdonami disse lui. 
Sofia lo guard, colta alla sprovvista. Che Alexis chiedesse perdono a lei era la cosa pi assurda che potesse udire.
Perdonami ripet. Sono entrato nella tua vita e non ne avevo alcun diritto. Prima per obbedire a mio padre e poi poi perch non ho mai incontrato una persona come te. Ti ho obbligata a fare cose che non avresti mai fatto, come incontrare Karim e venire a Roma per aiutare lui e Leonardo. O forse s, non lo so, comunque non ne avevo il diritto. E tu hai tutte le ragioni per 
No, Alexis, ti prego. Non devi nemmeno immaginare una cosa simile. Io ti sono grata per tutto quello che hai fatto e che stai facendo per me. E quando non ti ho pi visto, ho pensato tu ti fossi offeso e fossi arrabbiato con me, e mi avessi lasciata da sola. 
Io non ti lascer mai.
Si guardarono negli occhi, tra lacrime e sorrisi, e forse fu limprovviso alzarsi di un vento di ponente che fece appena rabbrividire entrambi o forse i loro cuori che battevano allunisono. Alexis le prese la mano, lei la strinse e i due volti si avvicinarono, fino a quando le labbra si unirono. Uno dei cavalli nitr fragorosamente e si staccarono, ambedue rossi in volto e felici.
Leonardo da Vinci e Firnas Ibn Abbas si guardarono lun laltro soddisfatti. La loro invenzione era terminata. Gli operai e gli artigiani che lavevano materialmente costruita si sorridevano e si davano pacche sulle spalle. Anche se, dal primo allultimo, continuavano a pensare che quei due fossero del tutto matti, e che quella specie di nave non avrebbe mai funzionato. Ora attendevano larrivo del sultano, che aveva finanziato lesperimento, con molte perplessit. Era un pomeriggio luminoso, e arriv seguito da uno stuolo di dignitari di corte. Uno schiavo fidato reggeva sopra la sua testa un gigantesco ombrello per ripararlo dal sole. Giunto davanti al porto, si ferm ad ammirare quella strana imbarcazione. Leonardo e Firnas sinchinarono davanti a lui.
Vedo vedo disse non sapendo bene che cosa vedesse, una barca del tutto straordinaria. Ma a che cosa serve? Non vi sono n vele n remi. Firnas indic Leonardo per invitarlo a dare lui tutte le spiegazioni del caso.
 pi che naturale che non vi siano, o Luce dellislam rispose trionfante litaliano, perch questa barca non naviga sulla superficie dellacqua, bens sotto!
Un coro di meraviglia si sollev dal gruppo degli accompagnatori del sultano, ma a qualcuno scapp pure da ridere. Bast la mano alzata del sultano per farlo smettere. 
Vi prego, Leonardo, andate avanti. Sono stupito ma pronto ad ascoltarvi.
Si tratta di una macchina che pu avere sia scopi pacifici che militari. Orbene, noi sappiamo che una nave, nonostante il suo peso, pu galleggiare e di questo non v dubbio.  il principio del famoso scienziato greco Archimede, secondo cui un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso lalto uguale al peso del volume dellacqua spostata. 
Firnas gli fece cenno di saltare la teoria.
Per farla breve, inserendo dellacqua in alcuni compartimenti stagni, questa imbarcazione pu scendere sotto il livello del mare. Con le due leve che vedete fuoriuscire, manovrate dallinterno, pu muoversi avanti e indietro, mentre il timone posteriore le permette di spostarsi a destra e a sinistra. Leonardo incroci le braccia soddisfatto e attese che il sultano si complimentasse con lui. Questi, tuttavia, se pure molto incuriosito, appariva perplesso. 
Immagino come lacqua possa entrare, ma come far a uscire?
Con delle pompe di morbido e robusto cuoio, il principio  lo stesso in base al quale si estrae lacqua dai pozzi. Lo conoscevano anche gli antichi Romani, il cui 
Ho compreso lo interruppe il sultano. E quindi pompando fuori lacqua questa nave risalir in superficie. 
Esattamente! E dei robusti vetri, inseriti nel fasciame esterno, permetteranno ai marinai al loro interno di vedere le meraviglie del mondo sottomarino. 
Il sultano andava avanti e indietro, lungo il bordo del pontile, osservando quel prodigio della scienza, lungo meno di una decina di braccia. 
Avete parlato di scopi militari, Leonardo. Quali possono essere secondo il vostro parere?
Lunico difetto di questa nave sottomarina  la sua lentezza. Ma vedete quelle leve in alto? Con quelle  possibile agganciarla a una nave a vela, come una pacifica cocca da trasporto merci. La quale potr avvicinarsi a unimbarcazione nemica senza destare alcun sospetto. Tuttavia, una volta sganciate le leve, la parte inferiore, ovvero quella sottomarina, potr muoversi senza essere vista. Un uomo potrebbe uscire restando sottacqua, e applicare magari del fuoco greco sotto la chiglia della nave nemica, che si troverebbe a bruciare senza sapere da dove provengano le fiamme distruttrici. 
Solo in quel momento Leonardo si rese conto che se la sua invenzione funzionava veramente, cosa di cui non dubitava, avrebbe fornito alla flotta turca unarma potentissima, che avrebbe potuto sconfiggere quella cristiana, in qualunque battaglia. Fece un sorriso di circostanza e si dette dellidiota, sperando in cuor suo che il sultano decidesse che era uninvenzione troppo bizzarra per prenderla in considerazione. 
Sta bene disse alla fine il sultano. Fatemela portare nel mio palazzo, affinch la possa esaminare con calma. Siete due geni, comunque vada: solo laver pensato che una barca possa viaggiare sotto la superficie del mare merita tutta la mia stima. Ora ci manca soltanto che inventiate qualcosa che possa volare! 
Accompagn questultima frase con una sonora risata, alla quale fece subito eco tutto il codazzo dei suoi consiglieri. Leonardo e Firnas furono gli unici a non scoppiare a ridere. Dentro il magazzino dello scienziato turco era gi in fase di avanzata costruzione un modello a grandezza naturale di una macchina volante. 

26.

Roma, finalmente. Anche se non erano entrati nelle sue mura, la potevano vedere dallalto di una collina. Le cupole delle chiese si ergevano su tutto, mentre il Tevere sembrava una biscia a riposo. Roma era strana: quella antica, piena di ricchezze, di templi immensi dedicati a pi di cinquecento dei, e di un popolo dedito al commercio era estinta. Di quei fasti rimanevano solo le rovine, i Fori Imperiali erano cave a cielo aperto dove si andava a rubare il marmo per costruire case e palazzi. Nel Colosseo, una volta vanto di tutto limpero, era cresciuta quasi una selva che lo avvolgeva. E dove un tempo combattevano i gladiatori al cospetto dellimperatore, ora circolavano i lupi, che di notte uscivano a caccia. 
Per Sofia era tuttavia come sentire profumo di casa, ogni rumore che giungeva da lontano le risultava familiare, cos come il cielo screziato di nuvole e i voli delle rondini. Prov a individuare, tra i palazzi, la zona dove abitavano i suoi genitori, ma non ci riusc. Tanto meglio, cera da pensare ad altro, prima ancora che a loro. Per rideva, parlava ad alta voce e scherzava perfino con il cavallo, che ignorava sistematicamente i suoi buffetti sulle guance. Era felice: di essere ritornata a Roma, di aver scampato vari pericoli, di essere vicino ai suoi e, soprattutto, di essersi rappacificata con Alexis. Di pi: quel bacio le aveva dato una nuova forza, la voglia di menare le mani, addirittura. Gi, con Alexis accanto, era come sentirsi invincibili. Anche se di quel bacio non avevano pi parlato. 
Ci siamo disse Alexis. Adesso dovresti condurre tu le danze. Sicuramente conosci Roma meglio di me. 
Vedi quella costruzione laggi? gliela indic puntando il braccio.  il Castello del Santo Angelo, e sotto scorre il Tevere. Vi sono delle prigioni, cos mi ha raccontato mio padre, che quando il fiume singrossa, vengono allagate. I prigionieri muoiono annegati. 
Non lo dire a mio padre le rispose con una smorfia sulla bocca, potrebbe anche piacergli. 
Sofia sembr non dare peso alle ultime parole di Alexis, ma le apprezz molto. Stavolta era stato lui a parlare del padre e delle efferatezze che aveva compiuto. Un modo sottile e gentile per ribadirle che non solo quella famosa frase detta vicino al lago gli era indifferente, ma che si trovava del tutto daccordo con lei. Ogni volta la sensibilit di Alexis la stupiva. 
Se volti lo sguardo appena a sinistra gli disse, vedrai un palazzone. Quello  il Vaticano. L intorno ci sono i possedimenti di papa Alessandro sesto, e anche lalloggio dove stavamo Leonardo e io. 
Quindi  l che dobbiamo andare. Partiamo da dove sono spariti i disegni e poi decideremo che cosa fare. 
Quanti giorni abbiamo? 
Una decina, pi o meno, perch, per prudenza, ce ne servono altrettanti per ritornare a Otranto.
Meglio arrivare di mattina, confondendoci con i commercianti che entrano in citt. Dobbiamo evitare a tutti i costi le spie e gli uomini di Cesare Borgia. Mi fa paura, quelluomo. 
Fossi in lui Alexis sguain la katana, che scintill agli ultimi raggi del sole, avrei paura di questa.
Di locande fuori le mura di Roma ve nerano a bizzeffe. Ne scelsero una molto affollata, e per dare ancora meno nellocchio, Sofia si era camuffata da maschio. Aveva raccolto i capelli in una berretta di panno e indossato uno stretto corpetto che le nascondeva il seno. Mangiarono una zuppa di fagioli e rifiutarono il vino con la scusa di avere fatto un voto alla Madonna. Alle insistenti domande delloste, risposero che sarebbero andati al convento delle suore clarisse, dove si trovava unimmagine sacra di Maria, che aveva fatto il miracolo di salvare il loro fratellino. 
Dormirono nella stalla, su una lettiera di paglia, accanto ai cavalli, per evitare che nottetempo qualcuno glieli rubasse. La mattina successiva entrarono in Roma per la Porta latina, lungo le mura Aureliane. Cavalcando lentamente, arrivarono al Tevere e di l lo risalirono fino a che non si ritrovarono davanti il Castello del Santo Angelo. 
Consegnarono i cavalli a un maniscalco nei dintorni: si sarebbero notati meno se fossero andati a piedi. 
Non ho mai visto tanti soldati in armi osserv Alexis. Sembra che Roma si aspetti una battaglia da un momento allaltro. 
Ogni famiglia principesca ha le sue truppe. I Caetani, i Colonna, gli Altieri, i Massimo, gli Odescalchi, i Barberini, ora si alleano tra loro ora si combattono. E anche il papa ha i suoi soldati. Fai come me, non li guardare mai in faccia, tieni lo sguardo basso e fai finta di niente. Sono capaci di tutto.
Non mi sar facile, mi prudono gi le mani davanti a tanta arroganza. Dove stiamo andando, adesso?
Giriamo intorno ai palazzi vaticani, senza dare troppo nellocchio. Stanotte cercheremo di entrare nella casa di Leonardo. C una porta nascosta tra gli arbusti e dovrebbe essere aperta. Da l ci introdurremo nei giardini e saliremo in casa. C una chiave nascosta sopra lo stipite e con quella potremo entrare. Se siamo fortunati. 
Se siamo fortunati ripet Alexis, grattandosi il mento. 
Arriv il pomeriggio, e quindi la sera. Mentre costeggiavano il Tevere, mangiando una focaccia, furono quasi travolti da un drappello di cavalieri al galoppo, che senza rallentare landatura si infilarono nel Ponte di SantAngelo. Uno di essi, nella foga della corsa, perse il controllo e fin nel fiume insieme al cavallo. Gli altri nemmeno se ne curarono e proseguirono. La vita aveva davvero poco valore. Alexis e Sofia si guardarono bene dal fermarsi. Giunse quindi la notte. Secondo la legge di Roma, chiunque giri armato di notte pu essere fermato e arrestato. Ma se non giri armato, chiunque pu rapinarti e ucciderti. 
Non mi spaventi, Sofia, ne ho viste di peggio.
Solo per avvertirti.
Strisciando lungo i muri delle case, stando attenti a non fare il minimo rumore, arrivarono fino alle mura esterne del Palazzo Vaticano. Sofia scost alcuni arbusti e trov la porta segreta. 
Alexis
Dimmi.
Io io
Non dire nulla, ti prego. Io sono con te, questo solo conta. E adesso guidami. 
Avrebbe voluto confessargli tante cose, che senza di lui non avrebbe mai avuto il coraggio o la forza di arrivare fino a quel punto, che con lui si sentiva sicura, che non avrebbe mai immaginato di conoscere una persona come lui. E che ma non era quello il tempo. 
Con il cuore in gola, spinse la porta, che si apr cigolando. Erano allinterno dei giardini del Vaticano. Entrambi sguainarono le lame, Sofia la sua spada e Alexis la katana: se qualcuno li avesse visti, non avrebbero potuto dare alcuna spiegazione. Avrebbero dovuto difendersi, per non essere uccisi. O peggio, per non essere catturati. Limprovviso bubolare di un gufo procur loro un sudore freddo: ma meglio cos, voleva dire che il gufo era tranquillo, e che non cera nessuno nei dintorni o in agguato. Una guardia russava davanti al portone principale. 
Lasciami fare sussurr Alexis. 
Si avvicin alluomo in punta di piedi, gli gir intorno e in un battito di ciglia gli tolse lelmo dalla testa e lo colp con limpugnatura della katana. Quello cadde a terra senza un grido. 
Lo lo hai ucciso?
No, solo stordito. Dormir per un paio dore almeno, e quando si sveglier penser di essere caduto da solo e avere sbattuto la testa. Si ritrover un bel bernoccolo e niente di pi. 
In silenzio salirono le scale fino al piano delle stanze, dove Sofia aveva vissuto per qualche tempo con Leonardo. Alexis la sollev e lei, tastando sopra lo stipite, trov la chiave e la strinse forte. 
Ci siamo mormor. Fin qui c andata bene. 
Si chiusero la porta alle spalle, appoggiando un catenaccio alla stessa, per evitare sgradite sorprese. Daltra parte, se qualcuno avesse provato a entrare, trovando la porta sbarrata avrebbe compreso che dentro cera qualcuno e allora sarebbero stati guai. Avvolti nel buio, avanzarono di qualche passo, subito fermandosi. Sofia indic ad Alexis una soffusa e minuscola luce che sintravedeva da sotto una porta. 
C una sola persona che pu trovarsi qui gli disse allorecchio. Giangiacomo Capriotti, un allievo di Leonardo. Ma  strano, di solito la notte se ne va per osterie, giocando a dadi o a carte e Dio solo sa che cosaltro. Non mi torna che sia a casa. A meno che non sia ubriaco e abbia lasciato una lanterna accesa. 
Non pu essere un altro? 
S, poteva. Ma cera una sola persona, oltre a Capriotti, che poteva entrare in quelle stanze. Il padrone di casa, ovvero il papa, ovvero suo figlio Cesare Borgia, ovvero ancora qualche suo sicario. C solo una cosa da fare, andare a vedere. Non possiamo girare per la casa con qualcuno dentro. Magari  solo una lampada accesa.
Da sola? Non mi hai detto che non credi ai fantasmi?
Avrebbe voluto crederci, in quel momento. Di sicuro avrebbe preferito che si trattasse di uno spettro piuttosto che un uomo. 
Ricordati la ammoniva spesso suo padre, devi avere paura dei vivi, non dei morti. Parole sante. Avvicinatisi alla porta, vi appoggiarono lorecchio. Nessun rumore. Almeno, se cera qualcuno, era solo. Si dettero unocchiata dintesa, si strinsero appena la mano sinistra, quella libera dalle armi, e spinsero il battente per entrare. 

27.

Videro un uomo, di spalle, che sedeva davanti al grande tavolo dello studio di Leonardo. Ingobbito, con una penna doca in mano. Con laltra reggeva un boccale. Un acuto aroma di liquore di anice pervadeva la stanza. Una lampada a olio, dal sottile fusto di metallo, rischiarava i fogli su cui era piegato. Dopo un attimo di smarrimento e di paura, Sofia riconobbe dai biondi capelli scomposti la figura di Giangiacomo Capriotti. Con Alexis si avvicinarono lentamente e in silenzio, fino quasi a giungergli alle spalle. Mentre quello si portava il bicchiere alla bocca e ne trangugiava una sorsata, il pavimento di legno scricchiol sotto i passi di Alexis. Capriotti si volt e balz in piedi, rovesciando la sedia.
Sofia! grid. 
Aveva il viso stravolto dal liquore, gli occhi umidi e cisposi, di uno che non dorme da molto o  ubriaco. Probabilmente entrambe le cose. Il suo sguardo passava continuamente da Sofia ad Alexis, che non conosceva. Realizz quindi che erano tutti e due armati, le lame sguainate, e fece due passi indietro. Cerc di riacquistare un minimo di baldanza e si rivolse alla ragazza.
Sofia, che cosa ci fai qui? La voce, intrisa di paura, trem. 
Tu, piuttosto. Di solito la notte sei sempre fuori.
Ho ho del lavoro da sbrigare. 
Pur rivolgendosi a Sofia, i suoi occhi non si staccavano da Alexis, la cui espressione era tuttaltro che rassicurante. 
Sai continu, cercando di darsi un contegno, il maestro mi aveva ordinato di copiare alcuni suoi appunti, e ed  quello che sto facendo. Misero me, mi tocca lavorare giorno e notte.
Tutte le sue parole puzzavano di falso e Sofia si avvicin al tavolo. 
Che cosa fai? 
Un lampo di paura gli attravers la faccia, che divenne dimprovviso pallida, nonostante le guance rubizze per il liquore. 
Sono questi i fogli che stai copiando? 
Sempre pi vicina, la spada in mano, era ora puntata sul ventre di Capriotti, che indietreggi ancora. A Sofia bast una sola occhiata per rendersi conto che quei fogli erano i progetti delle armi, quelli scomparsi. Lui cap di essere stato scoperto, e tent unultima estrema difesa.
Sono progetti segreti, che il maestro mi aveva raccomandato di conservare e di copiare sai, il principe Borgia li voleva e io 
Sei un ladro disse gelida Sofia. Tu li hai rubati. E noi che siamo andati fino a Istanbul per recuperarli. Tu maledetto traditore
No non  come pensi
Karim  davvero innocente disse ad Alexis, lo possiamo ancora salvare. 
La punta della lama di Sofia era quasi a contatto con la sua pancia, e Capriotti si sent perduto. Con un gesto inconsulto afferr la lampada, per difendersi, e lolio si rovesci sulle carte, che presero fuoco. Alexis si tuff tra i due e le scompigli, gettandole a terra e pestandole con i piedi per spegnere le fiamme. Con la lampada in mano, quasi fosse una spada, Capriotti indietreggiava, mentre Sofia, furente, gli andava contro, sempre pi vicina. 
Che cosa vuoi fare? 
Non lo so ancora gli rispose Sofia, ma avrei voglia di legarti a un palo e di appenderti fuori le mura del Castello del Santo Angelo. Hai tradito il tuo maestro, il tuo benefattore, quello che ti ha salvato pi volte dalla prigione e dalla forca. Sei un individuo spregevole, non meriti niente. 
Veramente non penso aggiunse Alexis. Credo che almeno un ricordo della mia katana se lo sia meritato. 
Larma letale fluttu rapida e silenziosa nellaria, tranci le braghe di Capriotti e gli sfior appena la pancia. Una ferita leggera, quasi un graffio, ma a Capriotti sembr di essere stato trafitto mortalmente. Con la lampada, mand in frantumi i vetri della finestra e cominci a gridare e piagnucolare al tempo stesso.
Aiuto! Aiuto! Mi vogliono uccidere! Aiuto! Aiuto!
Smettila di gridare gli intim Alexis. Se avessi voluto ucciderti, lo avrei gi fatto. 
Quello continuava, e sempre pi forte. Sofia e Alexis si guardarono: con quelle grida, prima o poi qualcuno le avrebbe sentite e si sarebbe svegliato, e lultima cosa di cui avrebbero avuto bisogno era trovarsi alle prese con le guardie vaticane. 
Se lo uccido smetter di urlare disse Alexis. 
Sofia non ebbe il tempo di capire se stesse dicendo sul serio o solo minacciando per farlo smettere, perch altre grida arrivarono da sotto le finestre. Capriotti si affacci e si sporse a tal punto che per poco non cadde di sotto. 
Aiuto! Vogliono rubare i disegni del maestro Leonardo! 
Un ladro che gridava al ladro. Una cosa assurda. A meno che quelli sotto non fossero suoi complici. Inutile aspettare per scoprirlo.
Andiamo via! disse Alexis concitato.
I disegni, non possiamo lasciarli qui.
Sofia si mise a raccoglierli, pi in fretta possibile, e se li infil nel giubbotto. 
Di qua! grid ad Alexis, lasciando Capriotti piangente a toccarsi la pancia, come se lo avessero sbudellato. Dalle scale sentirono uno scalpiccio di passi veloci e di voci. 
Troppo tardi, siamo in trappola.
Non  detto, seguimi!
Lei davanti e lui dietro, salivano i gradini a due a due, piano per piano, fino a giungere a un abbaino, chiuso con un chiavistello.
Scansati, ci penso io.
La katana rote e il lucchetto di ferro si apr in due come fosse burro. Si ritrovarono sul tetto del palazzo. Dabbasso le voci si facevano sempre pi forti. 
Tra poco ci saranno addosso disse Sofia. Abbiamo una sola possibilit. Saltare sul tetto del palazzo di fronte. Confina con il Passetto, una galleria che sbuca direttamente dentro il Castello del Santo Angelo. Ma ha anche altre uscite. 
Dammi la tua spada, la tengo io, salterai meglio e stai attenta Sofia, non sono venuto fin qui a Roma per vederti sfracellare a terra.
Quattro braccia tra i due tetti non erano una distanza impossibile, ma di notte, con un drappello di uomini che stavano loro alle calcagna, con lemozione che ti taglia le gambe e il correre in precario equilibrio tra due ordini di tegole, il pericolo era decuplicato. Ammesso che il salto fosse andato bene, una volta sul tetto opposto potevano rischiare di scivolare e precipitare a terra.
Vado io per prima. 
Sofia non gli lasci il tempo di replicare che gi aveva preso la rincorsa. Mentre si lanciava nel vuoto, non guard gi, ma solo davanti a s. Super la distanza e atterr. Un attimo dopo Alexis, con il cuore che gli si spacc in due, la vide rotolare gi. Alcune tegole avevano ceduto sotto il peso di Sofia, e stava per precipitare, quando riusc a trovare un appiglio in una trave di legno. Vedendola rialzarsi, il cuore di Alexis riprese a battere. Fiss la katana sulle spalle e si lanci a sua volta. Atterr con i piedi ben saldi, tenendo in mano la spada di Sofia. 
Non lo fare pi le disse con un sorriso. Con un calcio, Alexis sfond la finestra di un abbaino, proprio mentre sul tetto alle sue spalle comparvero i primi uomini. Un sibilo, e una freccia si conficc nel legno a un palmo dalla sua testa. Passarono attraverso corridoi e stanze, per fortuna vuote, fino a che Sofia trov lingresso del Passetto. 
Siamo salvi disse, e iniziarono a percorrerlo di corsa. Ma il destino  sempre in agguato. Il destino avverso si present sotto forma di due soldati, che sbarrarono loro il passo incrociando le alabarde.
Fermi! ordin uno di loro. 
Chi siete? Fatevi riconoscere.
Era frequente, e Sofia lo sapeva, che il lungo corridoio che correva sopra le mura esterne al Vaticano, era spesso trafficato da cardinali, spie e sicari al soldo del papa, e a volte dal papa stesso. Serviva per fuggire e mettersi al riparo dentro il Castello del Santo Angelo, o per allontanarsi dai palazzi vaticani senza essere visti da occhi indiscreti, e rientrarvi dopo aver magari commesso un omicidio commissionato dalle pi alte autorit ecclesiastiche. Le guardie erano quindi pronte sia a sbarrare il passo sia a lasciar passare chi era munito di uno speciale salvacondotto.
Sono Sofia dei conti Guidi rispose prontamente, e questi che mi accompagna  il principe Alexis.
Mostrateci il lasciapassare, contessa rispose la guardia, deferente ma ferma.
Ce lho io Alexis si fece avanti, nel giustacuore.
Fece latto di tirar fuori un pezzo di carta ma nelle sue mani si materializz laffilato e temibile wakizashi, il pugnale ricurvo come una piccola katana. Un attimo dopo lo teneva ben fermo sul collo della guardia, che rest immobile come una statua: un solo movimento e sarebbe rimasto sgozzato. 

28.

Laltro, un giovane senza un accenno di barba, indietreggi di qualche passo. Nessuno si far del male disse Alexis. Lasciateci passare.
Siete spie dei francesi? chiese luomo con il coltello alla gola.
C differenza? Se fossimo spie o semplici visitatori? 
Nessuna.
Bene, allora volete lasciarci passare?
Ho paura di no stavolta era la voce di Sofia a tremare. Scusami, Alexis, sono una stupida.
Dietro le spalle di Sofia apparve un uomo vestito alla spagnolesca, con larghi calzoni a sbuffo, comodi stivali di cuoio e un cappellaccio con una piuma sulla testa. Era sbucato da qualche angolo buio e nessuno dei due lo aveva visto. Ora per la punta della sua spada premeva tra le scapole di Sofia. Alexis soffoc unimprecazione. 
A me non interessa se gli taglierai la gola o meno, mentre credo che tu non voglia che buchi questo ragazzo da parte a parte. Per cui ora togli il pugnale dalla gola della mia guardia o sgozzala, fai come credi. Io conter fino a tre e a quel punto affonder la spada. 
 la stessa situazione della nave rispose Alexis. Che cosa vai blaterando?  inutile che provi a confondermi. Uno due
Tre! grid Sofia gettandosi in avanti, a terra.
Nello stesso momento Alexis spingeva luomo cui teneva il wakizashi sul collo, il quale si scontr con la lama del suo superiore, che gli trapass la pancia. Era una mossa che avevano studiato durante il viaggio, in allenamento, e Alexis aveva pregato tutti i santi conosciuti che Sofia se ne ricordasse. Altrimenti era sicuro che, dopo aver liberato la guardia, laltro uomo non avrebbe avuto esitazioni a uccidere Sofia. Mentre questi, stupito dallevolversi della situazione, cercava di liberare la spada, ancora nel ventre del suo compagno, Alexis lo fer alla mano. Con un grido questi moll limpugnatura. Laltro soldato, appoggiato al muro, tremava come una foglia al vento. Sofia, rialzatasi, gli punt la spada contro.
Ora ci lascerai passare, non  vero?
Quello non rispose e fece solo cenno di s con la testa. Per terra si allarg una pozza durina: dalla paura se lera fatta addosso.
Via! esclam Alexis. Fammi strada!
Corsero ancora, in direzione del Castello del Santo Angelo, finch non giunsero a una porticina.
Per di qua disse Sofia.
Scesero dei gradini e si ritrovarono in strada. 
Fuori non cera nessuno. Presero a camminare, piano, per non dare nellocchio, ma con gli occhi vigili e le orecchie tese. Ben presto il buio della notte avrebbe ceduto alle prime luci biancastre dellalba. Attraversarono il ponte del Castello: sentivano scorrere le acque limacciose del Tevere, un gorgoglio continuo, come una voce ripetuta e poco pi che sussurrata, che sembrava incitarli a fuggire.
Svegliarono il maniscalco che aveva in cura i loro cavalli e gli consegnarono mezzo ducato per il disturbo. Pi denaro avrebbe potuto far sospettare di loro: chi paga troppo ha qualcosa da nascondere. Le luci dellalba erano gi virate verso un giallo arancione e tra poco laurora sarebbe esplosa con i suoi colori preferiti, il lill e il rosso fuoco, le tinte del Paradiso e dellInferno. Poco distante, negli appartamenti papali di San Pietro in Vincoli, linferno si scaten davvero, quando Cesare Borgia fu informato di quanto era accaduto.
Idioti! Inutili bastardi! Vi scuoier vivi!
Il figlio del papa distribuiva nerbate con uno scudiscio di tendini di bovino seccati e intrecciati tra loro. Facevano pi male che non se fossero stati di ferro, ma nessuno osava sottrarsi alla sua furia. Se lo avessero fatto, il principe li avrebbe passati con la sua spada o obbligati a bere del veleno con la forza. Sulla faccia, sulla schiena, sulle braccia rimanevano i segni di quella violenza: a malapena i suoi uomini si lamentavano, il volto basso. 
Li avevate in pugno: una ragazza e uno sconosciuto. Quanti eravate? Sei, sette? Pi le guardie nel Passetto. Almeno una di loro  morta, mentre voialtri siete inutilmente vivi, inservibili come un boccale sfondato. Non so che cosa mi trattenga dal gettarvi nel Tevere legati a un bagaglio di pietre, almeno fareste da pastura ai pesci. 
Giangiacomo Capriotti, in un angolo, continuava a tenersi la pancia, anche se dalla ferita superficiale gi non colava pi una sola goccia di sangue. A ogni colpo di frusta chiudeva gli occhi e ringraziava il cielo di non essere in mezzo a quegli uomini che subivano senza protestare. Sperava che la buriana fosse passata, visto che Cesare Borgia appariva ormai stanco delle frustate. Quando per vide i suoi occhi, rossi di rabbia, puntare dritti su di lui, si sent svenire. 
Portatemelo qui.
Fu quasi sollevato da terra e fatto sedere su una sedia. Il principe gli gir intorno e da dietro gli mise le mani sulle spalle: il gelo lo avvolse. Una voce calma inton una cantilena.
Se io avessi le mani come artigli, / e tu fossi un misero coniglio, / non troveresti roccia cui tappigli, / nemmeno se tu mi fossi figlio, / ti strapperei le ossa a una a una: / tale sarebbe cos la tua fortuna. Ti piace questa poesia? Lho composta qualche tempo fa, per un caro amico che mi ha tradito. Ora purtroppo ha reso lanima a Dio.  successo dimprovviso: si trovava allultimo piano del mio palazzo, quando si  sporto troppo dalla finestra ed  caduto, sfracellandosi a terra. Tu sei giovane, Caprone, e non vorrei mai che ti succedesse la stessa disgrazia. Tu non lo vuoi, vero?
N n no, mio principe!
Avrebbe voluto mille volte essere preso a scudisciate: la calma con cui il principe gli parlava lo terrorizzava ancora di pi.
Allora ripetimi bene quello che hai sentito da quei due.
S, principe, come volete, principe, ma lho gi detto ai vostri
Ripetilo! gli grid nellorecchio.
La ragazza ha detto che sono andati a Istanbul per recuperare i disegni di Leonardo, quelli che mi avevate detto di rubare.
Io? Mai detto una cosa simile. Sei stato tu a offrirmi quei disegni, non  vero amici miei?
Cesare rise e tutti i suoi uomini fecero altrettanto. 
S, principe, come avete detto voi.
E poi, che cosa ha detto ancora?
Che un certo Karim era innocente e che lo potevano ancora salvare.
Silenzio!
Cesare Borgia inizi a camminare per la stanza, a passi lenti e lunghi, rimuginando tra s le parole di Capriotti. Poi si ferm e batt il pugno sul palmo dellaltra mano.
Dov Sandraccio Corella?! Chiamatelo subito!
Non pass molto tempo che Corella si present davanti a lui.
Ascoltami attentamente. Hai fatto bene a tornare. Ti concedo loccasione di vendicarti e di fare un grande favore al tuo principe, ma non mi deludere o la mia ira potrebbe abbattersi anche su di te.
Fino alla morte, mio signore, potete contare su di me.
Credo di aver capito come stanno le cose. Ti ricordi che qualche tempo fa  venuto qui a Roma un ambasciatore del sultano? Io s, e si chiamava Karim El Rashid. Quando ho fatto sottrarre a questo stupido idiota i progetti segreti di Leonardo, devono avere pensato che fosse stato Karim a rubarglieli. E sono andati alla corte del sultano per recuperarli, con un bel coraggio, lo riconosco. Ora, per qualche motivo che ignoro, hanno capito che costui  innocente e la ragazza che ti ha battuto, in compagnia di uno sconosciuto,  tornata qui a Roma per cercare di recuperarli. Questo idiota, lo ripeter fino alla nausea, si  fatto sorprendere e glieli ha consegnati.
Capriotti scoppi a piangere.
No, principe, mi hanno sopraffatto. E il vostro soldato al piano di sotto non ha impedito loro di salire. Che cosa potevo fare, io?
Stai zitto, quello  gi passato dal sonno alla morte, cos imparer a non dormire quando si  di guardia. 
Se era morto non avrebbe imparato niente, cos pens Capriotti, ma si guard bene dal fare quellosservazione. Cesare si rivolse nuovamente a Sandraccio Corella.
Loro torneranno di sicuro a Istanbul, per salvare quel Karim. Ne sono certo. Vai, corri, anticipali e, quando li incontrerai, fai di tutto per recuperare i disegni. Offri a Leonardo denaro, molto denaro, una montagna di denaro. Questi credo sarebbero sufficienti a convincere un papa.
Gli tir un sacchetto di pelle, che Sandraccio apr. Allinterno sfavillava un pugno di pietre preziose: rubini, smeraldi, zaffiri e diamanti.
E questa gli tir una piccola croce, indossala. Se non ti protegger, la potrai sempre usare come merce di scambio!
Cesare si mise a sghignazzare, mentre Sandraccio guardava stupito quella croce: era formata da sette diamanti, i pi grossi che avesse mai visto. Si fece il segno della croce, sotto gli occhi divertiti del principe, e si leg il cordoncino di cuoio al collo. 
Ho bisogno di Leonardo per interpretare i suoi misteriosi progetti. Mostragli i diamanti: accetter, ha sempre bisogno di denaro.
E se non accettasse?
Lo minaccerai di uccidere la ragazza. Le  troppo affezionato. E poi aggiunse a bassa voce quando tutto sar finito com giusto che finisca, potrai vendicarti di lei ed eliminarla nella maniera che pi ti sar gradita. Avrai delloro, Sandraccio, neanche un barone potr vederne altrettanto nella sua vita. Domattina troverai una nave, al porto di Ostia,  a tua disposizione e il capitano sa come farla volare sulle onde. Quando sarai a Istanbul qualcuno ti aiuter. Ricordati: con un salvacondotto diplomatico firmato dal papa in persona, tutte le porte ti saranno aperte. Ora vai e torna vincitore.
Sandraccio si batt il petto con il pugno e corse via. Il principe si avvicin a Capriotti.
Prega, Caprone, prega. Perch se Sandraccio dovesse fallire tu tu ancora non so che cosa far di te, ma tu pensa al peggio. E quello non sar niente. 
Senza farsi vedere fece quindi un segnale a uno dei due uomini: il dito indice sotto la gola. Quello annu e sollev Capriotti da terra, gi pensando in quale buco seppellire il suo cadavere. 

29.

Cavalcarono insieme, luno a fianco dellaltra. Nel timore di essere inseguiti modificarono il percorso dellandata. Si diressero verso il mar Tirreno, passando attraverso i territori dei principi Colonna, al momento avversari dei Borgia. Non si fermarono neppure per la notte, andando al passo lungo i sentieri che costeggiavano le malsane paludi. Fecero una breve sosta per rifocillarsi nellantico borgo di Terracina e proseguirono per Capua, che trovarono quasi deserta. 
Le truppe di Cesare Borgia avevano posto lassedio alla citt, che quando fu presa fu semidistrutta e saccheggiata, mentre migliaia di persone furono trucidate senza piet. Salirono fin sulla rocca di Monteforte e riposarono allombra dei Monti Picentini. Troppo stanca per riuscire a dormire, Sofia preg Alexis di raccontarle una storia.
Qui vicino c Atripalda. La leggenda vuole che sia stata fondata nientemeno che da Sabazio, un pronipote di No, che salv il mondo animale dalle acque del diluvio. Ma i Titani, gelosi, lo uccisero e divisero il suo corpo in sette parti. Ognuna di esse
Tu conosci tante di quelle storie Ma non ne hai una pi allegra? gli disse Sofia, ridendo. Mi hai spaventata al punto che se prima non riuscivo a dormire, adesso, se mi addormento mi verranno gli incubi.
Hai ragione. Allora devi sapere che in queste zone si rifugi il re svevo Manfredi, inseguito dalle truppe del papa.
Un po come noi, forse.
Gi, ma lui era un re, e trov ospitalit da una nobile famiglia. Ora, devi sapere che i re hanno il diritto di pranzare da soli, serviti di tutto punto, dai domestici, se ci sono, altrimenti dai padroni di casa. Lui invece, grato per laiuto ricevuto, permise ai suoi ospiti di cenare con lui.
Un re molto magnanimo.
Mi stai prendendo in giro?
Sofia rise di gusto, e poco dopo le loro risate unite echeggiarono nella valle. Quando smisero, si strinsero luno allaltra, per riscaldarsi, e si addormentarono abbracciati. 
Il terreno si faceva sempre pi accidentato e dovettero passare per profonde gole e stretti sentieri tra le rocce, salendo e scendendo da montagne aspre e brulle. Videro in lontananza branchi di lupi e qualche orso, e se ne tennero alla larga. Sempre osservando il sole, che al mattino dovevano vedere alla loro sinistra e passato mezzogiorno alla destra. Solo in quel modo, senza conoscere la via, avrebbero prima o poi raggiunto il mare. Arrivati nella citt di Matera, decisero di fermarsi almeno due giorni a riposare. Erano entrambi stremati dalla fatica e anche i due cavalli napoletani avevano perso il loro vigore. Se volevano raggiungere Otranto in tempo, prima che la nave partisse senza di loro, avrebbero avuto bisogno di nuove cavalcature. Chiesero informazioni a un maniscalco.
Non troverete un cavallo neanche a pagarlo con oro sonante disse. Lunico a cui potete rivolgervi, se non vi caccia a pedate,  il conte Tramontano. Ci ha spogliati di tutto. Ma badate, stranieri,  un uomo bizzarro, pu aiutarvi come gettarvi in prigione, a seconda di come gira il vento.
Non avevano scelta, e salirono alla rocca, residenza del conte. Si annunciarono come il figlio del voivoda di Valacchia, e la sua serva. Meglio che Sofia non si presentasse con il proprio nome. La prudenza sugger loro quella scelta. Il palazzo, non molto grande, era arredato riccamente, con quadri e arazzi alle pareti e statue antiche da ogni parte, con vasellame doro e dargento sparso sui grandi tavoli di legno. Tuttavia, il servo che li accolse era male in arnese, con le scarpe sfondate e la livrea piena di macchie dunto. Uno strano contrasto con lopulenza degli interni. Poco dopo si present il conte, con indosso un camicione sudato e un paio di braghe e di stivali di cuoio. In mano teneva una spada. Superava in altezza Alexis di un palmo e pesava almeno il doppio. 
Una visita inaspettata. Dunque voi siete principe? Non lo disse con deferenza, ma quasi in torno di scherno e ad Alexis venne subito voglia di andarsene. Io sono soltanto conte, di Tramontano, come il vento di tramontana, quello che spira da settentrione. Freddo come la mia lama.
La fece saettare per aria con movimenti rapidi. Poi si mise a fissare Sofia. 
Vi trattate bene continu. La vostra serva appare bella come una madonna. E porta pure la spada. Magari la usa come spiedo per arrostirvi i passeri, dico bene? Alexis ostent un sorriso di circostanza, le labbra tirate. Gli avrebbe volentieri fatto passare quellarroganza, ma doveva mostrarsi gentile se volevano arrivare allo scopo.
I miei omaggi, signor conte. Purtroppo siamo costretti a chiedervi un favore, che tuttavia possiamo pagare. Ci servono due cavalli freschi per proseguire il viaggio, i nostri ormai non ce la fanno pi. 
Davvero? Il conte si gratt la schiena con la punta della spada. Quanto mi dispiace. S, io possiedo molti cavalli, ma disgraziatamente per voi mi servono. In altre circostanze non mi dispiacerebbe fare affari con voi, ma non  questo il momento. Addio, principe.
Si volt e fece per allontanarsi. Il conte deve essere un appassionato di duelli disse forte Sofia ad Alexis, in modo che quello potesse sentire.
Brava! si gir di scatto. Sapete anche parlare allora. Una donna di umili origini che parla in presenza di due nobili uomini  davvero una rarit. Se non foste miei ospiti la farei fustigare.
Sput per terra e il servo sinchin per pulire subito il pavimento con il bordo della manica. 
Tuttavia ghign, la serva ha detto bene. Mi piace duellare e lo stavo proprio facendo prima che mimportunaste con la vostra visita. 
Vi prego di perdonarla disse Alexis cercando di mantenere la calma.  colpa mia, lho abituata a parlare senza essere interrogata. Comunque sono disposto a pagare i vostri cavalli il doppio del loro valore.
Chi paga il doppio vuol dire che ne ha proprio necessit. E per quale motivo?
Il conte si sedette, senza invitare il suo ospite a fare altrettanto. Per giunta, poggi gli stivali sul tavolo e la spada a terra, e cominci a lisciarsi i folti baffi. Gli occhi gli si strinsero in due fessure. Sofia era comunque riuscita nel suo intento di impedire che il conte andasse via, anche se adesso stava scrutando entrambi con sospetto. 
Non sentite odore di bruciato, principe Alexis? Io s, e non si tratta delle pernici o dei fagiani che allieteranno la mia mensa. Anche perch se il cuoco li avesse bruciati, farei arrosto lui e tutta la sua famiglia. Dunque, un principe e una serva che parla. Non solo...  pure altera, lo sguardo  vivace, e il portamento di chi d ordini.
Si alz, e ripresa in mano la spada, si avvicin e gir loro intorno, a passi lenti. 
A proposito di uccellini continu, mentre Alexis fremeva, ne  giunto uno qualche giorno fa, proveniente da un amico di famiglia, del quale mi onoro da tempo di essere amico. Un vero principe, non che dubiti che voi lo siate, ma di sicuro pi potente di voi. Magari ne avete sentito parlare. Il principe Borgia!
Il sorriso maligno che aveva sul volto quando aveva gridato il nome di Cesare Borgia gli spar in un amen. Due lame, allunisono, gli erano state puntate alla gola, la spada di Sofia e la katana di Alexis. Era evidente che il conte aveva capito chi fossero: brutto segno. In qualche modo Cesare Borgia aveva sparso la voce e la loro fama era giunta ben oltre i confini dello Stato pontificio. Ormai potevano giocare a carte scoperte.
Ebbene s, conte. Siamo quelli che pensate. E dato che sono principe, come giustamente avete rilevato, vi sono superiore. Ora ci accompagnerete nelle stalle, e ci farete omaggio di due belle e robuste cavalcature, come segno della vostra riconoscenza.
Riconoscenza per che cosa?
Per la vita che vi lasciamo. Dite ora ai vostri domestici che ci lascino passare.
Con grande piacere lo anticip il servo che li aveva fatti entrare, era tempo che qualcuno desse una lezione a quel grassone arrogante. 
Ti far frustare a sangue, maledetto sprizz veleno dalla bocca.
Se mi troverete ammicc. Sono soltanto una misera formica e un uomo come voi mi pu schiacciare quando vuole. Ma ricordate, conte, se trovano voi, mille formiche potrebbero spolparvi fino allosso.
Dopo aver fatto tappa allisola di Creta, occupata dai veneziani alleati del papa, Sandraccio Corella era arrivato a Istanbul. L si era imbarcato su una veloce galea, con sessanta rematori a bordo e armata di una bombarda. Durante la navigazione si era travestito da turco, insieme al piccolo equipaggio. Attraversato lo stretto dei Dardanelli, la nave era entrata nel mar di Marmara e aveva attraccato al porto di Istanbul. 
Corella era pi che soddisfatto: lorganizzazione del principe Borgia era stata impeccabile. Era sempre pi contento di essere al suo servizio, non solo perch pagava bene ma anche perch capiva lanimo dei suoi pi fedeli servitori. Lidea di poter uccidere nel modo che preferiva quella ragazza arrogante che laveva umiliato a Roma davanti al papa lo solleticava pi dei denari che avrebbe intascato. Con quelli avrebbe organizzato una banda di sicari, e con la protezione del principe, avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo, a Roma e ovunque volesse. Magari sarebbe perfino entrato nelle grazie del suo signore ancora pi del fratello Michelotto. In fondo non aveva niente meno di lui: forza, coraggio, intelligenza e una totale assenza di scrupoli. Quello che ci voleva per il suo mestiere. 
Si tast la giubba: la sacca di monete doro era al suo posto, cos come la croce con i diamanti al collo, insieme al salvacondotto diplomatico e alla lettera di istruzioni. La apr e ne lesse il contenuto. Si avvi quindi verso il Grande Bazar, il Mercato Coperto, dove avrebbe dovuto incontrare un certo Serkan, commerciante di spezie. Rimase affascinato dalla grandezza del mercato: tra i corridoi, le logge e le piazze interne si trovavano migliaia di banchi. Spinto dagli odori, si avvi verso la zona degli speziali. Si ferm davanti a un ragazzo al quale mancavano quasi tutti i denti, e pronunci il nome di Serkan.
Denaro gli rispose, strusciando tra loro indice e pollice.
Non fu facile seguirlo, quello correva come un furetto, insinuandosi tra la gente, e Sandraccio, per stargli dietro, dette e ricevette numerose spinte. Le essenze di zafferano, curcuma e zenzero e di altre spezie profumate e coloratissime si fondevano con il sudore delle persone, in un miscuglio di odori, a volte piacevoli altre meno. Finalmente si trov davanti a una bottega le cui spezie erano custodite dentro teche di vetro, neanche fossero gioielli. 
Serkan disse il ragazzo, e aggiunse: Potente. 
Sandraccio sbirci allinterno della bottega: nessuno poteva essere pi potente di una lama dacciaio e di un cuore coraggioso. Entr e un campanello trill. Dal retro arriv un uomo, cos alto che dovette chinarsi per passare dalla porta. Indossava un caffetano lungo fino ai piedi di un blu intenso. Gli occhi scuri come pece e un pizzo lungo un palmo gli conferivano unaura austera. Sfil dalle maniche le lunghe braccia e and a chiudere la porta. A Sandraccio ricord uno di quei maghi e indovini che giravano per le fiere: imbroglioni, per lo pi. Si appoggi a uno scaffale pieno di libri, in atteggiamento di difesa.
Tu sei Sandraccio Corella. 
Per lappunto, e tu sei Serkan rispose con voce ferma, per darsi importanza. Parli bene la mia lingua.
Quello sorrise e gli indic uno sgabello, mentre si metteva a sedere su una panca.
Io parlo tutte le lingue del mondo. Allora, che cosa vuoi da me?
Se conosci il mio nome, dovresti gi saperlo. Voglio che tu mi introduca nel palazzo del sultano. Devo trovare una certa persona.
Devi trovare lo scienziato italiano. Io so tutto.
Bene, dimmi allora come devo fare.
Sai resistere al fuoco?  doloroso.
Che cosa vuoi dire?
Guarda!
Serkan si tir su la manica e sul braccio destro apparve una cicatrice. Uno spicchio di luna crescente e una stella. 
 un simbolo magico, che significa la protezione da parte del cielo su tutto ci che il sultano possiede. Nel palazzo possono entrare solo gli ospiti a lui graditi o le sue guardie personali. E queste hanno tutte tatuate la mezzaluna e la stella sul braccio. Una volta marchiato significa che tu apparterrai a lui per la vita e per la morte. Solo pochi eletti possiedono il marcatore, e io, quale fornitore ufficiale del sultano per tutti i profumi e le spezie, ne possiedo uno. Maledizione: cerano due cose al mondo che Sandraccio temeva, non solo i maledetti ragni, ma anche il fuoco. Poteva essere torturato, sfregiato come lo era gi stato, poteva affrontare anche tre nemici alla volta. In prigione, legato mani e piedi, aveva affrontato a morsi dei topi enormi, vere e proprie pantegane di fogna, sputandone il sangue e lasciando che i sopravvissuti si cibassero dei cadaveri dei compagni. Ma aveva gridato di paura quando un ragno gli era montato su un polpaccio, senza fargli nulla, ed era scappato a gambe levate da una casa, lasciando morire i suoi amici ubriachi, solo perch una lanterna aveva appiccato il fuoco a un pagliericcio, bruciando poi tutto. 
Allora? insistette Serkan con un ghigno. Accetti? Non sei un ospite gradito, quindi, se vuoi entrare, dovrai sopportare il fuoco sulla tua pelle.
Sembrava che conoscesse il suo segreto e che si divertisse alle sue spalle. In altre circostanze non avrebbe esitato a ucciderlo, per punire la sua tracotanza, ma non aveva scelta. Doveva entrare a palazzo: cos gli aveva ordinato Cesare Borgia. Se si fosse rifiutato sarebbe stato capace di metterlo vivo su una catasta di fascine e di dargli fuoco. Si morse le labbra fino a che non sent il sapore del suo stesso sangue. Se si ha da fare, si faccia. 
Il tempo non passava mai e Sandraccio sudava: aveva limpressione che i vestiti gli bruciassero addosso, al pensiero di quello che avrebbe dovuto sopportare. Pi ancora la vista del dolore. Sentiva sfrigolare le fiamme e Serkan armeggiare con dei ferri. Quando questi entr aveva una spessa striscia di cuoio tra le mani.
Mettila tra i denti e stringi, quando ti marchier: servir per non farti urlare.
Sandraccio obbed, senza fiatare, ma quando poco dopo vide rientrare Serkan con lattrezzo di ferro incandescente, la cui punta rappresentava una mezzaluna e una stella, si sent mancare. Laltro gli ordin di tirarsi su la manica del braccio destro e non fece in tempo a reagire. Serkan gli blocc il braccio e il ferro poggi sulla sua carne. Una puzza di bruciato si sparse per la bottega, mentre Sandraccio, le lacrime agli occhi, mordeva il cuoio cos forte che sent un dente sbriciolarsi. Nemmeno quando era stato sfregiato aveva provato un dolore simile. Alla fine Serkan gli pose uno straccio bagnato intorno al braccio, impregnato di una qualche essenza odorosa.
 imbevuto di altea, cotogno e iperico. Tienilo cos fino a domattina.
Fu una brutta notte. 
Dei terribili brividi di freddo, da cui non riusc a difendersi nonostante le coperte, anticiparono una febbre altissima. Vomit quel poco che era riuscito a mangiare in una locanda e fu tentato di togliersi pi volte la benda che gli bruciava addosso. Lo fece resistere solo il pensiero di quale morte avrebbe fatto morire Sofia dei conti Guidi: avrebbe pagato anche per questa sofferenza, la maledetta. 

30.

Sordi alle maledizioni del conte Tramontano, Sofia e Alexis fuggirono da Matera in sella a due cavalli arabi. Non si fermarono fino a quando non raggiunsero la costa sabbiosa del mar Ionio. La schiuma che usciva dalle bocche dei cavalli, ormai sfiancati, assetati e affamati, li costrinse a fare una sosta. Per fortuna il servo infedele del conte aveva razziato la cucina, fornendo loro acqua, pane, salumi, frutta e una cesta di carote, con la quale sfamarono le fiacche cavalcature. 
La loro stanchezza non era da meno. 
Dormirono poche ore e ripresero il cammino, sempre guardandosi alle spalle. Pur essendo odiato da tutti, il conte poteva aver lanciato contro di loro degli armigeri prezzolati. Per un giorno intero procedettero lungo la costa, poi finalmente tagliarono per il tacco dello stivale italico. Spossati, giunsero nei pressi della palude di Alimini, a pochi chilometri da Otranto, dove sincontrarono con un avamposto della milizia turca. Alexis mostr loro le credenziali del sultano Bayezid. 
Bene arrivato, effendi gli disse il comandante. Ordinate e sarete obbedito.
Dobbiamo riposare, ma domattina ci accompagnerete al porto, dove ci aspetta una nave.
Sar fatto, ma, vostra sorella sta male.
Voltatosi, Alexis vide Sofia accasciata sul collo del cavallo. Mentre lui scendeva da cavallo per andare ad aiutarla, Sofia cadde dal suo. In due la sollevarono e la portarono in una tenda l accanto. La fronte le scottava come se sotto la pelle avesse della brace. Voleva parlare, ma le sembrava di avere in gola una palla infuocata. Le avvicinarono un po dacqua alle labbra, ma non riusc a deglutire che poche gocce. Ud delle voci rimbombarle nella testa, e le parve di riconoscere quella di Alexis, ma tutto era confuso, immerso in una strana nebbia, che confondeva immagini, colori e voci. E lei era stanca, molto stanca, e avrebbe voluto soltanto dormire. 
Si sentiva sollevare, come se fluttuasse nellaria e, con maggiore chiarezza rispetto a prima, vide se stessa sdraiata su un lettuccio, con tanta gente intorno a lei, un giovane in ginocchio: Alexis. 
Stranamente si sentiva meglio, ma non capiva come faceva a guardarsi dallalto, quasi fosse attaccata al soffitto. 
Vide ancora Alexis piegare il volto su di lei, prenderle le mani, piangere e muovere le labbra a modo di preghiera: non sentiva quello che diceva, ma era chiaro che soffriva. Avrebbe voluto consolarlo, ma non riusciva a far uscire una sola parola dalla sua bocca. Di pi, le sembrava quasi di non respirare, ma come se fosse una cosa del tutto naturale. 
No! Il grido di Alexis le giunse allorecchio con una forza tale che barcoll, pur essendo in aria. Di nuovo inizi a sentirsi male, peggio di prima, mentre una forza irresistibile la spingeva a scendere verso terra, verso il letto su cui giaceva, verso se stessa. Purtroppo anche verso il dolore e la sofferenza, e non voleva andarci, ma le invisibili catene che la tiravano gi erano pi forti della sua volont, e si sent precipitare. Poi, il buio. Delle ombre si muovevano intorno a lei. Vaghe, irriconoscibili. Come le voci che risuonavano nella sua mente, uneco ripetuta. Una luce, fortissima, la costrinse a chiudere gli occhi.
Si sta riprendendo, Allah sia ringraziato. Adesso vivr.
Questa frase la comprese perfettamente. Prov ad alzare un braccio, poi un altro e a muovere una gamba, ma le pareva di essere legata. Una mano fresca le pass sopra la fronte. Non so se mi puoi ascoltare o meno, comunque sia, bentornata tra noi. Mi senti?
Lei riconobbe la voce di Alexis e avrebbe voluto rispondergli, ma era come se le avessero cucito la bocca. Meglio che tu non mi senta. Ci sono parole che vanno dette ma che non andrebbero udite. Sono quelle che sorgono dalle profondit del cuore, almeno cos mi  stato insegnato.
No, le sue orecchie avrebbero udito, anche se le sembrava di essere immersa in una grande vasca, con le parole che le giungevano smorzate, acquose. Tu sei unica, Sofia. Non ho mai incontrato nella mia vita una ragazza come te. Vorrei averti accanto per sempre. Mi sembra di averlo saputo fin dal primo momento. E quel bacio, quellunico bacio che avrei voluto si ripetesse mille volte, me ne ha dato conferma. Sei bella, Sofia, ma non  solo per questo: tu racchiudi in te le qualit della femmina e del maschio. Nessuno sorrise potrebbe essere un amico migliore di te. Adesso per mi sto dannando lanima: dovevo proteggerti, e invece ti ho fatto cavalcare come un guerriero. E mi danno lanima anche per non aver ancora trovato il coraggio di raccontarti il mio ultimo segreto: non lho fatto per paura di perderti. Ora che non mi guardi con le perle dei tuoi occhi, che mi incutono gioia, amore e timore al tempo stesso, te lo riveler. Da quando 
Un forte bussare alla porta interruppe il suo soliloquio. 
Effendi grid una voce da dietro la porta, siamo in vista del porto di Istanbul.
Grazie, capitano, arrivo subito.
Si chin su Sofia, e su quelle labbra screpolate poggi le proprie. Quindi, scuotendo la testa, lasci la stanza dove aveva vegliato la ragazza per giorni e notti, ascoltando il suo respiro, i suoi colpi di tosse e i suoi rari lamenti, e sal in coperta. Sofia avrebbe voluto fermarlo, chiedergli spiegazioni, soprattutto su ci che le aveva detto e che le aveva riscaldato il cuore. E su quel segreto che le stava per confessare e che lo turbava cos tanto. Troppe per erano state le emozioni, e il suo cuore, che poco prima batteva forte, troppo forte per un corpo ancora debole, rallent e con esso rallentarono le sue emozioni e i suoi pensieri, fino a che non si addorment. Ebbe solo un sussulto quando pens che poteva aver perduto i progetti di Leonardo, poi sprofond nel sonno. Al porto fu subito approntata una lettiga, e Sofia fu portata negli appartamenti del sultano, dove le sue numerose mogli si presero cura di lei. Ancora dormiente, fu lavata e profumata con essenze odorose. Le vennero quindi applicati degli impacchi di lino caldo e delle spugnature di acqua ardente. Secondo i medici mandati dal sultano al suo capezzale, quellacqua miracolosa aveva il potere di eliminare del tutto la febbre. Cos accadde, e in un paio di giorni Sofia aveva del tutto ripreso conoscenza, pur essendo ancora molto debole. La prima visita che gli stessi medici consentirono fu riservata a Leonardo. Lo vide mettersi in ginocchio accanto al suo letto e prenderle la mano.
Figlia mia, ho tanto patito a causa della tua assenza.
Sono tornata, maestro, e spero di avere buone notizie.
Parli dei progetti? rispose, rinfrancato. Oh, s, sei stata meravigliosa. Me li ha consegnati Alexis, quel giovane mi piace sempre di pi. Anzi, ti confesso che dopo aver dato unocchiata a uno di quelli, ho capito qual era lerrore che non mi consentiva di creare una macchina volante. Proprio ieri, insieme a Firnas, che  davvero una brava persona, molto acuta e intelligente, abbiamo scoperto che  la velocit che serve a volare, insieme alla leggerezza. Vedi, gli uccelli volano perch le loro ossa non sono piene come le nostre, ma vuote allinterno. Quindi uniscono robustezza e
Le parole di Leonardo la cullavano: avrebbe voluto restarlo a sentire, anche per dargli soddisfazione, sapeva quanto ci tenesse, ma non ce la fece a resistere. Come quando, da piccola, si addormentava mentre suo padre le raccontava le favole. Leonardo se ne accorse e, dopo averle dato un bacio sulla fronte, in punta di piedi se ne and. Il giorno seguente Sofia era in grado di sedersi sul letto: una conquista non da poco per chi aveva rischiato di morire solo pochi giorni prima. Durante il pranzo, a base di frutta e latte di mandorle, che secondo i medici davano freschezza e vigoria al corpo, ebbe la sorpresa pi gradita che mai avrebbe potuto sperare. 

31.

Erano l, entrambi: Alexis e Karim, finalmente libero. Avrebbe voluto correre da loro, ma ancora i medici non le permettevano di alzarsi dal letto. E nemmeno quei due, quando videro che cercava di andare loro incontro. Si misero a sedere accanto a lei, uno da una parte e uno dallaltra, sorridendole. Sofia si tenne stretta ad Alexis a lungo, e quando si lasciarono, fu Karim ad abbracciarla, e lei felice lo lasci fare. Alexis ha parlato al sultano. Quando ha saputo tutta la storia, mi ha subito fatto liberare. Sei stata grandissima, meravigliosa le disse, io ti sono e sar sempre debitore per tutta la vita. Anzi ti devo una vita. 
Ti avrebbe davvero fatto decapitare?
 un uomo giusto, ma  il primo a dover far vedere ai sudditi che la legge  legge. Gi avermi concesso una dilazione  stata una forzatura.
Come quella di darci la possibilit di andare a Roma intervenne Alexis.
Quello era in suo potere: Bayezid  anche molto furbo, non per nulla  riuscito a diventare lunico sultano.
Giusto e furbo sono due qualit che difficilmente vanno daccordo, ma in questo caso, evviva Bayezid!
Sofia ascoltava divertita il loro dialogo e continuava a girarsi a destra e a sinistra. A un certo punto, si rese conto di quanto si assomigliassero. Certo, Alexis era molto pi giovane e magro, ma avevano in comune la fronte spaziosa, gli occhi e le labbra. 
Parlate lo stesso linguaggio e siete pure daccordo. Lo sapete? Sembrate fratelli! 
Alexis e Karim si guardarono e si fecero un cenno dintesa. 
Io mi fido disse Karim, se tu sei daccordo.
S, anche io.
Alexis le prese una mano.
Non lo sa nessuno, a parte il sultano. Sofia, ci sei andata molto vicino: in effetti noi siamo fratellastri. Stesso padre ma madri diverse. 
Che cosa?
Fu come se le avessero dato uno schiaffo. Si ritir nel letto, prendendosi le ginocchia tra le braccia. In un istante le passarono davanti alla mente le immagini di quando Alexis laveva fatta parlare con Karim, nelle prigioni. Allora non laveva fatto per lei, ma per lui. Ebbe la brutta sensazione di essere stata tradita unaltra volta. Perch non me lhai detto prima?
Perch doveva rimanere un segreto. Poteva essere pericoloso, per Karim soprattutto, che si venisse a sapere che il suo vero padre fosse il voivoda di Valacchia, Vlad. Per il trono, mio fratello Mihnea sarebbe capace di tutto.
Aspetta un momento, allora la tua missione era
Incontrare il mio fratellastro Alexis la anticip e tramite lui cercare di ottenere un aiuto militare dal sultano per mio padre. Questo il compito che avevo.  vero che non avrei mai potuto disobbedirgli, ma eseguii i suoi ordini pi che volentieri per il desiderio di rivedere Karim. Mi ha fatto lui da padre quando ero piccolo. 
Immagino quando abbiamo duellato: magari tenevi per lui disse acida Sofia.
Karim scese dal letto e si mise davanti a Sofia, le braccia incrociate e lo sguardo fermo, ma non severo. Credimi, se avesse potuto scegliere, penso che sarei stato io a soccombere. Come in effetti  avvenuto: magari sono state le sue preghiere.
O piuttosto la mia abilit concluse Sofia.
In testa le frullavano mille domande, alle quali non sapeva dare una risposta. A udire le loro parole e vedere le loro espressioni, avrebbe creduto alla loro sincerit, ma sentiva o piuttosto temeva che qualcosa le stesse sfuggendo. Cerc di calmarsi e saperne di pi.
Chi  tua madre, Karim?
Una cugina del sultano, che Vlad aveva conosciuto da giovane. Per motivi dinastici fu costretto a lasciarla per una principessa ungherese. I re non sono mai liberi di decidere la loro sorte, non possono sposarsi seguendo le emozioni del cuore, ma gli interessi dello Stato, le alleanze.  orribile, ma  cos.
Per fortuna non sono n principessa n regina.
In quel momento si ricord delle parole che le aveva sussurrato Alexis, quando pensava che non lo sentisse. Era stata una vera e propria dichiarazione damore, almeno cos le era parso, anche se quella parola, amore, non era mai stata pronunciata. Quindi quella maledetta interruzione. Prima o poi gli avrebbe anche confessato che aveva sentito tutto. Quello per non era il momento, sia per la presenza di Karim, sia perch lo aveva visto rabbuiarsi. Forse per colpa delle parole del fratellastro, ma per quale motivo? Cerc di cacciare quei pensieri e si rivolse ancora a Karim.
Figlio di una cugina: per questo il sultano ti chiama nipote.
S, e mi vuole anche bene cos come io ne voglio a lui. Quando mia madre mor, mi ha fatto educare a corte. Non mi ha risparmiato la frusta, ma nemmeno i doni. Soprattutto mi ha dato la possibilit di continuare a studiare, e se oggi sono tra i suoi pi stretti consiglieri, il merito  degli studi che ho compiuto.
E tu, Alexis, non dici nulla?
Pu darsi che il sultano aiuti mio padre a recuperare il trono perduto alz le spalle, poi continu, sempre pi serio e cupo. Io sono abituato a fare ci che devo, e da quando sono nato non faccio che compiere tutti i miei maledetti doveri. Rimettiti presto, Sofia, avrei proprio voglia di fare una cavalcata con te.
Senza dire altro, usc dalla stanza, lasciando interdetti Sofia e lo stesso Karim. 
Dovrebbe essere felice gli disse Sofia, ma non lo sembra affatto. 
La felicit inganna. Quando ti sembra di averla a portata di mano, ti sfugge come laria dentro un pugno. Quando invece pensi che ti abbia abbandonato, ti si ripresenta sotto le forme pi strane. 
Che cosa vuoi dire?
Ho imparato che nel bene e nel male il destino ha sempre qualcosa in serbo. Come nel tuo caso: ero felice che foste giunti qui, credevo che la mia ambasciata avesse avuto successo.  stato terribile quando mi avete accusato ingiustamente,  come se mi fosse crollato il mondo addosso. Ero quindi pronto a morire quando invece avete creduto nella mia innocenza e mi avete salvato, ridandomi lonore e il mio posto accanto al sultano.
Il pensiero di Sofia ritorn ad Alexis: sembrava che Karim, nel raccontarle ci che era capitato a lui, le volesse dire qualcosa a proposito del fratellastro. E temette di averlo mal giudicato unaltra volta ancora. Nel male, poi nel bene e unaltra volta nel male. Niente  come sembra, recitava unantica massima. Troppi pensieri e turbamenti: adesso era stanca e voleva riposare, aveva subito troppe emozioni. Decise per di porre unultima domanda a Karim.
Tu conosci il segreto di Alexis?
Ognuno ha i suoi. Se lo conoscessi non sarebbe un segreto, cos come se lo svelassi.
Con un sorriso, le diede un bacio sulla fronte e una carezza sulla guancia. A presto, Sofia, recupera le tue forze. Qualcosa mi dice che ne avrai ancora bisogno.
Con Alexis avevano recuperato i disegni di Leonardo, e si trovavano tutti al sicuro presso la corte del sultano. A meno che le parole sibilline di Karim non nascondessero un messaggio oscuro, una minaccia che riguardava Alexis, o lei, o Leonardo. O addirittura i suoi genitori: se non fossero dovuti fuggire cos di corsa da Roma magari il principe Borgia li aveva presi prigionieri e li teneva in ostaggio, pronto a scambiarli proprio con i progetti di Leonardo. 
Era molto difficile, i suoi vivevano ritirati, in un quartiere popolare, dove nessuno li conosceva per il loro vero nome. Le spie dei Borgia potevano per essere ovunque, proprio dove meno te le aspettavi. Come loro, anche il destino poteva essere sempre in agguato, dietro un angolo, al di l di un muro, sotto il tuo stesso letto. Nel volto di una persona fidata che ti poteva pugnalare alle spalle. Karim aveva ragione: non puoi mai sapere quello che ti accadr e aveva ragione anche nel dire che occorreva stare pronti. 

32.

Con la scimitarra infilata nella fascia sopra le larghe braghe, Sandraccio Corella si aggirava per gli immensi giardini del palazzo reale. 
Grazie al marchio impressogli da Serkan, era riuscito a penetrare allinterno della residenza del sultano. Con gli intrugli che quella specie di mago gli aveva propinato, la ferita era ormai rimarginata. 
Sempre dietro suo consiglio aveva finto di essere muto. Niente di strano: non era raro che ai soldati della guardia che commettevano qualche azione giudicata vigliacca o scorretta venisse tagliata la lingua. Si trattava di un avvertimento: la prima volta come punizione era sufficiente, ma se un domani fossero di nuovo incorsi in una simile colpa, avrebbero avuta tagliata la testa. Con la scusa di non poter parlare, se qualcuno gli avesse rivolto la parola, avrebbe solo dovuto mostrare con un dito la sua infermit, e non si sarebbe tradito. Daltra parte allinterno del palazzo giravano migliaia di soldati della guardia privata del sultano e lunico segno di riconoscimento era il marchio sul braccio. 
Lo svantaggio consisteva per nel fatto che non poteva andare in giro a chiedere dove fosse la ragazza occidentale. Comunque in qualche modo lavrebbe trovata. Prima per doveva tentare con Leonardo, secondo le istruzioni del principe. 
Per due giorni gir in lungo e in largo per limmenso palazzo, senza riuscire a trovarlo. Il terzo giorno si accorse di un viavai di operai che portavano sulle spalle uno strano macchinario: sembrava un gigantesco uccello, di legno e di teli. Poteva essere una delle invenzioni dello scienziato italiano e si mise a seguire quegli uomini. Arriv fino a un magazzino addossato alle mura e si mise in attesa. Fu cos che, dopo poche ore, vide Leonardo da Vinci uscire insieme a un altro uomo alto e magro, con cui era impegnato in unanimata discussione. Li segu, a distanza, ma abbastanza vicino per sentirli parlare.
Tu dici che funzioner? 
Secondo i documenti del mio predecessore, dovrebbe. Ti ricordo per che  morto nel provare la macchina volante.
Non  un buon segno.
Per qualcuno dovrebbe salirci sopra, altrimenti come facciamo a provare se funziona? 
E se invece di qualcuno esclam Leonardo fermandosi di botto, fosse qualcosa?
Gli occhi di Firnas brillarono, anche se non capiva che cosa stesse frullando per il cervello del suo collega.
Quando ci siamo conosciuti, non stavi forse costruendo un automa di ferro? E quanto pesa? ammicc.
Quanto un uomo! Ho capito, sei un genio, Leonardo!
No si scherm laltro, sono solo un uomo che pensa, e sembro geniale solo perch la maggioranza degli uomini non usa la testa!
I due rientrarono nel magazzino, dove Sandraccio non avrebbe potuto seguirli, doveva aspettare che Leonardo fosse da solo. Per aveva capito, era furbo lui. Quello era un vero genio: con le sue invenzioni, qualunque armata sarebbe stata invincibile. Si immagin queste macchine volanti che dallalto, senza poter essere colpite con archibugi, balestre e archi, lanciavano pietre, palle di ferro incendiarie e altre diavolerie sulla testa delle truppe a terra, fossero fanti o cavalieri, fino a spazzare via del tutto il nemico. 
Se con venti o trenta o anche cinquanta diamanti, fosse riuscito a convincere Leonardo a consegnarglieli e spiegargli soprattutto il loro funzionamento, magari avrebbe potuto rivenderli a dieci o cento volte tanto. S, il principe gli aveva promesso oro, tanto oro, ma poteva fidarsi di un uomo cos potente? Lui era solo una piccola pedina, ma con quei progetti poteva trattare da pari a pari con i principi pi potenti della terra. Limperatore Massimiliano dAsburgo, Luigi, il re di Francia, i sovrani di Spagna Ferdinando e Isabella, e perfino Enrico, che regnava nella lontana Inghilterra. Tutti avrebbero fatto a gara per comprargli quei progetti, e lui sarebbe diventato ricco, immensamente ricco, pi ricco perfino del principe Borgia. 
Certo, non sarebbe mai pi potuto tornare a Roma, a meno che suo fratello Michelotto, magari dividendo con lui una parte del denaro, non provvedesse a togliere di mezzo lo stesso Cesare. In fin dei conti era luomo di cui il principe si fidava di pi, e una bella pugnalata tra le costole non sarebbe stata unimpresa impossibile. 
Alla fine era stato un bene che quellidiota di Giangiacomo Capriotti non fosse riuscito a decifrare i progetti di Leonardo: perch ora sarebbe stato il Borgia a esserne in possesso. Adesso toccava a lui: avrebbe convinto Leonardo a darglieli e renderglieli comprensibili. Con le buone, il denaro, o con le cattive, il ricatto. Comunque fosse andata, aveva una ricchezza immensa a portata di mano. 
Il giorno successivo, una gran folla si era radunata sotto il minareto principale, lalta torre dalla quale per ben cinque volte al giorno il sacerdote musulmano, il muezzin, invitava i fedeli alla preghiera. Questa volta loccasione era molto diversa. Con una serie di carrucole era stata issata fino quasi in cima, sulla balconata, la macchina volante ideata da Leonardo e Firnas. Sofia non aveva voluto rinunciare ad assistere allo spettacolo: camminava con un bastone e ogni tanto sentiva la stanchezza, ma ormai era in via di guarigione. 
Accanto a lei, Alexis e Karim. Il primo la passava a trovare tutti i giorni e a tutte le ore, e non si presentava mai a mani vuote. Piccoli regali, un fiore, un bottone ricamato, uno scialle. Parlavano del pi e del meno, ma ogni volta che Sofia tentava di introdurre il discorso sul segreto, lui trovava una scusa per andarsene. Di conseguenza non osava nemmeno dirgli che aveva udito le sue parole quando lui credeva che fosse ancora del tutto incosciente. 
Un suono di trombe annunci larrivo del sultano. In cima al minareto, Leonardo e Firnas avevano tolto quasi tutte le corde che reggevano la loro macchina ed erano pronti a lanciarla. Appoggiato alle mura di una casa, in un angolo, a braccia conserte Sandraccio Corella fissava luccello di legno. 
Tu sei pronto? 
Mi tremano le gambe. Firnas sorrise. 
Magari anche alluomo di ferro gli fece locchiolino Leonardo.
Non glielho chiesto.
Solo di due corde erano attaccate alla macchina volante e un operaio era pronto, con una scure in mano, a rompere il gancio che la teneva issata e ferma.
La gente, sotto il minareto, aveva il naso allins. A un cenno di Leonardo, con un colpo secco, loperaio fece saltare il gancio. Tutti trattennero il fiato. Luccello di legno, quasi fosse dotato di vita propria, oscill nellaria, come una nave tra le onde, quindi simpenn quasi volesse salire in cielo. Ma in quel momento cambi idea, spinse il muso verso terra e precipit cos velocemente che quelli sotto il minareto ebbero appena il tempo di scansarsi, un attimo prima che la macchina, non pi volante, si sfracellasse a terra. 
Tra i presenti, qualcuno rise: non il sultano che alz gli occhi al cielo, sospir e si fece condurre via sulla portantina. Non Alexis, Karim e Sofia, che pur non potendo vedere lespressione afflitta sul volto di Leonardo e Firnas, se la immaginarono. E neppure Sandraccio, che vide sfumata lidea di vendere quel progetto: forse era folle pensare che qualcosa, che non fosse un uccello, potesse mai volare. 
Ho capito disse Leonardo. Con Firnas scendevano mogi le scale del minareto, quando litaliano costrinse laltro a fermarsi. Non basta laria, c bisogno di energia. Anche gli uccelli sbattono le ali, non  forse vero?
Firnas annu.
Allora bisogna fare in modo che la nostra macchina sbatta le ali.
Luomo ha le braccia troppo deboli per riuscire a muovere le ali.
Vero, ma ha le gambe molto pi forti: ho studiato a fondo la muscolatura delluomo e ti garantisco che le gambe sono almeno quattro volte pi robuste delle braccia. Ho capito ripet che cosa manca. Mancano ali ancora pi leggere, leve e soprattutto pedali con cui muovere le ali stesse. Hai compreso?
No rispose Firnas, annuendo ancora ma mi fido. Proviamoci.
I pochi rimasti, quando videro uscire i due dalla porticina del minareto, si domandarono perch mai fossero cos soddisfatti, dopo il fallimento dellesperimento. Non Sofia, che scosse la testa: conosceva il suo maestro, e ora che cominciava a sentirsi meglio si chiese che cosa ne sarebbe stato della sua vita. Unidea ce laveva, ma senza Alexis non lavrebbe mai potuta realizzare. 

33.

Leonardo e Firnas furono convocati dal sultano. Quando un messo port loro la notizia, erano indaffarati a costruire un marchingegno che permettesse a un uomo di muovere i pedali della macchina volante. In quel modo, con la forza delle gambe, avrebbe potuto mettere in moto le ali e farle sbattere come un uccello in volo. Si scambiarono uno sguardo: magari il fallimento del loro esperimento aveva esasperato Bayezid, che forse avrebbe tolto loro i finanziamenti. Mogi, come due allievi che fossero stati richiamati dal loro insegnante, si presentarono a palazzo reale. Vicino al sultano, seduto sul divano sotto il baldacchino, si trovava Karim, che aveva ripreso il suo posto di consigliere.
Amici miei, vi ho convocati per un motivo ben preciso. Soprattutto voi, Leonardo. Ho esaminato i progetti che vi erano stati sottratti, con le vostre spiegazioni, e ho preso una decisione.
Leonardo abbass la testa, scoraggiato. No, il tono non era di chi voleva negare i finanziamenti. Tuttaltro. Come tutti i potenti, adesso il sultano avrebbe anzi preteso da lui la costruzione in serie delle sue armi. Era stato uno stupido: assorbito dalla voglia di creare quelle strane macchine da guerra che la notte gli venivano in testa, suggerite da chiss quale diavolo, non aveva pensato alle conseguenze. Come avrebbe fatto a rifiutare il suo aiuto al sultano, dopo ci che aveva fatto per lui, e per Sofia oltretutto, e senza chiedere, per il momento, niente in cambio? Ora era giunto il momento di pagare. 
Ho osservato bene e studiato, insieme a Karim, la barca sottomarina. Meravigliosa e interessante, e sono sicuro che funzionerebbe davvero. Ho anche immaginato le potenzialit che avrebbe la macchina volante, e ho lidea che stiate gi pensando a come potrebbe librarsi nel cielo. Immagino chiss quale altre stupefacenti invenzioni avete in mente.
S scapp detto a Leonardo. Un carro che si muove da solo, di forma cilindrica, tutto corazzato di ferro allesterno, in modo che possa sparare proiettili senza essere colpito
Tacque di colpo: ancora una volta il suo entusiasmo lo stava rovinando. Altro che stupefacenti invenzioni: diavolerie belle e buone.
Non ne dubito,  proprio di questo che vi voglio parlare. Il mio regno  immenso, grazie alle conquiste di mio padre. Ma non  detto che i figli debbano seguire lesempio dei genitori, soprattutto se  cosparso di sangue e di morti. Io voglio essere ricordato come un re che ha dato la pace e la prosperit al suo popolo. Non nuove terre strappate ad altre nazioni, da difendere con le scimitarre, gli archibugi e le bombarde. Per cui ho deciso che entrambi la smettiate di pensare e di costruire queste macchine di morte.
Leonardo e Firnas si guardarono, ancora pi confusi che persuasi. Lo so, avete ragione. Queste invenzioni potrebbero avere anche degli usi civili. Con la barca che viaggia sottacqua si potrebbero ammirare le meraviglie del mondo dei pesci e con la macchina volante si potrebbero percorrere distanze impensabili in breve tempo, come fanno i nostri piccioni viaggiatori. Ma c il rischio, la tentazione che potrebbe venire ai miei successori o perfino a me, di usare queste meraviglie per uccidere. Leonardo: io vi ho chiamato perch progettaste e costruiste un ponte sul Corno dOro: un ponte collega le persone tra loro e anche i popoli. Un ponte  uno strumento di pace e non di guerra. Volete accontentare questo povero sovrano al quale non interessa accumulare ricchezze ma piuttosto spenderle per il suo popolo?
Firnas singinocchi, mentre Leonardo era rimasto cos stupito da restare a bocca aperta, inebetito, con il suo vecchio cuore che batteva forte. Una lacrima gli usc dagli occhi e si meravigli di sentirla scorrere sulla guancia: forse lultima volta aveva pianto da bambino, quando era partita sua madre, che non aveva mai pi rivisto. Un colpo di tosse lo fece girare e vide Sofia che gli sorrideva, anche lei con un groppo alla gola, commossa dalla saggezza di Bayezid. Accanto a lei, Alexis aveva ascoltato parola per parola: lo aveva colpito soprattutto il riferimento al padre del sultano, Maometto il Conquistatore. Cos diverso dal figlio, cos come lui sapeva di essere diverso da suo padre. Anche lui doveva prendere una decisione e non sarebbe stato facile. 
Io non so che cosa dire balbett Leonardo.
Ditemi di s, allora. Lasciate stare quei progetti, bruciateli, dimenticateli almeno, e iniziate a pensare quale meraviglioso ponte potrebbe unire le due sponde del Corno dOro.
Leonardo si gir verso Firnas, che alz la testa, annuendo. Cominceremo oggi stesso, sovrano illuminato, gran depositario di tutte le saggezze del mondo, figlio della sapienza
S, s, ho capito. Bayezid cerc di rimanere serio. Sono felice che la pensiate come me. Ora andate, non vi preoccupate per il denaro, ve ne dar molto pi di prima.
Mentre Leonardo e Firnas si dirigevano verso il laboratorio, Sofia aveva trattenuto Alexis per un braccio.
Smettila di scappare gli disse ferma, ma con dolcezza. Voglio parlare con te. 
Anche a me farebbe piacere, ma
Che cosa c?
Il sorriso di circostanza di Alexis le fece comprendere ancora una volta che le nascondeva qualcosa. Era il momento di mettere le carte in tavola. Lo prese per mano, decisa, e si sedettero allombra di un sicomoro. Era il pi antico albero del palazzo, che si diceva esistesse in quel luogo ancora prima della costruzione della reggia. Il suo ombrello era cos ampio che al di sotto potevano trovare riparo dal sole o dalla pioggia pi di cinquanta persone. Una panca circolare abbracciava tutto il tronco. Lo invit a sedersi accanto a lui. Alexis voltava continuamente lo sguardo in giro, fuggendo quello di Sofia.
Guardami, ti prego continu, e ascoltami. Quando ero ancora incosciente be, non lo ero del tutto. E ho sentito quello che mi hai detto.
Io ho detto quello che pensavo, e che penso di te.
Anche io penso di te le stesse cose, e mi ricordo anche quando insomma, hai capito?
Credo di s, eravamo ancora in Italia.
Questo disse lei.
Un momento dopo pos le labbra su quelle di Alexis. Con sua sorpresa, lui le ritir, e lei lo guard, con dolore.
Scusami gli sussurr, non avrei dovuto, sono una stupida.
No, ti prego, non dire cos. Non hai idea di quante volte ci ho pensato e avrei voluto ritornare a quel momento.
E allora perch? Che cosa c?  per via di quel segreto che stavi per confessarmi?
Lui si pass le mani sul volto, poi dietro la nuca, e infine le giunse a preghiera. Sospir, quasi con rabbia.
Non posso, Sofia, non posso. Non chiedermi di pi.
Va bene, non ti disturber pi.
No, per favore, aspetta
Sofia si divincol dalla leggera presa di Alexis e si allontan velocemente. Non gli avrebbe dato la soddisfazione di vederla piangere. 
Da lontano, Sandraccio Corella aveva osservato la scena. Dallespressione dei due, era chiaro che avevano litigato o cose del genere. Ottimo: senza quellAlexis tra i piedi, quando sarebbe stato il momento, avrebbe avuto maggiori possibilit di vendicarsi di Sofia. Doveva stare attento, affrontarla a viso aperto sarebbe stato rischioso. Con la spada quella ne sapeva una pi del diavolo. Un agguato, di notte, quando fosse stata da sola. Sarebbe bastato stordirla e e poi avrebbe pensato a come sbarazzarsi di lei. Ma sarebbe dovuto essere un lavoro di fino, senza errori e con gran determinazione: solo cos la sua vendetta sarebbe stata completa. Per doveva prima risolvere il problema principale: convincere, piuttosto che costringere, Leonardo a consegnargli i famosi progetti militari. Loccasione si present due giorni dopo. Il sultano aveva indetto una grande festa per celebrare lanniversario della visione di Maometto, che in sella al miracoloso cavallo Buraq aveva visitato sia il Paradiso che lInferno. Ormai in confidenza con i suoi commilitoni, che non sospettavano della sua identit, a gesti aveva chiesto loro che cosa fosse tutta quella confusione. Sempre a gesti, visto che aveva fatto credere di essere anche sordo, gli avevano spiegato che quella festa era riservata ai soli musulmani. Quindi, mentre Firnas non sarebbe mancato alla celebrazione, Leonardo, finalmente sarebbe rimasto solo. 
Sandraccio aspett che venisse la sera e mentre la festa impazzava con suoni, canti, danze e fuochi dartificio, sintrodusse nel laboratorio di Firnas, dove Leonardo era intento ad abbozzare il progetto del ponte. Non voleva spaventarlo, doveva presentarsi come un amico: gli amici, quelli finti, riescono nel loro intento dove i nemici spesso falliscono. Eccolo, di spalle, ingobbito sulle carte. Volendo, avrebbe potuto anche ucciderlo.

34.

Messer Leonardo?
Quello non si volt. Intento comera a disegnare, sembrava non aver sentito nulla. Sandraccio si avvicin.
Messer Leonardo? disse a voce pi alta.
Ancora niente. Allora gli si accost e lo tocc su una spalla. 
Leonardo fece un balzo allindietro. 
Scusatemi continu con la voce pi gentile e umile che conoscesse, non volevo spaventarvi.
Lo scienziato recuper gli occhialini che portava sul naso e che gli erano finiti di sghimbescio. Se li rimise e lo guard da sopra le lenti, con curiosit.
Caro amico, chi siete? Non mi sembra di conoscervi.
Sandraccio tir un sospiro di sollievo. Si erano invece incontrati a Roma, durante il duello con Sofia: non lo aveva riconosciuto. Mi chiamo
Sul tavolo not una penna doca e gli rispose con il primo nome che gli venne in mente, meglio evitare di dirgli quello vero. 
Pennacchi, per servirvi, maestro Leonardo.
Bravo Pennacchi, finalmente qualcuno che conosca la mia lingua.  cos difficile impartire ordini a questi onesti servitori che a volte non capiscono quello che dico. Eppure so parlare il turco meglio di loro! Fatemi un favore, prendete quel rotolo sullo scaffale e stendetelo sul tavolo, ho bisogno di confrontare i due disegni.
Sandraccio obbed, srotol la carta e la fiss al tavolo con dei sassi. 
Molto bene. Siete istruito, Pennacchi? Siete carpentiere, tagliatore, falegname?
Un po di tutto, messer Leonardo.
Senza badare alla sua risposta, Leonardo gli mise in mano una lucerna a olio e si assicur che la tenesse ben ferma.
Adesso avvicinatela, qui, verso le carte sul tavolo. Ma state attento a non far cadere lolio, potrebbe bruciare tutto. Bravo, cos.
Leonardo osservava i due disegni a confronto. Il primo era una bozza per un progetto in legno, mentre il secondo prevedeva limpiego di pietre.
Se siete carpentiere, capirete come il ponte sia pi robusto se in pietra. Tuttavia la lunghezza della campata principale potrebbe risultare troppo difficile da costruire. A meno che non immaginiamo di realizzare una gigantesca cappella, sul genere del Pantheon di Roma. Non tutta, ovviamente, ma solo una sezione di essa concluse entusiasta, tipo un ponte arcuato come la gobba di un gatto. Voi che cosa ne pensate?
Non aveva capito assolutamente nulla di quello che Leonardo gli aveva appena detto, oltretutto con una tale velocit da essersi mangiato spesso delle parole. Sandraccio pos la lampada sul tavolo.
Messere, avrei voglia di farvi una proposta. Daffari, beninteso.
Una proposta daffari?
Leonardo alz entrambe le sopracciglia e i suoi indici cominciarono a muoversi vorticosamente. Poi si ferm, di colpo, e avvicin il suo al volto di Sandraccio.
Poverino, avete davvero una brutta ferita. Non ci vedete da questocchio, non  vero? Chi  stato quel delinquente che vi ha ridotto a quel modo? O siete caduto su una falce? 
Messere gli rispose, non vi preoccupate,  roba vecchia: ripeto, parliamo piuttosto di affari. Oltre a essere sul punto di perdere la pazienza, Sandraccio temeva che da un momento allaltro la festa terminasse. 
Volentieri. Ma io vi conosco...
In casi come questo, avrebbe preso il suo coltellaccio e glielo avrebbe messo sotto la gola. Molti, dei pochi che gli erano sopravvissuti, con la lama sotto il mento, parlavano o obbedivano alle sue richieste come se non avessero fatto altro nella vita. Ma nel caso di Leonardo doveva essere cauto e usare pi lastuzia che la forza.
Non credo.
Ma certo, invece. Voi siete il giocoliere che ci ha divertiti tanto alla festa del papa, a Roma, quando la mia pupilla batt in duello uno sciocco e arrogante servitore del principe Borgia. Mi sembra tuttavia che allepoca usavate un altro nome. Siete strani, voi artisti.
Leonardo stava cominciando a ricordare, e Sandraccio decise che era il momento di tentare il tutto per tutto. Prese la scarsella con i diamanti che portava nascosta nella camicia sotto la giubba da giannizzero e sparpagli le preziose pietre sul tavolo. Il lume le faceva brillare come se avessero una luce propria. Leonardo giunse le mani e si chin a guardare quelle meraviglie. La sua mente vag al pensiero di quante cose avrebbe potuto fare con quella ricchezza che gli si mostrava davanti. E che non avrebbe pi dilapidato per salvare dai guai quellingrato di Capriotti, che lo aveva tradito. Ladro e truffatore. Sospir e guard in faccia Sandraccio.
E che cosa vorreste in cambio? Un quadro, un ritratto o anche pi duno, per questi diamanti? Il progetto di un castello? Ne ho giusto uno che mi ha chiesto il re francese, ma che potrei passare a voi
Niente di tutto questo: mi basteranno i progetti delle vostre armi, con qualche necessaria spiegazione, visto che quellidiota di Ca visto che so che risultano oscuri e difficili da interpretare.
Come se si fosse improvvisamente svegliato da un sonno, Leonardo arretr e i suoi occhi guardarono Sandraccio Corella come se lo vedessero per la prima volta. 
Andatevene disse con voce ferma. So chi siete, vi ho riconosciuto. Riferite al vostro padrone che Leonardo da Vinci non si compra pi. E che restituir gli anticipi ricevuti. Anzi, annunziategli pure che ha detto addio alle armi e alle macchine belliche. Nessuno uccider o morir pi per colpa sua. 
Dette unultima occhiata ai diamanti, scosse la testa e invit quelluomo sfregiato a raccoglierli e a portarli via. Corella cap che non cera niente da fare. Adesso occorreva passare alle maniere forti. Rimesse le pietre nella scarsella, punt il dito verso lo scienziato.
Farete ci che vi ho chiesto, se non con le buone, con le cattive. E state attento a non far parola con nessuno di questo nostro incontro. Se solo lo sospetter, mi render invisibile, e a voi e alla vostra protetta non rester che chiedere perdono a Dio dei vostri peccati, quando sentirete una lama sottile arrivare dal nulla e togliervi la vita. A presto, messer scienziato dei miei stivali!
Appena usc, Leonardo dette unocchiata alla cassa di ferro dove teneva nascoste le sue carte con gli schizzi e le descrizioni, nella sua misteriosa scrittura: della nave che navigava sottacqua, della macchina volante, del carro semovente corazzato, del cannone a venti bocche, che sparava in tutte le direzioni, del cocchio con una doppia falce ai lati, che lanciato a tutta velocit doveva seminare il panico tra le truppe di terra, della gigantesca balestra la cui freccia era capace di sfondare le mura pi robuste e di tanti altri marchingegni di morte. 
Aveva ragione il sultano: forse doveva bruciarli, ma in qualche modo rappresentavano la sua assicurazione sulla vita. Tutti li volevano, ma senza le sue spiegazioni nessuno sarebbe riuscito a interpretarli e a costruirli, cos come aveva fallito quel bastardo ingrato di Capriotti. Se si fosse saputo che non esistevano pi, qualcuno per vendetta avrebbe anche potuto ucciderlo. Senza i progetti delle armi, Leonardo era un uomo inutile. Della sua arte pittorica ai potenti non importava nulla: dicevano che era un genio, ma lo facevano solo per potergli poi carpire i segreti militari. E ora quel tipo era arrivato fino a Istanbul per riottenerli. 
Fino in terra turca la mano adunca di Cesare Borgia lo aveva raggiunto! Si chiese per quale motivo quelluomo non lo avesse aggredito, ma soltanto minacciato. Non era certo un debole. Ed era pure convinto che lo avrebbe costretto a collaborare con lui. Come un fulmine a ciel sereno, un lampo gli attravers la mente: Sofia! Lunico suo punto debole, la sua guardia del corpo, che ancora era convalescente, e che non si sarebbe potuta difendere da ecco chi era. Era proprio luomo che aveva combattuto e perso con lei, e ora si sarebbe voluto vendicare. Lasci tutti i disegni sul tavolo e usc di corsa. 
Ancora si udivano canti e grida di festa e tra un po, nonostante la loro religione glielo proibisse, da qualche cantina nascosta sarebbero uscite anfore piene di vino, e tutti o quasi si sarebbero ubriacati, mentre il sultano avrebbe fatto finta di non vedere. Alexis, Karim: loro avrebbero potuto difendere Sofia. Corse negli alloggi che Bayezid le aveva assegnato, e in cui ormai non si faceva quasi pi vedere, dormendo quasi sempre nel laboratorio di Firnas. 
Sofia! grid pi volte. Sofia, dove sei?Si mise a girare per la casa temendo che quelluomo fosse gi penetrato al suo interno. Non trov nessuno, tutti i servitori erano alla festa. Di Sofia neanche lombra. Stava per tornare fuori, sempre pi disperato, quando la vide seduta appoggiata al muro, con una piccola lucerna accanto a lei, che le illuminava appena il volto. In mano teneva una lettera. 
Sofia! ripet per lennesima volta. Ti ho cercata dappertutto. Non sai chi mi  venuto a trovare. Siamo in pericolo, dobbiamo subito avvisare Alexis: credo sia lunico che non  andato a celebrare lanniversario della visione di Maometto. Ma nessun altro, ne va della vita.
Lei alz lo sguardo, il volto rigato di lacrime, e scosse la testa. Allora  inutile gli rispose indifferente, senza tener conto delle parole di Leonardo. Alexis non c pi. Leggete pure quello che mi ha scritto.
Leonardo le prese il foglio tra le mani tremanti e vi avvicin la lucerna. Poche righe, e misteriose. Vi avrebbe riflettuto sopra, ma era chiaro che su Alexis non avrebbero potuto contare. 

35.

Perdonami, Sofia, se puoi. Sono partito per compiere il mio dovere. Lultimo, credo, ma il pi gravoso. E ora, con il mio addio, ti riveler il mio segreto. Per ragioni dinastiche, di alleanze tra regni, fin da piccoli, io e Bogdana, una principessa macedone, siamo promessi sposi. Adesso devo raggiungerla per mantenere il mio impegno, altrimenti ne verrebbe meno il mio onore, che di tante ricchezze  lunico che mi  rimasto. Te lo dico con uninfinita tristezza nel cuore, perch avrei voluto donarlo a te, con tutto me stesso. Non credo che ci rivedremo mai pi, sarebbe troppo il dolore. Ma se un giorno dovessi vedermi sventolare un fazzoletto rosso, allora vorr dire che avr vinto contro il destino, che sempre inganna e illude. Se ci sarai e mi vorrai ancora, questa volta niente e nessuno potr pi separarci. 
Alexis 
Sembra la lettera di un innamorato infelice mormor Leonardo. 
Non mi interessa ment Sofia. Ditemi invece, maestro, perch mi cercavate? 
Tra la tristezza di Sofia e la lettera di Alexis, a Leonardo era quasi passato di mente lincontro con Sandraccio Corella. Le raccont tutto, nei particolari, cercando tuttavia di non spaventarla troppo e minimizzando le sue minacce.
Dovete smetterla di dormire nel laboratorio. Corella  un serpente, ma i serpenti diventano pi pericolosi quando si calpestano. Stiamo al suo gioco e aspettiamo che si faccia ancora vivo. Poi gli tenderemo una trappola e lo faremo arrestare. Voi  meglio che stiate qui: sono o non sono la vostra custode? O mi avete licenziata?
Tuttaltro! Senza di te non saprei davvero come avrei fatto Comunque chieder al sultano di aggiungere qualche uomo di guardia, tu sei ancora convalescente e non vorrei mai
Che cosa potrebbe farmi? Lho sconfitto una volta con una spada senza punta. Con questa batt la mano sullelsa, non avrebbe scampo. Stavolta non mi farei impietosire. 
Spero che quel giorno non venga mai.
In realt Sofia era pi preoccupata di quanto non avesse mostrato a Leonardo: era per vero che i serpenti si catturano in silenzio, senza fare alcun rumore, prendendoli per la coda. Meglio, per adesso, che Corella si sentisse al sicuro, forte della sua minaccia. Con calma, quando Sofia avesse riacquistato del tutto le forze, sarebbe scattata la resa dei conti. 
Il rumore dei festeggiamenti si era ormai attenuato, la notte si preannunciava serena dopo tutto il frastuono. La scarica di odio nei confronti del suo nemico la fece sentire pi forte. Si vest, infil gli stivali e allacci la spada in vita. Tast il pavimento, si pieg sulle ginocchia pi volte per provare i muscoli delle gambe, e li sent saldi. And nella stanza dove Leonardo le aveva fatto costruire un manichino di legno e cuoio, inchiodato a terra, dalle fattezze umane. Sguain la spada e inizi a girargli intorno. Non aveva un volto, ma simmagin che fosse quello di Sandraccio Corella. Gir su se stessa e lo colp con tutta la forza che aveva, al punto che la lama quasi le sfugg di mano. 
Con calma si disse. Non si combatte cos. La mente comanda il braccio e non il contrario.
Colp il manichino con un altro fendente, questa volta alle gambe. Fece finta di parare un suo colpo, esegu una capriola e affond di punta sulla pancia. Un balzo allindietro per schivare una botta di piatto, che gli restitu alla gola. Seguirono altri colpi, uno dietro laltro, sempre pi veloci, ma precisi, fino a quando non si ferm, esausta. Ancora non era nel pieno delle sue forze, ma quel finto combattimento le aveva ridato fiducia in se stessa. 
Usc allaria aperta, la notte era calata su Istanbul e nei giardini del palazzo del sultano sembravano essersi date convegno tutte le stelle delluniverso. Ne fiss una, pi luminosa delle altre, forse la stella dOriente, e le ricord Alexis. Scacci subito quellimmagine: ormai non doveva pi pensarci. 
And verso una fontana: lo scroscio gentile dello zampillo era lunico rumore della notte. Si sedette sul bordo e si sciacqu la faccia con lacqua fresca. Stava per alzarsi quando ud uno scricchiolio. Forse un gatto, ma anche sui ciottoli di cui era cosparso il giardino, le zampe felpate non avrebbero prodotto quel suono. Di nuovo fu solo silenzio, magari era stato un ramo caduto. Ma ancora una volta quel rumore: stavolta era un chiaro scalpiccio di passi, leggero, non poteva essere di un drappello di guardie. No, era di una sola persona. Scrutando nel buio vide un puntino rosso in lontananza avanzare verso di lei. Stando alle favole che si raccontavano delle notti stellate, poteva essere un demone, ma non ci credeva. E nemmeno credeva agli spettri maligni: se esistevano veramente, erano solo aria e laria non pu farti del male. Soltanto i vivi possono essere malvagi. 
Il puntino divenne sempre pi vicino, sempre pi grosso, finch riconobbe in quella macchia rossa la fiamma di una torcia. Se non era un fantasma si trattava di un uomo. Si alz in piedi e si piant bene sulle gambe, la spada in mano, punta a terra. Lo vedeva: una guardia del sultano, a giudicare dallabbigliamento, e si rilass. Anche se rimase in piedi: non riusciva a vedere chi fosse a causa della torcia che teneva in mano, per coprirsi il volto. 
Ben ritrovata, Sofia
Il cuore le balz in petto e strinse lelsa della spada: quella voce. Laveva riconosciuto. 
Corella, sei pazzo a mostrarti.
Perch? Non ho alcuna intenzione di farti del male.
Non ci riusciresti. Ti ho gi battuto una volta e potrei rifarlo ancora.
Non mi dire cos ghign che mi fai paura. Ma hai ragione, ti avevo sottovalutata. Come aveva fatto il mio padrone. Ora per ne ho un altro, come vedi. Indic la divisa da giannizzero e le mostr la cicatrice sul braccio.
Falla finita, so gi che sei stato dal maestro Leonardo e hai tentato di corromperlo
Non di corromperlo alz un dito. Gli ho solo chiesto di vendermi i progetti.
Con le minacce?
Hai ragione sghignazz. Certe abitudini sono difficili da perdere. Vedi, il fatto  che un regnante importante mi ha chiesto di procurarglieli. Ne ha proprio bisogno, poveretto, per riprendersi il trono che gli  stato usurpato.
Il pensiero di Sofia vol al padre di Alexis, a Vlad. In effetti poteva anche essere vero, come gli aveva detto Leonardo, che Sandraccio non fosse pi al servizio di Cesare Borgia. E avesse invece scelto un altro della stessa razza, potenti, corrotti e criminali. E poteva anche darsi che Alexis se ne fosse andato via dimprovviso proprio per non avere niente a che fare con lemissario di suo padre. Comunque fosse, le cose non cambiavano. 
Perdi il tuo tempo, il maestro Leonardo ti ha gi risposto.
Sandraccio infil la torcia in un supporto di metallo e si freg le mani.
S, vedo che sei bene informata. Non di tutto, per. Ho seguito Leonardo quando  uscito dal laboratorio, ho aspettato che venisse da te e poi be, diciamo che lho seguito e basta.
Che cosa vuoi dire?
Latteggiamento di Sandraccio cambi: da mellifluo e ipocrita divent minaccioso. Gli si addiceva molto di pi.
Ti ho detto prima che le cattive abitudini si perdono con difficolt. Diciamo che adesso prover a convincere te.
Le si accost, le mani alzate, per mostrarle che non avrebbe impugnato la spada, e che voleva solo parlarle. Cos da vicino, Sofia poteva sentirgli lodore di feccia che emanava. 
Vedi continu, Leonardo sta bene, ma potrebbe ammalarsi e perfino morire, e sarebbe veramente un peccato per tutta lumanit
Stai attento a quello che dici, questa volta potrei non fermare la mia spada.
Ci credo, ma in questo caso non sapresti mai pi dove si trova il tuo caro maestro, e potrebbero passare giorni prima che tu lo trovassi. Se mi uccidessi ghign, e so che ora potresti anche esserne capace, saresti la causa della sua morte, e tu sei la sua guardia del corpo, oltre che la pupilla dei suoi occhi.
Tu, schifoso bastardo, maledetto da Dio e dagli uomini, infame traditore, hai osato rapirlo!
In un attimo la punta della sua spada gli tocc la gola: una stilla di sangue col sulla giubba di Sandraccio, che rimase immobile. Non per paura, sapeva che lei non sarebbe andata oltre. 
Adesso con un dito allontan la lama da s discutiamo di affari. Tu sai dove sono i suoi disegni. Consegnameli e io ti dir dove trovare messer Leonardo.

36.

Sotto una botola, allinterno di un magazzino di cereali abbandonato, Leonardo da Vinci, ferito pi nellorgoglio che nel fisico, meditava sulla propria sorte. Le mani legate, gli occhi bendati e un bavaglio sulla bocca, riusciva solo a udire i piccoli passi dei topi che infestavano quel luogo. Ne sent salire uno sulla sua gamba, si scosse e quello scivol via. Quando per avrebbero capito che non era in grado di difendersi, il pi audace lo avrebbe morso: lodore del sangue avrebbe attirato gli altri e per lui non ci sarebbe stato pi niente da fare. Ma pi che il pensiero di quella morte orribile, lo angustiava quello di Sofia. La notizia del suo rapimento lavrebbe sconvolta. Di sicuro, per salvarlo, avrebbe provato a consegnare a Sandraccio i progetti delle armi, e a quel punto entrambi sarebbero stati in un pericolo ancora maggiore. Con i disegni in mano, la sua vita non valeva pi niente e magari avrebbe attirato Sofia in una trappola per vendicare la sua sconfitta davanti a tutti. Per la prima volta in vita sua fece quindi lunica cosa che gli sembr utile, e inizi a pregare.
Sofia era rientrata in casa e aveva gettato la spada per terra. Si sentiva presa in una morsa che le stringeva il collo.
Ti osserver da lontano le aveva detto Sandraccio prima di allontanarsi e se capisco che hai parlato con il sultano o ti vedo accompagnata da qualche guardia, io scomparir e il tuo maestro morir di sete e di fame. Avremo perso entrambi qualcosa cui teniamo molto. Pensaci, Sofia, e fai la scelta intelligente.
Era in trappola. E senza la possibilit di chiedere aiuto. Quando il muezzin, dallalto del minareto, inton la prima preghiera, la luce biancastra dellalba filtr dalla finestra della sua stanza. 
Sofia, rimasta sveglia tutta la notte, aveva preso la sua decisione. Avrebbe ceduto al ricatto di Sandraccio. Recuperata la spada si diresse verso il laboratorio di Firnas: allinterno di un baule di legno si trovava una cassa di ferro, chiusa con una serratura a combinazione e due chiavi. Conosceva la prima e sapeva dove erano nascoste le seconde. Entr nel laboratorio, in punta di piedi, come una ladra. 
La lunga figura di Firnas giaceva abbandonata nel sonno sopra dei cuscini: alcuni libri erano sparpagliati intorno a lui. Evidentemente aveva lavorato fino a tardi e ora dormiva il sonno dei giusti. Trov le chiavi, e apr il baule di legno: la cassaforte nera sarebbe risultata inespugnabile per chiunque. Oltre al peso di almeno duemila libbre, che la rendeva intrasportabile, se il meccanismo di apertura veniva forzato, si inceppava e a quel punto ci sarebbero voluti almeno una decina di uomini muniti di robuste asce per riuscire a scassinarla.
Leonardo aveva pensato quasi a tutto, non al pi odioso dei ricatti. La combinazione scatt e Sofia inser la prima delle due chiavi, poi la seconda e le gir entrambe: con uno scatto il coperchio di ferro si apr. Guard dentro e il cuore le si ferm: la cassa era vuota. Chiuse gli occhi e li riapr, come se prima un folletto dispettoso le avesse impedito di vedere meglio. Niente da fare, a parte un fogliaccio scarabocchiato, allinterno non cera nulla. Mentre si metteva la mano tra i capelli, disperata, sent un tocco lieve sulla spalla. 
Si gir, brandendo la spada.
Cercavi i suoi disegni?
La voce quieta di Firnas non nascondeva un tono di rimprovero.
Non  come pensi. Non li volevo rubare.
Allora spiega la tua presenza qui, entrata di soppiatto. Le apparenze dicono il contrario, ma sappiamo che, proprio in quanto apparenze, possono ingannare. Ti ascolto.
Mi spiace, Firnas, ma non posso spiegarti niente. Ho solo bisogno di sapere dove sono i disegni delle macchine belliche del maestro. Ti prego,  una questione di vita o di morte.
Se  cos, siamo pi vicini alla morte che alla vita, perch non so dove li abbia nascosti. Forse si avvicin al suo viso non si fidava di nessuno.
Ci mancava solo che Firnas la scambiasse per una traditrice: per ne aveva tutto laspetto. 
Ti prego ripet, se sai dove sono, dimmelo. Devo consegnarli a a qualcuno.
Risposta ambigua e incompleta. Se ci scambiassimo i ruoli, tu mi crederesti?
Strinse i pugni, esamin la situazione e si rese conto che la risposta avrebbe potuto essere una sola.
No, Firnas, non ti crederei. Forse, se ti conoscessi meglio, se tu giurassi sul tuo onore. Allora forse, s.
Tu lo giuri sul tuo onore?
Un filo di speranza si disegn sul suo volto contratto dallangoscia.
Te lo giuro sullonore mio e della mia famiglia. Sai dove si trovano?
Purtroppo no. Credevo anchio fossero l dentro, dove li avevamo messi insieme, ma evidentemente ieri sera, durante la festa, deve averli nascosti da qualche altra parte.
Sofia cap che non mentiva, e che ormai si fidava di lei. E appariva davvero preoccupato per la sorte di Leonardo. Osservandolo, allimprovviso le venne unidea, folle, come quelle che venivano a Leonardo, ma avrebbe potuto funzionare. Per, per realizzarla, avrebbe avuto bisogno di lui, e raccontargli la verit. Era un rischio, il minimo per che doveva correre se voleva salvare il suo maestro. 
Tu li hai visti, vero? Li conosci, in parte li avete perfino progettati insieme.
S, li conosco, ma  tutta farina del suo sacco, a parte la macchina volante che ma che cosa hai in mente?
Prima devo raccontarti la verit.
Gli spieg tutto: lincontro di Leonardo con Sandraccio e quello che aveva avuto lei. Le minacce, il rapimento e il ricatto. La necessit di recuperare i disegni per salvare la vita al maestro. Firnas si accasci su una panca.
Qui, nel palazzo pi sacro di tutto lislam. Una spia e un rapimento di un ospite del sultano. Nei secoli non  mai accaduta una cosa simile. Scosse pi volte la testa.  loffesa pi grande,  un sacrilegio.
S, ma io voglio salvare Leonardo.
Come posso aiutarti?
Sofia gli espose il piano, e a mano a mano che procedeva nella spiegazione, Firnas si tormentava il pizzetto, fino a strapparsi dei peli. Alla fine si alz, fece qualche passo e si volt verso Sofia puntandole il dito addosso.
Si pu fare, sei pazza come Leonardo e come me. Ma si pu fare e, se Allah vorr, funzioner.
La ragazza gli sorrise, grata: finalmente, una possibilit, un appiglio al quale si era aggrappata e dal quale dipendeva il suo onore e la vita di Leonardo.

37.

Ogni istante che passava poteva essere fatale. Lappuntamento era stato fissato per il tramonto: giusto il tempo necessario per arrivare alla notte ed evitare di essere visti. Non oltre: se non gli avesse consegnato i disegni, Sandraccio sarebbe scappato, portando con s il segreto del nascondiglio di Leonardo. Quando il muezzin inton la quarta preghiera, quella che precedeva la notturna, Sofia si stava gi incamminando verso uno degli angoli pi bui del palazzo, dietro le vecchie stalle, dove venivano ospitati i cavalli pi anziani. Un vecchio guardiano vi andava a rifornirli di biada e acqua ogni due o tre giorni, e si occupava del loro trasporto quando morivano. Reggeva a tracolla uno di quei contenitori cilindrici, allinterno del quale erano arrotolati alcuni fogli. Il sole calante allungava le ombre in modo sinistro. Aggir le stalle e si ferm, spalle al muro, per sicurezza. Poggi il contenitore per terra e sguain la spada. Una lucertola le sgusci vicino: le vide il cuore che pulsava forte, come il suo. Si soffi sulle mani: quel posto trasudava umidit. Alit ancora, le mani dovevano essere bene irrorate di sangue, da fredde diventava difficile tenere salda la spada. Vide unombra avvicinarsi da dietro langolo e un attimo dopo apparve Sandraccio Corella. Lo sguardo gli cadde sul cilindro e apr la bocca in un sorriso sghembo.
Sono l dentro?
S.
Sei stata brava, hai fatto la scelta pi intelligente.
Allung la mano per prenderlo: ma Sofia la ferm con la punta della spada, quando ormai era quasi a terra. Il sorriso di Sandraccio si trasform in un ghigno feroce.
Che cosa fai?
Dove si trova il maestro?
Prima i disegni, poi te lo dir. Non mi fido di te.
E io dovrei fidarmi di te?
Non hai scelta disse con un tono ironico. Se tu lavessi avuta ora non saresti qui.
Lei gli punt la spada alla gola.
Lentamente gli disse puoi chinarti a prenderli, ma fai un movimento brusco e
Mi uccideresti, lo so. Come sei cambiata, Sofia. Un tempo non avresti avuto il coraggio. Peccato tu stia dalla parte sbagliata: con una come te accanto non ci fermerebbe nessuno.
Nemmeno morta. Sbrigati.
Devo controllare, non sono mica scemo. Magari dentro c della carta straccia, dei fogli bianchi.
Controlla pure.
Era il momento pi difficile, quello che avrebbe forse determinato la vita o la morte di Leonardo. Sandraccio apr il contenitore, con la spada di Sofia sempre ferma sulla carotide. Ne prese uno in mano e inizi a guardarlo con sospetto.
Sono copie fatte dal maestro con le spiegazioni per gli operai e gli artigiani su come costruire le armi e come funzionano. Anche una bestia come te concluse sprezzante riuscirebbe a comprenderli.
Si era preparata quel discorso e lo pronunci tutto dun fiato. Sandraccio la guard male e prese a esaminare un altro foglio. Pareva facesse apposta a osservare i disegni nei minimi particolari. 
Sai anche leggere o guardi solo le figure?
Certo che so leggere! protest lui. Perch me lo chiedi?
Stai guardando il carro corazzato alla rovescia
Questultima battuta ebbe il suo effetto. Sandraccio ripose i fogli allinterno del cilindro di cuoio. 
Adesso dimmi dove si trova il maestro, o giuro che 
 proprio qui, in una botola, dentro queste stalle. Per questo ho scelto questo posto, sapevo che non ti saresti fidata di lasciarmi andare. Vai pure a controllare, nella terza gabbia, c un cavallo grigio. Sotto le assi di legno troverai una botola, dove raccolgono lo sterco. Spero che il cavallo non ne abbia fatta troppa.
Loscena risata che segu alle sue parole le fece venire la voglia di infilargli la spada nella gola, ma ora doveva pensare solo a salvare il maestro.
Accompagnami dentro.
Finirai male, Sofia, se non imparerai a credere negli amici.
Non raccolse la provocazione e lo spinse avanti con la lama. La porta della stalla era socchiusa e allinterno era quasi buio. Entrarono, lasciandola aperta per fare filtrare quel minimo di luce.
Maestro Leonardo! grid lei.
Rest in ascolto con il cuore in gola: nessuno rispose.
Se mi hai ingannata
Per sicurezza gli ho messo un piccolo bavaglio. Ti sente ma non pu rispondere. Guarda! Quello  il cavallo, ti faccio luce.
Dopo essersi messo a tracolla il cilindro con i disegni, da una tasca tir fuori un pezzo di fungo secco e una pietra che sfreg pi volte su un ferretto. Poco dopo sulla cima del fungo comparve della brace. Raccolse quindi un mucchietto di paglia e dopo averlo ben arrotolato vi soffi sopra. Dal nulla sbuc una fiammella e Corella fece latto di porgerle la stoppia accesa.
Guarda tra le assi di legno, spostale e l sotto scoprirai il tuo caro maestro.
Appena lei allung la mano per prenderla, lui scagli per terra la paglia: subito si alz una violenta fiammata che immediatamente si propag ad altri mucchi. Incurante delle fiamme Sofia si gett a terra cercando di allontanare il fuoco dalle assi sotto le quali si trovava Leonardo. Quando prov a spostarle, si accorse che sotto non vi era alcuna botola. Il fumo e il fuoco spaventarono il cavallo, che cominci a nitrire e a scalciare. Schiv uno zoccolo e indietreggi. Voltandosi, si accorse che Sandraccio era scomparso. 
Laveva ingannata, Leonardo non si trovava l. 
Altri cavalli iniziarono a lanciare nitriti disperati: presto la stalla sarebbe bruciata e sarebbero morti tutti. Con la forza della disperazione, Sofia si mise a tagliare le briglie con cui erano legati: appena liberi, a uno a uno corsero verso luscita, travolgendo ogni cosa al loro folle passaggio. Fu lultima ad andarsene, con la faccia e le mani annerite dal fumo acre che le bruciava la gola. Poco dopo, un nugolo di guardie e di servitori la trovarono mentre guardava impotente il rogo della stalla. Karim le si avvicin. 
Hai liberato i cavalli, rischiando la tua vita.
Cercavo di salvarne unaltra, ma ho fallito.
Karim la guard con aria stupita e lei lo abbracci, le lacrime trattenute a stento dalla rabbia. Poi gli raccont tutto, ormai non cera pi niente da nascondere. Sandraccio se nera andato, senza rivelare dove si trovasse Leonardo: la sua vendetta. Ferirla a morte nellanimo, non potendo farlo nel fisico. Sguinzaglieremo tutti gli uomini disponibili per la ricerca. Forse siamo ancora in tempo per rintracciare quel maledetto. Le porte del palazzo vengono chiuse, al tramonto; solo chi ha un permesso speciale firmato dal sultano o da qualche dignitario pu uscire, almeno fino a domattina.
Allora c ancora una speranza, ma preferisco trovare Leonardo vivo piuttosto che catturare Corella.
Se riusciamo a prenderlo, non hai idea degli strumenti di tortura che possiede il sultano per far parlare la gente. Non  una bella cosa, ma ho visto i peggiori criminali, i pi violenti e duri, implorare piet e confessare i loro delitti.
Voglio Leonardo.
Karim scapp via e un intero plotone di giannizzeri si present poco dopo da Sofia, guidati da Firnas.
Batteranno ogni angolo del palazzo, lo troveremo, vedrai.
Mentre la guardia del sultano sciamava in tutte le direzioni, lespressione del volto di Firnas contraddiceva le sue parole. Sapeva bene che il parco era grande quanto una citt intera e al suo interno, oltre alle numerose abitazioni, vi erano depositi di materiale, nascondigli di ogni genere, corsi dacqua, cascate e pozzi. Ammesso che Leonardo fosse sempre vivo e che Sandraccio non lavesse ucciso. 
Mi ha ingannata, e io, come una stupida, ci sono caduta. Non mi consola certo il fatto che crede davvero di avere i disegni di Leonardo. Che se ne vada pure al diavolo, non mi interessa, preferisco non vederlo mai pi.
Firnas annu: quanto meno il suggerimento di Sofia di creare dei progetti fasulli, ma verosimili, di quelli di Leonardo aveva tratto in inganno Sandraccio Corella. Se avesse provato a venderli, presto il compratore si sarebbe reso conto che non avrebbero mai funzionato. Quel delinquente lavrebbe pagata cara. 
Se tu fossi in lui gli chiese Sofia, avresti ucciso Leonardo? Ti prego, rispondimi sinceramente.
Credo di no, a meno di non essere un totale stupido. In caso di cattura, avrei sempre potuto chiedere clemenza, rivelando la sua prigione.
Sandraccio Corella  la malvagit in persona, ma non  uno stupido. Bene, e tu che conosci tutto qui intorno, dove lo nasconderesti?
Dopo essersi grattato pi volte e lentamente il lungo pizzo, Firnas alz la mano destra, tenendola aperta.
Ci sono cinque posti, abbastanza nascosti, dove potrebbe averlo rinchiuso. In realt ce ne sono centinaia, ma Corella  qui solo da poco e non ha avuto molto tempo per cercare dei luoghi sicuri.
Che cosa aspettiamo? Portamici!
Cinque luoghi, cinque possibilit su centinaia di rintracciare il maestro, e ormai era notte. Troppe variabili per avere delle concrete speranze di trovarlo. Ma dove la ragione si ferma, da l parte quella volont dellanimo che  capace di scalare le montagne pi impervie. Sofia era pronta ad arrampicarsi su tutte, a qualunque costo. 

38.

Corella stava maledicendo tutti gli di del cielo, quelli conosciuti e quelli sconosciuti. Era arrivato tardi alle porte del palazzo e a nulla erano valse minacce o promesse di denaro per riuscire a uscire dalla cinta delle mura. Non aveva insistito troppo per evitare sospetti, e adesso doveva restare nascosto fino al mattino, quando le uscite sarebbero di nuovo state libere. Controll il suo prezioso carico e si acquatt dietro una siepe: sarebbe bastato passare la notte, solo quella notte, senza essere scoperto. Per riscaldarsi tir fuori la piccola sacca di stomaco di capretto, piena di un liquore di prugne selvatiche. Cominci a bere avidamente. 
Nessuno lo avrebbe mai pi rivisto, se non vestito da nobile signore. E allora nessuno lo avrebbe riconosciuto. Con ricche vesti e gioielli al collo, anche la cicatrice che gli partiva dallocchio ferito fino alla guancia sarebbe passata inosservata. Magari per i ricchi esisteva perfino un metodo per cancellarla, sicuramente costoso. In effetti, tutti i signori che conosceva erano bene in carne e con la pelle liscia, a parte Cesare Borgia, naturalmente. Ma quello era un assassino, pi o meno come lui, solo pi ricco. Bevve fino a svuotare la sacca. Al pensiero del suo futuro, tra oro, ricchezze, agi, donne, cibo raffinato e vino eccellente, si addorment, senza alcun pensiero di rimorso, o prese di coscienza. Per lui erano concetti sconosciuti. 
Firnas guid Sofia verso le fogne del palazzo, e le indic uno stretto cunicolo dal quale poteva passare. Non  per la puzza, ma non riuscirei mai a entrare.
Nemmeno Leonardo,  pi basso di te, ma molto pi grosso. Inutile cercare qui. 
La seconda tappa li vide nei pressi della grande fontana che zampillava acqua a oltre dieci braccia di altezza. Come crocevia del parco, di giorno era percorsa da drappelli di guardie e dignitari di corte. I flussi dellacqua erano regolati da un complesso macchinario costruito dallo stesso Firnas. Scesero alcuni gradini dietro la fontana e si fermarono davanti a una porta di ferro.
Potrebbe averlo costretto a entrare qui dentro, anche se ne dubito: di notte c molto passaggio.
Entrarono, e Sofia chiam Leonardo, a gran voce, pi volte. Leco rimbombava nei sotterranei e il nome del maestro le ritornava nelle orecchie. Frugarono in tutte le stanze, pregne di umidit, mentre dai tubi dove fluivano le acque pendevano delle strane ragnatele, simili a lenzuola. Sofia ne tocc una che si sfilacci sotto le sue dita.
Mi dispiace, povero ragno.
Domani sar di nuovo perfetta. Sai, si dice che Aracne fosse unabilissima tessitrice che la dea Atena sfid. Ma perse, e per punizione la dea trasform la ragazza in un ragno. Aracne, in greco antico, significa appunto ragno. 
In un altro momento gli avrebbe chiesto di pi, ma adesso Sofia era concentrata soltanto nella ricerca di Leonardo. Che fu ancora vana. Spesso incontravano gruppetti di soldati e ogni volta sperava che qualcuno di loro le portasse la buona notizia. Le torce per si avvicinavano, passavano loro vicino e si allontanavano nel buio. Andarono nelle prigioni davanti allharem, dove un tempo venivano gettate le concubine dei sultani che tradivano la sua fiducia. Vuote, da anni: anche l solo polvere, ragnatele ed erbacce cresciute nel tempo, e nessuna traccia di una recente presenza umana. 
E se lo avesse nascosto proprio nel tuo laboratorio? Magari avr pensato che a nessuno verrebbe in mente di cercarlo l.
Mentre vi si dirigevano, videro Karim che guidava affannato un gruppo di uomini: bast uno sguardo tra loro per comprendere che le ricerche continuavano a essere infruttuose. Come tale fu la visita nel laboratorio.
Conosco altri due posti e basta, poi non saprei davvero dove cercare. C un vecchio magazzino di cereali, in cui nessuno va pi perch si dice sia abitato da fantasmi, o peggio, dai jinn.
Jinn?
Demoni maligni, che possono trasformarsi in qualunque creatura, umana o animale. A differenza degli uomini che provengono dalla terra e dagli angeli, che nascono dalla luce, i jinn hanno origine dal fuoco, quello dellInferno. Allinterno vi si odono rumori strani, cigolii, colpi e tintinnii di catene.
Tu ci credi? gli chiese Sofia, perplessa, vedendo il suo volto serio.
Io? Firnas esit. Io sono uno scienziato e dovrei credere solo a ci che la scienza mostra e dimostra. Tuttavia preferisco tenermi a distanza.
Il magazzino era davvero lugubre: le pietre di alcuni muri erano divelte e dai buchi ci poteva passare anche un gatto. La maggior parte della struttura del tetto era crollata, formando a terra un groviglio di travi. Firnas lasci che entrasse per prima Sofia, guardandosi intorno. La luce delle torce e il loro sfrigolio infastid una colonia di pipistrelli che svolazzarono sopra di loro. Sofia vide lo spavento sul volto di Firnas.
Sono solo dei topi volanti, non demoni o jinn come li chiami tu. 
Sar ma meglio essere prudenti.
Il legno scricchiolava sotto i loro piedi mentre avanzavano tra le rovine. Sofia si ferm e grid il nome di Leonardo. Una folata di vento pass sopra il turbante di Firnas.
Un jinn! strill. Sono qui!
S, travestito da gufo. Ci scherz su, ma la paura di Firnas stava contagiando anche lei. Soprattutto quando entrambi udirono dei colpi sordi. 
Non c nessuno qui disse Firnas, a parte i fantasmi.
I colpi continuarono. E non erano finestre o porte che sbattevano. Un colpo, poi una serie, poi si fermavano e riprendevano. Difficile sentirli, sembravano provenissero da sottoterra. 
Sei convinta, adesso? Andiamocene, nessuno sano di mente metterebbe mai piede qui dentro. 
Fece per allontanarsi, mentre Sofia tendeva lorecchio.
Leonardo! chiam ancora.
I colpi cessarono e Sofia scosse la testa. Stava per seguire Firnas, quando ricominciarono.
Aspetta!
Di malavoglia lui si ferm, guardandosi intorno e muovendo la torcia sopra la testa, per scacciare qualunque cosa, fossero pipistrelli, gufi o jinn. 
Li senti? continu. Questi non sono fantasmi.
Fece cenno a Firnas di non muoversi e tese le orecchie. Un colpo, pausa, tre colpi, altra pausa. Altri ancora, diversi per durata e altri cinque secchi. Alcuni strani e altri quattro secchi. La serie si ripet per tre volte. 
 qui! grid Sofia. Leonardo  qui! Aiutami, cerca di capire da dove vengono.
Ma
 qui, lo so!
Facendo meno rumore possibile aspettavano di sentire i colpi, e procedevano in quella che sembrava loro la direzione. 
Quindi si fermavano di nuovo. In un angolo del magazzino videro uscire dei topi, i loro occhi rossi brillavano nel buio. Scostarono delle assi e videro delle impronte nella polvere. Con il cuore che le batteva a mille Sofia vide un anello di ferro.
Aiutami a tirare, presto!
Lo sollevarono e un tanfo di escrementi pizzic loro le narici. Sofia allung la torcia nel buco e vide un uomo. Legato, imbavagliato e con i lunghi capelli bianchi impolverati. Tremando di emozione e con gli occhi pieni di pianto lo riconobbe. 
Da lontano, le tre figure che si allontanavano dal magazzino abbandonato potevano apparire degli ubriachi. Sofia da un lato e Firnas dallaltro sorreggevano un Leonardo allo stremo delle forze. Lo fecero sedere su una panca e mentre Sofia gli si inginocchiava davanti, lui le carezzava le guance e le tergeva le lacrime.
Figlia mia continuava a dirle con fatica. Figlia mia. Quando riprese quel minimo di forze, Leonardo riusc a sorriderle. Come hai fatto a trovarmi?
Lo sapete gi, maestro. Il merito  vostro. Siete stato voi a insegnarmi quello strano linguaggio dei colpi. Eravamo a Roma, e mi diceste che in quel modo avremmo potuto comunicare tra noi senza che nessuno capisse quello che ci dicevamo.
Firnas li ascoltava stupito. Allora quei tonfi
Ho riconosciuto la parola aiuto, la pi facile perch ha quasi tutte vocali, la a un colpo fino alla u, cinque colpi. Le consonanti sono pi difficili.
Geniale
 il maestro Leonardo, lo conoscete anche voi.
Avevo solo la possibilit di battere i piedi e di scuotermi i topi di dosso. Credo che Corella avesse tutte le intenzioni di farmi morire soffocato o mangiato da quei piccoli sorci affamati. A proposito, dov adesso?
Sofia e Firnas gli raccontarono tutto, compresa la storia dei falsi disegni che lo stesso Firnas aveva prodotto, quando pensavano di ingannare Corella e farsi dire dove lo aveva nascosto.
Stupenda idea
Grazie, maestro, e grazie anche a Firnas che lha realizzata. Peccato non sia servita.
Per c cascato in pieno osserv Leonardo. Se ne accorgeranno quelli ai quali tenter di venderli. Si ritroveranno un mucchio di mosche in mano e tanto denaro sprecato.
Grida e colpi di archibugio li distrassero, e voltarono la testa nella direzione da cui provenivano. Il trambusto aumentava e da lontano una serie di luci iniziarono a convergere verso un unico punto. 
Che cosa succede? chiese Leonardo.
Credo lo sapremo a breve rispose Firnas puntando il dito. Un giannizzero correva verso di loro, la scimitarra in una mano e una torcia nellaltra. Si ferm, sinchin appena e recuper il fiato.
Lo abbiamo preso.

39.

Era passato quasi un mese da quando Sandraccio Corella era stato catturato. Un uomo lo aveva sorpreso dietro un cespuglio, ma lui era balzato in piedi e laveva trafitto con un colpo di stocco nella pancia. Era quindi scappato, ma i lamenti della guardia avevano allertato lintera guarnigione. Le porte del palazzo erano state bloccate ed era iniziata una ricerca a palmo a palmo. Invano, perch sembrava scomparso, come un fantasma. Quando tuttavia allora della prima preghiera del mattino la sacra voce del muezzin aveva taciuto, Karim ebbe un sospetto, e accompagnato da alcuni uomini fidati, sal le irte scale del minareto. Arrivato alla porticina in alto, quella che dava sulla balconata, la trov sbarrata. Quando finalmente le guardie riuscirono ad abbatterla, si trov di fronte Corella, che teneva un pugnale sulla gola del sacerdote. 
Lascialo gli aveva intimato. Non commettere sacrilegio:  un uomo di Dio.
Tenendogli la lama sul collo, Corella era indietreggiato fino quasi a sporgersi dal balcone. Era in trappola, dietro di lui il vuoto, davanti le guardie armate. Fece un ultimo disperato tentativo. Spinse il muezzin contro i soldati e cerc di sfondare laccerchiamento. Stava per riuscirci quando Karim invece di contrastarlo lo spinse a sua volta e Corella cadde gi per le scale. Ci vollero quattro uomini per riuscire a immobilizzarlo e legarlo mani e piedi, mentre le sue grida si potevano udire per tutto il palazzo. Fu condotto nelle stesse segrete in cui era stato imprigionato Karim, e gli fu messa una catena al collo, come un cane, e altre ai piedi e alle braccia. Il sultano ordin che fosse guardato a vista, notte e giorno, ma che non gli fosse torto un capello. Solo quando sarebbe stato giudicato, la giustizia avrebbe emesso la condanna.
Dal canto suo, Leonardo si era ripreso dalla pur breve prigionia ed era ritornato nel laboratorio di Firnas. Insieme si erano messi a progettare un elefante meccanico, con un domatore sul collo, anchesso di ferro, che batteva a ritmo su dei tamburi. Una sorta di enorme giocattolo che sarebbe stato dato in regalo allultima moglie di Bayezid, che gli aveva appena dato un figlio. Sofia, del tutto ristabilita, aveva invece ripreso i suoi esercizi quotidiani, e stava imparando anche larte della scimitarra. Il sultano le aveva concesso luso di un patio, tutto attrezzato, con armi, manichini e alcuni soldati a disposizione con cui allenarsi. 
In un giorno di sole, che gi annunciava larrivo dellestate, si stava esercitando proprio con la scimitarra, contro un manichino di legno, quando Karim la raggiunse, e attese ammirato che finisse lallenamento. 
Sei davvero brava, sembri nata apposta per usarla.
Mi piace. Quando colpisci,  lei che ti porta e non tu a spingere il colpo.
Hai compreso esattamente il metodo, anche se rise non sono certo il pi adatto a esprimere un giudizio. C invece chi ne sa pi di me, che vorrebbe farti una proposta.
Lei si ferm, asciugandosi il sudore e poggi la scimitarra. Karim le offr un boccale di acqua profumata al limone.
Che cosa intendi? gli chiese. 
Tu sai che il corpo dei giannizzeri  composto tutto da non turchi, unantica tradizione. La guardia privata del sultano  il fior fiore dei giannizzeri stessi. Bene, se solo tu lo volessi, potresti essere nominata capitano di questo corpo scelto.
Sofia si mise a ridere e si sedette su una panca, guardando in faccia Karim.
Forse Bayezid dimentica che sono una donna.
Per niente, anzi, se fossi turca ti chiederebbe persino in sposa. 
Lei aggrott le sopracciglia. 
No, non temere, ha troppo rispetto per te. Vorrebbe davvero che tu lo diventassi. Sarebbe un monito per molti uomini: li sveglierebbe da un certo torpore, vedere una donna come loro comandante. Avresti molti privilegi, potresti sedere alla mensa del sultano insieme ai pi alti dignitari, avere una paga che ti farebbe diventare ricca in poco tempo, e
Ti fermo subito, Karim. Sono profondamente onorata di questa proposta, ma anche se Leonardo sembra non avere pi bisogno di me, io dovr tornare in Italia. Spero che i miei genitori abbiano ricevuto la mia lettera, ma ho sempre paura della vendetta del Borgia. Spero solo che siano vivi.
Karim la guardava con unespressione strana, quasi le volesse nascondere qualcosa, o peggio, che non avesse il coraggio di darle una notizia.
Parla, ti prego gli disse, allarmata. Sai qualcosa di loro? Stanno male? Sono
Una risposta alla volta. Alla prima domanda ti dico di s, alla seconda no. Vedi, Bayezid  detto il Giusto, ma  anche un uomo buono e saggio. Tutte qualit che vanno daccordo tra loro. Ha immaginato quanto ti mancassero i tuoi e
E poi? lo incalz lei.
Sono appena arrivati, Sofia! Il sultano li ha mandati a prendere, fino in Italia, a Roma. Sono qui, al sicuro, e ti aspettano a casa.
Una felicit improvvisa pu fare anche morire e a Sofia sembr che le si spaccasse il cuore. Le labbra le tremavano mentre osservava il quieto sorriso di Karim per essere sicura che non fosse un orribile scherzo.
Vai da loro le disse semplicemente. Ti aspettano.
Una gazzella non avrebbe potuto correre pi veloce di lei. Giunta a casa, li vide, comodamente seduti su un divano di cuscini. Per pochi attimi restarono tutti e tre fermi, in silenzio. Poi lei si tuff su di loro, abbracciandoli. Ridevano e piangevano, ora guardandosi ora chiudendo gli occhi, per gustare fino in fondo quegli attimi, quel calore mai dimenticato ma da troppo tempo assente. Pur con tutto quello che aveva passato, in mezzo a loro, Sofia si sent di nuovo una bambina. 
Parlarono a lungo, fino a quando non venne la sera e un servo li pass a prendere: il sultano aveva fatto preparare un banchetto di ricevimento. 
Arrivati nella sala del trono, furono accolti da sorrisi e applausi, ma Sofia neanche se ne accorse. Seduta sempre in mezzo ai suoi genitori, non aveva occhi e orecchie che per loro, e loro per lei. Quando ci siamo resi conto che eravamo sorvegliati le confid suo padre, abbiamo cominciato a temere per la tua vita. E io, con il cuore in pena, dovevo far finta di non essere preoccupato per non spaventare ulteriormente tua madre.
Conte Guidobaldo Guidi disse lei. Ti sei forse dimenticato che quando la notte ti lamentavi nel sonno, e piangevi, e pronunciavi il nome di Sofia, ti dovevo carezzare la testa per farti passare il magone?
Lui borbott qualche scusa mentre Sofia rideva divertita a quel buffo scambio di accuse tra i suoi genitori. In quellatmosfera allegra, non poteva tuttavia dimenticare che, in mezzo a tutta la gente, poteva esserci anche Alexis. Ormai, dopo tutto quel tempo probabilmente si era gi sposato, e non lavrebbe mai pi rivisto. Eppure ogni tanto volgeva gli occhi quando qualcuno entrava nella sala, nella vana speranza di vederlo arrivare. 
Alla fine della cena, i servitori liberarono la tavola dagli avanzi, gettandoli fuori, e la muta dei cani da caccia del sultano vi si gett sopra. Furono quindi portati nella sala dei grandi bracieri con sopra distese di foglie e bacche secche profumate. Lodore di cibo e quello acuto delle spezie spar, e laria divenne profumata. Il sultano si alz in piedi e indic agli invitati i genitori di Sofia.
Questo  un giorno lieto e giusto, amici miei. Lieto per la presenza dei conti Guidi, i genitori di Sofia. I quali hanno patito molte ingiustizie, ma da questo momento, alla mia corte, godranno di onori e di agiatezza per tutta la loro vita. Ma non perch ci spetti alla nobilt del loro nome. Tutti i nobili del mondo sono figli e nipoti di furfanti, ladri e assassini, che, diventati ricchi, si sono comprati il titolo a suon di nerbate.
I dignitari presenti rimasero un po interdetti, e il sultano sorrise, contento delleffetto che avevano avuto le sue parole. Tuttavia prosegu non credo sia questo il caso dei conti Guidi, se la loro unione ha prodotto un risultato cos lucente, coraggioso e bello come la loro figlia Sofia.
Il primo ad applaudire fu Karim, seguito da tutta la corte: un vero scroscio di applausi e di grida. Sofia non aveva capito una sola parola, a parte il suo nome, e lui tradusse parola per parola il discorso del sultano. A sua volta lei riassunse il senso del discorso ai suoi genitori, che unirono le mani, commossi, in segno di ringraziamento. Forse il cielo, finalmente, si era ricordato anche di loro. Ma alz la mano per fermare lentusiasmo, perch ci sia il giusto equilibrio tra la felicit e la giustizia, vi comunico che il consiglio dei Saggi ha emanato la sentenza nei confronti di Sandraccio Corella. Per i crimini di rapimento, omicidio e furto,  stata decisa la sua morte. Data laggravante del tradimento per essersi introdotto in questo sacro palazzo, come monito per tutti i traditori,  condannato a essere esposto in una gabbia di ferro appesa fuori dalle mura, senza acqua n cibo, fino a quando la sua anima sar gettata nella Geenna, dove brucer per leternit. Il suo corpo sar quindi mangiato dai corvi, fino a che di lui non resteranno che le ossa.
Laria grave del sultano preoccup Sofia, che chiese ancora spiegazioni a Karim. Lui non pot evitare di dirle in che modo Corella era stato condannato a morte. Lei ne fu stravolta, come la maggior parte dei presenti, che sulle prime era rimasta in silenzio: una punizione del genere, la pi orrenda, erano anni che non veniva comminata. Ma poco dopo, per rispetto nei confronti della legge e del Sultano, si lev dalla sala un brusio generale di approvazione: si trattava di una terribile ma giusta sentenza. Sofia ebbe un attimo di esitazione, poi, al pensiero di quel modo orribile di morire, pur trattandosi del suo peggiore nemico, si alz.
Sultano Bayezid disse tra lo stupore generale, vi chiedo umilmente di graziare il condannato. Se pure ho agito, come ritengo, con giustizia, mi sento responsabile della sua pena. Vederlo morire in questo modo mi tormenter per tutta la vita. Vi prego, in nome del nostro comune Dio, di risparmiargli una simile fine.
I cortigiani si guardarono tra loro: pur senza comprendere le parole della ragazza, dallespressione del sultano avevano intuito che aveva in qualche modo messo in discussione la sua decisione. Qualcuno si alz, puntando il dito verso Sofia, qualcun altro fece la voce grossa, gli occhi puntati verso il sultano. I genitori di Sofia, consapevoli di quanto la figlia aveva osato fare, tremavano pensando alle conseguenze. Bayezid impose quindi le mani, ottenendo il silenzio e si rivolse direttamente a Sofia.
La legge va rispettata sentenzi lui. E la legge afferma che solo il capitano dei giannizzeri pu commutare la sentenza e stabilire, secondo il suo giudizio, in che modo il condannato pu essere messo a morte. Oltre alla gabbia, pu essere lapidato, gli si pu strappare la pelle, pu essere seppellito vivo oppure gli si pu semplicemente tagliare la testa. Accetti di essere il mio capitano, Sofia dei conti Guidi?  lunico modo che hai per cambiare ci che  stato deciso. 
Questa volta fu Sofia a rimanere senza fiato. Il sultano non solo era giusto, ma anche molto furbo. Cos sarebbe toccato solo a lei decidere.

EPILOGO.

Sandraccio Corella sembrava preda di forze demoniache: ci vollero cinque uomini robusti per trascinarlo fuori dalla cella. Quando lo svegliarono, allalba, comprese che tra poco sarebbe stato giustiziato. 
Dovettero sollevarlo di peso per portarlo fino al palco eretto fuori dal cancello imperiale. Nonostante lora, una piccola folla di curiosi si era raccolta intorno al luogo dellesecuzione. 
Come comandante delle guardie del sultano a Sofia era toccato lingrato dovere di sovrintendere alla lugubre cerimonia. E a lei era demandato il gravoso compito di leggere la sentenza. Sandraccio urlava e scalciava, e per tenerlo fermo furono costretti a legare sulle travi mani e piedi e sul ceppo la testa. Il boia era in piedi accanto a lui, la testa incappucciata e lascia a due lame appoggiata alle gambe. Per terra giaceva un sacco di iuta pronto ad accogliere la sua testa. Sofia, con le insegne di capitano dei giannizzeri, sal sul palco e, nonostante le urla del condannato, inizi a leggere la sentenza. Cercava di tenere la voce ferma, ma non le riusc del tutto.
Sandraccio Corella, per i tuoi crimini sei stato condannato a morte. La piet del sultano, tramite la mia intercessione, ti ha evitato di morire di sete e di fame appeso a una gabbia fuori le mura. Ti sar invece tagliata la testa, che con il resto del tuo corpo sar gettata in mare. Cos vogliono le leggi degli uomini e del cielo, che hai infranto e calpestato senza alcun rimorso. Hai qualcosa da dire prima che la sentenza venga eseguita?
Corella prov a sputare, ma con la testa appoggiata di lato, riusc solo a sporcarsi. 
Allora dovrei ringraziarti ghign. Che buon cuore che hai. Sei stata la rovina della mia vita e io bestemmier il tuo nome fino allultimo istante. Porterai su di te e tutti i tuoi discendenti la maledizione dei Corella!
Sofia, con langoscia nel cuore, fece cenno al boia di procedere, mentre Corella continuava a maledirla. Luomo prese lascia con entrambe le mani e misur bene la distanza. Lalz e con un secco sibilo la lama attravers laria e recise di netto il collo di Sandraccio Corella. Un attimo prima Sofia aveva chiuso gli occhi e non vide la testa rotolare sul palco, subito raccolta da una guardia e infilata nel sacco. Poco dopo anche il corpo sub lo stesso trattamento e il sacco fu legato in cima con una corda robusta, il cui nodo fu sigillato da una moneta di piombo. Quella che sarebbe servita a traghettare la sua anima fuori dal mondo.
Scesa dal palco, cercando di non farsi vedere da quelli che ormai erano gli uomini al suo comando, Sofia vomit dietro un cespuglio. Sapeva di aver fatto tutto il possibile, anche tentato di salvargli la vita, se pure la sua malvagit non lo meritava. Era riuscita a dargli solo la morte pi veloce, senza sofferenze, se non quella di sapere di morire. 
Hai fatto il tuo dovere le disse Karim, che aveva assistito alla scena. Anzi, molto di pi: sono orgoglioso di te. 
Con il tempo la ferita di quel ricordo inizi a rimarginarsi. Il nuovo lavoro laiut a distrarsi, anche se sapeva che lavrebbe accompagnata tutta la vita. Avere accanto i suoi genitori era importante: guardando i loro volti sereni, riusciva a esserlo anche lei. Era una consolazione vedere sua madre di nuovo ricamare, attorniata da alcune servitrici, con cui la donna rideva e scherzava. Quando la sera rientrava, vedere suo padre felice accanto a una pila di libri, che leggeva, prendeva nota e scriveva, le dava quella pace di cui sentiva ogni giorno un bisogno sempre maggiore. Il destino, come sempre, le riserv una brutta sorpresa, quando Leonardo si present da lei. Con Firnas avevano appena terminato lelefante meccanico, che aveva suscitato divertimento e ammirazione in tutta la corte. Da qualche giorno non si faceva vedere, ma ormai Sofia era abituata alle sue assenze. Lo vide che sembrava un bambino cresciuto, scoperto a rubare la marmellata.
Figlia mia le disse come suo solito. Fatti abbracciare!
Sono felice di vedervi, maestro, a che cosa devo la vostra visita?
Io insomma come sai non posso pi tornare a Roma.
Nemmeno io, ma intendete dire che ve ne volete andare? Il ponte non  stato ancora costruito.
Il progetto  terminato e penser Firnas a realizzarlo:  bravo, capace e intelligente.
Sofia lo guardava negli occhi mentre lui cercava di evitare il suo sguardo.
Perch volete partire?
Il signore di Milano, Ludovico Sforza, quello che chiamano il Moro per via della carnagione scura, mi ha invitato alla sua corte. Io sto bene qui, ma mi manca lItalia, e lo Sforza mi ha garantito una pensione a vita, in modo da non dovermi pi preoccupare di procurarmi il denaro.
Vorr le vostre armi rispose triste Sofia, come tutti. 
Ecco, proprio a questo proposito
Da sotto il caffetano tir fuori una bisaccia, e vi batt la mano sopra.
Ecco qui i famosi disegni delle mie stupide armi, causa di tanti guai e dolori. Non me la sono sentita di bruciarli, cos li consegno a te, Sofia. So che sono in buone mani e che li custodirai, cos come hai fatto con me. Ti licenzio sorrise. Anche se non credo che possa licenziare il comandante dei giannizzeri di corte. 
Presa la bisaccia dalle sue mani, Sofia alz le spalle e scosse la testa.
Io io lo far, statene certo. Li protegger a costo della mia vita.
Potrai anche distruggerli, se vuoi, io non ne ho avuto il coraggio. Tutti i miei disegni sono un po come i figli che non ho mai avuto. Questi sono i pi disgraziati, ma pur sempre miei.
Non cera nientaltro da dire: sapeva che non sarebbe mai tornato sulle sue decisioni. In pi lofferta del duca di Milano gli avrebbe risolto i problemi per tutta la vita che gli rimaneva. Leonardo labbracci e si terse una lacrima. Si era appena allontanato quando Sofia lo raggiunse. 
Maestro, levatemi una curiosit. Non lho mai chiesto perch non mi sembrava giusto, ma ora che sono io a possedere i progetti vorrei sapere una cosa. Dove li avevate nascosti?
Non li avevo affatto nascosti. Li avevo tirati fuori dalla cassa per farvi alcune modifiche e stavano sotto gli altri quando Corella mi sorprese nel laboratorio. 
Vuol dire che ce li aveva sotto gli occhi?
S, e anche voi, suppongo. Senza volerlo mi sono reso conto che il modo migliore per occultare le cose  tenerle proprio al loro posto, dove dovrebbero essere.
Voi voi siete incredibile, maestro.
E tu le rispose mandandole un bacio con la mano sei la figlia pi bella che abbia mai avuto.
Lestate era arrivata in tutto il suo fulgore e la sera, finito il giro dispezione, Sofia si fermava spesso ad ammirare i tramonti sul mare di Marmara. Lacqua increspata riluceva di bianco, tagliata da una striscia color cremisi, il rosso del sole che si immergeva nel mare. I monti, le navi al porto e le case lontane erano ormai ombre scure, tendenti al nero. Fu poco prima di un tramonto, particolarmente brillante, che vide avvicinarsi alla costa unimbarcazione snella. Di quelle a vela triangolare che con il vento a favore superano in celerit le pi veloci galee. Invece di virare verso il porto, si dirigeva proprio in direzione del palazzo, che era dotato solo di un piccolo ancoraggio. 
Incuriosita prese lultimo regalo di Leonardo, che portava appeso alla cintura: un tubo con alcune lenti inserite al suo interno che, miracolosamente, avvicinava le cose. Se lo port allocchio e scrut lorizzonte. Vide i marinai ammainare la vela principale, approssimandosi alla costa con il solo fiocco. Temette che si schiantasse per quanto andava veloce e sulle prime si allarm: cos navigavano solo i pirati, ma erano troppo pochi per rappresentare un pericolo. Poi, con una manovra audace, limbarcazione attracc e un giovane vi scese correndo.
Solo chi ha amato veramente, anche solo una volta, pu comprendere che cosa prov Sofia in quel momento. Perch in quelluomo, giovane e bello, riconobbe Alexis. E come le aveva promesso, stava sventolando un fazzoletto rosso. 
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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Leonardo da Vinci, architetto, musicista, pittore e inventore,  quel genio universale che tutto il mondo ci invidia. Nacque nel 1452 ad Anchiano, una frazione del comune di Vinci, in Toscana, e mor ad Amboise, in Francia, nel 1519. Come raccontato in questo romanzo, progett veramente un ponte sul Corno dOro, davanti a Istanbul, in Turchia, dove si rec intorno al 1502. Anche se la costruzione rimase sulla carta, nel 2001, in Norvegia, utilizzando esattamente il progetto leonardesco, un gruppo di ingegneri riusc a fabbricare quel ponte, seppure in scala ridotta: il ponte si trova a trenta chilometri da Oslo, ad Aas. E tutti oggi vi possono camminare, con grandissima emozione. 
 vero anche che la madre di Leonardo era di origine turca. Il nome Caterina, allepoca, veniva in genere dato proprio alle schiave turche. 
Se la grande fama di Leonardo  dovuta ai suoi quadri (come la famosissima Monna Lisa), le sue invenzioni sono per altrettanto strabilianti. Ide oggetti che allepoca erano del tutto impensabili, e che sono stati realizzati soltanto secoli dopo. Tra i tanti: un sottomarino, un elicottero, un aliante (utilizzando antichi appunti arabi), un carro armato, una mitragliatrice, diversi robot meccanici, una muta da immersione subacquea, una bicicletta, un paracadute, una calcolatrice meccanica (antenata dei computer) e perfino unautomobile. In Italia vi sono diversi musei che espongono le sue invenzioni: sono assolutamente da andare a vedere. 
Oltre a Leonardo, i personaggi storici realmente esistiti a cui mi sono ispirato presenti nel romanzo sono il terribile Cesare Borgia, suo padre papa Alessandro sesto, il sicario Michelotto Corella, Vladislav Drakul (che veramente impalava i nemici) e perfino Giangiacomo Capriotti, il Salai, pittore, allievo di Leonardo, ma delinquente abituale. Reale  anche il sultano dellislam Bayezid secondo, detto il Giusto, che accolse alla sua corte pi di duecentomila ebrei cacciati dalla Spagna: durante il suo regno a Istanbul cerano tante chiese cristiane e sinagoghe quante moschee. Un grande esempio di come cinque secoli fa culture cos diverse tra loro potevano convivere felicemente e in pace. 
 invece frutto della mia immaginazione la vita di Leonardo a Roma prima del 1502. Pur essendo effettivamente in quel periodo al servizio del duca Valentino, Cesare Borgia, Leonardo si trovava infatti a Firenze e non a Roma, dove soggiorn in seguito, nel 1513, chiamato da Giuliano de Medici. 
Un altro frutto della mia immaginazione  la protagonista di questo romanzo, la deliziosa Sofia dei conti Guidi, uneroina con molte caratteristiche delle ragazze in gamba di oggi. Ho immaginato che fosse la misteriosa giovane, rimasta anonima, ritratta da Leonardo nel disegno dal titolo La Scapigliata. Cos  immaginario anche Alexis (suo fratello Mihnea  invece esistito) e pure Karim El Rashid, mentre  vero che i soldati scelti del sultano, i giannizzeri, erano reclutati solo tra i non turchi, soprattutto tra gli italiani. Insomma, questo romanzo  una mescolanza di realt e fantasia, gli ingredienti per divertirsi leggendo: una regola doro, perch leggere rende liberi! 
Carlo A. Martigli.
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FINE.